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Stivali gialli a Nizza

Ti piacciono i colori. Lo so, ti sono sempre piaciuti. Quando eri più piccola dicevi sempre che gli uomini grigi ti mettevano tristezza, che le auto nere erano tutte uguali, che i marciapiedi sarebbero dovuti essere azzurri, a volte invece verdi, così per cambiare un po’. E infatti ti piace anche cambiare.      Ieri sera hai fatto zapping per un’ora di fila perchè nessun programma sapeva trattenere la tua attenzione, scommetto. Ridi perché ho fatto centro. Cambi anche spesso profumo, cambi spesso fidanzato, cambi spesso lavoro. Tu nella scatola della tua vita un po’ di ordine non vuoi proprio mettercelo, “sei sempre di fretta”, dici.

    Oggi hai deciso di non tornare a casa per pranzo e hai mangiato una baguette con il prosciutto e l’insalata proprio sui ciottoli umidi della spiaggia,lo dice il tuo cappotto un po’ bagnato, una macchia di salsedine. I capelli poi serpeggiano intorno alla riga non  regolare, il vento li ha sparsi di qua e di là e ti rendono un po’ disordinata, con quelle onde che ricadono sulle spalle. Gli arabeschi dei tuoi orecchini poi gli rendono la vita difficile e quelli ci rimangono attaccati, destinati a essere spezzati con un gesto maldestro. Hai scritto qualcosa sul tuo taccuino.         Quel taccuino rosso non mi è mai piaciuto molto, mi ricorda troppo quello che aveva la mia professoressa di matematica.   

Chissà come mai ora mi sono venuti in mente i tuoi stivali gialli. Sembrano troppo da pescatore ma non vuoi sentire ragioni, dici che si abbinano bene al colore di casa tua e alle primule che hai sul terrazzo, come se uno facendo shopping dovesse pensare agli abbinamenti cromatici di casa sua.    Ci pensi che assurdità, andare a fare shopping con un borsone e cambiarsi scarpe a seconda dei colori dei palazzi o delle vetrine? Sarebbe faticoso, oltre che stupido. È stato stupido anche pensarci.    Margherita la verità è che tu con quegli stivali gialli mi fai un po’ ridere, sembri uscita da un fumetto; diverso è il discorso per  la tua sciarpa a righe colorate. La trovo bella. Su di te sta bene poi, ti fa apparire meno grigia in mezzo a questa città grigia che non ha né i marciapiedi verdi, o blu, né gli stivali gialli di gomma. Ti vedo ora davanti a me con questa sciarpa e i capelli in disordine, cammini svelta. Hai deciso di venire al parco a camminare in questa bella giornata per svuotare la testa e riempirla di nuovi progetti. I tuoi capelli sono scompigliati ma tu no.

Giardini di Nizza- Capodanno 2010

Il bello di tutta questa storia è che “Margherita” non esiste. O meglio, le ho dato vita io, sulla base di due spalle, dei ricci disordinati e una sciarpa colorata visti nel parco di Nizza il primo di gennaio.  Il punto è questo. Le ho scattato una fotografia perché mi è piaciuta, in mezzo a tutti i cappotti neri, la sua sciarpa colorata, e come me chissà quante altre persone possono averlo fatto. La foto è stata un punto di partenza, è solo un’immagine eppure può nascondere così tante cose.  La fotografia è sempre uno splendido punto di partenza per una riflessione, è molto meglio dei marciapiedi verdi.

Chissà come ti chiami, Margherita? Scrivi, studi, fermi mai i passanti? Questo non lo so. Ma scommetto dieci euro che ti piacciono i colori.

Chiara Piotto

Lettere dal 2050: il futuro è passato

Guardo fuori dalla finestra ed il paesaggio che ho davanti riporta la mia mente a momenti lontani. Sono il frutto dell’illusione del mio tempo: aspettative, promesse su promesse mai realizzate. Soffro l’agonia del dinamismo globale. Cerco un porto sicuro nel quale riparare, ma ormai ho perso ogni coordinata. All’inizio di questo secolo si profilavano orizzonti mitici: scoperte sensazionali sembravano ormai in dirittura d’arrivo e così è stato. La potenzialità dell’uomo si è espressa appieno e la conoscenza accumulata nel tempo era stata utilizzata in un arco di tempo brevissimo.

Non tutto però ha visto un mutamento: l’anima, quella è rimasta tale e quale. Per quanto i migliori scienziati si siano sforzati di smussare i lati negativi del genere umano, non ci sono riusciti. Forse è il cosmo ad averci partorito così. E’ forse un ente superiore, lo spazio a non permettere che quanto di brutto ci sia in noi venga estirpato.

Abbiamo capito solo adesso, nel 2050, che il male deve sopravvivere per apprezzare il bene. Abbiamo capito solo adesso che non cambieremo mai e quindi, come diceva una canzone di troppo tempo addietro, “lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove”. Siamo incatenati volontariamente al nostro essere uomini. Per lo meno possiamo dire di essere tutti uguali.

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L’AlterEgo – www.opennews.it

Cuore senza confine

“… Concepiva quei lunghi giorni di cammino come una breve distanza. Aveva percorso strade assai più ripide e infinite. Il suo cuore era grande e nonostante i passi incerti,talvolta affaticati dalla sabbia del deserto,trovava sempre la forza di aprirsi al nuovo mondo che incontrava,accogliendolo dentro sé con tutto l’amore che c’è in una carezza sincera.
Quando il nostro sguardo incontra la bellezza di tramonti lontani,di confini inesplorati e sorrisi amici, è inevitabile il sentirsi rinascere,sentire di nuovo la vita. È come venire al mondo una seconda volta: il tuo essere colma il vuoto e la mancanza con la pienezza degli affetti trovati in quei luoghi appena scoperti,a loro volta abbracciati dal tuo entusiasmo,dalla passione accesa e dall’amore.
Vidi la luce brillare negli occhi di quelle terre lontane: il piccolo grande cuore era riuscito a comprendere il battito di quel mondo. Un mondo distante e vicino che viveva sotto il suo stesso cielo.”

Questo è un estratto di un brano che scrissi tempo fa. Premetto che,in genere,non sono solito “aprire” ad altri le pagine dei miei pensieri più esclusivi,le mie riflessioni più intime. Ma dato che il brano stesso vuole mettere in luce un aspetto,in questo senso aperto alla condivisione, a mio parere importante e fondamentale per tutti (e su suggerimento di una persona in particolare),ho deciso di fare un’ eccezione.
Risulta essenziale l’apertura verso ciò che è ignoto e che si trova lontano dai nostri canoni ordinari,dalle concezioni e dalla nostra cultura, ciò che si presenta apparentemente estraneo al “piccolo universo” in cui viviamo: veri e propri mondi a noi sconosciuti che provano ad entrare nelle nostre realtà,facendoci capire che oltre gli orizzonti si nascondono infiniti paesaggi da conoscere e da comprendere. Dietro ogni traguardo possiamo trovare la bellezza di una nuova piccola-grande realtà e se abbiamo il coraggio di lasciarci travolgere dalle diversità,dal nuovo colore di queste terre ancora da esplorare e dai nuovi panorami che esse offrono,sapremo per certo che oltre i confini del nostro sguardo,tra cielo e terra, esiste una costellazione di mondi che hanno molto da condividere. Se riusciamo a capire e condividere i frammenti della nostra esistenza con altrettante realtà ed esperienze di vita,troviamo nuovamente noi stessi,come parte di una immensa ricchezza.


Damiano conti

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