Quando un appassionato lettore si reca in libreria, è come se un bambino si trovasse all’improvviso in un magazzino di caramelle, è come una donna in un negozio di scarpe il giorno in cui tutte le grandi firme sono scontate del 70%. La domanda che il nostro lettore si pone è “quale scarpa provo per prima?”, “quale caramella ha il colore più attraente?”, insomma, “quale libro mi colpisce, si distingue, potrà riempire i miei pomeriggi e non come sostegno di un mobile con una gamba troppo corta?”
Spesso è un terno al lotto. Tuttavia, se questi è in balia della fortuna e non di altro, la buona scelta può esser anche direzionata, se non allenata, magari conoscendo un autore come Christian Frascella, che a chi gli ha chiesto perchè avrebbe dovuto comprare proprio il suo libro ha risposto “questo deve saperlo lei, sennò non lo compri!”
-Ex militare, ex operaio, centralinista. Lavori distanti.. Per lei allora essere scrittore che significa?
Essere qualcuno con qualcosa da raccontare
-Scrittori si nasce o si diventa? E soprattutto di scrittura “si campa”?
Si nasce. Sono pochi gli autori che vivono solo dei proventi dei loro libri
-Il suo ultimo libro, “La sfuriata di Bet”, tratta il tema dell’adolescenza oggi. Come mai questa scelta, cosa crede che possiamo apprendere sull’adolescenza leggendo il suo libro, che non si sappia già o che anzi spesso viene sottovalutato?
Penso che molti adolescenti, come Bet, siano terribilmente arrabbiati con lo stato di cose italiano, tra scuola che non va, precariato nel lavoro, e cattive rappresentazioni di loro nella tv generalista
-La sua Bet è una ragazza giovane, come i protagonisti di Adolescenti Fluorescenti, di cui lei sarà ospite il 10 novembre alla Fondazione Cassa di Risparmio di La Spezia.. C’è qualcosa che accomuna, secondo lei, tutti i giovani d’oggi?
L’ho detto. Dovrebbe essere la rabbia. Quella costruttiva.
-Certo non è semplice adottare con efficacia un punto di vista altrui. Come ha messo assieme il materiale per questo suo lavoro?
Sono uno che sente le voci. Quella di Bet strillava, allora mi ha obbligato a seguirla. Io scrivo giorno per giorno, frase per frase: non so mai cosa succederà nel paragrafo seguente. Il materiale me l’ha dato la cronaca, specie quella dei dieci giorni del dicembre 2010 in cui è ambientata la storia di Bet.
-Tra la recensioni di notevoli riviste (Vogue definisce il suo romanzo il più atteso in Italia in tutto l’anno) ci colpisce uno: “Christian Frascella è un tipo strano” (Vanity Fair). I ”riti” di scrittura di alcuni autori sono quasi proverbiali, lei ha dei metodi precisi per cercare ispirazione?
Leggo molto e ascolto altrettanto. Parlo poco. Rifletto. Se c’è qualcosa che mi tocca profondamente, cerco di metterlo nel libro che sto scrivendo. Sono un tipo strano perché non sono un intellettuale, e in Italia pare una bestemmia che se uno non conosce Dante, Freud o Adorno possa fare lo scrittore
-Guardando ai titoli degli altri suoi due romanzi, ricordo ”Mia sorella è una foca monaca”, si direbbe che lei abbia un certo gusto in questo campo. Con l’enorme scelta disponibile in libreria, quanto crede che conti il titolo per la vendita di un libro? Quanto addirittura la copertina?
E’ un aspetto fondamentale, perché viviamo nell’epoca dell’immagine: se sbagli copertina, non interessa quanto sia grandioso quello che hai scritto nel libro, l’acquirente passa a qualcosa di visivamente più intrigante. Un buon titolo è sempre un buon titolo fino a quando il libro con quel buon titolo non vende: allora il titolo diventa sbagliato, la copertina anche, il contenuto con loro, e l’autore non vale un cavolo.
La sua di copertina, è rossa, una testa si impone dal basso, gli occhi chiusi. Per questa volta, il tacco è quello giusto, la caramella è dì nostro gusto.
Chiara Piotto

Julia Fullerton-Batten's photo
Ebbene si, anche se l’estate può dirsi quasi terminata ciò non significa che non ci sia più tempo per partecipare a uno di quei pochi eventi interessanti organizzati in provincia di La Spezia! Ci si riferisce nello specifico a un “nuovo nato” della Cassa di Risparmio, il così chiamato “Progetto Giovani“, che porterà fresche novità agli amanti della fotografia e della scrittura.
Come prima cosa sarà bandito proprio un concorso fotografico a tema “Il mondo dei giovani” che si chiuderà con un’esposizione delle migliori foto concorrenti; è nelle intenzioni del progetto infatti portare l’attuale gioventù a sprigionare la propria creatività cercando di raccontare nella maniera più obiettiva e allo stesso tempo originale ciò che la circonda, sfatando i falsi miti di chi crede di saperlo nonostante sia già fuori età (!). In programma per il prossimo futuro anche un concorso che premierà la frase più bella, per le anime più sensibili.
Al’incontro introduttivo che si terrà venerdì 9 settembre alle 16,30 alla Fondazione della Cassa di Risparmio sarà inoltre possibile chiedere di far parte dello staff organizzativo come addetto catering, comunicazione, video.. Ulteriori particolari saranno rintracciabili sulla pagina Facebook della Fondazione Cassa di Risparmio che sarà aperta a brevissimo proprio da uno dei giovani collaboratori, ma nel frattempo potete già segnare la vostra presenza su http://www.facebook.com/event.php?eid=171719206236111&ref=notif¬if_t=event_invite.
Insomma, signori, che volete di più dalla vita? … Ma su, evitiamo battute scontate!
Chiara Piotto
A chi di noi non è mai capitato di non condividere una regola (dal regolamento interno di un condominio alle leggi della nostra costituzione) che ti imponga quali azioni puoi fare e quali no?. Si facciano avanti coloro che ne uscirebbero “senza peccato”. Infatti, non sempre possiamo essere d’accordo con tutto ciò che ci circonda, a partire da chi crea le leggi per noi, anche perché accontentare tutti è impossibile. Il problema però, come tutte le cose, arriva quando da una normale non approvazione di una decisione si arriva a comportamenti esagerati, i quali, come conseguenza portano a episodi di cronaca molto tristi.
E’ il caso dell’ultimo fatto, accaduto, lunedi mattina a Sorano, un paesino della provincia di Grosseto. Sono circa le 10.30 e un’auto con 4 ragazzi a bordo (un diciannovenne e i restanti minorenni) vengono fermati da un posto di blocco dei carabinieri per dei normali controlli, tra questi l’alcool test. Il risultato del test per il giovane guidatore dà esito positivo e, in questi casi, come previsto dalla legge scattano le relative sanzioni (ritiro della patente). Ricordiamo infatti che per i neopatentati il limite del tasso alcolemico presente nel sangue deve essere pari a 0g/l. Trascorsi, 3 anni, dalla data di conseguimento della patente, il limite sale a 0.50g/l.
Torniamo alla vicenda.
Mentre i 2 ufficiali stavano compilando i verbali relativi alle sanzioni da applicare, anche gli altri 3 ragazzi scendono dall’auto e, con calci, pugni e un paletto di una recinzione riadattato per l’occasione a bastone, sfoderano una violenza inaudita sui 2 carabinieri, causandone il ricovero immediato in ospedale per via delle numerose botte prese; il primo, a causa dei vistosi traumi ricevuti stà ancora rischiando la vita, il secondo se la caverà (se cosi si può definire) probabilmente, con la perdita di un occhio.
I 4 giovani, residenti nella provincia di Firenze, subito dopo l’accaduto sono scappati prelevando anche il blocchetto dove i 2 militari avevano appuntato i nomi dei ragazzi stessi. Verranno poi ripresi, qualche km più avanti, da un’altra auto di carabinieri, dopo che quest’ultimi avranno sparato alle gomme dei fuggitivi. Da non tralasciare il tentativo di speronare la seconda auto dei militari nel tentativo di non farsi fermare nuovamente.
L’accusa è di omicidio colposo.
Scene, è proprio il caso di dirlo, da Far West, però non stiamo parlando di una pellicola cinematografica. Tutto questo per un normale turno di lavoro, solamente perché 2 lavoratori stavano mettendo in pratica delle sanzioni, giustissime, per chi viola le regole del codice della strada. Questo episodio rispecchia, secondo me, la voglia di evasione che ha la nostra società, l’ormai famoso “ghe pensi mi” del nostro presidente del consiglio ne è un altro chiarissimo esempio. Ognuno pensa per sé, ognuno risolve da solo i suoi problemi, non importa come, non importa se c’è una legge o un qualcosa da rispettare, un qualcosa dove fermarsi perché meriterebbe di ascoltare anche il parere di altri, il parere collettivo non solo quello individuale. Qualche tempo fa ad una manifestazione in favore del Pdl alcune persone avevano fatto degli striscioni con scritto “Silvio pensaci tu!”. Personalmente ritengo che avrebbe avuto un’impressione più positiva se al posto del “pensaci tu” ci fosse stato scritto “pensiamoci insieme”.
Forse non tutti si rendono conto che ragionando in questo modo la società non la miglioriamo, anzi diventiamo ancora più egoisti e menefreghisti. Questa è la logica di pensiero che attanaglia l’Italia. E’ un mio problema? Se si, lo risolvo da solo in ogni caso, andando in barba a tutto e a tutti, altrimenti se la questione non mi riguarda direttamente non ci penso nemmeno, lo lascio li fino a quando non mi toccherà personalmente.
Questo è il mondo di oggi. Arrivare tardi dove altri sono già arrivati, perché prima o poi i nodi vengono sempre al pettine.
Matteo Baroncini – www.opennews.it
20:37 | Incluso in
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