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	<title>Open news</title>
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	<description>Giornalismo 2.0: pensiero libero, redazione aperta! Open News.it è il nuovo portale dell&#039;informazione indipendente: economia, sport, cultura, attualità, tecnologia, moda, finanza e tanto altro in tempo reale.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Jul 2010 22:28:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Artisti di strada e cittadini: chi disturba chi?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 22:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[artisti di strada]]></category>
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		<category><![CDATA[esternalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Gran parte delle azioni che compiamo durante la vita hanno una qualche ripercussione, voluta o meno, su chi ci circonda. Aprire un locale notturno può abbassare il valore degli immobili di una certa zona per il disturbo arrecato. Viceversa, lo studio e la ricerca scientifica producono conoscenze che, rese accessibili alla comunità, apportano benefici anche a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran parte delle azioni che compiamo durante la vita hanno una qualche ripercussione, voluta o meno, su chi ci circonda. Aprire un locale notturno può abbassare il valore degli immobili di una certa zona per il disturbo arrecato. Viceversa, lo studio e la ricerca scientifica producono conoscenze che, rese accessibili alla comunità, apportano benefici anche a chi non vi ha direttamente investito.</p>
<p>In economia ogni qualvolta un&#8217;attività comporta un costo o un beneficio ad un altro individuo si parla rispettivamente di<strong> esternalità negative e positive.</strong></p>
<p>Un caso di esternalità che ci troviamo spesso ad affrontare è quello degli <strong>artisti che esibiscono le proprie doti musicali</strong> o poetiche per le strade delle nostre città storiche. Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Milano: sono solo alcune. Sarebbe errato e semplicistico non considerare il contributo apportato da molti di questi professionisti alla vitalità del tessuto cittadino, nonché l&#8217;attrazione che questi rappresentano per i tanti turisti. E&#8217; tuttavia innegabile che i vari comuni dovrebbero valutare con attenzione il trade-off fra questi benefici e le esternalità negative imposte alle abitazioni limitrofe in termini di emissioni sonore.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/image20.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-894" title="image[20]" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/image20-300x253.png" alt="" width="300" height="253" /></a>Non stiamo parlando di pittori, mimi, ballerini, quanto di musicisti, poeti ed attori di varia sorta. Finchè si tratta di un luogo adeguatamente distante da abitazioni, di attività saltuarie, ristrette a orari ben precisi e limitata per emissioni sonore, il problema non si pone. <strong>Le</strong> <strong>piazze storiche devono anzi una parte importante del loro fascino proprio alle esibizioni di artisti talentuosi. </strong>Quando un poeta tuttavia recita in un&#8217;area residenziale dalle 9:00 alle 12:30 ogni mattina sotto la finestra della tua casa o studio, esibendo un regolare permesso comunale ad ogni richiesta di recitare con un volume più moderato, la questione cambia.</p>
<p>Si tratta di una complicata questione di distribuzione di diritti.<strong> Quale diritto è meritevole di tutela? Quello manifestare liberamente le proprie doti artistiche, oppure quello di non essere disturbati nelle proprie attività nella propria residenza</strong> (per cui, tendenzialmente, si paga un affitto o si è pagato un prezzo d&#8217;acquisto)? E&#8217; l&#8217;artista che disturba con la sua musica o le sue parole i cittadini, oppure sono loro a distrurbarlo con le loro lamentele? A prescindere dalle considerazioni personali, una cosa è certa: nel momento in cui un comune rilascia un&#8217;autorizzazione per svolgere il proprio lavoro di artista di strada in una determinata area, effettua una chiara scelta su questa distribuzione di diritti. Se le cose stanno così, il vecchio Coase insegna, potremmo arrivare all&#8217;assurdo in cui, per far rinunciare all&#8217;artista di strada il suo &#8220;diritto&#8221; di produrre esternalità negative,<strong> i cittadini disturbati dovrebbero pagarlo.</strong></p>
<p>Ai comuni le scelte, così come i reclami e le implicazioni politiche&#8230;</p>
<p>Niccolò Ferragamo &#8211; OpenNews.it</p>
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		<title>How can 25$ Change an Economy?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Larosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia dello sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[microcredito]]></category>
		<category><![CDATA[muhammad yunus]]></category>
		<category><![CDATA[terzo mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di così grande nell&#8217;erogazione di piccolissimi prestiti alla povera gente? Il viso si illumina in un sorriso quasi timido, discreto, umile. E&#8217; Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006, e, sorprendentemente, non è in grado di rispondere. E&#8217; questa la domanda che sta alla base della Grameen Bank, un istituto di credito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c&#8217;è di così grande nell&#8217;erogazione di piccolissimi prestiti alla povera gente? Il viso si illumina in un sorriso quasi timido, discreto, umile. E&#8217; <strong>Muhammad Yunus</strong>, premio Nobel per la Pace 2006, e, sorprendentemente, non è in grado di rispondere. E&#8217; questa la domanda che sta alla base della Grameen Bank, un istituto di credito rivoluzionario, da lui fondato nel 1976.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/imagesmuhammad-yumus-small1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-883" title="Muhammad Yunus" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/imagesmuhammad-yumus-small1-293x300.jpg" alt="" width="293" height="300" /></a></p>
<p>Circa due terzi della popolazione mondiale non esiste per le istituzioni finanziarie. Il sistema vigente, infatti, prevede l&#8217;esistenza di garanzie ben precise per poter accedere al prestito e, chiaramente, coloro che non dispongono delle risorse monetarie sufficienti neppure alla propria sopravvivenza, non sono considerabili debitori affidabili in grado di ripagare i prestiti a loro concessi. Tutto ciò porterebbe a credere che neppure l&#8217;idea di Yunus sia in grado di funzionare. Errore. Il 98% del denaro concesso in prestito è stato restituito, le azioni dell&#8217;istituto di credito sono possedute per il 94% da clienti debitori e per il 6% dallo Stato e in questi anni la Grameen ha concesso circa <strong>7 milioni di prestiti</strong> per un ammontare di 5,22 milioni di dollari senza garanzia alcuna. Sono dati sorprendenti se si considera che queste persone vivevano, prima dell&#8217;intervento della Grameen Bank con meno di due dollari al giorno!</p>
<p>Tutto è cominciato, per il giovane professore di Economia Muhammad con il probema creato dai moneylenders, che riducevano “in schiavitù” donne e uomini per somme modestissime dalle quali però dipendeva tutto il loro lavoro e conseguentemente la loro sopravvivenza.</p>
<p>Il c.d. “caso Zero” gli venne offerto da una donna (come racconta lo stesso Yunus) che costruiva cestini di bamboo di fronte alla sua capanna. Oggetti molto raffinati, dai colori sgargianti che questa piccola imprenditrice, e come lei molte altre, era costretta a rivendere a condizioni prestabilite: acquisto della materia prima dal prestatore, creazione dell&#8217;oggetto, obbligo di restituzione del prestito e vendita del prodotto al money lender al prezzo fissato da lui stesso. Scioccato da una tale condizione di sudditanza, Yunus colse l&#8217;occasione per condurre una piccola ricerca, in termini statistici, di quanti abitanti del villaggio di Jobra erano sottoposti ad una tale situazione. Sulla sua lista comparvero <strong>42 nomi per un totale di 27 dollari.</strong></p>
<p>Il primo prestito fu proprio corrispondente a questa cifra. Il professore cominciò a prestare piccolissime somme di denaro a donne riunite in gruppi di cinque e, nel caso in cui una non fosse stata in grado di restituire il credito, anche tutte le altre sarebbero state automaticamente escluse dall&#8217;erogazione di futuri prestiti. I soggetti considerati riuscirono così a liberarsi dall&#8217;oppressione dei money lenders e, alla vista della loro contentezza, Yunus capì quanto fosse importante fare qualcosa.</p>
<p>“Viviamo in un mondo nel quale hai bisogno di un dollaro in mano per ottenere un altro dollaro. Il problema dei poveri è che non hanno quel primo dollaro e in più non hanno nessuno che possa prestarglielo”. Questa l&#8217;idea base del microcredito: un <strong>prestito di piccole somme</strong> a persone poverissime che non hanno la possibilità di accedere ad altre forme di credito erogato da banche tradizionali, per aiutarle ad avviare un&#8217;attività economica e a risollevarsi dalla loro condizione di povertà. E&#8217; un piccolo passo che punta ad innescare una corsa, una maratona. E&#8217; uno dei pochi modi veramente efficienti di soluzione della povertà estrema. L&#8217;unico aspetto negativo è il sacrificio, in misura più o meno marcata, dell&#8217;autosufficienza finanziaria.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/BambooWorks-03.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-884" title="BambooWorker" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/BambooWorks-03-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p><strong>La maggioranza dei beneficiari di questi servizi innovativi sono donne</strong>. Tutto ciò farebbe pensare a degli squilibri dal punto sociale, ma non è così. Prima di tutto la componente femminile è l&#8217;unica che, in molti Paesi, non partecipa attivamente alla vita dei capi e al lavoro fisico e quindi ha più possibilità di concepire e sviluppare attività commerciali con diverse potenzialità. In secondo luogo é stato rilevato che le donne risultano più sensibili al controllo sociale. Risultano, insomma, molto più affidabili nella restituzione dei prestiti perché hanno la responsabilità e la cura dei figli e, in più hanno meno possibilità di scappare per evitare la restituzione.</p>
<p>I metodi di erogazione del credito, inizialmente, erano differenti e si fondavano su una maggiore attenzione alle dinamiche di gruppo. Si cercava, ovvero, di instaurare una <strong>meccanismo di selezione</strong> che garantisse ai beneficiari stessi la possibilità di controllare e decidere i componenti del proprio nucleo. Sostanzialmente, il prestito veniva concesso a gruppi di quattro o cinque persone e in caso di mancata restituzione o inadempimenti di qualsiasi genere, venivano automaticamente esclusi dai successivi prestiti tutti i membri del nucleo. Questo dimostra, e ha dimostrato in passato, che il meccanismo di auto selezione favorisce un maggiore controllo sociale e la creazione di gruppi omogenei.</p>
<p>Attualmente il &#8220;gioco delle garanzie” è differente: è più utilizzata la minaccia di un non rinnovo o l&#8217;abbassamento dei tassi di interesse per coloro che restituiscono in tempo. Ciò che è evidente, però, è che il microcredito, quale fenomeno economico, ha come principale obbiettivo lo <strong>sradicamento della povertà</strong>, ma si fa carico, anche, di istanze diverse quali la parità tra i sessi e il raggiungimento, per alcune categorie di individui, di un più alto livello di empowerment.</p>
<p>Storie reali, di vita vissuta, dimostrano comunque come questo approccio funzioni e come abbia dato la possibilità a moltissime famiglie di permettersi l&#8217;istruzione e l&#8217;educazione dei figli.</p>
<p>Le persone povere o disagiate risparmiano continuamente, su tutto. E&#8217; questo il segreto della restituzione dei prestiti, ma tutto ciò non rende adatto questo strumento per qualsiasi situazione: le popolazioni che vivono, ad esempio, in condizioni geografiche difficili e sono dunque costrette a spostasi di frequente costituiscono una componente di debitori a rischio di insolvenza troppo alto. In aggiunta a questo è necessario valutare cosa davvero si intenda per soggetto privo di disponibilità economiche tali da assicurare una vita dignitosa a sé e alla sua famiglia. Sono stati, a questo proposito, introdotti dalla Grameen Bank i <strong>“10 indicators”</strong> che stabiliscono in che misura il beneficiario possa essere considerato come uscito dal tunnel della povertà. I criteri sono diversi e spaziano dalla dimensione dell&#8217;abitazione, alla salubrità dell&#8217;acqua e delle latrine passando per il livello di istruzione dei figli. La definizione di parametri garantisce in questo caso l&#8217;impossibilità di sfruttare la situazione in modo fraudolento e dopotutto “If you can&#8217;t define, you can&#8217;t improve it”.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/Kiva_Logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-886" title="Kiva_Logo" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/Kiva_Logo-300x300.jpg" alt="" width="254" height="266" /></a></p>
<p>Fondamentale, in tutto questo processo, è sicuramente la <strong>tecnologia</strong>: internet ha garantito, infatti, non solo una migliore diffusione e una totale trasparenza delle operazioni, ma anche il coinvolgimento diretto della popolazione media di tutto il mondo. KIVA, UnitusMicrofinance, SKS, ecc.. garantiscono ogni giorno l&#8217;erogazione, da parte di privati, di piccole somme a progetti economicamente validi. E&#8217; un modo semplice e poco costoso mediante il quale chiunque, uomo, donna o bambino può aiutare realmente una famiglia o un singolo a rendersi economicamente autosufficiente.</p>
<p>E&#8217; la dimostrazione che anche 25 dollari possono cambiare un&#8217;economia.</p>
<p>Francesca Larosa (FruFFri)</p>
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		<title>In viaggio sulle piattaforme virtuali</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 21:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoBiiiApfel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo un sondaggio dell’ultimo anno una persona trascorre di fronte allo schermo in media venti,quaranta ore alla settimana. Oggi non parlo certamente dello schermo delle vostre televisioni al plasma, ma parlo di quello dei vostri computer. Ogni famiglia ormai ne possiede uno o magari possiede un PC per ogni componente della cerchia famigliare. Ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un sondaggio dell’ultimo anno una persona trascorre di fronte allo schermo  in media venti,quaranta ore alla settimana. Oggi non parlo certamente dello schermo delle vostre televisioni al plasma, ma parlo di quello dei vostri computer.                                                                                                       Ogni famiglia ormai ne possiede uno o magari possiede un PC per ogni componente della cerchia famigliare.                                                                                                                                Ma che <strong>cos’è che ci tiene cosi incollati a questa scatola nera??</strong> Sappiamo benissimo che il computer nasce essenzialmente per esigenze lavorative ma, con il miglioramento e l’evoluzione dei suoi programmi oggi agisce come mezzo d’informazione e di svago.                                                                                                                                        Coloro che sono rimasti ancorati alle tradizioni di un tempo, devono aggiornarsi, buttate via i “vecchi”video registratori perché adesso potrete tranquillamente guardare il vostro film preferito al PC, senza troppe difficoltà, buttate la vostra “vecchia” cara radio poichè la musica ormai si ascolta  online e preparatevi perfino a buttare i “vecchi”quotidiani,nel giro di qualche anno l’informazione passerà quasi interamente dalla rete.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-863" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/imF1-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></p>
<p>Ma la punta di diamante di questo enorme marchingegno sono sicuramente i <strong>social network</strong>,e sarebbe anche inutile elencarli dato che ormai sono conosciutissimi da tutti e utilizzati da molti,anzi moltissimi.                                                                                          Però per chi non lo sapesse con l’utilizzo di <strong>Facebook,Twitter e MySpace </strong>per esempio, gli utenti hanno la possibilità di conoscersi,scambiarsi idee e discutere su temi a loro cari. Per questo ci rendiamo conto allora, che la vera forza di queste piattaforme virtuali è la <strong>parola</strong>, la possibilità di <strong>parlare</strong> e di parlarsi.                                                                                                                                            Parlare per un individuo è fondamentale ed essenziale e dato che ormai, il tempo trascorso di fronte al computer è maggiore rispetto a quello trascorso in un bar con degli amici, è lecito ricercare un contatto con un qualcuno,seppure sempre virtuale.</p>
<p>E allora come se non bastasse e come se non fossimo già inondati di siti del genere, la scatola nera offre una nuova esperienza virtuale di nome: <strong>Formspring</strong>.                                                                                                              Formspring è un nuovo sito che in Inghilterra ha già spopolato da diversi mesi, è un misto fra un’intervista e un gioco della verità, perché?                   Bè perché qui si comunica solo attraverso delle domande, richieste di ogni genere,dalla più banale del tipo : “qual è il tuo colore preferito?” a quella più particolare e complicata come per esempio: “Che cos’è per te la vita?”.</p>
<p>Dopo aver inserito una foto personale,uno sfondo per la tua pagina ed una breve biografia si è già completamente attivi sul social network,pronti per porre domande di qualunque genere al vostro interlocutore.                                                             Sarete ovviamente voi a scegliere a quali domande rispondere e in che modo farlo,potrete sempre astenervi dal rispondere o lasciarvi trasportare dalla voglia ci comunicare e di esprimere qualcosa con le vostre parole.                      E allora ve la sentite di mettervi in gioco e <strong>farvi interrogare</strong>??                              Siete pronti ad affrontare questa sorta di simpatico interrogatorio??                  Se la vostra risposta è sì o se   amate scrivere o semplicemente vi piace provare tutti i nuovi prodotti che internet vi offre,gettatevi a capo fitto in questa nuova <strong>esperienza virtuale</strong>,probabilmente  non ve ne pentirete.</p>
<p>Roberta Pegna – OpenNews.it</p>
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		<title>Italia-Paraguay: esordio ai mondiali 2010</title>
		<link>http://www.opennews.it/852/italia-paraguay-esordio-ai-mondiali-2010/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 01:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è conclusa ieri la prima partita dell&#8217;Italia in Sud Africa,gli azzurri hanno  affrontato la squadra più pericolosa di questo girone, il Paraguay. La nazionale  si è presentata tutto sommato in forma e nonostante i pronostici negativi dei più scaramatici,la partita si è conclusa con un soddisfacente pareggio. Durante il primo tempo i &#8220;pupilli&#8221; dell&#8217;allenatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Si è conclusa ieri la prima partita dell&#8217;Italia in Sud Africa,gli azzurri hanno  affrontato la squadra più pericolosa di questo girone, il Paraguay.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La nazionale  si è presentata tutto sommato in forma e nonostante i pronostici negativi dei più scaramatici,la partita si è conclusa con un soddisfacente pareggio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Durante il primo tempo i &#8220;pupilli&#8221; dell&#8217;allenatore non danno proprio il loro meglio,Gilardino è quasi impalpabile durante tutta la prestazione,la difesa è impacciata e disordinata e il portiere ,Gigi Buffon,lascia entrare la palla in rete.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">I giocatori in campo sembrano statici e poco aggressivi,il portiere a causa di un risentimento per un dolore precedente all&#8217;inizio del secondo tempo abbandona il campo,lasciando liberospazio a Marchetti</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L&#8217;italia forse impaurita ma anche spronata  dalla momentanea perdita di Buffon,figura di  grande spessore, prende quota e inizia a condurre un po&#8217; di più il gioco,infatti domina al centro campo e appena si presenta la giusta occasione cerca di concludere le azioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Infatti al 62&#8242; sarà De Rossi con grande personalità  a bucare  la rete e a portare l&#8217;Italia sul pareggio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L&#8217;atmosfera a questo punto inizia a riscaldarsi  a farsi intensa,Montolivo è straordinario e conduce una gara di grandissima qualità e quantità,Pepe e&#8217; travolgente e mantiene un ritmo serrato fino alla fine.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Con il fischio finale,i tifosi italiani esultano,l&#8217;allenatore Marcello teso e nervoso puo&#8217; tirare finalmente un sospiro di sollievo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La partita è conclusa i giudizi esterni sembrano discreti e prevenuti,i più pessimisti non credono nelle possibilità della nostra squadra e qualcuno riesce perfino ad esultare al gol degli avversari.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Roba da matti per il Ct della nazionale che in conferenza stampa elogia la  sua squadra  e afferma che con qualche miglioramento,gli azzurri potranno sorprenderci;ed è proprio questo che noi tutti ci aspettiamo:sorpresa,stupore,clamore,voglia di vincere e di sentire un&#8217;altra volta un brivido lungo la schiena.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non siamo neanche a metà dell&#8217;opera e anzi ad essere sinceri per essere solo l&#8217;inizio i più appassionati dichiarano di aver sofferto fin troppo,ma cio&#8217; che conta e non abbandonare i nostri ragazzi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sotto il cielo SudAfricano è chiaro dovremo faticare ancora,la strada è lunga e tortuosa ma del resto è in ballo il titolo di campioni del mondo ed è giusto trovare sul cammino difficoltà e pericoli.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non critichiamo pero&#8217; troppo la nostra squadra con il classico fare iltaliano ma crediamoci ancora,amiamola con  il cuore e seguiamola con passione,si seguiamola fino a quando ci regalerà sogni durante notti  magiche di mezz&#8217;estate.</div>
<p>Si è conclusa ieri la prima partita dell&#8217;Italia in Sud Africa,gli azzurri hanno  affrontato la squadra più pericolosa di questo girone, il Paraguay.</p>
<p>La nazionale  si è presentata tutto sommato in forma e nonostante i pronostici negativi dei più scaramatici,la partita si è conclusa con un soddisfacente pareggio. Durante il primo tempo i &#8220;pupilli&#8221; dell&#8217;allenatore non danno proprio il loro meglio, Gilardino è quasi impalpabile durante tutta la prestazione, la difesa è impacciata e disordinata e il portiere , Gigi Buffon, lascia entrare la palla in rete.I giocatori in campo sembrano statici e poco aggressivi, il portiere a causa di un risentimento per un dolore precedente all&#8217;inizio del secondo tempo abbandona il campo,lasciando liberospazio a Marchetti</p>
<p>L&#8217;italia forse impaurita ma anche spronata  dalla momentanea perdita di Buffon, figura di  grande spessore, prende quota e inizia a condurre un po&#8217; di più il gioco,infatti domina al centro campo e appena si presenta la giusta occasione cerca di concludere le azioni. Infatti al 62&#8242; sarà De Rossi con grande personalità  a bucare  la rete e a portare l&#8217;Italia sul pareggio. L&#8217;atmosfera a questo punto inizia a riscaldarsi  a farsi intensa, Montolivo è straordinario e conduce una gara di grandissima qualità e quantità, Pepe e&#8217; travolgente e mantiene un ritmo serrato fino alla fine.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-853" title="e0a1fd701c7f3953a47e9d72e64e3c3a" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/e0a1fd701c7f3953a47e9d72e64e3c3a-300x155.jpg" alt="e0a1fd701c7f3953a47e9d72e64e3c3a" width="300" height="155" /></p>
<p>Con il fischio finale,i tifosi italiani esultano, l&#8217;allenatore Marcello teso e nervoso puo&#8217; tirare finalmente un sospiro di sollievo. La partita è conclusa i giudizi esterni sembrano discreti e prevenuti,i più pessimisti non credono nelle possibilità della nostra squadra e qualcuno riesce perfino ad esultare al gol degli avversari.</p>
<p>Roba da matti per il Ct della nazionale che in conferenza stampa elogia la  sua squadra  e afferma che con qualche miglioramento,gli azzurri potranno sorprenderci;ed è proprio questo che noi tutti ci aspettiamo:sorpresa,stupore,clamore,voglia di vincere e di sentire un&#8217;altra volta un brivido lungo la schiena. Non siamo neanche a metà dell&#8217;opera e anzi ad essere sinceri per essere solo l&#8217;inizio i più appassionati dichiarano di aver sofferto fin troppo,ma cio&#8217; che conta e non abbandonare i nostri ragazzi.</p>
<p>Sotto il cielo SudAfricano è chiaro dovremo faticare ancora,la strada è lunga e tortuosa ma del resto è in ballo il titolo di campioni del mondo ed è giusto trovare sul cammino difficoltà e pericoli. Non critichiamo pero&#8217; troppo la nostra squadra con il classico fare iltaliano ma crediamoci ancora,amiamola con  il cuore e seguiamola con passione,si seguiamola fino a quando ci regalerà sogni durante notti  magiche di mezz&#8217;estate.</p>
<p>Roberta Pegna &#8211; OpenNews.it</p>
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		<title>Provare per credere: il valore dell&#8217;esperienza diretta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 14:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Larosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[progetto umanitario]]></category>

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		<description><![CDATA[La cooperazione, termine sfruttatissimo negli ambiti più diversi. Molte le ipocrisie che cela, come un velo sottile, ma potente. Cosa significa davvero? Dalla definizione classica è rilevabile un&#8217;idea di fondo: lavorare insieme, unire le proprie forze in forza di uno scopo comune. La comunione è il concetto primario. Nell&#8217;ambito internazionale la sua importanza è indiscussa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cooperazione, termine sfruttatissimo negli ambiti più diversi. Molte le ipocrisie che cela, come un velo sottile, ma potente. Cosa significa davvero?<br />
Dalla definizione classica è rilevabile un&#8217;idea di fondo: lavorare insieme, unire le proprie forze in forza di uno scopo comune. La comunione è il concetto primario.</p>
<p>Nell&#8217;ambito internazionale la sua importanza è indiscussa. In seguito al processo di globalizzazione si è cominciata a sentire in modo forte e preponderante la necessità di unire ciò che prima era stato diviso in modo forzato. Il processo di colonizzazione ne è l&#8217;esempio più eclatante: aveva dato vita ad una sorta di scala gerarchica tra Paesi: Primo Mondo, Terzo Mondo&#8230;.<br />
In verità l&#8217;avvio della cooperazione negli anni &#8217;70-&#8217;80 in Italia non si scostava molto da questa idea. E&#8217; importante cercare di capire quanto negli operatori umanitari permanga la <strong>mentalità dei colonizzatori</strong>: “Andiamo ad insegnare agli Africani a costruire pozzi” è una tipica frase che nasconde una consapevolezza di superiorità che almeno a parole dovrebbe essere stata sconfitta.<br />
E&#8217; questo l&#8217;atteggiamento errato, questo modo di fare che dà vita a forme di assistenzialismo più o meno marcate e che hanno come unico scopo quello di considerarsi a posto con la propria coscienza.</p>
<p>La nostra fortuna, in quanto Paesi che hanno saputo o hanno avuto il privilegio di sfruttare le risorse che gli sono state concesse, deve essere una grande forma di ricchezza. Prendendo alla lettera la parabola dei talenti, chiunque, anche l&#8217;individuo più razzista, è in grado di capire quanto sia giusto venire in aiuto di popoli schiacciati per secoli, decenni dalla miseria. Consapevoli della <strong>diversità tra culture</strong> e del comune denominatore che ci lega in quanto uomini dotati di intelligenza e senso pratico, dobbiamo percepire la cooperazione come uno strumento potentissimo di trasferimento di conoscenze. E&#8217; solo poi grazie alla creatività personale che sarà possibile dare a vita a qualcosa di completamente originale e funzionale.<a href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/perù-donna.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-845" title="Mercato dei fiori: donna peruviana" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/perù-donna.bmp" alt="Mercato dei fiori: donna peruviana" width="272" height="362" /></a></p>
<p>Desidero, a questo proposito, portare un&#8217;esperienza personale che meglio di tutte può descrivere questo concetto. Nell&#8217;anno 2008 ho avuto il grande onore e piacere di visitare e lavorare per un mese in un piccolo progetto di educazione e animazione per bambini di strada a Villa El Salvador, periferia sud di Lima, Perù.<br />
Inizialmente spiazzata dalla situazione che mi sono trovata a fronteggiare e scioccata dalla <strong>scarsissima attenzione dei Paesi Occidentali</strong> verso un mondo che soffre, ma che lavora ogni giorno, con tenacia, per fronteggiare le necessità base della popolazione, ho cominciato la mia attività dipingendo un murale con bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni. Sarebbe sbagliato definirla un&#8217;attività priva di senso. Per alcuni versi, le attività pratiche rappresentano il livello più vero della cooperazione. Non solo, infatti la mente, ma anche la propria fisicità viene messa al servizio di un obbiettivo comune.</p>
<p>I “ninos” con i quali sono entrata in contatto i primi giorni hanno non solo potuto apprendere divertendosi, ma mi hanno reso molto consapevole circa il loro modo di vedere la realtà.<br />
La scuola, gli insegnanti, i libri, i quaderni sono per loro l&#8217;unico modo di sentirsi veramente liberi, di mettere a frutto il proprio ingegno e dimostrare che <strong>non importa dove si è nati</strong>, ma ciò che si fa per migliorare la propria esistenza e quella delle persone care.<br />
E&#8217; con queste convinzioni che sono riuscita, in seguito, a realizzare qualcosa di importante. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/Perù-bimba4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-843" title="Bambina Peruviana con costume tradizionale" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/Perù-bimba4-300x225.jpg" alt="Bambina Peruviana con costume tradizionale" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Il senso della cooperazione viene dal basso</strong>, dalla gente, non dagli organismi sovranazionali. E&#8217; il contatto umano il motore di tutto. Senza questo enorme e fondamentale tassello, senza l&#8217;esperienza sul campo necessaria per conoscere le esigenze delle persone, è impossibile costruire qualsiasi cosa.<br />
E&#8217; impossibile dare vita ad un racconto senza conoscere l&#8217;alfabeto.<br />
Spesso il fallimento di progetti di grandissima rilevanza e interesse è dovuto proprio all&#8217;indisponibilità, da parte degli operatori umanitari, a mettersi veramente in gioco.<br />
Certo, i libri, le conferenze e gli studi descrivono una realtà che sarebbe altrimenti difficile da codificare. La preparazione nel proprio Paese d&#8217;origine costituisce una fonte indispensabile, ma partire e vivere a contatto con la gente locale anche per periodi brevi è un&#8217;esperienza di grandissima formazione. E&#8217; possibile riscoprire <strong>valori ormai perduti nella nostra società</strong>: c&#8217;è un tempo per tutto, non si bruciano le tappe in forza di una competitività dilagante; il sorriso è l&#8217;arma più efficace contro la povertà dell&#8217;anima. Ognuno di questi bambini ringrazia per ogni cosa che gli viene concessa, rende omaggio per ogni conoscenza in più che acquisisce. E&#8217; un valore immenso che purtroppo abbiamo perso.</p>
<p>L&#8217;idea base, quindi, è sempre quella di <strong>vedere con i propri occhi</strong> le realtà che si intendono aiutare e stimolare in qualche modo. Fare come San Tommaso in questo caso può rivelarsi molto efficace; un grande investimento a lungo termine.<br />
E&#8217; chiaro che non tutti coloro che si occupano di cooperazione possono davvero fare delle esperienze dirette, però è importante che l&#8217;intelligence di progetti validi si renda conto e sperimenti sulla propria pelle che una cosa è stare seduti alla scrivania e prendere decisioni (che magari muovono anche ingenti capitali) e un&#8217;altra è conoscere profondamente la realtà di un Paese.<br />
Non tutto si impara sui libri.</p>
<p>Francesca Larosa (FruFFri) &#8211; OpenNews.it<br />
In collaborazione con il progetto umanitario Hope.</p>
<p><a href="mailto:flaros@live.it">flaros@live.it</a></p>
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		<title>Il consiglio della notte</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 23:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono diverse settimane che non scrivo, e sono diverse settimane che i pensieri si accumulano. A volte arrivano notti in cui il desiderio è quello di riempire un foglio, virtuale o reale che sia, con questa fiumana di pensieri. Durante la giornata corriamo, ci agitiamo, conosciamo persone, litighiamo con altre. Poi arrivano la sera, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono diverse settimane che non scrivo, e sono diverse settimane che i pensieri si accumulano.</p>
<p>A volte arrivano notti in cui il desiderio è quello di riempire un foglio, virtuale o reale che sia, con questa fiumana di pensieri. Durante la giornata corriamo, ci agitiamo, conosciamo persone, litighiamo con altre. Poi arrivano la sera, la notte, il sonno e iniziamo a connettere i pensieri, a ripulirli dal velo di confusione della giornata.</p>
<p>Se di notte di rendi conto che un progetto vale la pena di essere seguito, credici e realizzalo.</p>
<p>Se di notte avvertiamo rancore per qualcuno a cui non teniamo, probabilmente dovremmo concentrarci sulle persone che provano sentimenti sinceri. Amici, parenti, sorrisi che aspettano di essere ricambiati, e che magari aspettano invano da tempo. O che magari meriterebbero semplicemente più di quanto gli diamo. Chi critica per il gusto di farlo, senza agire, se non per seminare l&#8217;unico frutto di cui è capace, la zizzania, non merita di occupare il tempo che potremmo dedicare alla persone importanti. Di giorno siamo spesso troppo ottusi per rendercene conto, ma di notte, il velo si abbatte.</p>
<p>Mentre corriamo la vita inciampiamo di continuo e siamo costretti a volgere il nostro sguardo alla strada percorsa: trascurando l&#8217;evidenza della notte, rischiamo solamente di vedere asfalto dissestato.</p>
<p><strong><em>Nick &#8211; OpenNews.it</em></strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/05_nuvole_luna1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-833" title="05_nuvole_luna" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/05_nuvole_luna1-300x200.jpg" alt="05_nuvole_luna" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Crisi e fiducia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 09:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[Amartya sen]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[ironeconomy]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella mia tesi ho cercato di spiegare la dinamica della crisi economica che impervesa da due anni. Mentre gli speculatori sono già pronti ad approfittare dei rialzi del mercato, una nuova coscienza deve emergere fra i gradini piu alti per evitare che le crisi diventino eventi ciclici. Non c&#8217;è niente di male nell&#8217;approfittare dei rialzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia tesi ho cercato di spiegare la dinamica della crisi economica che impervesa da due anni. Mentre gli speculatori sono già pronti ad approfittare dei rialzi del mercato, una nuova coscienza deve emergere fra i gradini piu alti per evitare che le crisi diventino eventi ciclici. Non c&#8217;è niente di male nell&#8217;approfittare dei rialzi di mercato e nel fare trading. Il sistema diventa invece corrotto quando sono immessi nel mercato prodotti privi di trasparenza e sopratutto privi di punti di riferimento.</p>
<p>&#8220;Anche se la gente esercita il commercio per il proprio interesse (null&#8217;altro che il proprio interesse spinge, per riprendere il famoso concetto espresso da Smith, il fornaio, il birraio, il macellaio e il consumatore a stabilire legami commerciali), è tuttavia vero che un sistema economico può operare efficacemente soltanto sulla base di una reciproca fiducia stabilita tra le diverse parti. Quando le attività commerciali, comprese quelle delle banche e degli altri istituti finanziari, fanno nascere la fiducia nella loro possibilità e volontà di fare davvero ciò che garantiscono, le relazioni tra chi offre e chi prende in prestito possono svolgersi facilmente in un modo utile a entrambi i partecipanti. Come scriveva Adam Smith: «Quando la gente di un dato paese ha tanta fiducia nel patrimonio, onestà e prudenza di un particolare banchiere da pensare che egli sia sempre in grado di pagare a vista i biglietti da lui emessi che possono essergli presentati in ogni momento, quei biglietti vengono ad avere lo stesso corso della moneta d&#8217;oro o d&#8217;argento stante la fiducia nel fatto che essi possono in ogni momento essere cambiati in monete d&#8217;oro e d&#8217;argento&#8221;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-699" title="wall_street" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/07/wall_street-300x205.jpg" alt="wall_street" width="300" height="205" /></p>
<p>Amartya Sen, nobel per l&#8217;economia del 1998, in questo passo del &#8220;Capitalismo oltre la crisi&#8221;, spiega bene il concetto. Come può un economia sopravvivere quando fra le varie parti la fiducia sparisce? E come può esserci fiducia se gli investitori non sono a conoscenza di cosa è presente all&#8217;interno dei prodotti che comprano, che investimenti faccia la società di cui acquistano un titolo?</p>
<p>Acquistare un azione, per quanto irrilevante, significa comunque diventare soci di un&#8217;attività: attività le cui movimentazioni devono essere note e trasparenti. Trasparenza. E&#8217; questa la parola chiave che dev&#8217;essere alla base di un capitalismo piu responsabile. Sinceramente non me la sentirei di affidarmi al solo &#8220;senso di responsabilità&#8221; delle holdings il futuro della società. Il mercato va responsabilizzato con legislazioni forti. Forti come l&#8217;Emergency Banking Act del 1933, forti da avere realmente sotto controllo il flusso di scambi di prodotti finanziari. Fra le tante cause, Marx nel &#8220;Capitale&#8221; intravedeva nelle cicliche crisi di sovrapproduzione uno dei fattori che avrebbe portato al collasso del sistema capitalista: crisi causate a suo parere da una sorta di &#8220;anarchia&#8221; nella produzione. Il revisionista Bernstein alla seconda internazionale aveva mostrato che il capitalismo ha insolite capacità di regolazione al suo interno, screditando la teoria Marxiana. In ogni caso l&#8217;anarchia, sia produttiva sia finanziaria, è da mettere a bando. In quest&#8217;ottica, diversi prodotti annessi ai junk bonds devono essere aboliti con le buone, o con le maniere forti.</p>
<p>Vi segnalo un blog acutamente critico in ambito socio-economico: http://dalleconomiallapolitica.blogspot.com/</p>
<p>A presto<br />
<em>Niccolò Ferragamo (per gli amici Ferro)<br />
OpenNews.it</em></p>
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		<title>Trading e Banking online: guida alle offerte ed ai vantaggi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Banca online]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[codice promozionale]]></category>
		<category><![CDATA[commissioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Promo code]]></category>
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		<category><![CDATA[trading online]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi parliamo di un argomento particolarmente interessante per chi si occupa, o chi vorrebbe occuparsi, di operatività in borsa. E&#8217; proprio durante la bolla del Dot.com di fine millennio che è nata un nuovo tipo di lavoro ed un nuovo modo di concepire gli investimenti: il trading online. Affidarsi a servizi di trading online conviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di un argomento particolarmente interessante per chi si occupa, o chi vorrebbe occuparsi, di operatività in borsa. E&#8217; proprio durante la bolla del Dot.com di fine millennio che è nata un nuovo tipo di lavoro ed un nuovo modo di concepire gli investimenti: il trading online.</p>
<p>Affidarsi a <strong>servizi di trading online</strong> conviene sicuramente per molteplici ragioni. In primo luogo, <strong>l&#8217;immediatezza dell&#8217;informazione.</strong> Conosco diverse persone abituate ad operare in borsa utilizzando televideo, dati del sole 24 ore e cellulare: un metodo di investimento che sicuramente può funzionare per il cassettista, o per chi si pone orizzonti temporali di medio termine, ma assolutamente non competitivo per operare a breve termine in modo più dinamico. Operare online permette di conoscere in tempo reale e spesso con <strong>aggiornamento automatico</strong> (Push) le quotazioni dei titoli cui siamo interessati, e di acquistare a prezzo di mercato con scarti di frazioni di secondo. Una differenza davvero notevole rispetto a dover aspettare 10 minuti prima che l&#8217;ordine venga piazzato. Ma il vantaggio più grosso di operare online riguarda i costi. Le banche tradizionali hanno la brutta abitudine (brutta per l&#8217;utente) di addebitare una percentuale della cifra investita in commissioni, senza un tetto massimo. In altre parole, che tu investa 5000€, o 100.000€, paghi sempre una percentuale fissa (in genere lo 0,20% per ogni operazioni). In termini spiccioli, per 5000€ fra comprare e vendere vanno via 20€, per 100.000€ 400€. Potrebbe sembrarvi relativamente poco e, effettivamente, sono cifre piuttosto trascurabili per un cassettista (chi investe a orizzonti temporali molto lunghi). Ma se fate <strong>day trading</strong>, ovvero se comprate e vendete diverse volte in poche ore, i costi iniziano a farsi sentire.</p>
<p><strong>I servizi di trading online come Directa o Fineco hanno il vantaggio di avere tetti massimi di commissioni.</strong> Nel caso di Fineco, ad esempio, non potete spendere più di 19€ per eseguito, quindi se investite cifre superiori a 10000€ le commissioni iniziano ad influire sempre meno in percentuale. Tetti massimi di commissioni sono interessanti tuttavia anche se investite cifre minori in marginazione. <strong>Per i meno esperti: cos&#8217;è la marginazione?</strong> La marginazione, o leva finanziaria, permette di acquistare una certa quantità di titoli pagandone solo una parte. Facciamo un esempio: voglio acquistare 30.000€ di azioni XY ma ho un budget di 3000€. Acquistando quindi 30.000€ di azioni XY con un margine del 10%: la banca mi presta la differenza fra la cifra spesa per l&#8217;acquisto delle XY (30.000€) e quanto ho effettivamente messo di budget (3000€) e prende come garanzia il budget stesso. In questo modo è come se moltiplicassi la volatilità del titolo: se il titolo sale del 2%, guadagno il 20% del budget a garanzia, se scende del 2%, perdo il 30%. E&#8217; uno strumento interessante, sia per realizzare cospiqui guadagni, sia per perdere tutto ciò che si ha. I costi di investire a leva, oltre agli interessi del denaro prestato, sono comunque le commissioni sul totale di azioni acquistate. Nel nostro caso quindi, con un budget di 2000€, avendo acquistato 20000€ di azioni XY, con una banca normale avremmo speso 60€, con Fineco 19€. Un risparmio di 41€, niente male se si effettuano diverse operazioni al giorno.</p>
<p>I due servizi più utilizzati in Italia per il trading online sono Directa e la già menzionata Fineco. Directa rientra nella cosidette &#8220;Società di Intermediazione Mobiliare (SIM)&#8221;: non si tratta di una banca online, ma di un intermediario, appunto, fra voi ed il mercato finanziario. Fineco è invece una vera e propria banca online, appartenente al gruppo Unicredit. Non dobbiamo farci spaventare dalla parola <strong>&#8220;Banca Online&#8221;:</strong> si tratta di una banca normalissima, in cui tuttavia le <strong>spese sono ridotte e l&#8217;operatività è effettuata prevalentemente via internet.</strong> Personalmente uso Fineco da alcuni mesi e devo dire di essermi trovato molto bene anche per quanto riguarda l&#8217;operatività &#8220;classica&#8221;, effettuabile comunque nelle filiali Unicredit oppure nelle sedi Fineco.</p>
<p>Confrontiamo adesso i servizi offerti da Directa e da Fineco.</p>
<p><strong>Interfaccia e commissioni: </strong>Entrambe offrono un interfaccia molto &#8220;user friendly&#8221;, di facile utilizzo e particolarmente efficiente: entrambe offrono quotazioni e grafici in tempo reale. Su questo campo, se la giocano alla pari. <strong>Directa</strong> tuttavia, dopo averci fatto pagare un odiosa quota di ingresso di 150€, si mette in risalto per le commissioni estrememente basse: possiamo scegliere fra lo 0,19% ad eseguito, una quota fissa di 5€, oppure commissioni degressive da 8 fino alla bassissima cifra di 1,5€. Si tratta di <strong>commissioni senza rivali per convenienza,</strong> particolarmente gradite per i trader piu attivi ed attenti alle spese. Per quanto riguarda mercati disponibili e titoli su cui è possibile operare in marginazione, anche qui Fineco e Directa se la giocano alla pari. I principali mercati europei e Statunitensi sono tutti disponibili.</p>
<p><a href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/street.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-329" title="street" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/street-300x142.jpg" alt="street" width="403" height="190" /></a><strong>Marginazione e ampiezza di investimenti: <span style="font-weight: normal;">Per quando riguarda la marginazione, tuttavia, Fineco offre un servizio decisamente piu elastico. Se infatti entrambi i servizi danno la possibilità di investire a leva sia intraday (chiusura automatica dell&#8217;operazione alla chiusura dei mercati) sia multiday (su più giornate), Fineco permette di operare con leve molto più elevate. Parliamo infatti di una leva massima di 20, sull&#8217;intraday, per Fineco, e di leva 5 per Directa. In sostanza, con 1000€ di budget il primo permette di acquistare fino a 20.000€ di titoli (con rischi e vantaggi che ne derivano), mentre Directa solamente 5000€. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Inutile cercare l&#8217;ago nel pagliaio: </span><span style="font-weight: normal;">i due servizi che abbiamo analizzato sono entrambi ottimi e convenienti.</span><span style="font-weight: normal;"> </span><span style="font-weight: normal;">Directa è consigliabile per i trader più attivi (molte operazioni in una sola giornata) e che operano con capitali piu ridotti. Fineco, d&#8217;altro canto, è da scegliere per completezza e comodità. </span><span style="font-weight: normal;">E&#8217; a tutti gli effetti una banca online e permette di investire in moltissimi settori: non solo azioni, ma anche obbligazioni, titoli di stato, fondi, mercati valutari, derivati. I costi del conto sono molto contenuti e si azzerano non appena effettuiamo qualche operazione al mese. La nostra scelta: personalmente gli ho attivati entrambi. Il trasferimento titoli e capitali dall&#8217;uno all&#8217;altro è semplice, e si compensano a vicenda in modo ottimale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Questo non vuole essere un articolo pubblicitario. Nel caso foste interessati, comunque, in questo periodo Fineco offre ai nuovi clienti presentati con un codice promozionale alcuni regali (già, ogni tanto esiste ancora questa parola): </span><span style="font-weight: normal;">un anno di conto gratuito e, inoltre, a scelta 50€ da spendere come si vuole o 200€ di bonus commissioni.</span><span style="font-weight: normal;"> Potete usare il mio codice, AA5675652, dove richiesto all&#8217;apertura del conto per usufruire della promozione (farete un piacere anche a me, che riceverò così da Fineco un anno di conto gratuito) </span><span style="font-weight: normal;">. </span></strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><em><strong>Niccolò Ferragamo<br />
n.ferragamo@opennews.it &#8211; Open News.it </strong></em></span></p>
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		<title>Economia nell&#8217;Italia del Fascismo: effetti a lungo termine</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 10:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[quota 90]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Piazza S.Sepocro, 23 Marzo 1919, Milano: Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento. 11 Novembre 1921, il movimento dei fasci diventa il &#8220;Partito Nazionale Fascista&#8221; abbandonando l&#8217;orientamento anticlericale. 28 Ottobre 1922, marcia su Roma delle camice nere, Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l&#8217;esecutivo. 1923: la nuova legge elettorale &#8220;Acerbo&#8221; prevede un ampio premio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li>Piazza S.Sepocro, 23 Marzo 1919, Milano: Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento.</li>
<li>11 Novembre 1921, il movimento dei fasci diventa il &#8220;Partito Nazionale Fascista&#8221; abbandonando l&#8217;orientamento anticlericale.</li>
<li>28 Ottobre 1922, marcia su Roma delle camice nere, Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l&#8217;esecutivo.</li>
<li>1923: la nuova legge elettorale &#8220;Acerbo&#8221; prevede un ampio premio di maggioranza alla lista vincente.</li>
<li>1924: il listone conservatore-fascista, anche grazie a brogli ed intimidazioni, ottiene una netta vittoria.</li>
</ul>
<p>Come possiamo vedere, in pochi anni il fascismo si è impossessato del potere statale, cambiando indelebilmente la storia italiana del primo dopoguerra e <strong>con</strong><strong>dizionando diversi elementi dei successivi decenni nella penisola</strong>. Pur essendo spesso considerato un &#8220;totalitarismo imperfetto&#8221; per la soltanto parziale identificazione dello Stato con il partito (a differenza della Germania di Hitler o della Russia Staliniana, in Italia la presenza delle Chiesa e della monarchia hanno in parte impedito una questa identificazione), il movimento di Mussolini ha profondamente condizionato la vita italiana dal punto di vista politico, sociale, militare, ed anche economico.</p>
<p>La svolta autoritaria del regime nel 1926, in particolare, ha segnato anche l&#8217;inizio della svolta economica italiana: mentre le libertà di stampa venivano ridotte ed il parlamento era privato della sua funzione legislativa, il duce ed il nuovo ministro delle finanze Giuseppe Volpi, inaugurarono la politica deflazionistica passata alla storia come &#8220;Quota Novanta&#8221;. <strong>Con &#8220;Quota Novanta&#8221;, Mussolini si pose l&#8217;obiet</strong><strong>tivo di rivalutare la lira italiana</strong> fino a farla valere, appunto, 1/90esimo di sterlina inglese. L&#8217;ottica era quella di dare garanzie ai creditori esterni sulla tenuta dell&#8217;economia, assicurando al tempo stesso il consenso della borghesia danneggiata dall&#8217;inflazione galoppante. &#8220;Quota Novanta&#8221;, tuttavia, non serviva solo a questo. Nella sua colossale biografia su Mussolini, Renzo De Felice scrive:</p>
<p><em>&#8220;La rivalutazione della lira&#8230; fu una prova di forza volta ad affermare l&#8217;autorità di Mussolini sui settori del mondo industriale&#8230; Mussolini aveva concretamente dimostrato di essere pronto a fornire al mondo economico tutta una serie di garanzie&#8230; a patto della completa adesione al regime attraverso il riconoscimento del suo personale potere&#8221;.</em></p>
<p>Mussolini aveva affermato, insomma, il ruolo dello Stato come supremo regolatore della vita economica. Comprendiamo bene la manovra se si considera che nello stesso 1926 vennero promulgate le &#8220;leggi sindacali&#8221;, volute dal giurista Alfredo Rocco e che trasformavano i sindacati in &#8220;corporazioni professionali&#8221;. Rocco, ministro della Giustizia negli anni del fascismo, applicava così il suo sistema di contenimento del conflitto fra capitale: <strong>le corporazioni professionali, rendendo illegali gli scioperi, avrebbero dovuto riassorbire i conflitti sociali nell&#8217; &#8220;interesse della nazione&#8221;</strong>. Iniziava a prendere forma la politica del corporativismo e dell&#8217;autarchia, orientata a trasformare il paese in un entità autosufficiente, protezionista, e totalmente gestita dall&#8217;alto. A questo fine fu varata la cosidetta<strong> &#8220;battaglia del grano&#8221;</strong>, atta ad estendere le supervici coltivabili per permettere l&#8217;autonomia alimentare del paese. Le conseguenze di questa svolta economica, furono molto gravi. La ripresa economica del 1923-25 stimolata dalla politica liberista e di assenza di controlli del ministro dell&#8217;ex ministro delle finanze, Alberto De Stefani, si trasformò rapidamente in una grave crisi: il nuovo valore della lira del 1926 rese le merci italiane troppo costose sui mercani internazionali, colpendo subito manifatture ed occupazione. Furono le masse lavoratrici le prime a pagare di più lo scotto della nuova politica, radicalizzando così lo scontro fra piccoli risparmiatori, a sostegno del regime, e classi operaie.</p>
<p><img class="alignleft" title="Benito " src="http://www.historychannel.it/warehouse/photos/big/28apr.jpg" alt="" width="268" height="194" /></p>
<p>La crisi mondiale del &#8217;29 non migliorò certo il quadro. Con una crescente disoccupazione (1 milione di operai senza lavoro nel 1933) ed un mercato interno conseguentemente sempre piu privo di domanda, la svolta dirigista dello Stato si fece ancora piu intensa. Fra le migliori iniziative del governo per arginare la crisi fu varata un opera di &#8220;bonifica integrale&#8221; per il riassorbimento della disoccupazione. <strong>L&#8217;Italia degli anni 30 visse quella che è stata chiamata una &#8220;modernizzazione autoritaria&#8221;.</strong> La risposta del partito alla crisi era una: eliminare la dipendenza del paese dalle merci estere, finanziando i vari settori per soddisfare il fabbisogno interno secondo una <strong>condotta &#8220;autarchica&#8221;</strong>. Per quando riguarda il credito all&#8217;industria, una serie di riforme smantellarono le &#8220;banche miste&#8221; nate nel 1894, sostituendole con due appositi enti pubblici: l&#8217;Imi (istituto mobiliare italiano 1931) e l&#8217;Iri (istituto ricostruzione industriale, 1933) . Finanziando il settore secondario a medio/lungo termine, Iri ed Imi acquisirono in breve consistenti quote di partecipazione delle aziende debitrici: lo Stato era diventato non solo regolatore dell&#8217;economia, ma esso stesso imprenditore.</p>
<p>La modernizzazione dell&#8217;apparato industriale degli anni trenta è stata quindi operata quasi esclusivamente dall&#8217;alto ed in modo autoritario: un processo che ha gettato basi di molti futuri squilibri dell&#8217;economia italiana. In primo luogo, la scelta protezionista ha privato l&#8217;agricoltura della concorrenza estera, permettendogli di evitare la sfida del rinnovamento tecnologico a vantaggio dell&#8217;improduttiva cerealicoltura estensiva. <strong>Gli effetti avrebbero caratterizzato il divario fra nord industriale e sud, con un agricoltura arretrata, tuttora riscontrabile</strong>. In secondo luogo il continuo intervento statale nell&#8217;economia ha rafforzato la dipendenza dell&#8217;industria nei confronti della politica. Ampie fasce del settore secondario, in particolare dell&#8217;industria pesante e bellica, prosperarono solo grazie alle continue commesse statali: è normale che, in un clima simile,<strong> il germe del clientelismo</strong>, del &#8220;do ut des&#8221; fra gruppi industriali e politici che avrebbe caratterizzato i decenni seguenti della politica italiana, abbia proliferato.</p>
<p>Il regime è rimasto al potere quasi un altro decennio prima della sfiducia del &#8220;Gran Consiglio&#8221; nei confronti di Mussolini. Il 25 Luglio 1943 una delle parentesi piu oscure della storia del 900 era conclusa, lasciando comunque un eco prolungato nella storia italiana del secondo dopoguerra.</p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<br />
<a href="mailto:n.ferragamo@opennews.it">n.ferragamo@opennews.it</a> - <a href="http://www.OpenNews.it">www.OpenNews.it</a><br />
OpenNews.it: pensiero libero, redaziona aperta!</strong></em></p>
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		<title>Aiutami che io ti aiuto: il motore della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 00:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[La collaborazione è un elemento fondamentale in gran parte delle attività della vita. Collaboriamo quando abbiamo un problema, collaboriamo per dar vita ad un progetto. Ogni oggetto che abbiamo sott&#8217;occhio non è altro che il frutto di una lunghissima catena di collaborazioni. Dubito siano stati sufficienti meno di 100 passaggi diversi per costruire la tastiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/10/stretta_di_mano2.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-740" title="stretta_di_mano2" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/10/stretta_di_mano2-300x170.gif" alt="stretta_di_mano2" width="326" height="188" /></a>La collaborazione è un elemento fondamentale in gran parte delle attività della vita. Collaboriamo quando abbiamo un problema, collaboriamo per dar vita ad un progetto. Ogni oggetto che abbiamo sott&#8217;occhio non è altro che il frutto di una lunghissima catena di collaborazioni. Dubito siano stati sufficienti meno di 100 passaggi diversi per costruire la tastiera con cui scrivo: a partire dal pozzo petrolifero il Giordania per la plastica dei tasti fino alla spedizione a casa mia, un esercito di persone mi ha permesso di usare questo strumento, apparentemente così semplice. Con ogni probabilità nessun soldato di questo battaglione ha combattuto per fama, ma piuttosto per racimolare una misera paga per arrivare a fine giornata. La cooperazione su base economica capitalista è la benzina che muove in modo proficuo l&#8217;immenso motore del mondo, ma non si tratta certo nostra unica fonte di alimentazione.</p>
<p>L&#8217;utopia del comunismo si è mostrata priva di concretezza ben prima del crollo del muro, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che sognavano un sistema globale senza proprietà privata e rapporti in funzione del denaro. Tuttavia parallelamente alla vittoria del capitalismo e del grande sviluppo da questo permesso, forme di collaborazione no-profit sono rimaste vitali ed importanti. A mio avviso sono proprio queste forme di altruismo, di imperativi categorici a motivare la vita ed a oliare l&#8217;immenso<strong> &#8220;motore della vita&#8221;</strong> di cui parlavo. Il passante che aiuta il non vedente per strada, un informazione gratuita, un consiglio disinteressato. Ma anche un prestito da 25$ ad un imprenditore del terzo mondo (a chi interessasse il microcredito: <a title="http://www.kiva.org/" href="http://www.kiva.org/">www.kiva.org</a>) o mezz&#8217;ora spesa a programmare un codice opensource. E ancora il rapporto genitori-figlio, marito-moglie, l&#8217;amicizia.</p>
<p>Sono recentemente tornato da una vacanza nelle isole greche occidentali, verso cui eravamo partiti senza meta e senza sistemazione precedentemente decisa. Ero partito leggermente malfidato nei confronti dell&#8217;affidabilità delle offerte per case in affitto, un po per sentito dire, un po per qualche forum di esperienze negative letto prima della partenza. Arrivati a Corfù troviamo invece il proprietario di un car-rent disposto ad aiutarci, in orario lavorativo, per due ore a cercare sistemazione. La soluzione da lui proposta è la casa di un conoscente: il prezzo è fissato e ci rechiamo sul luogo. Una parte di noi continuava a sentire puzza di bruciato, timorosa di truffe e forte del pregiudizio iniziale. Questa parte è stata tuttavia messa a tacere alla svelta dai fatti: il luogo era magnifico, l&#8217;ospitalità grandiosa. Senza dilungarmi nei dettagli, in sostanza il proprietario della casa d&#8217;affitto ci ha fatto da tassista per tutta l&#8217;isola, fatto rimettere a lucido la casa e riempito il frigorifero costantemente per una settimana e senza che nulla di ciò fosse previsto. <em>Dulcis in fundo</em>, ha ritenuto opportuno abbassare il prezzo rispetto a quello, già ottimo, concordato. Non si è trattato di un &#8220;<em>do ut des</em>&#8220;: era semplice cortesia.</p>
<p>La nostra è stata probabilmente fortuna, ma credo che l&#8217;esempio renda bene l&#8217;idea: le forme di collaborazione slegate da interessi economici sono uno degli elementi piu importanti della vita. Se provo a pormi la domanda &#8220;perchè lavorare?&#8221; le prime risposte che mi saltano alla mente sono &#8220;per essere felice&#8221;, &#8220;per rendersi utili&#8221; e &#8220;per guadagnare&#8221;. Se ci penso, tuttavia, l&#8217;ultima risposta può essere accorpata alle prime due: tranne in situazioni patologiche, il guadagno e l&#8217;accumulo di capitale sono orientati a produrre maggior felicità o ad aiutare qualcun altro. Nel primo caso sia che si guadagni per permettersi un uscita settimanale in più, sia che lo si faccia sognando di conquistare il mondo, riteniamo che  i nostri obiettivi ci porteranno maggior felicità. Nel secondo caso invece ci sentiamo utili facendo beneficenza, oppure molto più semplicemente crescendo un figlio e pagandone le spese (un figlio è, a tutti gli effetti, una persona diversa da se stessi).</p>
<p><strong>Felicità e &#8220;sentirsi utili&#8221;.</strong> Non sono forse questi gli stessi prodotti di una collaborazione no-profit? Pur senza ottenere guadagno aggiuntivo, credo che i due signori greci che ci hanno aiutato abbiano provato una discreta soddisfazione: magari anche maggiore di quella che avrebbero provato svolgendo il loro lavoro retribuito. A quest&#8217;ultima affermazione si potrebbe rispondere con un:</p>
<p><em>&#8220;D&#8217;accordo, la soddisfazione sul momento è stata maggiore con la collaborazione no-profit. Ma come la mettiamo col futuro? Svolgendo un lavoro retribuito avrebbero accumulato denaro per costruirsi un futuro piu sicuro e potenzialmente più felice, mentre con il no-profit la soddisfazione è soltanto momentanea.</em>&#8221;</p>
<p>Parte di ciò è sicuramente vero ma  non afferra il punto della situazione. Aiutare disinteressatamente un membro di una comunità stimola quest&#8217;ultimo a fare lo stesso con qualcun&#8217;altro. La ragionevole speranza è che tutta la comunità, prima o poi, inizi a fare altrettanto, continuando ad &#8220;oliare&#8221; l&#8217;ingente motore della vita.</p>
<p>Secondo voi quale accezione della parola &#8220;uomo&#8221; balza prima alla mente? Quella di uomo come individuo, singolo, oppure come parte di una comunita&#8217;? Seneca risponderebbe:</p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;uomo è un animale sociale. Le persone non sono fatte per vivere da sole.</em>&#8221;</p>
<p>In quanto animale sociale, membro di un estesissimo branco, l&#8217;uomo deve comprendere l&#8217;importanza dell&#8217;aiuto reciproco disinteressato. Assumere un atteggiamento egoista, prendere tutto dalla comunita&#8217; senza renderle nulla, puo&#8217; forse essere un modo per raggiungere piu rapidamente il successo individuale. Chi vive seguendo questa filosofia e&#8217; solitamente bollato con l&#8217;aggettivo <strong>&#8220;furbo&#8221;</strong>. Ma la furbizia a lungo termine e&#8217; assolutamente controproducente.</p>
<p>Dal punto di vista individuale, il &#8220;furbo&#8221; perde presto l&#8217;appoggio e la fiducia della comunita&#8217;, trovandosi lentamente emarginato. Dal punto di vista della collettivita&#8217; invece il &#8220;furbo&#8221; non ne aiuta lo sviluppo e, anzi, rischia di stimolare altri ambiziosi ad imitarlo per ottenere un momentaneo successo. Proviamo per un attimo ad immaginare la situazione in cui tutta la comunita&#8217; diventa formata da questo genere di persone: cessano i rapporti di amicizia, ogni forma di aiuto diventa servizio a pagamento e, soprattutto, non esiste piu fiducia fra le parti. E senza un minimo di fiducia, non esiste economia che tenga.</p>
<p>Con cio&#8217; non sto cercando di oppormi all&#8217;etica del successo. Sono anzi fermamente convinto dell&#8217;importanza dell&#8217;ambizione e del guadagno per lo sviluppo globale. Cio&#8217; che voglio dire e&#8217; semplicemente che non dobbiamo mai considerare &#8220;sprecato&#8221; il tempo speso nell&#8217;aiuto disinteressato. Gli interessi individuali non possono e non devono essere sacrificati hegelianamente per la collettivita&#8217;, ma bisogna comunque esser pronti a metterli da parte quando serve. In tempi di crisi l&#8217;importanza della solidarieta&#8217; emerge con chiarezza ancor maggiore: i legami non-economici fra persone non vengono intaccati con la stessa facilita&#8217; di un crollo delle borse e forniscono l&#8217;appoggio concreto di cui si puo&#8217; avere bisogno. La mia speranza e&#8217; che la societa&#8217; esca maggiormente consapevole di cio&#8217; una volta uscita da questa depressione.</p>
<p>I rapporti non profit costituiscono la parte fondamentale del motore della vita:  un componente di cui sottovalutiamo solitamente l&#8217;importanza, ma su cui si appoggiano tutti gli altri.  <strong>Internet, il web 2.0, l&#8217;uploading </strong>e tutti i nuovi mezzi di comunicazione costituiscono una formidabile piattaforma per sviluppare  questo genere di collaborazione, in grado di dare grandi soddisfazioni personali, ma anche di dare una nuova, forte spinta allo sviluppo globale.</p>
<p><strong><em>Niccolo&#8217; Ferragamo (Ferra &#8211; Iron)<br />
ipernikko@gmail.com &#8211; Iron economy</em></strong></p>
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