Archivio per: novembre, 2011

Il punto sulla B: il Verona non si ferma più. Torna al successo il Padova.


17° turno del campionato cadetto ancora all’insegna della più totale imprevedibilità,con le 6 vittorie esterne a dimostrare l’incertezza di un torneo che inizia ad entrare nel vivo. In mezzo a tante sorprese, troviamo il costante Torino, sempre più solitario in vetta e ormai padrone del campionato. Dietro, importanti vittorie nei big match per Padova e Verona (sesto successo consecutivo),mentre la Sampdoria continua a pareggiare e lasciare terreno alle concorrenti. In coda, preziose vittorie di Empoli, Albinoleffe e Ascoli, ancora fanalino di coda ma reduce da tre successi consecutivi grazie ai quali la salvezza è ancora possibile.

 

Questi tutti i risultati e i marcatori:

 

Ascoli – Bari 3-1

24′ (1T) Papa Waigo (A)

18′ (2T) Donati (B)

33′ (2T) Soncin (A)

38′ (2T) Di Donato (A)

 

Brescia – Albinoleffe 1-3

 

13′ (1T) Cocco (Rigore) (A)

 

43′ (1T) Magli (Autorete)

 

22′ (2T) Foglio (A)

 

46′ (2T) Jonathas (B)

 

Cittadella – Crotone 0-1

 

42′ (1T) Caetano

 

Grosseto – Juve Stabia 0-3

 

1′ (2T) Sau

 

26′ (2T) Sau

 

41′ (2T) Scozzarella

 

Gubbio – Empoli 0-1

 

24′ (1T) Tavano

 

Nocerina – Varese 2-4

 

26′ (1T) Troest (Autorete)

 

35′ (1T) Negro (Rigore) (N)

 

1′ (2T) Martinetti (V)

 

21′ (2T) Martinetti (V)

 

40′ (2T) De Luca (V)

 

48′ (2T) Nadarevic (V)

 

Sampdoria – Modena 1-1

 

47′ (1T) Bentivoglio (S)

 

38′ (2T) Ciaramitaro (M)

 

Sassuolo – Padova 0-1

 

7′ (2T) Osuji

 

Torino – Livorno 1-0

 

36′ (2T) Parisi

 

Verona – Reggina 1-0

 

28′ (1T) Pichlmann

 

Vicenza – Pescara 1-1

 

10′ (2T) Paro (V)

 

42′ (2T) Soddimo (P)

Federico Ratti

Le fatiche del Professore

Civil servant o oscuro tecnocrate? Capo di un governo di impegno nazionale o servitore dei poteri forti? Si sono dette e scritte tante cose su Mario Monti, da quando è stato individuato dal Presidente Napolitano come premier incaricato di formare il nuovo esecutivo. Come quasi tutto quel che accade sotto il cielo della politica del bel paese, la sua designazione non ha mancato di dividere le forze politiche, tra chi considera il Professore nato a Varese sessantotto anni fa un economista di altissimo valore e prestigio internazionale votato esclusivamente a servire la nazione senza alcun interesse personale e chi lo ritiene la punta di diamante di un offensiva decisa dai colossi bancari e dalle lobby finanziarie internazionali per mettere le mani sull’Italia e i suoi “gioielli di famiglia”. Optiamo senza alcun dubbio per la prima ipotesi, ritenendo infondate le teorie cosiddette “complottiste” (i loro sostenitori per questo termine si arrabbieranno), data la mancanza di prove a sostegno ma soprattutto considerata la storia personale del Prof. Monti, apprezzato, oltre che per le competenze professionali, anche per la serietà, la fedeltà ai suoi principi e il disinteresse per ruoli politici di alto livello già rifiutati in passato. Certo, ricorrere a un governo formato da tecnici, significa ammettere la sconfitta della classe politica italiana, incapace di guidare con mano ferma il paese e in costante balia di veti e divisioni, ma in un momento di grave emergenza come questo appare la soluzione migliore, con buona pace di Giuliano Ferrara, Daniela Santanchè e compagnia bella.

Il lavoro che aspetta Mario Monti non è affatto semplice (“…difficilissimo, altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui…” ha ironizzato il Professore al discorso di insediamento in Senato[1]), a causa della drammatica situazione dell’economia italiana, in odore di recessione nel 2012 secondo i dati Ocse, e della scarsità di tempo a disposizione. Ridare credibilità all’Italia di fronte ai mercati è in ogni caso un imperativo categorico, in vista delle prossime sostanziose aste di titoli pubblici in programma nei primi mesi del prossimo anno, da emettere assolutamente a tassi sensibilmente più bassi di quelli di oggi. Se il governo non riuscisse in quest’intento diverrebbe terribilmente serio il rischio di non riuscire a rimborsare gli interessi sul debito o di veder invenduta parte dei titoli, che significherebbe crisi di liquidità per l’immediato e forse di insolvenza per il futuro. Ma le conseguenze degli spread elevati si sentono già anche nell’economia reale, dove le nostre banche, già piene dei nostri titoli di stato a rischio e bisognose di ricapitalizzarsi, scontano il rischio paese con crescenti difficoltà a ricorrere al prestito interbancario all’estero e scaricano i costi sui mutui offerti alle imprese mettendo in crisi tutto il ciclo economico. Con i Btp day del 28 novembre e del 12 dicembre il sistema bancario italiano si sgraverà un po’ di tale ingente mole, trasferendone il rischio alle famiglie senza costi di commissione e facendola passare per un’iniziativa di carattere patriottico, ma i problemi rimangono.

L’obiettivo è dunque ridurre il deficit di bilancio fino ad annullarlo stabilmente, tagliando spese e aumentando entrate, permettendo di fermare la crescita del debito pubblico, e contemporaneamente prendere provvedimenti per rilanciare l’economia, perché in una fase di recessione non si può intervenire solo con misure depressive. In altre parole il governo Monti dovrà da una parte prendere e dall’altra infondere denaro, cercando di mantenere l’equilibrio tra minacce dei partiti, pressioni dei poteri forti, vincoli europei e aspettative dell’opinione pubblica, pronta a sacrifici ma fino a un certo punto. In quest’ottica la madre di tutte le riforme dovrebbe essere un’adeguata riforma fiscale, da varare nel giro di pochi mesi, che sposti una parte del gettito da persone e imprese alle cose, nell’ottica di recuperare una quota maggiore dalle ricchezze possedute dagli italiani (patrimoni e consumi) e di permettere una maggior capacità di spesa alle fasce medio basse della popolazione. Chiaramente tale riforma dovrebbe essere supportata da norme più rigide contro l’evasione fiscale, dal restringimento dell’uso del contante al potenziamento di metodi induttivi per individuare gli evasori (entrambe le misure citate da Monti nel discorso programmatico), dall’inasprimento delle pene per i reati fiscali, in alcuni casi ridicole, alla possibilità per i consumatori di scaricare l’Iva in alcune tipologie di spesa. Accanto ad essa si dovrà inevitabilmente intervenire su pensioni, Ici, mercato del lavoro, contrattazione economica aziendale e ordini professionali con il contemporaneo obiettivo di risparmiare risorse, favorire la concorrenza nel mercato e nelle professioni e ridurre privilegi e diversità di trattamenti tra differenti categorie di cittadini, incentivando i lavoratori in età avanzata a non andare in pensione e garantendo maggiori tutele ai loro colleghi precari. In particolare, sul tema del lavoro, sarà molto probabilmente presa in considerazione l’ipotesi del contratto unico, proposta in diverse forme dal giuslavorista Pietro Ichino, da Tito Boeri e da altri economisti, ben diversa dalla semplice deroga all’articolo 18 tentata da Sacconi quest’estate, e comunque non destinata a pregiudicare i diritti acquisiti. Sono tutte riforme sostanziose, che andranno a toccare rendite e privilegi, e in alcuni casi anche a peggiorare le condizioni di parte della popolazione lavorativa, ma necessarie. Per essere accettate, però, dovranno essere accompagnate dai tagli più invocati dagli italiani, quelli nei confronti della casta partitocratica che siede in Parlamento (ci sarebbero anche i consigli regionali ma intervenire qui è più complicato), ormai non più rimandabili se si vuole imporre sacrifici agli italiani e mantenere l’unità del paese.

Nonostante l’enorme mole di provvedimenti da attuare, Monti è consapevole di come questi siano necessari ma non sufficienti a timonare la nave fuori dalla tempesta. La vera partita si gioca in Europa, tra Berlino e Bruxelles e l’avversario si chiama Germania. Migliorati i conti pubblici e ridotti rigidità e privilegi, l’Italia avrà le carte in regola per rientrare a pieno titolo nei processi decisionali europei, con tutto il suo peso di stato fondatore e terza economia della zona Euro, come già si è notato dall’immediato invito ottenuto dal premier per il vertice di Strasburgo del 24 novembre. Recuperata la credibilità persa da Berlusconi (che nessuno provi a dire che non l’aveva persa!), Monti dovrà cercare di convincere, insieme a Nicolas Sarkozy, la riottosa Angela Merkel ad accettare cambiamenti significativi nella gestione della moneta unica. E’ sempre più chiaro come l’Ue non sia in grado di guadagnare la fiducia dei mercati non a causa di debolezza economica e finanziaria, avendo l’Eurozona nel suo complesso conti pubblici migliori di quelli americani, ma per colpa di una struttura decisionale lenta e farraginosa, inadatta a governare una moneta. Ciò nonostante, la Cancelliera reagisce con malcelata irritazione e arroganza alle proposte della Commissione Europea in fatto di Eurobond e alle richieste che vengono un po’ da tutte le parti di modificare in senso più espansivo le prerogative della Bce, invocando piuttosto una revisione dei trattati con lo scopo di mettere la camicia di forza agli stati poco virtuosi nella tenuta dei bilanci, aprendo la strada a sanzioni automatiche e interventi pilotati da Bruxelles in caso di sforamenti.

Detto che una governance economica più omogenea della zona Euro è necessaria (Monti su questo concorda con Berlino ma ha fatto sottilmente notare in conferenza stampa come i primi a sfondare i parametri di Maastricht e a evitare le sanzioni siano stati Germania e Francia), la procedura per modificare il Trattato di Lisbona sarà degna di una tartaruga, senza dimenticare il rischio di mancate ratifiche, mentre il possibile collasso della moneta unica è un pericolo immediato la cui soluzione non è rinviabile. Anche le voci che si rincorrono su imminenti prestiti del FMI a Italia e Spagna (speriamo non ce ne sia bisogno) per trasformarsi in realtà avranno bisogno dell’assenso del governo Usa, maggior azionista del fondo, e Obama ha già chiesto più volte che l’Ue faccia di più per sostenere gli stati a rischio, che in concreto significa trasformare la Bce in vera prestatrice di ultima istanza e darle mandato di favorire la crescita permettendole così di abbassare i tassi d’interesse di riferimento. C’è da augurarsi che dal vertice europeo di metà dicembre esca un compromesso capace di scambiare vincoli più stretti per gli stati inadempienti con Eurobond e soprattutto immediata modifica dei poteri della Bce, con l’ipotesi di esclusione per chi non accetta o non ratifica il trattato. Finora Frau Merkel, su prestiti alla Grecia e fondo salva stati, dopo aver fatto la voce grossa per un pò alla fine si è mossa, anche se tardi: è possibile che accadda lo stesso anche questa volta, e che gli integralisti della stabilità dei prezzi alla fine se ne debbano fare una ragione, anche considerato il recente fallimento dell’asta di Bund tedeschi della scorsa settimana che ha provocato l’intervento, per altro di dubbia legittimità della Bundesbank. Altrimenti, si salvi chi può.

Per inciso, di fronte ai problemi di alta politica internazionale a cui deve far fronte il governo ci si aspetterebbe da una classe politica appena decente, se non una leale e piena collaborazione, almeno la non interferenza. Purtroppo, invece, già dalle dichiarazioni di fiducia in Parlamento non sono mancati i paletti posti dai partiti, soprattutto dal Pdl, su durata e programma, e quotidianamente esponenti di questo o quel partito minacciano le elezioni sui giornali sbraitando di sospensioni della democrazia e elargendo improbabili lezioni di legittimità costituzionale. Domenica 27 novembre, alla convention dei Popolari Liberali del Pdl (il movimento di Giovanardi… si anche lui è a capo di un movimento!) un Silvio Berlusconi con le sembianze di un androide appena rivitalizzato (ormai i continui lifting iniziano a fare un bruttissimo effetto sul suo viso) arringava la platea inveendo contro i soliti comunisti pronti a instaurare uno stato di polizia tributaria. I comunisti ovviamente sono il Pd, con cui il partito di Berlusconi condivide, se pur controvoglia, il sostegno parlamentare al governo Monti. Il rischio è che qualche partito si consideri già in campagna elettorale, pronto a “staccare la spina” al governo al momento più opportuno per se stesso, magari intestandosi i meriti e riversando su di esso le colpe. Si potrebbe ribattere che le forze politiche non si azzarderanno ad attuare una tale minaccia dalle conseguenze devastanti per il paese, anche se, come scrive Michele Salvati sul Corriere della Sera, “…quanto poi alla razionalità e al senso di responsabilità nazionale i partiti ne dispongono come lo scorpione del famoso apologo sull’ attraversamento del fiume in groppa alla rana: è vero, se ti pungo affoghiamo entrambi, ma pungere è nella mia natura”[2]. Buon lavoro Professore…

Francesco Linari – www.opennews.it


[1] Mario Monti, cit. in L’humour del Professore nel giorno del fair play, Concita De Gregorio, La Repubblica, 19 novembre 2011, pag. 1-4

[2] Michele Salvati, Scomode verità, Il Corriere della Sera, 19 novembre 2011, pag. 1

La Palestina si racconta

        Intervista a Saba Nadel Jalal         

                                                

Esistono realtà autonomamente inimmaginabili. Realtà che passano nei nostri nostri occhi attraverso lo schermo di una televisione o di un computer, attraverso la carta del giornale distrattamente letto in metro, la mattina, prima di arrivare sul posto di lavoro o nell’aula universitaria. Le parole scorrono, le immagini catturano, ma il tempo è tiranno, bisogna correre, abbandonare la notizia, concentrarsi sulla propria giornata. Nel frattempo, però,  continuano ad esistere realtà autonomamente inimmaginabili.

Una di queste è la situazione Palestinese; argomento scottante, pericoloso, difficile da giudicare ma impossibile da ignorare. Spinta da tale impossibilità ho deciso di buttarmi nella questione “approfittando” di una vecchia e cara conoscenza che avrebbe potuto aiutarmi a capire meglio questa piaga storica. Il nome della mia carissima fonte è Saba Nader Jalal, ventunenne palestinese, nata a Gerusalemme, da sempre cittadina di Ramallah, PR e amministratrice del fondo cassa  presso “Palestinian Working Woman Society for Development”. In una lunga intervista, gentilmente concessami, ha illustrato chiaramente alcuni aspetti di quest’argomento che difficilmente avrei potuto raggiungere da sola.

“Capisco perfettamente quanto sia difficile per voi avere un’idea generale  e completa della situazione quando questa viene raccontata da una unica fonte, da una sola parte che è quella dominante e non lascia quasi mai spazio ad altre voci che possano parlare per se stesse”. Sono queste le sue parole quando le esprimo il mio rammarico per le difficoltà che noi abbiamo circa l’informarci liberamente su quest’argomento; così, per rendermi  più limpida la storia, mi racconta la sua esperienza personale : “Sono stata a San Francisco, a Salerno, ad Oslo e ad Abu Dabhi senza alcun problema, senza dover subire controlli o interrogatori, ma non posso far visita alla mia famiglia a Gerusalemme, lontana da me mezz’ora, senza mostrare un permesso e senza sottostare ad un lungo processo degradante ed umiliante. Ci sono cose che dovrebbero essere basilari in tutto il mondo, cose che dovrebbero essere garantite, come la sicurezza, la serenità dello spirito e la libertà! Ci sono sogni per cui stiamo letteralmente morendo”. Ecco che si apre un temibilissimo scenario; l’accenno alla “barriera di separazione israeliana”, una riproduzione di quel muro che divise una nazione, l’Europa intera e che fu abbattuto al suolo più di vent’anni fa. Questo  nuovo muro però, quello di cui parla Saba, c’è e non ha nessuna intenzione di cadere anzi si innalza in tutta la sua efficacia  distruttiva:
Il muro di separazione, dichiarato illegale dalla corte internazionale di Giustizia, separa città Palestinesi da città Palestinesi, scava la sua strada nella parte occidentale dividendo fertili fattorie, annesse ad Israele con la forza, dalle case dei fattori. Questo muro  separa il cittadino dal suo vicino, divide famiglie, terre, causa la confisca di centinaia di ettari di terreno appartenenti ad agricoltori palestinesi che non hanno altre risorse oltre a quello che viene loro strappato. Questo sistema fascista, spacciato per misura di sicurezza, ha causato immani sofferenze a molti palestinesi. Il punto è che Israele non sarà mai al sicuro finchè la Palestina non sarà al sicuro. Questo muro è una imitazione più larga del muro di Berlino, l’unica differenza consiste nell’aggiunta di grandi torri di controllo, spazi su entrambi i lati come “zone cuscinetto”,un filo elettrico tutto intorno,cancelli e “checkpoint”, in una sola parola: una prigione per i Palestinesi!
Psicologicamente tutto questo è traumatico, ci sentiamo intrappolati come ratti.  
Insomma, questa costruzione che secondo Israele sarebbe stata necessaria per la sicurezza nazionale, sarebbe in realtà l’ennesimo attacco all’Islam, l’arma più potente e tagliente utilizzata contro il popolo palestinese poiché ne lede fisicamente l’unità.

La discussione si infiamma, gli animi pure. Non posso non chiederle dell’Islam, di alcuni tratti “particolari” di questa religione: “Sono Musulmana e rispetto molto l’islam. Sebbene io non sia praticante cerco di seguire alcune linee guida della mia religione. Penso che l’Islam sia oppresso e che la sua immagine venga manipolata nel mondo per farlo apparire come un nemico! Dopo la fine della guerra fredda l’Islamismo ha preso il posto del comunismo così che alcuni paesi del mondo potessero mantenere il proprio potere e convincere il proprio popolo dell’esistenza di un nemico comune, ecco perchè spendiamo milioni in fucili ed armi. Non è che, per caso, sono stati proprio gli Stati Uniti a creare Al Qaida per combattere i sovietici in Afghanistan?!”
“Non sto dicendo che Il terrorismo associato all’Islam non abbia nulla a che fare con fattori religiosi, dico solo che sarebbe più logico associare questo terrorismo alla povertà, all’oppressione e all’ emarginazione, non unicamente all’Islam”.

Da ogni sua parola trasuda rabbia, una rabbia matura e consapevole; una rabbia collezionata negli anni, cresciuta all’ombra di una patria stuprata, zittita, non diversa dalle patrie personificate da donne coraggiose nei quadri risorgimentali. Ciò nonostante, Saba riesce a sentirsi cittadina del mondo, soprattutto di quei mondi che, agonizzanti, vivono situazioni simili al suo. “Ho già così tante patrie. Sono un’orgogliosa Palestinese, Algerina, Libanese, Siriana,  cittadina di Bahrain, un’orgogliosa Africana, e comunque non sono mai stata in Africa finora! Ironicamente la Palestina mi ha trasmesso tolleranza ed umanità”. 

La rabbia è sicuramente frutto di un’altra terribile consapevolezza, che rende ulteriormente ingiusto ciò che il popolo Palestinese è costretto a subire: “Riconoscere la Palestina come Stato minaccerebbe il cuore della colonizzazione Americana nel mondo. La dominazione americana del Gulf Oil (http://en.wikipedia.org/wiki/Gulf_Oil), il fronte americano contro l’Iran e la Russia, il “bastone” americano in Europa.
Riconoscere la Palestina  significherebbe risolvere uno dei principali conflitti mondiali  e di conseguenza significherebbe un passo indietro per l’industria delle armi! Milioni e milioni di dollari che sono spesi per eserciti e fucili andrebbero persi. Forse significherebbe anche un cambiamento delle polarità internazionali.”

L’intervista incalza sull’onda dell’ “Arabic Spring”, il suo invito è ovviamente a non generalizzare questi movimenti,a  cercare di considerarli nella propria specificità “Io credo che la Tunisia non sia L’Egitto, l’Egitto non sia la Libia e la Libia non sia l’Egitto o la Tunisia”” every land has its unique birth; every dawn has its own rebelling hour, citando la poesia di Mahumoud Darwish”.                                                                                                                                                          

Un balzo al cuore mi coglie, però,  quando mi rendo conto di aver forse toccato un tasto troppo dolente: “La domanda riguardo le donne nella società musulmana non è corretta. Indirettamente indica che l’Islam discrimina le donne in qualche modo, che non è totalmente vero.  La ragione per cui le donne sono emarginate risiede seconde me nella crisi dell’economia. Il controllo della ricchezza e dei profitti è faccenda da uomini. La povertà e l’insicurezza escludono le donne dalla possibilità di prendere decisioni perché gli uomini vogliono il potere. Questo di certo ha avuto bisogno del supporto di testi sacri per essere accettato tra le persone, usando interpretazioni sbagliate e spiegando testi fuori dal proprio contesto. Non credo che la religione sia la ragione, al massimo essa è stata usata come strumento, ma non è la causa di tutto. Potresti chiedere delle donne del terzo mondo,dove le persone sono affamate ed oppresse. “Donne nel mondo Arabo”, come ti sentiresti se io ti chiedessi delle donne nella società Cristiana?”.
Più  che la risposta stessa alla domanda è la reazione di fronte ad essa a chiarire alcuni dei miei dubbi. A rispondermi infatti c’è una donna musulmana non praticante , orgogliosa della propria cultura, pienamente consapevole delle manipolazioni a cui tale cultura è sottomessa, ella difende strenuamente le donne arabe, tira in ballo Premi Nobel, ammette l’utilizzo del Burga come scelta personale.
Questo atteggiamento non è un atteggiamento da donna sottomessa.

La guerra, quella vera, la guerra che distrugge case e cuori, quella che puzza di sangue, che senti arrivare al suono degli spari mentre stringi gli occhi e i pugni, quella che puoi conoscere solo se l’hai vissuta com’è?

“Non ti ci abitui mai alle bombe e alla Guerra! La guerra sorprende sempre per come riesce a rinnovarsi e trovare modi nuovi di traumatizzare le persone; ho vissuto due intifadas, la guerra libanese nel 2006, alcune notti di invasione e bombardamenti, e ancora tremo al primo sparo di pistola. Ancora odio i soldati, i carri armati e i muri, gli M16 e il sangue, le urla, gli aeroplani , i sorrisi e le improvvise “chiusure” dei soldati; qualche volta odio anche il mare che porta tutte queste cose qui da noi. Ad ogni modo tutto questo non ha mai minacciato la mia abilità di sognare il mio futuro, che sia di notte o di giorno! Ovviamente sogno uno stato Palestinese che vada dal fiume a mare. Ho amici Palestinesi in Libano, spero possano tornare e che io possa andarli a trovare nelle loro città palestinesi che sono ora occupate da Israele a nord, città come Akka o Heifa. Sogno il giorno in cui potrò fare un viaggio in Algeria, a Beirut al Cairo con la mia macchina, proprio come te in Europa. Sogno un piccolo appartamento, un cane, un lavoro decente, due o  tre libri pubblicati con il mio nome sulla copertina, e forse, in futuro, una piccola famiglia!”

Il tempo è tiranno anche per me, devo chiudere il documento, smettere di guardare le foto del “muro di separazione”, tornare alla mia vita dove non c’è guerra, dove, per vedere i miei familiari, mi basta prendere un treno, dove posso decidere di partire quando preferisco, con la meta che preferisco.
Questa volta però immaginare è più semplice, le distanze mi sembrano più brevi, il cielo su di me si comprime portandomi in quei luoghi, tra quelle famiglie divise che meritano una possibilità di pace, più vicina alle urla che devono essere ascoltate, più vicina ai volti straziati che meritano d’essere accarezzati.

Per avere una panoramica più ampia della situazione invito a leggere l’intervista che verrà pubbicata a breve in italiano e in inglese.

Angela Alexandra D’Orso – www.opennews.it

Il punto sulla Serie A

L’ultimo weekend di serie A ha regalato spunti e qualche polemica fra gli addetti ai lavori per alcune decisioni arbitrali.

La giornata appena andata agli archivi ha visto la Juventus tornare in vetta alla classifica insieme alla Lazio,avendo però ancora da recuperare il match con il Napoli di martedi 29.

I bianconeri hanno regolato 3-0 il Palermo,offrendo una prova molto convincente allo Juventus Stadium.I rosanero sono caduti sotto i colpi di Pepe e dei soliti Matri e Marchisio,capocannonieri bianconeri in questo inizio di stagione.

La squadra di Conte è attesa sabato dal big match dell’Olimpico contro la Lazio. Lazio che è riuscita ad uscire indenne dal San Paolo di Napoli grazie. soprattutto, alle parate di Marchetti che, nella ripresa si è dimostrato una vera saracinesca rispondendo colpo su colpo ai tiri di Cavani e Lavezzi e regalando un prezioso 0-0 ai suoi.Polemiche azzurre per un gol di Cavani annullato ingiustamente.

Stesso risultato e stesse recriminazioni anche per il Milan di Allegri.A Firenze, infatti, finisce a reti bianche ma con una rete regolare annullata a Seedorf nella prima frazione.Nella seconda parte un Boruc sugli scudi ha disinnescato gli attacchi rossoneri.

L’Inter, nel pomeriggio di sabato, si è imposta per 2-1 contro il Cagliari del neo-tecnico Ballardini.Qui sono i sardi a recriminare per il gol del vantaggio nerazzurro di Thiago Motta,in posizone di off-side.Bello il raddoppio di Coutinho con un rasoterra chirurgico,prima che Larrivey accorci le distanze.Tre punti importanti per risalire in classifica.

Il quartetto di testa è ora formato da Juventus,Lazio,Milan e Udinese.I friulani si fanno, però, sorprendere da un buon Parma, trascinato da uno scatenato Biabiany che segna il primo gol di testa e propizia il rigore di Giovinco.

Quinta in classifica è invece la Roma che gioca una bella gara contro il Lecce,sprecando però troppo e rischiando di rimettere in partita gli avversari.Reti di Pjanic e Gago per i giallorossi e di Bertolacci per i leccesi.Anche in questo caso annullato un gol capolavoro di Osvaldo per un fuorigioco che non c’era.

Pareggio 2-2 fra Siena e Atalanta con reti di D’Agostino e Gazzi e doppietta di Denis,che si porta solitario al comando della classifica dei marcatori,continuando così la sua grande stagione.

Il Genoa batte il Novara con un gran gol di Veloso nei minuti finali mentre il Chievo si impone per 2-1 a Catania(Pellissier,Sammarco e Almiron),con rigore parato da Sorrentino a Lodi.

Prima vittoria, infine, per il Cesena che si impone a Bologna con un gran gol di Parolo.

 

Sebastiano Manzoni – www.opennews.it

Lo spuntino fotografico5- Kaiserschmarrn

 

Avanza il generale inverno e con lui cresce la voglia di una merenda più consistente e corposa; rivolgiamo allora il nostro sguardo appena sopra le Alpi, all’Austria, dove Ernst Haas, ex Presidente Magnum, ci regala un dolce spunto: lo sfocato.

Sfocato, fuori fuoco, per le foto in movimento, per chi è stanco del nitido perfetto, dell’istante anche troppo facile da delineare con una reflex. Sfumato, d’effetto, caldo, avvolgente, proprio come un kaiserschmarrn.

La prossima settimana chissà, forse un Ciobar sulle Dolomiti.

Chiara Piotto

Reflex, perchè acquistarne una?

Una vacanza o un evento meritano ricordi di qualità. Per questo motivo oggi la cultura della reflex si sta diffondendo sempre di più. Di seguito troverete sei vantaggi e di conseguenza buoni motivi per acquistare come vostra prossima macchina fotografica una reflex e non più una compatta.

GLI OBIETTIVI

Sono intercambiabili, per tutti i gusti e tasche, con aperture che spaziano dall’ F1.4 in poi. Si può fare tutto, grazie alla marea di obiettivi che le case produttrici producono. Grandangoli, zoom, fisheye non sono più un mistero o oggetto dei desideri anche per i principianti.

GRANDEZZA FOTO

La qualità delle vostre foto con una reflex, sarà molto ma molto più alta, e con la gestione ISO/ASAavrete una qualità di foto eccezionale già dalla vostra reflex, risultato che vi aiuterà tantissimo nella postproduzione.

MOSSO O MICROMOSSO ADDIO!!!

Con la vostra reflex potete decidere voi quando fermare un oggetto o quando farlo muovere dati i tempi di scatto regolabili da voi“Fotografi”, e gestibili direttamente dal corpo macchina, tempi che vanno da 1/4000 di secondo (per intenderci fermerete senza problemi gli eurofighet typhoon) fino a infinito (con la modalità bulb che può arrivare a illuminare anche un paesaggio di notte)

TEMPI DI REAZIONE

Veloci, impeccabili e efficaci sia nelle operazioni di routine sia nello scatto a raffica (fino a 6 scatti al secondo, oltre nelle reflex ad altissimo livello)

IL FOTOGRAFO, SEI TU!!

Impostata per bene la tua reflex il vero fotografo sei tu!! Quante volte vi è capitato con una compatta di vedere delle foto scattate senza che il risultato sia quello da voi voluto? Ora con una reflex chi decide come deve uscire la foto siete voi, dato che con una reflex potete impostare, tempi,ISO, diaframmi, esposizioni, luce, praticamente tutto.

SODDISFAZIONE

Per ultimo ma per primo c’è la soddisfazione totale del fotografo nel possedere un gioiello tra le mani e la bellezza di vedere le proprie “foto d’autore”

Gianvito matarrese

Il punto sulla B: In testa molti pareggi; continua a salire il Verona.

Prosegue il lungo cammino della serie B come sempre all’insegna della totale imprevedibilità, che fa di questo un campionato interessante e pieno di sorprese. Si segna sempre parecchio, con 25 gol anche in quest’ultimo sedicesimo turno, anche se alcuni dei risultati che emergono lasciano davvero molto perplessi tutti gli appassionati.

Iniziamo quindi ad analizzare nel dettaglio le sfide del week end partendo proprio da Padova-Grosseto e Varese-Cittadella. Il Padova, che sin qui aveva fatto dell’”Euganeo” il proprio fortino vincendo sei volte e pareggiandone una sola, si è dovuto inchinare sotto i colpi di un Grosseto cinico formato trasferta. I toscani, reduci dal pesante 1-5 casalingo contro il Varese, hanno totalmente ribaltato i favori del pronostico espungnado uno dei pochi campi ancora imbattutti. La rete che decide il match porta la firma di Sforzini. Altro risultato a sorpresa è quello del Cittadella, uscito vincitore dal proibitivo incontro col Varese, in serie positiva da quattro turni fra le mura amiche e rinforzato nel morale dalla larga vittoria di Grosseto di sette giorni prima. Anche qui ogni previsione è stata annullata e Schiavon, dopo soli 24 minuti, ha messo a segno il punto della vittoria dei veneti, grazie alla quale possono prendersi una buona boccata d’ossigeno, tirandosi fuori dai bassifondi della classifica.

Risulati importanti per motivi diversi anche per Pescara, Verona e Ascoli. Gli abruzzesi, dopo una sconfitta e un pareggio, riprendono la marcia di avvicinamento alla capolista Torino. A farne le spese è il Gubbio, ancora invischiato nei playout. Vantaggio casalingo con Balzano, subito pareggiato dall’egubino Graffiedi dagli undici metri. Nella ripresa sale in cattedera il baby bomber Immobile, che mette dentro il gol vittoria. Altra squadra davvero in salute, al quinto successo consecutivo, è il Verona. Con l’1-3 rifilato all’Empoli, gli uomini di Mandorlini agganciano al terzo posto Padova e Reggina e si insediano definitivamente nella lotta per un posto nei playoff. Abbate, Jorginho e Hallfredsson fanno decollare gli scaligeri, mentre a nulla vale l’ennesimo acuto di Ciccio Tavano, capocannoniere della B ma non certo tranquillo della posizione di classifica dei suoi. Infine, secondo acuto esterno dell’Ascoli, che questa volta sbanca Livorno con un gol allo scadere di Papa Waigo. Gol pesantissimo dell’ex attaccante esterno di Fiorentina e Genoa, grazie al quale la sua squadra riesce a toccare quota 5 in classifica (Ascoli penalizzato di ben 10 punti) consentendo di sperare in una miracolosa salvezza simile a quella della passata stagione. Per il Livorno ennesima battuta d’arresto: nelle ultime sette gare, un solo successo per i toscani, ancora troppo lontani dalle zone nobili di classifica.

Tutte le restanti sei sfide, terminano invece con un risultato di parità, lasciando praticamente inalterate le distanze in graduatoria. La capolista Torino è bloccata sullo 0-0 a Crotone, mentre il Sassuolo, seconda forza del campionato, rischia di brutto al “Braglia” con il Brescia, che si porta in vantaggio con Jonathas su rigore e solo l’ennesimo gol di Marchi a pochi secondi dal termine non fa capitolare i neroverdi. Altro 1-1 è quello del “San Nicola” di Bari, dove va in scena la nuova Sampdoria versione Iachini. I blucerchiati, passati in vantaggio con Volta, vengono raggiunti ad un quarto d’ora dal termine da Borghese, rimandando così una vittoria che poteva costituire la svolta di un campionato ancora anonimo. Nel posticipo del lunedì, è 1-1 anche fra Albinoleffe e Reggina. La formazione di casa trova il vantaggio con Cocco, raggiunto ad inizio ripresa da Rizzo, che ristabilisce la partià e consente ai suoi di rimanere attaccati al gruppo di testa. Infine, 2-2 fra Juve Stabia-Modena e Nocerina-Vicenza. La squadra di Castellamare si porta per ben due volte in vantaggio con Mezavilla e Tarantino ma viene costantemente raggiunta, prima da Stanco e poi da Di Gennaro. A Nocera Inferiore invece, un grande Vicenza recupera nel finale gli acuti di Castaldo e Sacilotto con Abbruscato e Bastrini.

Politica e lungo periodo a nozze: una banca di investimento nazionale?

L’angolo delle proposte – Niccolò Ferragamo – OpenNews.it

Nel flusso di articoli e parole che avvolgono la scena economica italiana dallo scorso Giugno, sono rimasto particolarmente colpito da quel “Fate presto” preso in prestito dal Sole 24 ore dal Mattino di trenta anni prima. Stesso panico, situazione molto diversa. Difficile dare la colpa a qualcuno quando, in catastrofi e cigni neri difficili da prevenire, il diavolo ci mette lo zampino. Situazioni come quella finanziaria attuale del nostro paese, invece, rendono un avviso del genere solo il campanello finale di una catastrofe annunciata. Una catastrofe che, per quanto in parte ancora in potenza, è stata coltivata, custodita, cresciuta con affetto da diverse generazioni di burocrati. Crisi e tensioni globali, con parallela recessione e crescita del deficit hanno offerto sicuramente la spinta finale a questa creatura chiamata debito sovrano, ma non sono la causa del problema.

Finito l’amore con Bankitalia nell’81, non potendo più contare su moneta fresca di stampa, i deficit strutturali sono andati a gonfiare il rapporto debito/pil dal 60 al 120%.  Si saranno messi in mezzo anche tassi di interesse europei in crescita e recupero dagli shock degli anni 70, ma il problema di lungo periodo è stato politico. La storia è la stessa da sempre: perchè perdere voti nell’immediato con politiche impopolari quando i problemi si verificheranno con ogni probabilità ben oltre la fine del mandato? Perchè ridurre il deficit adesso quando la spirale di un debito che si auto-alimenta potrà essere sostenuta con le tasche di coloro che verranno? Il discorso è chiaro, ma evidentemente non abbastanza per cambiare programmi politici ed esiti delle elezioni: se l’avanzo primario non è sufficiente a coprire i costi per gli interessi, il debito sale. Se il debito sale più velocemente rispetto a quanto cresce il PIL, la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo salta, i tassi aumentano, e così via.

Controllo del debito e crescita del PIL richiedono politiche strutturali di lungo periodo che sono mancate in Italia e che sono difficilmente compatibili con le ottiche a corto raggio delle campagne elettorali e degli elettori. Non si tratta solo di miopia, ma soprattutto di certo conflitto di interessi.  Di breve in breve, tuttavia, passano gli anni e arriva un lungo periodo in cui -magari- non siamo ancora ”tutti morti”. Da qui la necessità di costruire istituti svincolati dalla politica ed in grado di preservare alcuni interessi comuni di ampio respiro. In ambito monetario l’indipendenza delle Banche Centrali è servita proprio a questo scopo: sottrarre il signoraggio ai governi per evitare che una occulta tassa da inflazione continuasse a minare la stabilità dei prezzi.

Se non è possibile impedire concretamente che i Paesi sforino i vincoli di deficit e debito imposti dall’Unione Europea, la domanda che possiamo porci è se è possibile, in qualche misura, svincolare in parte il perseguimento della crescita economica dalla politica. Alcune politiche strutturali -soprattutto nel mercato del lavoro-, certo non possono prescindere da un confronto democratico parlamentare. Per altre, tuttavia, c’è da chiedersi se il compito non possa essere con maggior efficacia da enti separati. La domanda che mi pongo è se è possibile e conveniente creare, analogamente a quanto fatto per il controllo monetario, istituzioni autonome che abbiano la crescita di un Paese come obiettivo.

Una banca d’investimento nazionale, dotata di un capitale iniziale e, ogni anno, di risorse prefissate da includere nel budget delloStato, potrebbe concentrarsi su quelle politiche strutturali di lungo periodo che, facendo leva su ricerca pura e applicata, infrastrutture per trasporti e telecomunicazioni, incentivi all’imprenditoria nei settori più all’avanguardia, accumulazione di capitale ed altri strumenti possano creare un ambiente stimolante per il progresso tecnico e l’aumento della produttività del Paese. Requisiti dell’ente dovrebbero essere l’assoluta indipendenza istituzionale dalla politica, la sufficiente dotazione di risorse per il proprio mandato -i.e. indipendenza finanziaria- e logiche di avanzamento della carriera del proprio personale meritocratiche sul modello delle Banche Centrali. Una rivisitazione dell’IRI in chiave non dirigista? Per non sovrapporsi alla banca europea per gli investimenti, un ente nazionale del genere non si occuperebbe tanto di intermediare fondi per finanziare singoli progetti quanto, piuttosto, di investire fondi propri dello Stato, per conto dello Stato stesso, in opere di interesse nazionale ed in interventi mirati all’aumento di produttività. Un ente finalizzato alla modernizzazione del paese, con uno statuto indicante obiettivi (quali potrebbero essere una crescita del pil procapite, tenuto conto di indice di concentrazione della ricchezza e impatto ambientale) e strumenti utilizzabili.

I vantaggi di una tale struttura si esplicherebbero in primis nella possibilità di perseguire obiettivi di lungo periodo grazie all’autonomia e nella costanza delle risorse allocate per la crescita – soprattutto per ricerca ed infrastrutture – rispetto alle volubili necessità di finanziare le politiche di breve periodo del governo di turno. A questa considerazione, tuttavia, si potrebbe obiettare che una allocazione costante di risorse a certe voci del bilancio pubblico già esistenti potrebbe fungere allo stesso scopo (es, 3% annuo alla ricerca, 2% in grandi opere, etc). Rispetto alle strutture già esistenti, tuttavia, un ente autonomo accuratamente strutturato potrebbe porsi anche l’obiettivo di raggiungere un’efficienza gestionale ed una organicità maggiore rispetto all’attuale parziale decentramento con cui sono attuate le politiche per la crescita. Pensiamo alla realizzazione di una copertura wi-fi delle città italiane su scala Nazionale: se una simile opera fosse strutturata a livello centralizzato invece che a livello di singola provincia, come accade in questo momento, i vantaggi in termini di tempi, costi e organicità sarebbero probabilmente superiori.

Si tratta solamente di uno spunto di proposta, da analizzare con maggior dettaglio nei suoi costi e benefici e che, certo, non è esente da possibili critiche. Una banca del genere dovrebbe essere fondata, in primis, su accurati studi microeconomici per evitare distorsioni allocative ancora maggiori rispetto a quelle già provocate dal resto del settore pubblico.

Come giustamente è stato fatto notare da alcuni lettori, sussisterebbe in secondo luogo un certo problema “politico” interno alle scelte relative agli investimenti da effettuare o alle risorse da allocare. Qualsiasi investimento (ponte di Messina o traforo degli appennini? Ricerca sul tumore o ricerca energetica?) pone infatti dinnanzi a scelte soggettive di priorità. Compito di un tale ente, a questo punto, potrebbe essere anche l’elaborazioni di indici che rendano piu oggettive le scelte compiute. Indicatori sullo allo sviluppo delle singole regioni, o allo sviluppo relativo del Paese rispetto ad altri esteri potrebbero fungere allo scopo.

Sorge chiaramente, in ultima analisi, un problema di controllo di gestione. Assicurarsi che la governance di un simile ente non finisca ad intrecciarsi con interessi di singoli come spesso avviene a livello locale è tutt’altro che scontato. Gli indicatori potrebbero essere d’aiuto in questo senso, ma non è possibile comunque escludere una mancanza di trasparenza a certi livelli dell’ente. Per quanto si possa ritenere che un ente centralizzato sia meno soggetto alle pressioni locali rispetto a province e regioni, l’elaborazione di un accurato sistema di accountability, in questo senso, rappresenta un’ulteriore sfida per il tema. Dinamiche e problematiche complesse che rappresentano comunque uno stimolo interessante per cittadini e policy-makers del futuro.

Niccolò Ferragamo - OpenNews.it
n.ferragamo@gmail.com

Il giornalismo ieri, oggi, domani- Incontro con Enrico Mentana

Non è finita l’era del buon giornalismo, nè mancano del tutto degli incontri culturali ben
strutturati e stimolanti. Proprio ieri pomeriggio, 18 novembre, nell’Aula Azzurra del palazzo della Scuola Normale Superiore di Pisa, Enrico Mentana ha parlato del giornalismo passato, moderno e futuro.  É riconosciuto dai più, ha cominciato, come in Italia particolarmente i fatti non siano mai trasmessi senza una pesante patina di opinione più o meno personale; un’opinione spesso così politicizzata da fare da discriminante per quanto riguarda non solo la scelta dell’emittente ma pure l’interesse stesso per la notizia. Per di più queste interpretazioni, rosse, verdi, gialle che siano sono arricchite di vocaboli ricercati, gonfi, colti, incomprensibili specialmente in materia politica; basti pensare al buffo fenomeno per cui “chiunque di noi “va a Pisa”, mentre se si tratta del Presidente della Repubblica questi “si reca a Pisa””(parole di Mentana). I risultati di tutto ciò sono evidenti: ciascun giornale, ritagliando solo le notizie adatte alla sua tintarella, trasmettono interpretazioni che gli ascoltatori o i lettori faticano a decifrare, ma appoggiano solo in base allo schieramento.

Facendola breve, negli ultimi anni si è trattato per lo più di pro o contro Berlusconi, il cavallo su cui ogni rivista e ogni telegiornale ha scommesso in maniera diversa, cavalcando l’opinione pubblica, trovandosi le pagine praticamente ogni giorno già compilate dal solito protagonista, commettendo il fatidico errore di ignorare tutto il resto. Dove eravamo noi quando nei mesi e negli anni si  sentivano già i tuoni del temporale finanziario(Irlanda, Grecia, Spagna..)? Dove ancora quando si trattava di nuove elezioni nella penisola Iberica? Dietro a Berlusconi, ovvio! Ed ora si apre un periodo che Mentana ha definito “al cloroformio”, in cui i giornali devono di nuovo sforzarsi di riempire le pagine, in cui si dovrà guardare oltre al nostro naso, in cui forse il talk show politico perderà un pò di ascolti, in cui magari si potrà cambiare il modo di fare giornalismo. Ciò che lui intende sotto a questo nome è un fornire informazione chiaramente, come il grande Indro Montanelli, trattare tutti i fatti e quanto più apoliticamente, parlando “come si mangia”, “sine ira et studio”(sue citazioni), come se si parlasse liberamente e non come se si stesse scrivendo un saggio.  Questo è il buon telegiornale, il buon giornale, perchè quello che fa il furbo verrà sempre scoperto; dicendola con un suo esempio, se un fornaio dice  che non è stato affatto sfornato il pane oggi ma quello vicino lo ha, è facile capire chi ha imbrogliato e sapere domani dove rivolgersi.

Certo, non trascurabile il ruolo che Facebook, Twitter oltre ai miliardi di altri blog e siti informativi su internet (e qui ci sentiamo chiamati in causa) stanno giocando; più mediatori non rendono solo duro il pane a quelli che scrivono nei quotidiani aumentando la concorrenza ma anche più arduo il compito di distinguere le notizie affidabili.

Dopo questi e molti altri discorsi, Mentana ha concluso con un grigio parere sull’intraprendere questa carriera oggi: sconsigliato a chi ne voglia dipendere finanziarmente, a chi non sia mosso da grande passione, incoscienza, a chi non sia abbastanza intransigente nel venire a patti e a chi non possa vantare una gran fortuna.

Insomma, un grande giornalista ha concluso così, sulle note di “Uno su mille ce la fa”.

 

Chiara Piotto

Profumo di tecnocrazia

L’itala è un paese storicamente ritardatario; lo si può sostenere se ci si attiene alla teoria sull’industrializzazione tardiva elaborata nel 1965 da Alexander Gerchenkron, docente ad Harvard, in cui asseriva che, i processi di industrializzazione di quei paesi che soffrivano di arretratezza relativa rispetto al modello Aglosassone, avrebbero potuto colmare il gap in questione sfruttando i vantaggi dell’arretratezza stessa, ossia immettendo nei processi di sviluppo quei fattori sostitutivi che potessero supplire la mancanza dei prerequisiti necessari per il raggiungimento di ciò che lo studioso definiva come Catchng Up (AGGANCIO) e, di conseguenza del Big Spurt (DECOLLO).

Uno dei punti cardine della teoria del professore di Odessa riguarda la centralità del ruolo degli attori istituzionali impegnati ad aumentare la velocità del processo di industrializzazione. L’altro punto, a mio avviso, fondamentale è così enunciato: maggiore è il livello di arretratezza, maggiore sarà l’importazione di conoscenze tecniche e capitali stranieri.

Ciò cosa significa?
I due punti succitati ci invitano a riflettere sul fatto che non solo i paesi come l’Italia avrebbero dovuto e dovrebbero tutt’ora usufruire di Spillovers generati dai settori di punta dei paesi più avanzati, vedi Germania, altresì avrebbero dovuto e dovrebbero attuare misure di politica economica in grado di portare i propri comparti produttivi più promettenti in una posizione beneficiaria rispetto a tale opportunità.

Per chi conosce anche vagamente il mercato ed i suoi funzionamenti, sa che le esternalità generate da un settore produttivo o, anche da una singola unità produttiva, possono influire fortemente sui meccanismi che determinano la situazione di equilibrio del mercato stesso, invero sul suo stato di salute.

Possiamo portare ai lettori un emblematico esempio di come un determinato settore del mercato abbia la capacità di influire su se stesso attraverso la generazione di Spillovers ed ancora, di provvedere al miglioramento di altre categorie di mercato, ad esso direttamente ed indirettamente connesse.
Ognuno di noi possiede un Personal Computer e, ognuno di noi ne fa uso per i motivi più disparati. Se ci pensiamo bene però, l’utilizzo del PC, sempre più congiuntamente alle funzioni che la rete globale ci mette a disposizione, offre a tutti noi la possibilità di usufruire dello spillover che secerne nellAmbiente-Mercato. Ogni operazione di compravendita Online rappresenta per noi e per gli attori del mercato con cui interagiamo un minor costo-opportunità.
Ci permette dunque di guadagnare in termini di velocità, efficienza ed efficacia dello svolgimento delle operazioni, di accelerare il nostro ritmo produttivo, di immergerci in tutto ciò che la rete ci fornisce, valutando le varie opportunità, consentendoci di ragionare secondo uno dei dieci principi dell’economia, il margine.
Se Pier Giorgio Perotto, un italiano, non avesse progettato il P101, probabilmente oggi non potremmo utilizzare software così potenti e non potremmo godere di tutti i vantaggi che questi portano nelle nostre vite.
Forse oggi non avremmo la possibilità di condividere informazioni e conoscenze.
La domanda che mi sorge spontanea allora è: le istituzioni si impegnano o si sono impegnate a finanziare e stimolare quei settori con maggiori possibilità di crescita, in grado di generare esternalità positive o, al contrario hanno concentrato la propria attenzione su quei sistemi ritenuti POLITICAMENTE PIU’ IMPORTANTI? 
Ed ancora, la ricerca e l’istruzione, che ruolo ricoprono in tutto ciò?
Permettetevi di dare una risposta secca ed inequivocabile.
La ricerca e l’istruzione rappresentano il settore che più di tutti è in grado di guidare un’economia verso uno stato di salute e dinamismo e, no, lo Stato non investe abbastanza risorse in questo settore.
Secondo i dati forniti dall’Istat, nel 2010 l’Italia ha investito in Istruzione e formazione soltanto il 4,6% del suo prodotto interno lordo, preceduta, in ordine non decrescente da:
Repubblica Ceca, Romania, Paesi Bassi, Ungheria, Irlanda, Austria, Malta, Francia, Polonia, Lituania, Finlandia, Belgio, Portogallo, Slovenia, Regno Unito, Lettonia, Estonia, Svezia, Danimarca, Cipro.
Questi dati non hanno bisogno di commenti ed è per questo che sono convinto del fatto che in questo governo tecnico Francesco Profumo ricopra un ruolo cruciale, fondamentale per il futuro del Paese.
Egli è un tecnico, un ingegnere, un ricercatore e Rettore del Politecnico di Torino.
In virtù delle sue competenze e della sua natura sa bene che l’istruzione può essere il vero valore aggiunto di una nazione che deve cercare in tutti i modi di risalire la china.
Le innovazioni, figlie della ricerca, possono stimolare un processo di miglioramento dei sistemi produttivi, i quali possono giovare della SPECIALIZZAZIONE che, a sua volta, ha la capacità di generare innovazione.
Non è convinzione mia, o meglio, non solo mia, che l’efficacia dell’innovazione tecnologia possa sfociare nei settori industriali e non, in economie di scala e rendimenti di scala costanti, con probabili ripercussioni positive sul mercato del lavoro.
In conclusione, molti sostengono che questo sia il “governo delle banche”.
Io non conosco la verità, ma, come avrete capito, mi sono fatto un’idea e voglio credere che un paese come il nostro meriti la possibilità di ripartire;
personalmente credo questo sia il momento giusto.

Leonardo Pierri – www.opennews.it


Fonti:
ISTAT;
Principi Di Microeconomia, N.G. Mankiw.
L’industria italiana, Magda Bianco
Una Storia economica d’Europa, P.Massa, G.Bracco, A.Guenzi. J.A. Davis, G.L. Fontana, A.Carreras
The Stages of Economic Growth, W.W Rostow

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