Archivio per: ottobre, 2011

Il punto sulla serie B: Torino, altra fuga. Samp, che batosta.

E’ ancora il Torino a dettare i tempi del campionato cadetto e a provare per la seconda volta la fuga, approfittando di alcuni risultati sfavorevoli delle inseguitrici. Il Padova infatti, non riesce a tenere il passo e viene addirittura superato da Pescara, Sassuolo e Reggina, scivolando così dal secondo al quinto posto. Da lì in giù, inizia ad aumentare il distacco e lo scalino tra le prime della classe e la Sampdoria è sempre più alto. In coda, importantissime vittorie per Modena e Vicenza assieme al buon punto in trasfeta per il Gubbio. Ma vediamo nel dettaglio le sfide della dodicesima giornata.
Come detto, la capolista Torino riprende la cavalcata vincente interrottasi a Gubbio meno di una settimana fa sbarazzandosi, non senza fatica, dell’ Empoli, ormai in caduta libera. All’”Olimpico”, dopo il vantaggio toscano di Lazzari, i granata ribaltano il risultato nella ripresa nel giro di un quarto d’ora: prima Ebagua e poi Darmian regalano così i tre punti a Ventura e fissano il punteggio sul 2-1. Stesso risultato, anche se negativo, per il Padova, che non riesce a rimettere in piedi l’incontro di Crotone nonostante un secondo tempo arrembante. E’ nella prima frazione di gara che gli uomini di Dal Canto perdono l’incontro: i pitagorici riescono a portarsi sul 2-0 grazie a Calil e Florenzi e a mettere in ghiaccio il risultato. A nulla serve infatti il gol di Cacia, per una sconfitta che, come detto, catapulta i biancoscudati al quinto posto. Avanzano infatti Pescara, Sassuolo e Reggina. Gli abruzzesi, nell’anticipo del venerdì, espugnano il San Nicola di Bari grazie ad una doppietta del giovane Insigne; il Sassuolo si impone con il minimo scarto (gol firmato dal solito Boakye) nel match casalingo con il Grosseto mentre la Reggina strapazza 0-3 il Brescia. Ceravolo, Viola e Ragusa fanno tornare grandi i calabresi, che oltre alla bravura, sono accompagnati dalla buona sorte: il Brescia infatti, oltre a sprecare molte occasioni da gol, butta alle ortiche ben due calci di rigore, che Kovasic neutralizza a Feczecin e a Budel. Figuraccia della Samp in casa della Nocerina, che gioca la partita perfetta e realizza ben quattro reti. Ora la panchina di Atzori è davvero a rischio, e dalla società arriva l’ultimatum: se non vince la prossima sfida interna con il Crotone verrà esonerato. Grande merito della figuraccia dei liguri va comunque attribuito alla Nocerina, vittoriosa per la prima volta in casa in questo campionato. Di Maio, Castaldo, Catania e Del Prete stendono la Samp, che solo nel finale accorcia le distanze con la doppietta di Maccarone. Vince ancora il Varese, che grazie a Carrozza e Cellini ha la meglio su una combattiva Juve Stabia, che riesce a trovare il momentaneo 1-1 con Cazzola, ma capitola nella ripresa. Nel derby veneto tra Cittadella e Verona, sono gli ospiti a spuntarla: si decide tutto nei primi venti minuti, con il vantaggio del Cittadella ad opera di Bellazzini su rigore, il pareggio di Ferrari e il gol vittoria di Hallfredsson, ancora una volta decisivo. In coda, importante vittoria del Modena in trasferta ad Ascoli. Gli emiliani approfittano del momento no della compagine di Castori e con Carini riescono a trovare i tre punti esterni. Altro successo è quello del Vicenza, che prima va sotto con l’Albinoleffe (gol di Laner) ma grazie ad un gran secondo tempo riesce a ribaltare il parziale nonostante l’inferiorità numerica: Paolucci e Abbruscato firmano il successo biancorosso. Infine, l’unico pareggio di giornata è quello tra Livorno e Gubbio. Gli umbri, sotto la guida di Gigi Simoni, stanno risalendo la classifica a piccoli ma determinanti passi mentre il Livorno spreca l’ennesima occasione per avvicinarsi ulteriormente alla griglia playoff. E’ Bigazzi a portare in vantaggio i toscani, che a pochi secondi dal termine vengono raggiunti da un tocco di Ciofani deviato da Bardi, per un’autorete che sa di beffa.

Aiutare si può-

Sono tante le foto che scorrono sulle pagine del web, i video che vengono condivisi sul disastro che ha colpito la provincia di La Spezia in questo inizio autunno. Monterosso, Vernazza, perle sul mare ma anche dell’entroterra come Pignone, Brugnato e Borghetto sono state violentemente colpite da onde feroci di acqua e terra e c’è bisogno ora, più che mai, di aiuto . Aiuto vuol dire lavoro fisico, per ripulire terra e fango che hanno invaso tutto, ma anche sostegno, portando i beni di prima necessità, mancanti, nei luoghi stabiliti ( Polo della Protezione Civile di Santo Stefano zona industriale),  offrendo ospitalità a chi ha perso la propria casa, facendo delle offerte per concorrere ai numerosi lavori di ristrutturazione e sicurezza.

I giovani sono fra i primi attivi in questo momento, si riuniscono in un gruppo che possa raccogliere fondi nelle scuole ma non solo, vista la chiusura di queste a causa delle condizioni dei trasporti. Un primo importante evento è stato lanciato, a cui è importante partecipare numerosi: la raccolta fondi alluvionati.

Sabato 29 ottobre, dalle 17,30 alle 20,00, via del Prione.

Un luogo di ritrovo, facciamo in modo che non lo sia solo nei momenti positivi.

http://www.facebook.com/event.php?eid=293549177329516&ref=ts#!/groups/211469365590348/

per informazioni per portare viveri a Santo Stefano http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cronaca/Protezione-Civile-Portate-viveri-e-96156.aspx

 

Chiara Piotto

 

Lo spuntino fotografico3- una fetta di Saint Honorè?

Quando si dice “i cani assomigliano sempre ai loro padroni”…

La fetta di torta che ci sta offrendo Eliott Erwitt (classe 1928) fornisce “semplicemente” la possibilità di cambiare punto di vista, di girare a 180° la nostra visione della vita, di non stare sempre al proprio posto.

Se invece degli uomini “che fanno una vita da cani”, fossero i cani a fare la vita dei loro padroni, forse si avrebbero risvolti positivamente sorprendenti in società.!

Alla prossima merenda,

 

Chiara Piotto

Un aiuto concreto: l’alluvione alla Spezia

L’alluvione che ha colpito la Provincia della Spezia comincia a ricadere sulle provviste alimentari e i generi di prima necessità.  Anche i giovani si mobilitano per mezzo della rete. Raccogliamo i numeri utili e li mettiamo a disposizione di coloro che abbiano intenzione di utilizzare il ponte dei Morti per agire concretamente:

Per aiuti dall’Italia 800.840.840, per i volontari 0187.7481, centralino prefettura. Battelli per le 5 terre alle ore 8.30-10.30-13.30-15:30: servono acqua, pane, latte e prime necessità. Ma il gran numero di chiamate ha reso necessario lo smistamento delle competenze: il Comune della Spezia, attraverso la segreteria del sindaco, è l’altro punto di riferimento per volontari e tutti coloro che volessero contribuire con vivere, bevande, medicinali, vestiti e qualsivoglia necessità. I numeri sono quelli della segreteria del sindaco: 0187.727388 e 0187.727234 (Fonte: Città della Spezia Quotidiano)

 

Vicini o lontani, il pensiero va alla nostra terra.

 

Francesca Larosa – www.opennews.it

Il punto sulla B: volano Padova e Pescara. Si ferma il Torino

Undicesimo turno nel campionato cadetto all’insegna di Padova e Pescara,
inseguitrici della lepre Torino, fermata però a Gubbio e ora più vicina. Bene
anche la Reggina, che risale in zona playoff dopo alcune giornate non positive
e il Grosseto, che in casa riesce a strappare la vittoria al Brescia e a
rilanciarsi in classifica.

Come detto, Padova e Pesaca sono per adesso le vere antagoniste della
capolista Torino. I veneti hanno sofferto non poco nel derby con il Vicenza, ma
grazie ad un finale al cardiopalma sono riusciti a spuntarla. Vantaggio
iniziale patavino con Legati, pareggiato a pochi minuti dal termine da un
rigore di Abbruscato. Partita che sembrava ormai indirizzata sull’1-1 ma una
zampata di Cacia in pieno recupero ha sconvolto l’incontro regalando il
successo agli uomini di Dal Canto. Il Pescara invece travolge 4-1 l’Ascoli di
Castori, ancora fanalino di coda a -1. Protagonista di giornata è bomber
Sansovini, autore di una tripletta strabiliante; chiude i giochi Insegne,
mentre per gli ospiti inutile gol di Tamburini. Torino sempre più vicino
quindi, che trova a Gubbio un’inaspettata sconfitta dopo ben cinque vittorie
consecutive. A castigare i primi della classe è Ciofani, attaccante rossoblu la
scorsa stagione protagonista nell’Atletico Roma, che regala la gioia della
prima vittoria al nuovo mister  Gigi Simoni, vecchia conoscenza del calcio italiano.

Quarta forza del campionato è il Sassuolo, che però impatta sull’1-1 a Empoli. Vantaggio toscano con il
giovane Dumitru, poi raggiunto nella ripresa da Masucci.  Terza vittoria consecutiva invece per la
Reggina, che al “Granillo” ha la meglio sul Varese per 3-2. I
lombardi, dopo il cambio in panchina e le tre vittorie in altrettante gare,
hanno trovato nei calabresi un avversario superiore che ha sempre avuto il
controllo del match. Ragusa e Missiroli portano i padroni di casa sul doppio
vantaggio, dimezzato però da Figliomeni. Terza rete di Colombo e ultimo assalto
varesino premiato con il gol di De Luca, arrivato però troppo tardi. Ancora un
pari interno per la Sampdoria, fortemente fischiata e contestata assieme all’allenatore
Atzori, non ancora in grado di presentare una Samp bella e vincente nonostante
l’importante campagna acquisti. Questa volta è il Cittadella a strappare lo 0-0
e fare un altro significativo passo avanti in classifica.

Bella vittoria del Grosseto di Ugolotti, che tra le mura amiche riesce ad imporsi sul Brescia, un
po sulle gambe dopo l’inizio di stagione giocato ai mille all’ora. Gli uomini
di Beppe Scienza sono alla terza sconfitta in tre gare, con un solo gol segnato
e ben sette subiti. Il Grosseto approfitta quindi della situazione-no dei
lombardi e rifila loro un secco 2-0 targato Sforzini-Caridi. Sempre più
sorprendente il cammino della Juve Stabia, che si libera con il minimo scarto (
gol su rigore di Sau) del Bari e porta a casa punti importanti per l’obiettivo
minimo della salvezza. Negli ultimi sei incontri ben cinque vittorie per le
“vespe”, che senza la penalizzazione di sei punti navigherebbero in
alta classifica. Sconfitto, sempre per 1-0, il Livorno a Modena. Cammino a dir
poco altalenante per i toscani che in Emilia trovano la quarta sconfitta
stagionale, mentre i canarini risollevano la testa dopo un avvio di torneo non
molto brillante. Decide Stanco dopo pochi minuti del primo tempo. Bella
vittoria esterna del Cotone, che passa a Bergamo contro l’Albinoleffe per 3-1.
Acuto fuori casa firmato da Djuric, Loviso e Ciano. Per i padroni di casa, in
una situazione di panchina e di classifica molto precaria, rete del momentaneo
pari di Foglio.

Infine, pareggio per 1-1 tra Verona e Nocerina, protagoniste
dell’anticipo del venerdì. Al vantaggio ospite di Castaldo ha risposto il forte
centrocampista islandese Hallfreddson, per un punto che premia maggiormente
glio ositi, arrivati a quota dieci punti.

 

Federico Ratti

Vita e morte di un Rais

Il colonnello è morto: come un topo in trappola, secondo le ricostruzioni pervenute dalla Libia, catturato in una buca e poi ucciso, probabilmente a freddo. Si chiude definitivamente una lunghissima pagina di storia, aperta quel 1° settembre 1969 in cui il mondo imparò a conoscere Mu’ammar Gheddafi, l’uomo che per quasi quarantadue anni ha dominato incontrastato il suo paese tra bagni di folla e uccisioni di massa, velleità pan-arabiste e accordi con l’Occidente, passando per il sostegno al terrorismo internazionale.

Tanti personaggi ha interpretato questo figlio di beduini nato nel deserto alle porte di Sirte, prima di trovare la morte proprio nello stesso luogo di nascita, la città della sua tribù, i Qhadafia, e ultima roccaforte delle truppe a lui fedeli. Cresce nel mito di Nasser, l’uomo che con la sua abile oratoria incendiava l’opinione pubblica araba nel nome del nazionalismo, del panarabismo e del socialismo, diventando ben presto suo allievo. Come il presidente egiziano sceglie la carriera militare, si iscrive all’Accademia Militare di Bengasi e, dopo un breve periodo di specializzazione in Gran Bretagna ottiene il grado di capitano nel 1969. L’esercito è per Gheddafi il miglior mezzo possibile per mettere in pratica le idee socialiste, nazionaliste e pan arabiste, rappresentando il veicolo di cambiamento ideale per un paese ancora governato da Re Idris, troppo legato alla tutela americana e francese e agli interessi di pochi proprietari terrieri, spesso stranieri. Il 1° settembre 1969 alla testa di un gruppo di “Ufficiali Liberi” (Nasser docet) organizza e porta a termine il colpo di stato che rovescia il vecchio re, dando inizio a un regime, presto trasformatosi in dittatura, destinato a durare per più di quattro decenni. Per se stesso sceglie il grado di colonnello, e tale rimarrà fino alla fine. Ha ventisette anni.

Arrivato al potere, Gheddafi ha bisogno di infondere al suo popolo una coscienza nazionale che non ha, essendo uno stato artificiale creato dal colonialismo italiano, con tante differenze al suo interno. Punta proprio sull’odio anti-italiano, sul risentimento verso i vecchi colonizzatori per crearla: nel 1970 caccia tutti gli italiani dal suolo libico (anche se i tecnici dell’ENI saranno sempre i benvenuti) e istituisce la giornata dell’odio, a perenne memoria dei trent’anni di dominazione italiana subita. Fare i Libici si rivelerà un impresa immane, e, nonostante i successi ottenuti specialmente nella più urbanizzata Tripolitania, Gheddafi non potrà fare a meno di appoggiarsi al consolidato sistema delle tribù, che contribuirà a mantenere l’ordine e la pacificazione interna fino all’inizio del 2011, a spese soprattutto degli abitanti della Cirenaica, appartenenti all’antica e, durante il regno di Idris, potente confraternita dei Senussi.

In politica estera Gheddafi si atteggia come nuova guida dei popoli arabi, tentando di raccogliere il testimone del suo modello Nasser, morto prematuramente nel 1970. Ha un’arma importante da sfruttare, il petrolio, e lo fa molto bene. E’ dalla Libia che sempre nel 1970 partono le rivendicazioni destinate ad alzare il prezzo del greggio, in un crescendo che esploderà con la Guerra del Kippur tre anni più tardi. Le riserve di greggio libico sono immense e i dollari cominciano a scorrere a fiumi nelle casse di Tripoli (e della famiglia Gheddafi), senza però che il colonnello riesca ad assumere la leadership del mondo arabo. Nei primi anni ’70 propone unioni panarabe prima con la Tunisia e poi con l’Egitto, ma Bourghiba e Sadat rispondono picche, troncando sul nascere il suo sogno di rappresentare la spada dell’Islam e del mondo arabo. Respinto dai fratelli arabi il rais si volge verso l’Africa nera, dove arriverà a sostenere i peggiori dittatori, da Bokassa a Idi Amin, e ad intervenire pesantemente durante la guerra civile in Ciad, nella quale incrocerà le armi con le forze di pace francesi. Più tardi si fregerà del titolo di Re d’Africa, e di Re dei Re d’africa, facendosi eleggere a suon di dollari Presidente dell’Unione Africana e mostrandosi in sgargianti vesti mai così lontane dalle sue uniformi militari degli esordi.

Negli anni ’80 il colonnello inizia a scontrarsi in maniera decisa con l’Occidente. Convinto sostenitore della causa palestinese, sostiene l’OLP, finanzia vari gruppi terroristici in tutto il mondo e nel 1986 entra nel mirino dei caccia americani inviati da Reagan in seguito ad un sanguinoso attentato contro una discoteca piena di marines in Germania di cui viene considerato responsabile. Si salva per miracolo, grazie all’avvertimento di Craxi e Andreotti, ma questo si saprà molto tempo dopo. L’attacco subito gli causa enorme popolarità in tutto il mondo arabo, ma quando nel 1988 agenti libici (così almeno dice la sentenza) provocano l’esplosione del volo Pan-Am sui cieli di Lockerbie in Scozia causando 270 morti l’ONU vota l’embargo contro il paese, l’economia libica ne risentirà e Gheddafi per dieci anni diventerà un paria del sistema internazionale.

In patria, comunque, grazie ai soldi portati dal petrolio e ad un sistema di sicurezza e repressione efficiente, Gheddafi i risultati li ottiene. Costruisce infrastrutture, ospedali e industrie, arma l’esercito a dismisura con mezzi sovietici, rende la Libia lo stato più ricco d’Africa, migliorando sensibilmente le condizioni economiche della popolazione e investe denaro in templi della finanza e dell’industria europea come la Fiat. Nel 1977 il rais proclama la Grande Jamahiryia Araba Libica Popolare Socialista, basata su un’apparente democrazia diretta, e nel 1979, al culmine della popolarità rinuncia a qualsiasi carica ufficiale, facendosi chiamare semplicemente “Qaid”, la guida della rivoluzione. Nel 1975 aveva pubblicato il suo “vangelo”, il Libro Verde, in cui enunciava il suo credo, imperniato su democrazia diretta e socialismo, le basi di una nuova teoria universale alternativa alla democrazia liberale e al comunismo. Per decenni il consenso non manca, anche se in alcuni casi serve la mano pesante per reprimere il dissenso di senussi e radicali islamici, come nel carcere di Abu Salim nel 1996 dove vengonotrucidati circa 1200 detenuti secondo Human Rights Watch.

Il resto è storia recente. Revocato l’embargo dall’ONU, dopo l’11 settembre il colonnello si riavvicina a UE e USA, proponendo il suo know-how in fatto di repressione del radicalismo islamico. La Libia viene così cancellata dalla lista degli stati canaglia in cambio della rinuncia alla produzione di armi di distruzione di massa, avvenuta nel 2004 dopo la scoperta di un carico di uranio destinato alla Libia da parte di Cia, Mossad e Sismi. Viene inaugurato un lungo periodo di collaborazione con i governi occidentali, in particolare con quello italiano, con cui firma uno storico trattato di amicizia nel 2009. I suoi eccessi fanno sempre discutere, ma viene sempre accolto con i migliori riguardi da tutti i Grandi, e l’imbarazzante amicizia con Berlusconi fa discutere, in Italia e fuori. Rimane comunque un interlocutore obbligato in materia di lotta al terrorismo, di contrasto all’immigrazione clandestina e di approvvigionamenti di petrolio e gas. Sembra intoccabile il rais, invece all’improvviso tutto crolla: lo tsunami delle rivolte arabe del 2011 travolge anche lui, per molti inaspettatamente. Attaccato dai ribelli della Cirenaica e abbandonato da molti amici e collaboratori, pare ancora in grado di resistere e contrattaccare ma questa volta il vecchio nemico, la NATO, per motivi umanitari o economici che siano irrompe nella guerra civile e determina la sua sconfitta.

L’Ultimo Gheddafi lo abbiamo visto nei drammatici video che hanno documentato la sua fine, il 20 ottobre 2011. E’ un uomo terrorizzato, sgomento e impotente di fronte ad una folla inferocita che lo odia, che lo vorrebbe linciare. Solo pochi mesi fa faceva ancora paura, quando arringava i suoi fedeli nelle piazze di Tripoli, lanciando proclami pieni di odio e minacce verso l’Occidente, e non pochi, soprattutto in Italia, qualche timore lo hanno provato, memori anche dei missili lanciati contro Lampedusa nel 1986. Non stiamo a giudicare in questa sede chi ha deciso di porre fine alla sua vita in modo così brutale. Certamente la morte violenta a freddo senza processo non la merita nessuno, neanche il peggior criminale, ma al termine di quarantadue anni di repressione e di una guerra civile sanguinosa non è sempre facile calmare gli animi di uomini imbevuti di sete di vendetta. In Italia nel 1945 non andò molto diversamente.

Mu’ammar Gheddafi è stato un soldato, un re, un terrorista, un interlocutore autorevole e affidabile, uno spietato dittatore, un folle. Senza di lui la Libia può avviarsi a un futuro migliore e democratico, sempre che le varie anime del CNT riescano a mantenere la concordia e a non deviare in nuovi autoritarismi o in regimi islamici integralisti. Domenica 23 ottobre il Segretario del CNT e ora Capo di Stato ad interim Mustafa Abd al-Jalil ha proclamato a Bengasi la liberazione nazionale, non mancando di richiamarsi alla Sharia islamica quale legge fondamentale del paese. La guerra è dunque finita, la nuova Libia è ancora tutta da costruire.

Francesco Linari – www.opennews.it

INTERNATIONAL – Globalisation and development: a new perspective

Hello, I thought I would begin by introducing myself. My name is Daniel, an I was born in London to Nigerian parents.

Victim of Circumstances

Some say this makes me a product of globalisation, I disagree. It was most likely an economic decision by my parents and one which was not taken lightly. The main point I am trying to make is that I am influenced by both my Nigerian culture and British culture. I often sit back and think of how fortunate I am or how unfortunate I could have been, which I am extremly grateful for, as it keeps me grounded.

Motivation

This dual culture often pulls me in different directions, sometimes competing, and has given me a variety of interests. More importantly it is a constant reminder that quality of life is not dependant on your skills or talent. Books like Paul Collier’s Bottom Billion highlight people intrenched in poverty, and for me provides a compelling reason to play an active role in helping them. This is why I studied, and continue to study Development and what brings me to you. It is my passion and sometimes in my more reflective moments, I believe it is my duty.

Development as a right

Development is one of the cornerstones of life and when you think about it, personally we have been developing since we were born. In fact this personal development is protected by the UN, in the 1948 Universal Decleration of Human Rights. In order to protect these rights it has become abundantly clear that they are inexplicably tied to social and economic factors. Development is often see in purely an economic context and measured in GDP. For sure it is important, but the blind pursuit of commerce can lead us to forget and often under value the important and beautiful things about life, such as culture and nature.

Different Views

Development means different things to different people, and there a number of different actors interested in development; the Global North, the Global South, the West, the East, NGOs, civil society and more. Categorising can be difficult as it suggests that there is uniformity in the way in which the different actors see development but it is useful as a descriptive term and should not be used as a basis to implement policy. Similarly I hope you judge my words based on their content and not whether I fit into one of these groups.

 

I hope you enjoy reading many articles from me, and do leave a comment because I love a discussion. I would encourage you to do it English as I have yet to master the beautiful language that is Italian!

 

Daniel Idowu – www.opennews.it

La tenerezza in uno scatto- Giselda Biagini insegna

Guanciotte paffutelle, vestitini vezzosi e mani morbide, i soggetti di molte foto di Giselda Biagini son così belli che paion confetti.. Ma anche mamme ritratte nel pieno splendore di una pancia sporgente per l’attesa, quadretti di famiglia al completo, l’amore negli occhi di due innamorati. Una patina di zucchero filato, i petali di ciliegio avvolgono le sue fotografie, segno di una bravura e delicatezza tutte personali.

-nel tuo portfolio si trovano ritratti di varia natura, ma possiamo dire che il meglio di te viene fuori quando si tratta di maternità e infanzia.. come mai questa scelta, frutto della tua sensibilità particolare?

adoro fotografare quello che scatena in me più sentimento, ogni donna dopo aver provato la gravidanza sulla sua pelle sa che non c’è cosa al mondo che ti scatena più emozioni di quel periodo tutto speciale per ogni donna.
Adoro fotografare queste fasi perchè ravvivano in me i sentimenti che vivo e ho vissuto.
Trovo che non ci sia cosa migliore di fotografare qualcosa che ti emoziona, in questo modo si da alla foto senz’altro qualcosa di più.

-C’è anche da dire che i tuoi bambini sono particolarmente fotogenici! Non devono esser facili da mettere nella giusta posa.. Che strategia utilizzi?

I miei bambini ringraziano, no bhè anche loro vengono male in certe foto, occhi chiusi, fuga dall’obbiettivo ecc ecc
I bimbi almeno sotto i 3 anni vanno distratti, con giochi, canzoni, come fotografare una bimba di due anni che balla il waka waka, o fotografare un bimbo di 18 mesi che abbraccia l’orsetto, bisogna stare pronti ad immortalare quel bacio sul nasino del peluche che prima o poi arriva.
Certo ci vuole pazienza ma il risultato è garantito, anche perchè i bimbi sono sempre più fotogenici degli adulti grazie alla loro naturalezza.

-I bambini sono un soggetto sempre più controverso per la fotografia.. ci si pone sempre la domanda se sia giusto o meno ritrarli, pubblicarne le immagini..

Credo che le pubblicazioni vadano fatte con criterio, noi vediamo i bimbi con occhi di mamme, futuri genitori…ma si sà al mondo non tutti hanno innocenza nel vedere certe foto, quindi ovviamente le foto da pubblicare vanno scelte salvaguardando i bimbi;consiglio di non pubblicare MAI foto dove i bimbi hanno scoperte  parti intime, come la classica foto sul lettone che i nostri genitori ci hanno fatto, io stessa nelle foto ai neonati cerco sempre già in fase di posa di coprire certe zone, per la foto stessa e per loro.

-C’è chi opta per il ritratto da studio, chi per quello ambientato.. Quali sono a tuo parere i pro e i contro?

Io sono per la luce naturale sempre comunque, che sia in studio o all’aperto.
Seguo da anni una corrente fotografica americana di fotografi che usano solo luce naturale, scegliendo strutture per la sala posa con finestre molto ampie che diano modo di eseguire photoset finchè il sole ne da possibilità.
Questa dona alla foto un aspetto più pulito e apparentemente semplice.

-Un consiglio da chi se ne intende.. quali ottiche sono preferibili quando si tratta di ritratti, tu quali utilizzi?

Io sono riuscita a permettermi delle ottiche “serie” solo ultimamente sicuramente certi obbiettivi fanno la differenza come risoluzione, luminosità.
Io uso per di più il Canon 24-70L e il 100L per i dettagli macro, ma spessissimo uso il canon 50 f1,8 luminosissimo, ottimo sfuocato e super economico!
-Infine, il mezzo Photoshop si fa strada sempre di più.. quanto e come è consentito a tuo parere?

photoshop mon amour!!!
Ai miei inizi l’ho utilizzato moltissimo e penso che questo mi abbia permesso successivamente di conoscerlo e di alleggerirmi, anche se mi rendo conto che non si impara mai abbastanza su photoshop.
Al momento lo utilizzo  per regolare luci e temperature colore, ogni tanto mi capita anche di apportare migliorie a pelle…la regola però è “migliorare senza stravolgere“: in una foto devi essere al meglio ma te stesso, se cambi troppo non è più fotografia ma “magia”!

Chissà che a breve le foto di Giselda non compaiano sulla copertina di qualche diario, quaderno o agenda?

Da tutti gli amanti dello zucchero filato, i nostri migliori complimenti!

 

ecco il link del suo sito, per una sbirciatina in più:http://www.giseldabiagini.com/Giselda_Biagini_/home.html

 

Chiara Piotto

Il tribunale chiude le porte dei Ministeri a Monza.

Roma- “Le sedi dei ministeri restano a Monza e restano aperte e operative”. Il ministro del carroccio Roberto Calderoli reagisce così alla sentenza del Tribunale del lavoro di Roma. “Valuteremo, dopo averlo letto, il pronunciamento del giudice del lavoro e se vi sono degli aspetti sindacali da affrontare li affronteremo e li risolveremo – assicura – ma le sedi di Monza dei ministeri restano aperte e continueranno ad operare”.

Il tribunale del Lavoro di Roma ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri a ben 2.000 euro di sanzione (soldi pubblici…) e alla chiusura dei ministeri a Monza(aperti con soldi pubblici…) perché ledono i diritti sindacali dei lavoratori. I giudici hanno decretato la “cessazione immediata” di questo che, certamente, è un comportamento antisindacale in quanto le rappresentanze sindacali dei lavoratori di Palazzo Chigi non sono state coinvolte prima dell’apertura di queste sedi decentrate, fiore all’occhiello della Lega.

Da Milano, poi, a dar manforte a Calderoli, arriva nientepopodimeno che il Senatùr: «I ministeri non si toccano» con l’aria e il tono di un bambino a cui stanno per portar via le macchinine colorate e che non vuol sentir ragioni ,nemmeno quelle del Presidente della Repubblica in persona che nei scorsi giorni, in una lettera a Berlusconi aveva enumerato i suoi pressanti dubbi sulla costituzionalità dei Ministeri a Monza.

«La scelta confliggerebbe con l’articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative».

Per non parlare poi dell’impiego di risorse pubbliche «L’apertura di sedi di mera rappresentanza – ha sottolineato – costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell’attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale».

I dubbi non vagabondavano però solo nella testa di Napolitano e delle opposizioni, anche la maggioranza ne nutriva e parecchi, anche se poi con il fare di chi getta acqua sul fuoco hanno provato a spiegare, a dare una ratio a questo capriccio leghista, sottolineando che non si tratta di veri e propri spostamenti di ministeri ma di sedi distaccate utilizzate dai ministri quando si trovano al Nord (i ministeri in questione sono due a guida leghista, Riforme e Semplificazione, di cui sono titolari Bossi e Calderoli, e quello dell’Economia, retto da Giulio Tremonti).ma la spiegazione non è piaciuta proprio a nessuno, partendo dallo sesso Pdl , con il sindaco di Roma, Gianni Alemagni, che è tornato a parlare di «comportamento irresponsabile» e con la Polverini presidente della Regione Lazio: «E’ evidente che ha ragione Napolitano»


Alessio Sansosti – www.opennews.it

Black Bloc: “voglio vederci chiaro”

15 Ottobre 2011: una data difficile da ignorare da qualche giorno a questa parte. Giornali, telegiornali, radiogiornali, tutti ne parlano.

Prima fu il raccontare con più sgomento possibile i fatti accaduti, descrivere il famigerato “black bloc”, designarne il target, investigarne le origini; poi vennero le sentenze, le condanne, il rifiuto unanime della frangia o non frangia del movimento in azione. Infine si è passati alla caccia all’uomo, alla ricerca inarrestabile dei colpevoli, alla proposta di riesumare un’ antica legge che punti il dito contro chiunque vada in giro vestito di nero.

Ma cos’è questo blocco nero? Chi è nascosto dietro la maschera che vuol farsi giustizia da sola?

Quale “V” novello si muove sotto i motti della rivolta?

Nel tentativo di trovare una risposta a tale domanda mi sono imbattuta in due testimonianze che mi hanno lasciata abbastanza perplessa; fonte di entrambe è, quasi ovviamente, il caro web.

Un articolo di Repubblica, firmato Carlo Bonini e Giuliano Foschinidel giorno 17 Ottobre , riporta l’intervista ad un tale F. appartenente alla “setta”del black bloc. F., trentenne precario,afferma di aver seguito, insieme ai compagni d’armi, corsi di addestramento in Grecia.“Abbiamo fatto il “master” ‘’, dice. Qui i futuri BB “made in Italy” avrebbero imparato dai compagni greci varie tattiche d’attacco. F. nell’intervista fa cenno a falangi e reparti; nulla da invidiare, insomma, all’esercito della più antica città greca, Sparta.

“Eravamo divisi in due “falangi”. I primi 500 si sono armati a inizio manifestazione e avevano il compito di devastare via Cavour. Altri 300 li proteggevano alle spalle, per evitare che il corteo potesse isolarli. L’ordine che avevano i 300 era di non tirare fuori né caschi, né maschere antigas, né biglie, né molotov, né mazzette fino a quando il corteo non avesse girato largo Corrado Ricci” continua l’intervista:”Siamo divisi in batterie da 12, 15. E ogni batteria è divisa in tre gruppi di specialisti. C’è chi arma, recuperando in strada sassi, bastoni, spranghe, fioriere. C’è chi lancia o usa le armi che quel gruppo ha recuperato. E infine ci sono gli specialisti delle bombe carta(…) “

Un secondo documento, stavolta la fonte è Facebook, descrive un Black Bloc molto diverso da quello organizzato e specializzato di Repubblica. Voi condannerete la scarsa attendibilità di una fonte quale un social network ed io invece ribatterò sostenendo l’enorme potenza mediatica di Facebook e la sua non trascurabile possibilità di raggiungere gli utenti più disparati. A parlare sono i black bloc in persona, non l’iniziale di un nome in rappresentanza di un gruppo, ma l’intera famiglia unita dal bisogno di difendere la propria reputazione ormai infangata; la “nota” appare sulla pagina Facebook “Antifascismo militante Italiano”; immagino loro con lo sguardo fermo davanti al pc di casa, magari uno degli ultimi modelli di Jobs buon’anima o magari un vecchio e stanco computer da scrivania. A viso scoperto, ma solo dietro ad uno schermo, difendono la loro causa; cercano le parole per raccontarsi e redimersi da ciò di cui sono accusati.

Voglio informare voi cari che chi ha bruciato macchine, spaccato vetrine, distrutto santini, non era tra quelli che il 3 luglio in Val di Susa hanno cercato di riappropriarsi del cantiere ne tra quelli che il 14 dicembre a Roma hanno cercato di arrivare al parlamento. Ecco la dichiarazione che smentisce le tattiche di cui F. parla, l’esercito nero in realtà non era organizzato per nascondersi, attaccare, provocare, l’esercito neppure esisteva in quanto organizzazione premeditata. L’azione di cui questi attivisti parlano non prevedeva una distruzione a random, ma solo manifestazioni più “incisive” rispetto a quelle del corteo pacifico.

La nota prosegue:”Sabato il corteo doveva dividersi in “via dei Fori imperiali”, lasciando agli antagonisti più decisi l’opportunità di provare ad arrivare al parlamento occupando la piazza antistante per poi dedicarla all’accampamento degli indignati “pacifici”.Ciò non è stato neanche provato per colpa di quei 15enni teppisti amanti della violenza per la violenza (…) “

Ebbene Violenza per violenza sarebbe stata quella scatenatasi nella Capitale nel giorno dell’Indignazione, non un piano di guerra scandito da punti; niente buste di plastica bianche ad indicare la via come il pane per Hansel e Gretel ma solo violenza per ragazzini repressi. Il compito degli incappucciati sarebbe stato quello di preparare la strada al corteo della pace. La “dichiarazione” si chiude con “energici inviti” a chi non è stato in grado di capire la funzione del blocco :

Un “vaffanculo” per non sapere ma voler giudicare. Un “vaffanculo” perchè in Val di Susa ci incitavate a non demordere, ringraziandoci di essre venuti. Un “vaffanculo” perchè sabato quando ne avevate bisogno ci avete chieste aiuto, limoni e malox

E infine per voi luridi teppisti 15enni che avete trasformato Roma in un teatro dove siete stati attori della vostra stessa rabbia repressa, a voi che avete rovinato una grande opportunità, vi diciamo “arrivederci”, “arrivederci” a presto. La prossima volta non ci saranno i Cobas, la CGIL o i viola a urlarvi “VIA, VIA, VIA!”, ma ci saremo noi, e non saremo cosi clementi.”

Con l’amaro in bocca continuo a chiedermi da quale parte stia la verità. Devo considerare l’idea di nuovi partigiani che volano in Grecia per imparare a estirpare il cancro che affligge la propria nazione, come in un remake del ventennio fascista : “oggi in Spagna domani in Italia”? Oppure devo chiedermi se mio fratello, adolescente, potrebbe un giorno dar fuoco alle automobili, perché il suo professore di matematica non comprende il suo genio? C’è l’imbroglio?Se c’è, dov’è? Qualcuno vuole disorientarci?Se è così, chi è ? Probabilmente questa storia cadrà nel dimenticatoio fino ad una prossima, ipotetica manifestazione teatro di scontri.

Qualunque sia la radice incandescente di questo genere di movimento, che sia esso puro sfogo, azione organizzata, strategia collaborativa, continuo a credere che le rivoluzioni, di qualsiasi tipo, non si realizzino con blocchi di colori distinti bensì con un unico indistruttibile “rainbow bloc”; non con minoranze divise ma con maggioranze compatte, affamate e, ahimè,disperate.

Abbiamo già le carte in regola per la rivoluzione?

Al presente l’ardua sentenza.

Angela Alexandra D’Orso – www.opennews.it

Fonti: http://www.repubblica.it/politica/2011/10/17/news/black_bloc_piani-23345453/

https://www.facebook.com/notes/antifascismo-militante-italiano/lopinione-dei-black-block-se-cosi-volete-chiamarci/275681912463935

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