Cominciare ad andare al nido o alla scuola materna, è uno dei passaggi cruciali dell’infanzia. Si lasciano abitudini e luoghi noti per spazi, persone, esperienze nuove e, soprattutto, c’è il distacco con la persona di riferimento che, solitamente, coincide con la mamma!
Come affrontare al meglio questa novità?

ALLEANZA GENITORI – EDUCATORI
I genitori e le “tate” dell’asilo, sono le persone grazie alle quali il bambino può spingersi ad esplorare sempre nuovi territori e può così fare esperienza del mondo che lo circonda. Perchè questo accada, il bimbo deve sentirsi affidato a persone che i genitori considerano un proseguimento di sé.
E’ importante che, in una fase preliminare all’inserimento, i genitori si confrontino con gli educatori, raccontando al meglio il proprio figlio.
È fondamentale che tra educatori e genitori ci sia una solida alleanza, quindi è importante evitare di criticare le maestre davanti al bambino, anche se questi ha solo pochi mesi: il linguaggio non verbale e il tono della voce rivelano molto di più delle parole dette!
L’ASILO E’ UN’ OPPORTUNITA’
Il bambino, fin dalla nascita, è predisposto alla relazione con altri bimbi e adulti. Il nido e la materna non vanno guardati solo nell’ottica di una scelta necessaria per i genitori, ma anche come un’opportunità per il bambino stesso. Se la mamma è consapevole di questo, eviterà inutili sensi di colpa che, tra l’altro, non aiutano certo il bambino ad accogliere bene la nuova esperienza.
IL MOMENTO DEL SALUTO
Il saluto è senz’altro uno dei riti più importanti. Salutate sempre il vostro bambino prima di andare via perchè il saluto presuppone il ritorno.
Al contrario, andare via di nascosto, è assolutamente sconsigliato perchè quando il bambino si accorgerà della vostra assenza, si sentirà tradito ed abbandonato.
Durante il saluto è anche importante essere precisi. Invece di dire “Adesso la mamma va a lavorare, ma dopo viene a prenderti”, legate quel dopo ad un evento che il bimbo riconosca dicendo per esempio “La mamma verrà a prenderti dopo che avrai fatto merenda”. In questo modo il momento del ricongiungimento con la mamma non sarà confuso e indeterminato, ma legato ad una circostanza concreta e quindi il bambino saprà quando aspettarla e ciò lo renderà più sereno.
Un’altra cosa a cui bisognerebbe fare a ttenzione è quella di non fare promesse che non sapete se riuscirete a mantenere. Non dite quindi che andrete a prenderlo voi se poi al momento dell’uscita dall’asilo ci andranno il papà o i nonni.
E DOPO UNA GIORNATA ALL’ASILO……DI NUOVO INSIEME!
Una volta a casa, date al vostro bambino il piacere di essere di nuovo insieme, creando situazioni piacevoli che siano solo vostre. Per esempio sedetevi vicini condividendo un gioco o una merenda. Se vostro figlio vuole stare un pò di più in braccio, accoglietelo in questa sua esigenza di contatto. E se quando lo andate a prendere all’asilo, vi rifiuta o si mostra indifferente nei vostri confronti?
Bè, che dire, per il genitore non è certo piacevole, ma non c’è da preoccuparsi e, soprattutto, non bisogna mostrarsi delusi o infastiditi da questo atteggiamento. Si tratta di una risposta naturale allo stress del distacco. Accostatevi al vostro bimbo e partecipate a quello che sta facendo…..il rifiuto durerà poco!
IL VADE MECUM DEL BUON INSERIMENTO
Laura Bisi – www.opennews.it
Le prime 4 giornate di Serie A (3 delle quali giocate nello spazio di una settimana) hanno detto ancora poco sulle reali forze in campo.La classifica si presenta corta, cortissima con ben 16 squadre in 5 punti e con una capolista virtuale, l’Atalanta, che avrebbe 10 punti, se non fosse per la penalizzazione (-6) inflittale per la vicenda del Calcio scommesse.
Proprio i bergamaschi sono stati, fino ad oggi, la squadra più continua del carrozzone Serie A.La voglia di cancellare subito l’handicap del meno 6 ha regalato 3 vittorie ed un pareggio agli orobici.Già dalla prima giornata, il pareggio 2-2 in casa del Genoa, con doppietta di Maxi Moralez, aveva fatto capire che la Dea aveva voglia di stupire e Colantuono ha saputo ben motivare i suoi ragazzi.I gol di Denis, l’imprevedibilità di Moralez e la spinta di Schelotto hanno fatto il resto.L’Atalanta ora ha 4 punti e si è subito rimessa in corsa-salvezza.
La coppia di testa è bianconera:Juventus e Udinese guidano la classifica dopo 4 turni con 8 punti.
La squadra di Conte è stata artefice di un buon avvio, con la larga vittoria all’esordio nel nuovo Juventus Stadium contro il Parma(4-1) e il successo di Siena.Poi nelle ultime due gare sono arrivati due pareggi;il primo in casa con il Bologna,dopo una gara ben giocata ma complicata dall’espulsione di Vucinic e da qualche incertezza difensiva di troppo nella ripresa.L’1-1 di Catania è stato frutto di una gara difficile,figlia di un brutto primo tempo da parte dei bianconeri e di una ripresa giocata con carattere dalla Juve,che, però, non è riuscita a fare bottino pieno di fronte ad un ottimo Catania.La Banda Conte è attesa da ulteriori banchi di prova.
L’Udinese di Guidolin continua a stupire, trascinata dal solito Di Natale. Due vittorie iniziali(Lecce e Fiorentina),ottimo pareggio a S.Siro contro il Milan e 1 punto a Cagliari.Il Milan e l’Inter sono partite con il freno a mano tirato per motivi differenti e si presentano con 5 e 4 punti a testa.
Gli uomini di Allegri, campioni in carica, hanno avuto problemi di infortuni ed un calendario non morbido. I 5 punti sono figli della vittoria con il Cesena nell’ultimo turno,dei pareggi con Lazio e Udinese e della sconfitta di Napoli.L’assenza di Ibra, dalla seconda giornata, ha pesato sugli equilibri rossoneri.Il suo strapotere davanti è sempre il valore aggiunto dei milanesi che perdono fisicità senza lo svedese.Per questo in estate cercavano un suo vice sul mercato.
Inizio shock dell’Inter che ha allontanato Gasperini dopo la sconfitta di Novara, alla terza giornata.Un punto in tre partite(Palermo,Roma,Novara) è stato fatale per Gasp che, nelle prime uscite, ha continuato a puntare sul marchio di fabbrica del 3-4-3, schema che non pareva essere congeniale ai nerazzurri.
Le continue esclusioni di Pazzini lasciavano perplessi.Ranieri, chiamato a rivitalizzare la squadra, ha ottenuto la prima vittoria in quel di Bologna( 3-1) con lo stesso Pazzini ad aprire le marcature.
Il Napoli di Mazzarri si è confermato su grandi livelli vincendo la seconda gara contro il Milan in un San Paolo gremito (3-1).
La sconfitta di Verona col Chievo e il pareggio interno con la Fiorentina hanno, in parte,rallentato la corsa ma gli azzurri sono a quota 7 e si ricandidano per una stagione da protagonista come quella passata.
La Roma di Luis Enrique ha centrato la prima vittoria a Parma nell’ultimo turno dopo un inizio stentato.Il gioco dei giallorossi ha bisogno di tempo per oliare i meccanismi.Staremo a vedere.
Per quanto riguarda le altre, la Lazio appare un ottima squadra con interessantissime qualità offensive(Cisse e Klose su tutti)che può ripetere l’ottimo campionato scorso(e forse migliorarsi) mentre ottima impressione hanno destato Fiorentina e Genoa.
I viola sono una buona squadra con un reparto avanzato molto ben amalgamato con Cerci,Jovetic e Gilardino(ora ai box) mentre il Genoa di Malesani ha fatto vedere un ottimo calcio trascinato da Palacio e Jorquera,anche se nell’ultimo turno si è dovuto arrendere al Chievo.
Queste le prime risposte del campionato.Risposte ancora molto confuse.Servirà ancora qualche turno per fare chiarezza su un campionato che,ad oggi, appare molto livellato(e questa non è necessariamente una buona notizia).
12:24 | Incluso in
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Quinta giornata nel campionato cadetto, in cui si confermano in testa alla graduatoria tre squadre sicuramente fra le favorite alla vigilia del campionato. Padova, Brescia e Torino sono appaiate a 14 punti dopo quattro vittorie e due pareggi ciascuna. Il Toro di Ventura passa indenne dalla tana della Nocerina, che domina per quasi tutta la gara ma con due svarioni difensivi consente ai granata di portare a casa il bottino pieno. Antenucci prima ed Ebagua poi firmano il successo torinese; per i locali, a nulla vale il rigore finale di Catania, che fissa il punteggio sul 2-1. Il Brescia continua a parlare straniero surclassando il Cittadella nel match casalingo. Scienza ha plasmato una squadra di ragazzi pronti al sacrificio e liberi di esprimersi con fantasia negli ultimi 20 metri, dando così sfogo alla classe del reparto avanzato. Jonathas (alla terza rete stagionale) e El Kaddouri stendono il Cittadella e fanno volare una tifoseria
che da tempo aspettava gioco e risultati. Il Padova di Del Canto continua sulla falsa riga dello scorso anno, superando con il classico risultato all’inglese il Modena, che lontano dal Braglia non riesce a fare punti. A segno per i biancoscudati Cacia e Italiano. Si rifà sotto la Sampdoria, che dopo le perplessità delle prime giornate, inizia ad abituarsi alla categoria.
E’ 3-1 il risultato finale a Bergamo, dove i blucerchiati, con una prova di forza, si impongono sull’Albinoleffe. Sblocca il match Foggia con una punizione magistrale; Bertani, alla quinta segnatura personale e Maccarone su rigore chiudono i conti. Gol bandiera per i padroni di casa di Cisse. Altra vittoria importante è quella del Grosseto, che mantiene i piani alti di classifica grazie alla terza vittoria casalinga su tre. A farne le spese è il Crotone di Menichini, che cede sotto i colpi di Caridi( migliore in campo) e Alfageme.
Pareggio senza reti fra Gubbio e Varese, due delle formazioni la cui panchina era traballante. Il segno “X” uscito alla fine dell’incontro, specchio di una partita giocata con la paura di perdere, permette a Pecchia e Carbone di rifiatare e restare, almeno per un’altra settimana, alla guida tecnica delle loro squadre.
Altra panchina a rischio è quella di Baldini a Vicenza, che con i suoi ragazzi si ritrova in piena zona retrocessione con solo due miseri punti. Uno di questi è arrivato nell’anticipo di venerdì contro il Livorno e fa sì che l’allenatore toscano possa prolungare la sua permanenza in veneto. Nell’ 1-1 a segno subito per gli ospiti bomber Dionisi; il pareggio ad inizio ripresa è invece ad opera di Rigoni.
Secondo acuto esterno per il Bari di Torrente, che lontano dal “San Nicola” sembra esprimersi meglio.
Dopo aver battuto il Modena, è sempre nel medesimo stadio che i galletti festeggiano la vittoria. Questa volta però è il Sassuolo a concedre il fianco e i pugliesi, grazie a due rigori di Marotta, ne approfittano e portano a casa la vittoria. La doppietta dell’attaccante è intervallata dal pareggio di Boakye, che con la terza marcatura di stagione conferma di essere uno dei migliori
giovani (classe ’93) di questo campionato.
Seconda sconfitta consecutiva per il Pescara, che dalle due trasferte di Reggio Calabria e Castellamare di Stabia torna a mani vuote. In un incontro davvero emozionante contro la Juve Stabia, i ragazzi di Zeman passano in vantaggio con Togni. Tuttavia le “vespe”, alla ricerca del primo acuto stagionale, prima pareggiano con Danilevicius e poi mettono la freccia per il sorpasso con Scozzarella. Tuttavia gli abruzzesi hanno carattere e riescono a trovare il gol del 2-2 con Immobile su rigore.
Alla fine però, a pochi secondi dal novantesimo, Raimondi viene strattonato in area e Erpen trasforma dagli undici metri il gol vittoria. In Campania finisce così 3-2.
Ad Ascoli invece fa tutto il Verona, che prima si fa autogol con una deviazione sfortunata di Mareco e poi con Gomez e Bjelanovic ribalta il risultato. Infine, nel posticipo del lunedì sera, l’Empoli riesce ad imporsi su una combattiva Reggina. I toscani fanno sul serio e dopo neanche un’ora di gioco sono avanti 3-0 con Saponara, Signorelli e Tavano. Nel finale si rifanno sotto i calabresi che grazie a Missiroli e Ragusa riaprono la partita. Non c’è più tempo però, così che al “Castellani” finisce 3-2 per i padroni di casa.
Federico Ratti.
12:03 | Incluso in
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Pregate se volete, ma soprattutto Pagate, versate denaro nelle tasche della Chiesa. Perché è questo ciò di cui ha più bisogno. ” Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”. Parole Sante. Magari no; a pensarci bene la nota dichiarazione di Paul Marcinkus poco si presta a tale definizione.
Certamente le affermazioni dell’ormai defunto arcivescovo originario della violenta Chicago di Al Capone trovano concreta rispondenza nelle carte dell’archivio segreto di Monsignor Renato Dardozzi, reso pubblico solo dopo la sua (2003) e contenente circa 4000 documenti riservati della Santa Sede, testimonianza e prova incontrovertibile di una vera e profonda devozione verso il denaro. Sì, perché basterebbe osservare con attenzione Piazza San Pietro, con il suo imponente colonnato architravato, o la basilica stessa, per comprendere la vera natura di un’istituzione la cui spada di Damocle è divenuta nel tempo garante di imprese e gesta contraddittorie ed ambigue espressioni della divina responsabilità di cui si fa portatrice. Ciò che di realmente interessante emerge dalle carte curate da colui che per più di vent’anni fu uno delle figure più importanti nella storia dello IOR è che, non solo la Santa Sede possiede un apparato finanziario molto attivo, ma che addirittura le sollecitazioni che questo riceve discendono da una intricata rete di operazioni dalla sospetta forma e sostanza.
Proprio il caso Marcinkus racconta la storia di uno degli uomini più importanti nella storia della finanza vaticana, storia che lo vede protagonista assoluto di spregiudicate movimentazioni finanziarie e di alleanze con Banchieri Corrotti come Roberto Calvi e uomini di mafia come Michele Sindona.
Nell’anno 1971, infatti, successivamente alla nomina di presidente dello IOR dell’americano, il trio Marcinkus – Sindona – Calvi, arriva a manipolare gli andamenti della borsa di Milano.
Nello stesso anno Michele Sindona, colui che porta i capitali della mafia, riesce ad aggiudicarsi la Franklin, ventesimo istituto bancario nella graduatoria U.S.A. La crisi economica del 1973 porta però cattive notizie alla truffaldina triade che nell’anno successivo vede il suo castello di sabbia inabissarsi sotto l’onda catastrofica del crac Franklin, con perdite di due miliardi di dollari (nel 1980 Sindona verrà condannato a 25 anni di reclusione). La chiesa perde dai 50 ai 250 milioni di dollari. Un Caso?
È il momento di Calvi, che subentra all’ormai ex-alleato Sindona, a cui viene affidato l’onere di creare un potente polo bancario cattolico. Nel 1978 però sarà lo stesso Sindona a determinare un’ispezione della Banca D’Italia all’Ambrosiano (la banca di Calvi), dalla quale emergeranno crediti senza coperture ed alti rischi di liquidità. La pericolosa situazione invita Marcinkus e Calvi ad incontrarsi per firmare un accordo a fronte del quale il banchiere si sarebbe assunto la totale responsabilità per le operazioni passate e future; d’altra parte lo IOR offre all’Ambrosiano delle lettere di Gradimento in grado di garantire i debiti esteri sino al 30 giugno 1982, con conclusiva consegna di 300 milioni allo IOR.( il piano fallirà e Roberto Calvi verrà trovato morto, impiccato, sotto il Black Friars Bridge di Londra il 18 giugno 1982)
Molti penseranno che queste siano fandonie o semplicemente speculazioni, altri probabilmente potranno pensare che si tratti di un caso, perché come è ovvio che sia, il male si insidia ovunque, ed anche coloro i quali appartengono ad un mondo così “vicino alla luce divina” possono cadere in tentazione.
Del resto la Chiesa ci insegna che il nostro stesso mondo sarebbe figlio della tentazione (Che sia una mela o qualche milione di dollari la non fa differenza).
Tanto per essere franchi, gli uomini corrotti tra le mura leonine non sono esattamente quella che si suole dire una rarità. Dopo la caduta dell’”Impero Marcinkus” la situazione non cambia. Il suo successore, Monsignore Donato de Bonis, sedicente” fautore della moralizzazione”, uomo dal Low Profile, coinvolge la finanza vaticana in operazioni degne della precedente gestione.
Negli anni novanta il vescovo potentino costruirà un sistema di offshore volte a riciclare denaro entro le mura vaticane con conti criptati.
Il conto n. 001 – 3 – 14774-C, appartenente ad una fantomatica Fondazione Spellman, diviene oggetto di movimenti come un deposito di 494.400.000 lire ad un tasso d’interesse garantito del 9% annuo, ed è proprio il conto la cui titolarità sarebbe dovuta passare, alla morte del vescovo, a Giulio Andreotti, per “opere di assistenza e carità”.
A questo punto risulta innegabile il rapporto che lega lo IOR a personaggi politici di grande rilievo, a loro volta chiaramente collusi.
Tra il 1987 ed il 1992 lo stesso conto riceve poi, sempre per opera di de Bonis, accrediti per 26 miliardi di lire, conto che vive anche movimenti in uscita, come il miliardo e 536 milioni donati all’altrettanto fantomatico Comitato Spellman, o come il milione di dollari versato nelle tasche del cardinale brasiliano Lucas Moreira Neves.
Nuovamente Giulio Andreotti, alias Julius, appare tra i documenti di un bonifico di ventisettemila dollari per il tedesco Alexandre Michel. Ovviamente la storia non finisce qui, ma credo che da queste vicende si evinca chiaramente la natura compromessa dell’istituzione che più di tutte gode dell’incondizionato amore dei suoi seguaci e di cui mai, i seguaci stessi, sarebbero disposti a mettere indubbio l’integrità.
Ma i fatti parlano chiaro.
Tra il 2005 ed il 2007 la chiesa ha venduto immobili per un valore di 50 milioni di euro, che vanno ad incrementare un patrimonio di circa 6.000.000.000 di euro. In Italia i posti letto gestiti da religiosi sono circa 200.000.
Il costo medio di un ospedale distrettuale africano (medicina e chirurgia generali, pediatria,
ostetricia, attività ambulatoriali e preventive) è intorno ai 400-500.000 euro per anno.
Fate la vostra offerta.
Leonardo Pierri – www.opennews.it
Abbiamo sempre sentito parlare di “fusione fredda” come una sorta di utopia, per non dire una vera e propria follia.
La storia della fusione fredda risale al 1989, quando due chimici mostrarono al mondo la loro scoperta. Essa dimostrò come una provetta, contenente 2 elettrodi (di cui uno di palladio) ed acqua “pesante” (nella quale gli atomi di idrogeno sono sostituiti da un isotopo, il deuterio) e sottoposta ad un po’ di elettricità, potesse generare circa il quadruplo dell’energia inizialmente immessa. Il britannico Martin Fleischmann e lo statunitense Stanley Pons capirono che non si trattava di una reazione chimica, bensì nucleare. Nonostante ciò, la reazione non produceva scorie o radiazioni pericolose. Il problema principale era però la riuscita dell’esperimento, il quale non sempre si verificava.
Dopo più di 20 anni, seppur con finanziamenti ridotti, gli esperimenti della fusione fredda sono proseguiti e due ricercatori italiani rilanciano ora l’ipotesi di un’energia pulita ed a basso costo. Precisamente, un piccolo gruppo di ricercatori dell’università di Bologna, sotto la guida del fisico Sergio Focardi e dell’imprenditore Andrea Rossi hanno creato una “centrale atomica” chiamata E-Cat, in grado di moltiplicare per decine l’energia immessa in partenza.
Lo scienziato Sergio Focardi dichiara: ” Ero ormai in pensione, quando Andrea Rossi mi ha chiamato, sapendo degli studi che avevo intrapreso a Siena a riguardo della fusione fredda. Avevo sperimentato il nichel al posto del palladio nella reazione. Abbiamo lavorato insieme ed in poco tempo abbiamo avuto i primi risultati. In 3 anni abbiamo realizzato il dispositivo per la reazione che l’imprenditore Rossi sta già producendo negli Usa per poi presentarlo ad Ottobre in Italia, a Bologna.”
Il dispositivo sarebbe un contenitore di acciaio di 50 centimetri cubi, nel quale si immette polvere di nichel, idrogeno in pressione ed un catalizzatore (sostanza che accelera lo sviluppo delle reazioni). In pratica, esso funzionerebbe facendo reagire nichel ed idrogeno. Dalle parole di Focardi, sappiamo che il nichel si trasforma in rame assorbendo l’idrogeno ma, questo fenomeno dovrebbe verificarsi in condizioni di pressione e temperatura proibitive, ovvero, come quelle delle stelle. Questo è proprio il punto, ancora inspiegabile, ma comunque molto promettente per il futuro della scienza che nei prossimi anni sarà improntata nello studio di questi fenomeni. Sicuramente, se un giorno la fusione fredda fosse possibile da realizzare, avremmo soluzioni riguardanti problemi economici, energetici, ambientali e dei trasporti.
Martina Petacchi- www.opennews.it
14:16 | Incluso in
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Avrete sentito, in edicola sta uscendo una serie di numeri dedicati ai grandi fotografi della storia, o sarebbe meglio dire “agli storici” della fotografia, le cosiddette pietre miliari.
Ma se ciò che spesso viene riconosciuto è, come scrisse Nietzsche, che “a furia di cercare gli inizi si diventa gamberi”, per non fossilizzarci è sempre bene tenere un occhio attento alle novità che la fotografia propone ogni giorno, nella sua evoluzione, su scala nazionale e non. Tolta quindi la benda da mosca cieca, è questo lo spirito con cui abbiamo incontrato il freelance Alan Maglio, di Milano, professionista nel campo da anni, non che giudice del concorso fotografico FOTO, di cui si è parlato nel precedente articolo.

- Cinema-Alan Maglio
-Ci incontriamo qui principalmente perchè sarai uno dei primi ospiti del progetto “Adolescenti Fluorescenti”; puoi darci qualche indizio su ciò di cui parlerai all’evento?
<Ogni volta che partecipo ad un progetto insieme a nuove persone mi piace cercare di proporre sempre qualche passaggio inedito rispetto alle precedenti occasioni; sto studiando in questi giorni i materiali a mio avviso più adatti da proporre, visto che vengo in Liguria mi è venuto in mente di cominciare raccontandovi la storia di un’immagine, il ritratto di una signora che fa la panettiera a Santa Margherita Ligure e che ho casualmente incontrato in treno. Un incontro imprevedibile che si è trasformato nella promessa di uno scatto fotografico.
Questo per incentivare i ragazzi a cogliere le occasioni che il vivere quotidiano mette costantemente loro di fronte. Ogni giorno ci passano davanti mille spunti per possibili storie da raccontare>.
-Hai deciso di accettare la proposta di essere il giudice del concorso fotografico FOTO; cosa pensi di questa iniziativa? Cosa poi dei suoi protagonisti, credi nella “gioventù bruciata” o nella “gioventù dalle uova d’oro”?
<Penso che il concorso fotografico rappresenti una splendida opportunità per i partecipanti di presentare al mondo i propri scatti e di conseguenza la propria sensibilità.
Sicuramente l’importanza di questa manifestazione spingerà i ragazzi ad impegnarsi per fare del proprio meglio, e questo è sempre positivo. Io non credo che oggi la gioventù sia “bruciata”, forse i veri “bruciati” sono certi diseducatori che riempiono i mass media di esempi negativi, allontanando i giovani da un pieno percorso di crescita che li farà diventare grandi>.
-Sappiamo che la mostra che hai da poco inaugurato a Milano, Fear of the Dark, insieme al fotografo olandese Guus Helms, vuole analizzare le retrovie nascoste di due grandi metropoli europee, Milano e Amsterdam, nelle loro similitudini. Cosa credi che le accomuni?
<Anche il mio precedente lavoro, scattato in Giappone ed in gran parte a Tokyo, si intitolava “Stories of Darkness and Light”. Negli ultimi anni questo tema mi ha interessato molto, l’alternarsi del buio e della luce, la percezione degli spazi urbani e delle storie umane in un’alternanza di brillantezza e coni d’ombra. In “Fear of the Dark“(in mostra fino al 10 ottobre 2011 presso Laundry
in via Vigevano 20 a Milano) tutti i miei scatti sono notturni ma allo stesso tempo caldi, pieni di colori vividi anche se sfocati. Le metropoli sono il luogo per eccellenza della stratificazione, mi interessano molto e mi ci trovo in abbastanza a mio agio. In città mi sembra sempre di setacciare le antiche rovine di una archeologia di storie personali e collettive che si perdono all’indietro per generazioni, in lotta tra loro. Milano ed Amsterdam sono delle piccole metropoli europee, incomparabili per scala alle gradi metropoli mondiali; ogni giorno mi sforzo per capire se questo sia una fortuna o meno…>
-C’è che dice che con la moderna tecnologia e una buona macchina fotografica, un qualsiasi informatico che sappia utilizzare Photoshop possa essere ben più bravo di un buon fotografo. Quale è il tuo parere a riguardo, che cos’è “un buon fotografo”, cosa lo rende tale?
<Anzitutto un buon fotografo è tale per la sua affinata capacità di guardare il mondo. Per far questo non si serve di alcuna strumentazione, saper guardare la realtà (per poi tramutarla in immagine
fotografica) è qualcosa che si sviluppa nell’occhio e nella mente. Senza intuizione, fantasia e coraggio nessuna camera analogica o digitale potrà mai fare il lavoro al nostro posto. Photoshop serve a dare alla materia il trattamento adatto; ma senza la sostanza di un’idea forte seguita da un approccio adeguato, il nostro piatto resta vuoto, Photoshop serve solo ad apparecchiare la tavola nel caso in cui abbiamo cucinato qualcosa di buono. Una volta ho letto una frase eccezionale in una intervista e l’ho fatta mia: “Cosa serve più di tutto ad un bravo fotografo?” la risposta era “Un buon paio di scarpe!”. Azzeccatissimo, preparatevi a camminare>.

-
Vorrei chiederti anche di un altro tuo progetto, Vernacular Digi, a dir poco sorprendente. Che spunto ti ha dato l’idea di compiere questa “restaurazione” di foto trovate nelle memory card dei banchetti dell’usato?
<L’idea centrale di “Vernacular Digi” è che la fotografia abbia una grandissima dignità anche e sopratutto nelle sue espressioni più amatoriali e popolari, vernacolari appunto. Io sono un grande appassionato di quel cosiddetto filone che è la “fotografia di famiglia”, lo considero un inestimabile documento. E poi se ci pensiamo bene, nella storia della fotografia la quantità di immagini scattate “per puro ricordo” surclassa senza dubbio il numero di immagini che contengono un “intento artistico”. Per questo è nato “Vernacular Digi”, per sottolineare l’importanza di un materiale popolare spesso considerato “basso”. E’ stato emozionante recuperare un grosso quantitativo di files per poi intervenirvi liberamente in fase di assemblaggio, diventando in parte co-autore degli scatti>.
-Come hai deciso di intraprendere questa carriera? Sei stato un talento precoce o hai trovato questa passione su una strada già avviata?
<Ho iniziato studiando Grafica e dopo un corso di due anni al C.F.P. Bauer di Milano ho deciso di continuare all’interno dello stesso istituto studiando anche Fotografia, per altri due anni. Oggi lavoro come freelance da circa 8 anni su progetti commerciali ed parallelamente ho portato avanti la mia ricerca personale con mostre e collaborazioni editoriali. Sono molto felice di lavorare quotidianamente con la mia materia preferita, ma al contempo sono ansioso di fare sempre meglio e di più, i margini di crescita sono potenzialmente infiniti ma bisogna lavorare tanto, crederci sempre ed avere un po’ di fortuna… io mi rimbocco le maniche e vado avanti>.

-
Infine, un dettaglio più tecnico.. Di cosa si compone la tua “attrezzatura” favorita?
<La mia attrezzatura varia molto a seconda del lavoro che devo svolgere. Se lavoro su commissione scatto sempre in digitale con una svariata gamma di ottiche applicata a corpi macchina Canon,
in particolare la Canon 5D. Le ottiche che più utilizzo sono il 50 mm e gli zoom 70-200 mm e 16-35mm, il primo di questi resta il mio preferito in assoluto. Quando scatto per progetti personali
utilizzo da un paio d’anni esclusivamente camere analogiche, in particolare ho recuperato la mia prima camera, una Nikon FG del 1982, è diventata la mia solidissima compagna di avventure, assieme a (quasi) una sola ottica, un 50 mm 1.4. Amo le ottiche molto luminose, che mi permettono di scattare in condizione di scarsa luminosità senza utilizzare
alcun tipo di flash. A mio avviso il 50 mm è un’ottica “didattica” ideale se si sceglie di lavorare con una focale fissa>.
Non c’è che dire, il nostro ospite sembra avere le idee ben chiare.. Attendendo di incontrarlo al progetto Adolescenti Fluorescenti, noi prendiamo nota,
sperando di non finire in una frittura di gamberi.
Chiara Piotto
La moneta UNICA, così viene definita. Dal momento della sua introduzione ha dovuto subire contraccolpi durissimi e momenti che l’hanno messa a dura prova. Questo periodo è analogo: vi sono coloro che ritengono che sia stata e sia tuttora un vero e proprio fallimento. Vi sono coloro che, invece e più timidamente, la considerano la “meno peggio” tra le alternative possibili.
Non sono d’accordo con quanti ritengono che la soluzione per uscire dalla crisi e tentare una strada “alternativa” sia quella di abbandonare l’Euro. Quali sarebbero le conseguenze per una tale mossa? Pensiamo per un attimo alla situazione attuale: le prime pagine dei giornali sono occupate dall’espressione “spread record” o “paura per i debiti sovrani”, ma non tutti comprendono davvero ciò che si nasconde dietro a tutto questo. Oserei dire che solo coloro che muovono ingenti capitali dietro le quinte sono unici depositari di un quadro d’insieme. Per rendere la cosa più semplice, dunque, è necessario riportare l’analisi alla vita quotidiana: cosa sarebbe oggi la popolazione italiana SENZA l’Euro? Un disastro. L’entrata nella moneta unica rappresenta, oggi più che mai, una fortuna. Il nostro potere d’acquisto sarebbe (per usare un eufemismo) ridicolo, per non parlare del fatto che l’uscita dalla competizione internazionale in un mondo così globalizzato, è sempre e solo un limite per uno Stato. L’Italia non ha subito le conseguenze di un fallimento, di un default, perchè si è trovata immersa in un sistema unificato: l’Unione Europea.
Il tema è tornato di grande attualità proprio nei giorni scorsi: davanti ad alcune Borse Europee, Piazza Affari compresa, si è svolto l‘AntiBanks Day: una vera e propria manifestazione contro i poteri forti, i poteri “occulti” e il “signoraggio bancario”. Vorrei, in primis, fare una premessa: il sistema finanziario attuale ha delle falle considerevoli e ha compiuto degli errori enormi soprattutto perchè le conseguenze le ha pagate l’economia reale; tuttavia la sensazione che si percepisce da iniziative di questo genere è quella di idee un po’ retrò, di nostalgia per un passato privo di senso in un mondo come il nostro. La crisi economica non deve dare vita ad un nuovo ’68. Altro era quel momento storico, altre erano le rivendicazioni propugnate da chi c’era. Oggi è auspicabile unire le forze e i cervelli per elaborare una riforma del sistema, non la sua distruzione. E’ più facile cambiare ciò che già c’è, piuttosto che abbattere e ricostruire da zero: i problemi restano, magari mascherandosi. 
I manifestanti elogiavano il modello islandese: una dichiarazione di fallimento da prendere ad esempio, secondo i più. Ebbene, mi riservo di non essere d’accordo. L’Islanda non è l’Italia, ergo un paragone non è possibile, nè tantomeno agevole. L’uscita, come già detto, dai mercati internazionali garantirebbe un enorme limite per la nostra economia. In un mercato interconnesso, quale quello attuale, espressione finanziaria di un mondo reale che vive su una serie di relazioni interdipendenti, l’exit strategy non è contemplabile. In più, dichiarare default è l’equivalente di un urlo: “non onoriamo i nostri debiti!”. Che differenza c’è allora tra gli speculatori finanziari (che per i più rubano soltanto) e coloro che si rifiutano di restituire il denaro a chi glielo ha prestato? Nessuna. Senza contare che l’inaffidabilità diverrebbe la primaria caratteristica del Paese. E che fine farebbero, poi, tutte quelle famiglie che hanno investito nei titoli di Stato? Quante sono? Tantissime e tutte senza più risparmi. A quale pro? Coloro che guardano all’Islanda come modello, mi sembrano, troppo lontani dalla percezione di quello che è il sistema Italia. La conseguenza certe ed immediate sarebbero una disoccupazione con indici altissimi, inimmaginabili. E, ammettendo poi un’uscita dal momento di difficoltà, come sarebbe possibile tornare ad avere un saldo commerciale positivo e un rapporto di cambio vantaggioso in una competizione impari Lira/Marco, Lira/Dollaro?
Che si debba intraprendere un cammino differente, è ipotesi ormai accettata da tutti, ma l’Unione Monetaria rappresenta un unico blocco di vantaggi nella nostra situazione. L’idea di fondo deve essere quella di perseguire un’Europa che sia realmente una Confederazione di Stati, ma non è guardando a modelli troppo lontani da noi e ad idee romantiche che riusciremo a vedere la luce in fondo al tunnel.
E tu? Che ne pensi?
Francesca Larosa – www.opennews.it

La lunga estate 2011 sta per finire. E’ stata un’estate difficile per l’Europa, e non solo. A tre anni di distanza dall’inizio della crisi dei mutui subprime, ad essere sotto osservazione sono gli stati sovrani, e non si tratta più solo delle relativamente piccole Grecia, Irlanda e Portogallo. Questa volta lo spettro del default, oltre che sulla Spagna, si aggira su di noi, l’Italia, paese fondatore della CEE-CE-UE, composto da 60 milioni di abitanti, seconda potenza in Europa per produzione industriale, responsabile dell’11,3% del PIL dell’UE (dati 2010). Too big to fail, si dice in questi casi, ma anche too big to save.
L’Italia è in bilico, è un acrobata che cammina sul filo, sotto di sé per ora ha la rete di protezione della BCE, e del fondo salva stati, quando questo sarà operativo, ma nessuno può essere certo che essa sarà sufficiente a salvarci se e quando sarà necessario. In una situazione così grave l’attuale governo ondeggia pericolosamente da una parte all’altra, in balia delle convulsioni di una maggioranza parlamentare schizofrenica, divisa in gruppi detentori di fette di potere da mantenere a tutti i costi, terrorizzati dall’idea di far perdere ai propri elettori privilegi consolidati, e di dover quindi rinunciare ai loro voti. Passata l’emergenza di Ferragosto, dopo che la BCE ci ha fornito l’ossigeno per poter respirare, nei palazzi romani (o almeno in alcuni di essi) si sono rapidamente dimenticati la gravità della situazione, nonché gli impegni presi con l’Eurotower. Ecco che spariscono contributi di solidarietà, tagli di province, tagli alla politica con annessi quelli alla retribuzione dei parlamentari naturalmente, e allora i saldi non sono più sicuri e per farli tornare si dice che si combatterà con maggior decisione l’evasione fiscale, non prima ovviamente di aver criminosamente provato a cancellare il riscatto della laurea e del militare a fini pensionistici per chi l’aveva già pagato. Detto da Berlusconi che l’evasione fiscale l’ha sempre moralmente giustificata, nonché praticata, non c’è proprio da stare tranquilli e fiduciosi. Ma il nostro Silvio stappa lo champagne dopo il vertice di Arcore di fine agosto con Bossi e Tremonti, perché non deve mettere più le mani nelle tasche degli italiani, che guadagnino 100 mila euro annui o siano poveracci non fa differenza ovviamente. Pare il Titanic.
Nel giro di pochi mesi siamo passati da promesse di abbassamenti di tasse (giugno 2011!) e rassicurazioni sull’ottima salute dello stato dei conti italiani alla proclamazione di aver salvato il paese e il risparmio dei suoi cittadini. Ma intanto gli spread sui bund tedeschi continuano a crescere, superando i 400 punti il 13 settembre, nonostante gli acquisti di BTP da parte della BCE che vanno avanti dall’8 agosto, e non potranno andare avanti per sempre. Spread alti significa ovviamente più spesa per conto interessi ai detentori del nostro debito pubblico, che a sua volta richiede maggiori entrate per lo stato, ovvero nuove manovre di tasse o tagli. Un cane che si morde la coda, in una spirale perversa che non si sa quando e se si fermerà. Intanto c’è da sperare che a Francoforte non si irritino troppo di fronte alle nostre manfrine provincialotte, e che non decidano di bloccare l’acquisto di BTP. Sarebbe un disastro sia per noi che per l’UE, ma di fronte alle inadempienze italiche non è un’eventualità da escludere, e le dimissioni del membro del direttivo Jurgen Stark stanno a ricordare che non tutti son d’accordo a proseguire. In ogni caso non è ammissibile che un paese come l’Italia debba dipendere dalla pazienza della BCE (e dei tedeschi), e di conseguenza diventarne quasi vassallo.
Eppure nel nostro paese la ricchezza delle famiglie è relativamente alta (Tremonti lo dice sempre), oltre che iniquamente distribuita, per cui pensare all’utilizzo di un’imposta patrimoniale una tantum che abbatta in un sol colpo non dovrebbe essere un’eresia. Pietro Modiano, presidente di Nomisma, a L’Infedele del 5 settembre scorso ha ipotizzato una patrimoniale riguardante il 20% più ricco della popolazione, che ridurrebbe il moloch del debito pubblico italiano dal 120% del PIL al 100% in una botta sola. Non sarebbe un intervento strutturale, certo, ma servirebbe a dare un segnale di fiducia chiaro e preciso ai mercati, e cambierebbe radicalmente la percezione della nostra situazione finanziaria, oltre a farci risparmiare alcuni miliardi di euro all’anno in interessi sul debito. D’altra parte in paesi come la Francia e la Svezia, che non sono certo nelle nostre condizioni esiste ed è accettata per cui non si vede perché da noi debba essere considerata il diavolo. Allo stesso modo non dovrebbe essere un tabù l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni, che per i tedeschi è addirittura fissata a 67. Forse siamo un paese irriformabile, con troppi interessi particolaristici e opachi da difendere. C’è stato il ’92, che sembrava aver inaugurato una fase politica che facesse pulizia di molte ingiustizie e di molti privilegi, ma è stato un attimo, dopo di che quello che è venuto dopo è stato ancora peggio. Probabilmente continueremo a vivacchiare così come abbiamo fatto fin ora, fino alla prossima manovra naturalmente.
Francesco Linari – www.opennews.it
Quante volte mamme, nonni e papà parlando con i loro amici e con i parenti hanno descritto un nipotino o un figlio in maniera così snaturata, così distante che se avessero descritto l’ultimo modello di Barbie studentessa o Heidi-va-in-città, si sarebbero probabilmente attenuti di più all’originale?
Quante volte poi parlando con qualche amico come noi illuminato dal tocco creativo ci siamo lamentati analizzando il barattolo delle opportunità vuoto come una conferenza sull’elegia latina il 21 di luglio?
Finalmente, qualcuno non si è limitato a domandarselo ma ha pure cercato di darvi una qualche risposta. Lei si chiama Kamila Bialobrzeska e con il patrocinio della Cassa di Risparmio ha portato belle notizie a tutti i giovani culturali “frustrati” dalla piattezza urbana. Il suo progetto, di cui avevamo già parlato, ha cambiato il suo nome da Progetto Giovani a “Adolescenti Fluorescenti“, un nome un pò radioattivo scelto dai diretti interessati così come il neobattezzato concorso fotografico FOTO (Fotografa Ogni Tuo Obiettivo). Questo si è arricchito anche di un termine preciso, il 2 ottobre, oltre ad aver allargato il proprio range d’età (fino ai 21 anni); il giudice del concorso ha inoltre finalmente un nome e un volto, il fotografo professionista Alan Maglio che incontreremo prossimamente proprio sulle pagine di Open News. Altri incontri con dei big del giornalismo, della fotografia, dell’arte, si passeranno il testimone a partire dal primo incontro il 13 ottobre che vedrà presenti… vedrete!

Il logo disegnato da Alessandro Mistretta
Se avete voglia di mettervi alla prova e di stimolare le vostre menti, indolenzite dai saggi e inscatolate dai video games, ecco a voi gli utilissimi contatti:
Il gruppo FB http://www.facebook.com/messages/?action=read&tid=r2qGQn7CcCPT%2FqzzWR33Pg#!/groups/147084342052999/
La pagina dedicata al concorso http://www.facebook.com/event.php?eid=123495371083538&ref=ts
L’immancabile video adolescenti fluorescenti
ps:la scimmia del video non farà parte dello staff.
Chiara Piotto

L'artista con una delle sue immagini stampata su una porta di legno
Lisbona regalami un tuo scorcio, permettimi almeno per un attimo di conoscerti, sotto e dietro I negoz
ietti di souvenir e I ristoranti italiani. Complice l’aiuto di un’eccellente guida, proprio mentre sto ancora sperando, “il miracol s’è fatto”. Tutta Beco das Farinhas, dove mi trovo, è impreziosita da anziane signore che, mentre stendono i panni o portan la spesa, passeggiano sulle pareti tutto il giorno, finchè la luce dorata le illumina. Sedute su mattonelle, le loro gambe disegnate dal bianco-nero di un ritratto appaiono con la delicatezza di una foto che si formi proprio sotto ai tuoi occhi nella camera oscura, lentamente.
Gioisco e ringrazio la città per avermi concesso quello scorcio tanto sperato e decido di non perder l’occasione di conoscere l’autrice di quelle originali opere d’arte tese fra antico e innovativo: il suo nome è Camilla Watson.
Colpisce come un’artista non portoghese sia stata capace così abilmente di interpretare lo spirito di quel paese, ci si chiede se sia stato amore a prima vista o se abbia dovuto cavarne fuori le informazioni con le pinze. Lei risponde che stava tornando da Sao Tomè, dove era arrivata dal Brasile per un lavoro come fotografa per l’Unicef, quando decise di
fermarsi a Lisbona un mese per perfezionare il suo portoghese..” one month became two… and then three.. and I am still here. I instantly felt at home in Lisbon. I love the people here, the light, the city, the food...”, spiega. Beh, la capisco, chi è stato anche solo una volta in questa città sa come può avvolgerti immediatamente molto più di cento altre città ugualmente splendide. Le mattonelle qui regnano ovunque, azzurre, blu, verdi, caratteristiche, si sa, della città nei secoli… Ma l’idea di utilizzarle come base per le sue fotografie, beh, non è da tutti.
Mi confessa che lo spunto le è stato dato da un’amica, Carole Garton; le mattonelle vengono da Alentejo, prodotte a mano in una piccola fabbrica chiamata “Artevida”. Non sono piastrelle qualsiasi, ma sono definite “idrauliche” e sono perfette per questa lavorazione perché, essendo molto porose, lasciano che l’immagine sia ben assorbita. Mi spiega poi come abbia sperimentato diverse
superfici, lavorando sempre con questa emulsione chiamata “liquid light”. Dopo averla messa a bagno maria, la applica con una spazzola sulla base scelta nella sua camera oscura; lasciato il tutto ad asciugare per una notte, può quindi procedere con la stampa delle immagini come si trattasse di una qualsiasi carta fotografica. Detta così appare piuttosto semplice, sebbene immagino sia come per i video su You Tube o su Art Attack (ecco che salta sempre fuori), in cui pare che tutto si possa fare in tre minuti quando poi tre ore regalano solo risultati disastrosi.
Lasciando da parte momentaneamente i dubbi sulle mie capacità artistiche, chiedo come abbia scelto i suoi soggetti; lei mi dice che le piaceva l’idea di fotografare gli anziani della zona essendo la pittura delle piastrelle una della più antiche forme d’arte in Portogallo. Mi giro e noto poi che su una mattonella vi è proprio una dedica ai suoi “vicini di studio”, dato che il suo atelier si trova proprio qui in Beco das Farinhas. Camilla è inoltre una grande sperimentatrice, le piace stampare le sue immagini su numerose superfici diverse, come il legno marittimo, aiutandosi con un proiettore.
Arricchita di spunti e ancora stupita di aver avuto tanta fortuna, la ringrazio per la sua disponibilità chiedendomi se, burbero com’è, mio nonno apprezzerebbe la proposta di farsi stampare su una mattonella del giardino.

Chiara Piotto