Archivio per: luglio, 2011

Il futuro è integrazione

 

Sarò insistente, ma in principio fu Apple. Fin dall’uscita del primo Mac OS, che, proprio come oggi, era un sistema chiuso e dedicato al solo hardware made in Cupertino, gli ingegneri e i grafici del primo sistema operativo a icone hanno prestato grande attenzione all’omogeneità grafica e funzionale di file e applicazioni.

Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, si può parlare tranquillamente di “ere geologiche” quando si discute dei tanti e radicali cambiamenti che hanno stravolto ciclicamente l’universo digitale.

L’attuale tendenza che, dicono i guru dell’informatica, porterà al superamento del computer come centrale operativa spostando sulla nuvola dati e applicazioni, è chiamata post-PC. In primis, questa rivoluzione è dovuta all’incredibile sviluppo tecnologico dei dispositivi mobili: PDA, smartphone e tablet.

Ognuno di noi, verosimilmente, già possiede o possederà un PC e diversi dispositivi mobili in grado di ovviare in modo immediato ad esigenze di produttività e svago, magari sfruttando la rete e i servizi di cloud computing.

Il problema che sorge più spontaneo in questi casi è quello della sincronizzazione dei dispositivi. Immaginate il caso di dover fornire un documento al lavoro o all’università: “dov’è adesso quel PDF? Sull’iphone, o forse sul tablet? No!!! lo ho lasciato sul PC!!!!” Invece che semplificare le normali operazioni, questa moltiplicazioni di strumenti di per sé potenti e utili, complicherebbe enormemente le attività quotidiane.

 

 

Avere un sistema chiuso Mac-iPhone (o iPad), malgrado nativamente non sia troppo aperto, risolve questo tipo di grane, e anzi, con l’introduzione di Lion (in questi giorni) e iOS 5 questo autunno, migliorerà ulteriormente l’esperienza integrativa dei vari devices. Questi due sistemi operativi sono stati progettati e scritti insieme per “andare a braccetto” grazie ad applicazioni come, software di cui si è molto parlato negli ultimi mesi.

E chi (la maggioranza) ha soluzioni diverse? PC Windows e smartphone Android o Blackberry? Ormai le case software si stanno muovendo sul solco di Apple, puntando alla facilità di integrazione e sincronizzazione tra i dispositivi, sia includendo applicazioni proprietarie o incentivando l’uso della Cloud tramite l’ottimo Dropbox, ad esempio, nella sua versione desktop e mobile.

Microsoft, dopo l’importante accordo strategico con Nokia, e con il nuovo Windows 8, in uscita l’anno prossimo, punterà al supporto multi-piattaforma (fissa e mobile) con lo stesso sistema operativo. La sfida è davvero interessante: con Windows 7 è stato fatto davvero un ottimo lavoro (io uso indistintamente Mac e Windows con identica soddisfazione). Se Windows 8 riuscirà a lavorare efficientemente sulla moltitudine di diversi dispositivi che lo implementeranno e garantirà una buona comunicazione con il PC, si rivelerà davvero un ottimo prodotto sia consumer che business (la fascia in cui Microsoft ormai regna incontrastata).

 

Richiamando l’attacco dell’articolo, concludo parlando di grafica e software design: avete notato come in questi giorni Google stia uniformando la grafica di tutti i suoi servizi? La banda nero opaco con selettore rosso scuro sul top delle pagine e la caratterizzazione in nero opaco, rosso scuro e celeste per, rispettivamente, testi, link e tasti va da Google, a Maps, al traduttore, a Google+ fino a Youtube, il cui player, stamattina, ha adottato i nuovi colori nella barra di navigazione del video.

Tutte scelte a mio parere di ottimo gusto grafico e funzionale. L’esperienza d’uso ne migliora sensibilmente: Google sta infatti puntando con decisione a integrare e uniformare i propri servizi per tentare di coprire e sostituire con le proprie web-app i software tradizionali, accentrando così centinaia di milioni di utenti sulle proprie piattaforme. E per dare in modo intuitivo idea e cognizione di questa scelta il gigante di Mountain View è partito proprio dall’aspetto grafico delle sue pagine, esibendo in questo modo un progetto di integrazione davvero ambizioso e che trascende il semplice web-design.

A volte l’apparenza è sostanza dunque? La frammentazione grafica di Microsoft (sistema operativo vs software, ad esempio) ha contribuito a dare un senso di disordine e confusione ai propri utenti. Mac OS (e iOS di conseguenza), al contrario, hanno sempre puntato all’uniformità stilistica dei propri prodotti, con vincoli estetici precisi anche nei confronti degli sviluppatori esterni. Sembra che sia Microsoft che Google si stiano dirigendo finalmente verso questo tipo di scelte, un po’ in ritardo forse, ma non importa. Un esperienza d’uso multi-piattaforma ed integrata sia “sostanzialmente” che graficamente sarebbe finalmente a disposizione di moltissimi utenti, e non solo di piccole elìte.

Dante Rolla – www.opennews.it

Come costruire in casa una macchina fotografica- 3parte

Buongiorno e buonasera,

ci eravamo lasciati con il corpo centrale (la scatola di fiammiferi) bella tagliato e scotchato (passatemi il neologismo)…

In questa sezione si potrà dar vita al prezioso e delicatissimo diaframma e all’otturatore!

Innanzitutto, dedichiamoci al vero e proprio “buco di spillo” da cui far passare la luce… 

 Lattina alla mano, tagliatene via un quadratino di lato 15mm. Posizionate poi il quadratino su un cartoncino e ATTENTAMENTE, con una mano un pò più delicata di quella del famoso elefante in un negozio di porcellane, fatevi al centro un buco con lo spillo più fino che avete nel set di cucito di vostra mamma (0,2 mm o meno possibilmente) . Cercate di non pressare troppo forte e di non deformare in qualche modo l’alluminio, per evitare che l’immagine (che già verrà un pò sfocato di suo) non risulti del tutto sformata. Il mosso “old style” è ok, oltre un certo limite però è solo “old”. Colorate il quadratino di alluminio con l’indelebile nero e posizionatelo esattamente sopra il quadratino ritagliato sulla scatola di fiammiferi. Fermatelo con lo scotch nero da elettricisti (lasciando, intuitivamente, il diaframma libero).

Parfè… Per l’otturatore le cose si fanno “meno delicate”… Aprite la scatolina di cartoncino che conteneva il rullino e ritagliatevi un quadrato di lato 32mm e un rettangolo 25x40mm. Al centro del quadrato ritagliate poi un ulteriore quadratino di lato 6mm.

Ora indovinate? Ricoprite con lo scotch nero la faccia posteriore del rettangolo. Posizionate poi il quadrato sulla scatola di fiammiferi con il quadratino in corrispondenza del diaframma. Fermatelo così con lo scotch nero, lasciando libero il lato superiore, in cui dovrà scorrere il rettangolo-otturatore.

Controllate che l’otturatore sia libero di scorrere su e giù liberamente senza intralci e che arrivi a coprire interamente il diaframma.

Fine. Gioite dei vostri progressi e attendete di arricchire la vostra preziosa macchinetta. (ma macchinetta per cosa, per il caffè?)

Chiara Piotto

Belle Vere: la “rivoluzione” di Vogue Italia.

Cara Franca,

Rivoluzione è un termine utilizzato per indicare un cambiamento radicale, una volta che avviene non si puo’ tornare indietro.

La moda si sa, le leggi se le fa da sola e come ama tornare indietro negli anni rivisitando stili e usi passati anche questa volta non c’è da fidarsi che le cose rimangano come sono.

Franca Sozzani, tu, splendida direttrice di Vogue Italia, hai ingaggiato Steven Meisel, fotografo di moda tra i più idolatrati, ed insieme avete creato un servizio ed una copertina utilizzando soltanto modelle dalle curve pericolose, sia semi-vestite che semi-nude, che poi è un po’ la stessa cosa.

Dolce e generosa Franca, hai dichiarato che eri stufa delle continue accuse riguardati l’incitamento all’anoressia e hai voluto dimostrare che non ti fai problemi a pubblicare sulla rivista patinata per eccellenza qualche seno oltre la prima misura e dei fianchi che sono lontani chilometri dalla taglia 36.

Ben fatto dolce Franca, ma questa tuo amore per la ciccia quanto durerà? Il tempo di un flirt estivo? Oppure il tempo di una botta e via?

Dunque Rivoluzione sì, ma con scadenza a breve.

E’ inutile stare a sproloquiare sul fatto che una donna è donna solo se ha le curve giuste al posto giusto, che le ossa in vista sono tutto meno che sexy, che i visi slavati delle modelle ci fanno inorridire. I vestiti stanno benissimo addosso ai manichini, cadono perfetti, senza il minimo difetto.

I manichini che camminano in passerella purtroppo non sono stati ancora inventati e quindi gli stilisti, i fotografi ed  i direttori di giornali di moda cercano qualcosa fatto di carne umana che somigli il più possibile ad un manichino. Ed ecco qui le modelle scheletriche.

Ognuno cerca di far risaltare il proprio lavoro il più possibile, è forse questo opinabile?

Sta nell’intelligenza di chi guarda e nella sua maturità capire la differenza tra essere belle ed essere l’ OGGETTO ideale per far risaltare un abito.

Le modelle non sono altro che questo, oggetti intercambiabili e tutti uguali ( ad eccezione di Kate moss e delle vere top Model degli anni ’80/’90) che gli stilisti usano per l’unico scopo di mostrare a tutti quanto siano belle le loro creazioni.

Quanti nomi di modelle conoscete? 5,6 al massimo 10. Eppure sono centinaia.

Ma non ci interessa. Parliamo del fatto che quest’anno si vestirà come ha detto Armani, oppure di quanto fosse bella quella giacca di Chanel.

Resta il fatto che spesso si vedono modelle davvero al limite del collasso e altre che la patente la prenderanno come minimo nel 2020. Questo è sbagliato, non ci sono dubbi. Mi schiero assolutamente contro le modelle troppo giovani e contro l’anoressia, ma non contro la magrezza.

Dunque, splendida Franca, Grazie grazie e ancora grazie per avermi fatto vedere qualche donna con un seno prosperoso ed un sedere che sembra davvero un sedere. Sono splendide su questo set a metà tra la casa chiusa e il porno-chic. Però non ti sforzare a convincermi che tu l’abbia fatto perchè davvero credi in quel tipo di bellezza, sbaglio oppure oltre a quel servizio le altre modelle che vedo sfogliando le splendide pagine di Vogue sono tutte potenziali clienti di negozi 0-12?

Con affetto, stima e diffidenza.

Valentina.

 

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