Archivio per: giugno, 2011

Come costruire in casa una macchina fotografica-2parte

Eccoci, vi siete armati del necessario? Vediamo i passaggi per costruire, prima di tutto, la scatola vera e propria, la base.

1.Prendete la scatolina dei fiammiferi. Sbarazzatevi dei fiammiferi. Fate parte dell’associazione che combatte per la libertà dei fiammiferi nel mondo? Lasciateli liberi, sul davanzale, sul marciapiede..

2.Tirate fuori il cassettino dalla scatola. Sulla parte piana del cassetto disegnate, centrale, un quadrato 24x24mm o un rettangolo 36x24mm e ritagliatelo. (*) Questo darà la forma alle vostre fotografie, per cui attenzione ai bordi e alla precisione (per questo ho rimarcato un taglierino “tagliente”) per evitare strani effetti (a meno che non faccian parte della cosiddetta licenza d’artista).

3.Colorate con il pennarello indelebile nero l’interno del cassetto e della scatola.

4.Al centro della parte superiore della scatola disegnate e ritagliate un quadratino di lato 6 mm; cercate di rendere i bordi più precisi possibile per evitare che delle sbaffature rovinino la foto.

esempio di margini tagliati con un taglierino non tagliente

Bene, ecco pronta la camera oscura… Nella prossima parte vedremo come fare il diaframma, preparate gli spilli!

(*) è indifferente per la riuscita della foto che sia quadrato o rettangolare, ma dato che ahimè non ci sono più gli studi fotografici di una volta e non le stamperanno loro ma spediranno il rullino chissà dove, scegliere il rettangolo vi darà maggiori garanzie che non vi troverete le foto spezzate a metà tra un foglio e un altro (già).

Chiara Piotto

Come costruire in casa una macchina fotografica-1parte

 

Avete voglia di tuffarvi indietro nel tempo, quando mangiando la merenda  guardavate Art Attack e vi sembrava che con qualche striscia di carta igienica e un pò di colla vinilica si potesse praticamente costruire uno shuttle da mandare su  Marte? Bene, allora armatevi di forbici (dalla punta arrotondata mi raccomando) e basteranno pochi altri semplicissimi strumenti  per dare luce a una macchina  fotografica completamente fatta in casa!  

 Dividendo il lavoro “in puntate”.. prima di tutto procacciate il necessario:

  •  -uno spillo
  •  -una scatola di fiammiferi(!)
  •  -una lattina
  •  -dello scotch nero da elettricisti
  • -un rullino nuovo da 35mm a 100 o 200ISO (meglio se a colori, è più facile che ne esca qualcosa di sensato ai primi tentativi)
  •  -un rullino usato con almeno un paio di cm di mozzicone rimanente (potete, senza  sprecarne uno nuovo, chiederne al vostro fotografo, li buttano via!)
  •  -la scatoletta di cartone del rullino
  •  -una spirale di plastica di quelle nere dei raccoglitori
  •  -un taglierino tagliente

 Nulla di inimmaginabile giusto? Come ? Vi chiedete se funzionerà?Il primo rullino magari rischierà di essere un tantino bruciato.. Ma con un pò di accortezza può dare molte soddisfazioni! Il meccanismo d’altronde è esattamente quello delle nostre vecchie macchinette a rullino.. metti il rullino, stiri la pellicola.. E quando la pellicola è finita senti quel rumorio sospetto di riavvolgimento..

Bene.. fatta mente locale.. riuniti gli strumenti alla prossima puntata con le prime fasi di costruzione… ah no giusto, dimenticavo.. l’elemento essenziale! La colla vinilica! Due o tre barattoli andranno bene, anche di quelli rimasti dai tempi di Art Attack..   Fatto?! Bbbravi!

 

Chiara Piotto

Inquinamento: causa dell’infertilità

Dagli ultimi studi elaborati dal progetto “Previeni” dell’ Istituto Superiore Sanità si evince che l’inquinamento ambientale può avere ripercussioni negative sulla fertilità umana ed animale. In particolare, le sostanze responsabili dell’infertilità dette interferenti endocrini, non solo ci “contaminano” quotidianamente attraverso l’alimentazione o il contatto con tessuti, oggetti, plastiche e detergenti ma sono anche in grado di superare la barriera, un tempo ritenuta invalicabile, della placenta, tanto che otto bambini su dieci nascono già affetti da infertilità (o predisposti ad averla in futuro) seppur apparentemente sani. Tutto ciò evidenzia come alti livelli di interferenti endocrini aumentano i disturbi della fertilità, della gravidanza e dello sviluppo infantile.

“La contaminazione dell’ambiente è un nemico nascosto, che oltre a minacciare gli ecosistemi terrestri e marini, passa attraverso il cibo e gli oggetti che usiamo ogni giorno ed ha conseguenze anche gravi sulla nostra salute” dichiara Donatella Caserta, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Università La Sapienza di Roma – “Per ridurre i rischi, dobbiamo limitare la nostra esposizione a queste sostanze, attraverso stili di vita e scelte alimentari consapevoli ed anche la realizzazione di adeguati programmi di controllo, sulla base di un sano principio di prevenzione.”

Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia afferma: “ La presenza di boschi e vegetazione acquatica migliora la capacità dell’ambiente di rispondere alla contaminazione. La produzione di queste aree è quindi una risorsa positiva anche per la salute umana, capace di migliorare le condizioni di vita ed aumentare il benessere. Purtroppo nell’ultimo ventennio, la forte industrializzazione ha determinato un inquinamento ambientale senza alcun precedente. Mai come oggi, la normativa in materia di sostanze chimiche deve diventare più efficace e restrittiva, nell’ottica di poter salvaguardare la salute dell’uomo e dell’ambiente.”

 

Monica Cancellieri-www.opennews.it

WIx.com e co., essere web designer in punta di mouse!

 

A quanto pare sono sempre più lontani i tempi in cui, per poter pubblicare una pagina Web, bisognava litigare con l’HTML (Hyper-Text Mark-up Language) nelle sue varie versioni, con i CSS (Cascading Style Sheets) o i codici Javascript.

 

Certo, per produzioni di tipo professionale è indispensabile conoscere questi linguaggi, come anche i più recenti codici di programmazione per il Web, come il php (Hypertext PreProcessor), su cui è basato ad esempio Facebook. Ma, per creare un sito personale, ormai, la rete  mette a disposizione molti strumenti davvero validi, che consentono di esprimere idee e creatività in modo semplice ed intuitivo.

 

 

Uno dei più apprezzati web editor al momento è Wix.com, che permette di disegnare pagine Web in formato flash dirattamente dal browser (è necessario installare Adobe Flash Player). Wix mette a disposizione una simpatica ed intuitiva piattaforma di Web Design, basata sul paradigma WYSIWYG (What You See Is What You Get), che permette di implementare anche form per il contatto email; tasti di sharing per i più importanti Social Network come Facebook, Twitter, Flickr ecc. e addirittura strumenti per il commercio elettronico (carrello, funzione paypal ecc.), il tutto senza scrivere una sola riga di codice!!!Sul sito sono presenti migliaia di bellissimi modelli preimpostati modficabili a piacimento, altrimenti si può partire a disegnare dalla pagina bianca.

 

 

Il bello è che i siti che creerete con Wix sono gratuiti e restano online per tutto il tempo che volete! Il nome del vostro sito gratuito sarà dipendente dal dominio di Wix e dal vostro nome utente: se create un sito che si chiama, per esempio, “Lorem Ipsum” e il vostro user name su Wix è “PancoPinco”, il sito avrà questo indirizzo http://www.wix.com/PancoPinco/Lorem-Ipsum. Se invece vorrete registrare un vostro dominio, come www.loremipsum.it è possibile farlo, ma al prezzo di un canone annuale variabile a seconda della memoria che occupate sui server di Wix, che va dai 50$ in su.

 

Anche Google si è lanciata nel mercato del Web Site Editing, integrando nella sua vasta rete di Web App, che costituiscono il cuore pulsante di Chrome OS, Google Sites, applicazione fruibile tramite il browser web. Google Sites permette di creare siti multimediali in HTML, quindi maggiormente compatibili e più leggeri rispetto ai siti in Flash, permette di creare vari profili di amministrazione e gestione del sito e di integrare funzioni di commercio elettronico e business. Si tratta dunque di uno strumento potente, adatto a soddisfare le esigenze sia dell’utente privato che della piccola o media impresa.  Anche Google Sites dispone di molti modelli personalizzabili, che, seppur meno accattivanti dei favolosi siti preconfezionati di Wix, svolgono egregiamente la loro funzione.

Se avevate in mente di creare un sito, ma eravate frenati dalle difficoltà di creazione e pubblicazione on-line, ora non avete più scuse! Buon Web-Design a tutti!

 

Le T- Shirts New Vintage. Vittorio Valerio.

 

Vittorio Valerio è un brand giovane come lo sono i suoi creatori e si sta facendo strada nel mondo della moda a grandi passi.

 

 

Chi sta dietro al nome vittorio valerio?

Vittorio Valerio è una factory di giovani creativi che credono nel valore delle cose uniche e del vissuto.

Da che idea nasce il vostro brand?

Il brand nasce dalla necessità creativa di ideare un prodotto unico che richiamasse quel sapore di vissuto artistico e sociale essenziale a ciascuno di noi. In questo periodo culturale in cui vediamo solo omologazione abbiamo voluto proporre uno stile inedito, un’attenzione al dettaglio artistico, diremmo “personalizzante”.

Qual è lo stile a cui si ispira?

Le t-shirt Vittorio Valerio si ispirano a tematiche vintage reinterpretandole in chiave moderna ed ironica creando quello che definiamo “pop e luxurius nu-vintage” Non amiamo indossare capi banali quindi realiziamo t-shirt pitturate a mano, uniche. All’interno della nostra collezione appena presentata a Pitti Immagine Uomo 80′ abbiamo proposto diverse linee: food vintage, sailor & pin-up, rock & U.S.A, politic and sport, trash army flou, una piccola collezione con applicazioni in pelle e la linea basic in sette colori. Tutto rigorosamente made in italy.

Chi è il cliente ideale di Vittorio Valerio?

Il cliente ideale di Vittorio Valerio è il ragazzo e l’uomo che sanno di essere unici e liberi di esprimersi, individui che hanno memoria del loro passato e riescono ad evocarlo quotidianamente. Le nostre linee e l’alta vestibilità delle nostre tshirt si adeguano a diversi gusti e fisicità, non amiamo le cose scomode e vogliamo che siano indossabili da tutti.

Avete in progetto altre collezioni?

Certamente, abbiamo in progetto altre idee per la collezione invernale. Non smettiamo mai di indagare, ricercare e progettare, ma vi consigliamo di aspettare, potrebbero esserci delle belle sorprese.

Qual’è stata la vostra ultima esperienza con Vittorio Valerio?

Siamo appena reduci dall’esperienza di Pitti immagine Uomo, avevamo molta voglia di conoscere le impressioni sulla nuova collezione S/S 2012 e possiamo dire che le attese non sono state tradite, abbiamo ricevuto feedback molto positivi sulla qualità delle nostre t-shirt e giudizi entusiasti a ribadire l’unicità del progetto Vittorio Valerio. Le nostre maglie sono state recensite sul Corriere della Sera durante i quattro giorni della fiera, i giornali locali hanno parlato di noi, siamo molto soddisfatti. Adesso sotto col lavoro e la nuova collezione.

BARACK, BIBI E LA QUESTIONE PALESTINESE

Due popoli; un territorio, patria per entrambi; forse, in un futuro più o meno lontano, due stati. Così si può riassumere l’annoso problema israelo-palestinese, di cui non sembra intravedersi la soluzione. Sono passati diciannove anni dagli Accordi di Oslo, e quasi undici dal fallimento del vertice di Camp David, quando la pace sembrava a portata di mano. Dopo abbiamo assistito alla seconda intifada, a nuove offensive militari, a demolizioni di case, a stragi più o meno volute, al ritiro israeliano da Gaza, alla guerra civile tra Fatah e Hamas, a nuove guerre. I palestinesi della Cis-Giordania, intanto, sono ancora lì, da quarantaquattro anni in un territorio sotto occupazione straniera, mentre il governo israeliano non sembra volere o essere in grado di bloccare la costruzione degli insediamenti a Gerusalemme Est.

Dall’inizio del 2011 tutto il mondo arabo è in preda a cambiamenti epocali, che non hanno ancora toccato la Palestina, ma stanno rapidamente cambiando il contesto internazionale intorno a Gerusalemme. Il premier Netanyahu non ha mostrato particolare simpatie per la primavera araba, che gli ha portato via il miglior alleato nella regione, Hosni Mubarak, mentre il rapporto con Washington non è certo ai massimi storici, come ha dimostrato il vertice avvenuto lo scorso 20 maggio alla Casa Bianca. Barack Obama non è George W. Bush, il cui sostegno alla politica israeliana non fu mai in discussione, e le sue idee per il Medio Oriente non sono per nulla in accordo con la visione che hanno i policymakers a Gerusalemme. Le “differenze” che esistono tra le loro posizioni, come hanno ammesso i due leaders al termine dell’incontro, non sono di poco conto: già in passato Netanyahu ha risposto negativamente all’appello di Obama ad interrompere la costruzione degli insediamenti nei territori occupati, e durante la crisi egiziana non ha mancato di rinfacciare al collega americano l’abbandono di Mubarak, ma il discorso che pochi giorni prima l’inquilino della Casa Bianca ha pronunciato al Dipartimento di Stato ha fatto letteralmente andare Bibi su tutte le furie. Obama ha chiesto esplicitamente il ritiro israeliano sui confini del 1967, scambi di territori a parte, in conformità alla risoluzione ONU 242, fatto senza precedenti per un Presidente degli USA .

Naturalmente in Israele non ne vogliono sapere di abbandonare completamente la Cis-Giordania, con tutti i suoi insediamenti di coloni. A parole Netanyahu non si oppone a un processo di pace che termini con il riconoscimento di uno stato palestinese, ma la pregiudiziale verso il coinvolgimento di Hamas nelle trattative blocca qualsiasi possibilità di reali passi avanti, e in ogni caso il ritiro totale sembra fuori discussione. Lo scoglio rappresentato dall’esistenza e dalla forza di Hamas appare insormontabile: essa detiene il potere a Gaza, vinse le ultime – ed uniche – elezioni svolte nei territori amministrati dalla ANP nel 2006, e si spartisce con Fatah il consenso del popolo palestinese. E’ impensabile che Israele possa fare la pace con i palestinesi lasciando fuori Hamas, tanto più che negli ultimi anni esponenti di primo piano del partito come Ismail Haniyeh e Khaled Meshal hanno accettato di negoziare la nascita di uno stato entro i confini del 1967, riconoscendo quindi implicitamente l’esistenza dello stato di Israele . Per Gerusalemme, invece, questa volta in accordo con Washington, Hamas non è altro che un’organizzazione terroristica e come tale và trattata, per cui è facile comprendere lo sconcerto e il disappunto con cui è stato accolto l’accordo di riconciliazione tra Fatah e Hamas, all’inizio di maggio. Per quanto riguarda i confini, difficilmente i governanti israeliani accetteranno di smantellare tutti gli insediamenti, né tanto meno si mostrano disponibili a cedere Gerusalemme Est. Non è disposto a farlo Bibi Netanyahu e ancor meno lo sarebbero i partiti dell’ultradestra religiosa che sostengono il suo governo. Quando il premier parla di “dolorose concessioni” che gli Israeliani dovranno porre in atto per raggiungere la pace è perfettamente consapevole di cosa significhi per buona parte della società israeliana il ritiro da territori che costituiscono pur sempre pezzi della “Terra promessa”, e cercherà di doverne fare il meno possibile.

Barack Obama e Benjamin Netanyahu sono due uomini molto diversi con opposte idee su come rapportarsi con il mondo esterno, che hanno reagito in modo completamente diverso alle rivolte arabe d’inizio 2011, e il dissidio non si è affatto ricomposto. Come ha scritto Lucio Caracciolo su “La Repubblica” , immaginano due mondi diversi: Gerusalemme avrebbe certamente preferito che Mubarak fosse rimasto al suo posto, e tra regimi autoritari amici e democrazie rette da chissà quali partiti non avrebbe dubbi nel scegliere la prima alternativa. I gruppi politici promotori delle rivolte, tra cui hanno certamente un forte peso i Fratelli Musulmani e le loro affiliazioni, non godono certamente della fiducia dei governanti israeliani e molto probabilmente la politica estera di un paese strategicamente fondamentale come l’Egitto cambierà. Israele, inoltre, è l’unica democrazia del Medio Oriente, e in virtù di questo fatto gode della simpatia e della vicinanza del popolo americano. Questa “special relationship”, basata sui valori occidentali di democrazia e capitalismo potrebbe non essere più tale se anche gli Arabi diventassero democratici. L’incubo di Netanyahu è il sogno di Obama: aiutare gli Arabi ad instaurare la democrazia, coniugare la necessità di mantenere rapporti di amicizia con paesi di una regione ad alta importanza strategica e non rinunciare ai propri valori liberaldemocratici, anche in politica estera. Un Medio Oriente amico e democratico, capace di cogliere l’appello lanciato dal Presidente USA nel discorso del Cairo del 2009 e ripetuto poche settimane fa a Washington, è l’obiettivo di Obama. Certamente sarà un risultato difficile da ottenere, ma non ci sono dubbi sull’impegno dell’amministrazione USA, concretizzato in un corposo programma di aiuti già stanziati per Tunisia ed Egitto e pronto ad essere allargato ad altri stati che decidano di incamminarsi sulla via delle riforme.

In Medio Oriente stiamo assistendo a cambiamenti epocali. Di fronte ad essi appare inadeguata la risposta del governo israeliano, improntata all’immobilismo. Fino ad oggi, nel confronto con i palestinesi e con i paesi arabi, Israele ha avuto sempre dalla sua parte una schiacciante superiorità militare, oltre all’appoggio americano, e ha potuto sopportare efficacemente uno stato di non-pace che dura da più di 60 anni, ma non è detto che tali punti di forza vengano mantenuti per sempre. Oltre alla perdita di preziosi alleati (Egitto, ma anche Turchia), inoltre, non và dimenticato il problema demografico: gli arabi, anche all’interno di Israele, si riproducono più velocemente e tra qualche decina d’anni i rapporti numerici potrebbero mettere in dubbio il carattere ebraico dello stato. Di fronte ad un tale immobilismo e all’estenuante stasi del processo di pace i Palestinesi si trovano in una condizione frustrante di non-guerra – non-pace, che non fa altro che rimandare ulteriormente la soluzione del problema e minare la fiducia nella controparte, tanto più che, spesso, tenere la Cis-Giordania nel Limbo senza la reale volontà di giungere ad un accordo definitivo sembra essere la vera politica dei governi di Gerusalemme. Forti dell’accordo di riconciliazione tra Fatah e Hamas, i vertici dell’ANP si preparano a proclamare unilateralmente la nascita dello stato palestinese all’Assemblea Generale dell’ONU, a settembre di quest’anno, e probabilmente otterranno la maggioranza dei voti al Palazzo di Vetro . Pur non avendo risvolti pratici immediati un’eventuale votazione favorevole ai Palestinesi sarebbe un grande successo diplomatico, e il governo Netanyahu si sta muovendo per impedirlo, con la speranza che Obama, anch’egli contrario all’iniziativa, riesca a convincere quanti più governi possibile. Ovviamente, per ottenere ciò, Bibi sa bene che a “dolorose concessioni” dovrà iniziare a pensare al più presto.

Francesco Linari – www.opennews.it

Mai più SENZA, mai più CON.

Prendendo ispirazione dalla famosa trasmissione televisiva “Ma come ti vesti?”, ho deciso di stilare una piccola lista che tutte le ragazze dovrebbero tenere ben presente ogni volta che si preparano per uscire.

Mai più SENZA:

- l’estate 2011 è tutta dedicata alle tonalità Fluo, ma attente a non esagerare o sembrerete un semaforo.

- Shorts a vita alta. Soprattutto per le più bassine sono una vera manna : allungano le gambe e ridisegnano la linea.

- T-shirts oversize usate come mini dress. Vanno bene di giorno e di sera in abbinamento con accessori diversi a seconda dell’occasione.

- I tacchi! Ragazze la comodità non è mai glamour. Ballerine, sneakers, stivali con suola inesistente vanno lasciati nell’armadio e usati per andare a correre o andare a zappare nei campi. Il tacco non è soltanto il 12 cm da “femme fatale” ma esiste anche in misure più abbordabili per le meno esperte. Il tacco 6 è perfetto per imparare a camminare e oltre a slanciarvi vi trasformerà l’andatura quasi magicamente. Il tacco è donna, ricordatelo.

- Accessori per tutte le occasioni. ma senza esagerare. Orecchini, bracciali, cerchietti e chi più ne ha più ne metta. un vestito acquista carattere se unito al giusto accessorio. ma evitate l’effetto “full optional”, oltre a pesare di più sarete soltanto ridicole.

- Abiti, borse e scarpe con le frange. Se usate con moderazione le frange donano un tocco sexy anche al più semplice del look, si muovono mentre camminate e donano leggerezza e grazia se portate nel modo giusto.

- Righe. Soprattutto su t-shirts e mini dress. Se siete magre e longilinee osate quelle orizzontali altrimenti puntate su quella verticale.

-Abiti anni ’70. L’estate è il momento perfetto per sentirsi un po’ hippy e in un abito lungo fino ai piedi diventiamo subito perfette figlie dei fiori; a patto che le fantasie non siano uguali a quelle delle tende di vostra nonna o peggio ancora identiche alla tovaglia della vecchia zia. Abito lungo e zeppe sono la combinazione perfetta se non siete un metro e ottanta di altezza.

Mai più CON:

-Leggins animalier : una sola domanda: Ma perchè?? Non vogliatevi male ragazze, non uccidete le vostre gambe. Di Kate Moss ce n’è una sola e solo lei puo’ permettersi di uscire con un leopardo sulle gambe.

-Tacco in Swarovski: a meno che non siate delle spogliarelliste lasciate stare.

-Vestiti a mezza misura: la gonna che arriva a metà polpaccio non rende sexy e attraente nemmeno Bianca Balti, tantomeno se è ornato da “graziosi” drappeggi.

-Jeans con il fondo sdrucito: a meno che non abbiate scelto di fare l’artista di strada sono da eliminare. Le forbici a volte sanno fare miracoli, lo sapevate?

- Stivaletti mozza caviglia: ve li perdono solo se le vostre gambe hanno la lunghezza minima di un metro e mezzo.

- Extensions: tralasciando il fatto che ormai andavano di moda 5 anni fa, care ragazze è inutile continuare a dire che non si vede che si tratta di capelli finti. Si vede eccome.

- Capelli tenuti malamente da un elastico o da mollettine a caso: qualcuno ha inventato un oggetto chiamato pettine. Per non parlare di piastre, phon etc etc. Usateli.

- Collane esagerate: Concesse solo su un vestito minimalista, nessun tipo di orecchini , nessun tipo di sfronzolo sui capelli.

-Stivali da CowGirl: vivete in un ranch?

- Griffe in vista: che tristezza.

 

- Troppa pelle in vista: Se siete degne della copertina di vogue va bene altrimenti è seriamente da dimenticare.

- Shorts: come sopra.

- Total look animalier/ look monocolore: Gli animali selvaggi stanno bene dove sono. A meno che non sia nero evitate o diventerete lo zimbello della situazione, i colori sono tantissimi ed esitono miliardi di sfumature.

 

Nessuno puo’ notare a prima vista quanto siete belle dentro. Solo un radiologo.

La Giustizia è una Cosa Seria: Incontro con Nicola Gratteri

14 Aprile 2011- Una stretta di mano, calda,  amica, che trasmette fiducia, e quasi familiarità. Quella piccola mano è di Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Ho l’onore di poter stringere la sua mano  grazie ad un incontro organizzato dal Caffè Letterario di Catanzaro, dove non solo viene presentato il suo ultimo libro dal titolo “La Giustizia è una cosa seria” conversazione con Antonio Nicaso,  ma si può dibattere apertamente.

Incontrai per la prima volta il Dottor Gratteri, nel 2005, frequentavo il secondo anno al liceo scientifico, e venne nell’Istituto in cui studiavo, a parlare e sensibilizzare tutti noi giovani a non aver paura di denunciare l’illegalità.

Questo ricordo, nonostante i 6 anni trascorsi, è rimasto  vivido, intenso nella mia mente, e giovedì 14 Aprile,  ho avuto il piacere di renderlo attuale ascoltando per la seconda volta l’intervento del dottor Gratteri.

E’ un uomo con un grande carisma. Le sue parole, sono parole vere, dettate da una grande passione per la sua professione, che da 25 anni  continua a svolgere nonostante le continue difficoltà, ed hanno la capacità di piantare in ognuno di noi il seme della Riflessione.

A moderare l’incontro della serata è la giornalista GIULIA ZAMPINA, malgrado l’assenza della dirigente della Coisp Maria Marasco.

Il libro presentato è nelle librerie dal 22 febbraio ed è edito Mondadori.

Prima di cominciare, il Dottor Gratteri, rende chiaro a tutti il motivo per cui, la pubblicazione del suo scritto è affidata alla Mondadori. Nessuna casa editrice, infatti, aveva voluto pubblicare il suo primo libro intitolato “Fratelli di Sangue”. Solo Walter Pellegrino, di Cosenza ne ebbe il coraggio, era disposto a correre questo rischio. In poche settimane circa 40mila copie  vendute, e Rizzoli e Mondadori chiedevano di avere i diritti sul libro. Quindi come Gratteri stesso afferma: <<Il motivo della scelta dell’editore sta nel garantire una maggiore diffusione! E’ questo quello che conta!>>

Il titolo originario de “La Giustizia è una cosa seria” doveva essere “Il giudice va a cena da solo” in seguito modificato.

Dopo questa puntualizzazione, ad introdurci nel pieno dell’incontro è un tema caldo, riguarda il Processo Breve visto le ultime notizie date dall’approvazione della riforma da parte della Camera.

<< L’utilità che si può trarre da questa riforma è pari a ZERO! Riduce solo le pene, che risultano sempre meno pesanti, mentre i tempi del processo restano invariati.>> parole ferme quelle pronunciate dal procuratore che continua con qualche esempio << se su 30 detenuti, 20 ottengono il giudizio con il rito abbreviato, per dimostrare la responsabilità penale dei restanti detenuti, con rito ordinario occorre rivalutare la posizione degli altri 20 imputati, quindi l’abbattimento di tempi e costi è nullo!>>

Gratteri  ribadisce che, il più delle volte ciò che dice, scandalizza la gran parte della gente, perché le sue richieste sono severe, ma necessarie, e si allargano anche al taglio del numero di tribunali, e il loro accorpamento.

<<Solo in Piemonte ci sono 17 tribunali e almeno 10 dovrebbero essere chiusi, e chiudere significherebbe risparmiare. Anche per le carceri, ad esempio, nella provincia di Reggio, ve ne sono ben 3: Palmi, Reggio ed a Paola, che insieme non arrivano neppure a 700 detenuti, numero di quelli accolti nel carcere di Siano a Catanzaro. Costi, dunque, IMPENSABILI.>>

Da questo argomento si passa alle fughe di notizie e la Zampino chiede il perché non vengono individuati i responsabili. Gratteri spiega come siano in possesso di tecnologie che consentono di conoscere chi ha fatto uscire il file fuori, attraverso chiavi USB o mezzi telematici esterni. Basterebbe proteggere i file con password, quindi solo chi lavora sarebbe a conoscenza.<< Si può fare, basta volerlo>>.

Discusso è stato il dibattito sul 41bis, considerato da Gratteri come il Servizio più severo in Italia. <<Il carcere così com’è non serve a nulla. Prima del 41bis alcune carceri erano degli Hotel, dove, i detenuti e i mafiosi guardavano la televisione, disponevano di champagne e prostitute, e nelle ore d’aria formavano intese tra loro. Il detenuto non si ravvede. Grazie a questa legge è stato possibile isolarli, impedendo comunicazioni con l’esterno.  Le carceri dovrebbero essere dei campi di lavoro. Chi non lavora, non mangia>>.

Cupole e Sangue è il titolo del secondo capitolo. Si parla di ‘Ndrangheta. <<Essere ‘ndranghetisti è un credo, una religione. San Michele Arcangelo è il protettore della Polizia e degli ‘ndranghetisti. Si battezzano nuovi ‘ndranghetisti partendo da Santa Veneranda all’Immacolata, arrivando anche ai personaggi massonici, quali Garibaldi e Mazzini. E’ nelle processioni, nelle feste ed in particolare in quella della Madonna di Polsi che esternano il potere. Coraggioso è stato il prefetto di Vibo e altrettanto il Vescovo che ha deciso di non fare la festa quest’anno. A portare a braccio la Madonna non saranno uomini scelti dalle famiglie ‘ndranghetiste , ma saranno poliziotti e carabinieri.>>

<<Il vescovo di Locri>> continua Gratteri, <<sta cercando di recuperare i giovani, facendo catechesi. Non è un uomo ambiguo dai “poi vediamo”  il suo parlare è “sì sì, no no” >>

Un momento particolare dell’incontro al Caffè Letterario,  è stato il riferimento ai giovani.        Gratteri è spesso accusato di essere pessimista, di non dare speranza ai giovani, in realtà cerca di essere il più onesto possibile, non vuole essere come chi  dice: “Il futuro è di voi giovani”. Gratteri dice: << Il futuro è di tutti! Gli adulti devono essere coerenti. La responsabilità è di chi lascia questa cattiva eredità.  L’unica arma di riscatto per i giovani è lo studio. Fidarsi solo dei genitori, e cercare tra gli insegnati chi si emoziona nel fare il proprio mestiere, chi è esigente, chi si interessa veramente di ascoltare gli studenti. I giovani sono come polli da batteria, stessa filosofia di vita. Bisogna svegliarli. I ragazzi hanno molte difficoltà, malgrado gli sforzi non potremo mai vincere la lotta alla mafia perché le istituzioni non funzionano, ne è un esempio proprio la scuola, perché altrimenti GENEREREBBE SOGGETTI PENSANTI. Una scuola a tempo pieno, sarebbe l’idea giusta, dove i ragazzi tornano a casa e stanno in famiglia anziché su internet, alla televisione>>.

<<Se questa è la realtà,>> dice Gratteri << non sono ottimista >>.

Vi lascio con una domanda.. Voi da che parte state?

Io la mia scelta l’ho fatta. Voglio continuare a studiare e ad avere un pensiero.

Elena Verzì

Passion for Fashion : Elisa Taviti.

Una giovane blogger molto interessante è Elisa Taviti. Ho scoperto il suo blog navigando per la rete in cerca di qualcosa di nuovo e intrigante e mi sono imbattuta nel suo “My fantabulous world” : aggiornatissimo, ricco di foto e di spunti per tutte le ragazze che fanno della moda e del glamour uno stile di vita. Questo è quello che Elisa ha raccontato ad OpenNews .

Quando e da cosa nasce la tua passione per la moda?
La passione della moda nasce fin da quando ero piccola, il mio gioco preferito già all’ età di 5 anni era “Gira la moda” e anche quando giocavo con le Barbie la cosa che mi divertiva più fare, oltre a truccarle e pettinarle, era vestirle-spogliarele-rivestirle. Quando ero un pò più grande invece, all’ età di 13-14 anni compravo le riviste di moda e sognavo che un giorno anche io mi sarei vestita come le modelle che vedevo in copertina. Insomma la passione per la moda ce l’ ho nel sangue :)

Come ti è venuta l’idea di creare un blog?
Bhè in realtà avevo bisogno di condividere questa mia grande passione con persone che come me amano altrettanto la moda. Quando nasci in un paese come il mio, non sempre puoi dare libero sfoggio alle tue idee, anche perchè molto spesso non vieni compresa, e talvolta vieni giudicata. Quindi ecco che ho anche io aperto il mio piccolo mondo virtuale, il mio Fantabulous World (da quì il nome del blog), dove ognuno può commentare e dire la sua opinione su tutto quello che io ogni giorno propongo.

Di cosa ti interessi maggiormente?
Io adoro la moda, quella vera, fatta dai grandi stilisti, ma si sà quello è un mondo a parte che si può solo sognare. Mi piacciono le cose belle e mi piace condividerle con le persone, perchè il bello si sà piace a tutti.

Hai dei marchi o stilisti preferiti?
I miei stilisti preferiti sono Dolce&Gabbana, trovo che creino degli abiti stravaganti ma molto eleganti al tempo stesso. Mi piace moltissimo anche Balmain, le loro giacche e i loro jeans sono qualcosa di incredibile.

Grazie al tuo blog hai partecipato ad eventi importanti nell’ambito della moda, quali?
Il mio primo evento al quale ho partecipato in veste di fashion blogger è stato l’ evento Firenza 4Ever organizzato da LuisaViaRoma dove ho avuto la possibilità di conoscere moltissime altre bloggers e conoscere nuove persone tra cui anche Andrea Panconesi, titolare del concept store LuisaViaRoma, con il quale ho scambiato quattro chiacchere sul mio blog e sulla mia carriera universitaria. Adesso ho in porto altri progetti che spero tanto che vadano nel migliore dei modi, tra cui un photoshooting che mi vedrà impegnata insieme ad altre bloggers.

Hai un negozio o un sito preferito da consigliarci per i nostri acquisti?
LuisaViaRoma per me è proprio uno dei negozi che mi propongo di consigliarvi per i vostri migliori acquisti, lo ritengo uno dei miglori negozi a livello mondiale. Ma se avete un budget un pò più ristretto vi consiglio brand low cost come Zara e TopShop dove potete trovare abiti e accessori che si ispriano alle collezioni dei grandi stilisti, con un prezzo decisamente più abbordabile. Un consiglio che posso dare a chi non ha mai provato è di cercare anche nei negozi on-line, alcuni di questi sono molto convenienti e hanno prodotti veramente carini: Asos.com, fashionology.nl, yoox.com

Cos’è per te la moda?
La moda per mè è la forma d’ arte con la quale riesco ad esprimermi meglio, c’ è chi dipinge, chi canta e chi balla… per me la moda è una passione ma è anche un grandissimo divertimento. Mi piace mixare capi firmati con capi low cost e adoro sperimentare e trovare sempre nuove formule di abbigliamento.

 

E lo stile?
Per me il senso dello stile è innato, si ha o non si ha. Talvolta vi sono persone che pur spendendo milgiaia di euro negli abiti continuano a non avere lo stile, mentre invece c’ è anche chi, solo con pochi euro, riesce ad essere sempre glamour.

Dove possiamo seguirti?
Ovviamente sul mio blog: www.myfantabulousworld.com
Il mio blog è una specie diario personale che cerco di aggiornare quotidianamente con news dal mondo della moda, del cinema e della musica. Inoltre potete trovare consigli su cosa indossare prendendo spunto dagli outfit che io stessa indosso e propongo.

L’Arte della Pesca

“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare: tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.”

Helmut Newton

…Un’arte che non di rado non è fine a sé stessa ma si accompagna a motivazioni e intenzioni molto profonde. Un esempio ne è certamente il primo libro della fotografa Uta Theile: “L’arte della pesca: un viaggio nella pesca delle Cinque Terre”.

"..non farsi mai scoraggiare e non aspettare nessuno che ti aiuti ... devi fare la tua strada e avere molta determinazione e pazienza"

 

L’autrice, che dalla presentazione della sua opera fino al 5 giugno sarà al Palazzo Comunale di Monterosso, ci rivela infatti in un’intervista che “sotto” c’è molto di più di un’intenzione artistica: L’arte della Pesca si presenta come un vero e proprio documento, una ripresa quanto mai realistica della vita ai molti sconosciuta dei pescatori e delle loro tradizioni antiche come la civiltà, ormai destinate a perdersi nel mare frenetico della modernità.

Parlando con l’autrice e leggendo sul suo sito che è tedesca, ci chiediamo (anche se non lo troviamo certo strano) come mai abbia scelto proprio Monterosso; la risposta è romantica: l’incontro casuale col marito durante un viaggio, pescatore monterossino, il cambiamento nella vita. Un luogo quindi di passione per lei e totalmente nuovo “vivere in Italia, sul Mediterraneo, alle Cinque Terre, sul mare era davvero qualcosa di affascinante…”. Una passione quella della fotografia presente fin dall’adolescenza, affiancata poi al lavoro di mamma a tempo pieno e poi ripresa e riscoperta, fino all’uscita dell’”Arte della Pesca”. Ci domandiamo allora con che sentimento abbia fatto proprio questa scelta e la risposta non si fa attendere, certa e profonda:

Volevo valorizzare una delle tradizioni liguri tra le più vecchie di cui forse un giorno rimarrà solo il ricordo nei racconti dei vecchi! Ho avuto la fortuna di poter vivere una notte di pesca in mezzo al mare ed è stata per me un’avventura indimenticabile: mi affascina questo mestiere ed il rapporto che questi uomini hanno con il mare,  spesso un rapporto “amore-odio”: amano la sensazione di libertà , di profondità, dell’infinito che li circonda, la sfida, la caccia, che solo il mare gli può regalare insieme alla paura, l’ansia, la malinconia e, naturalmente, l’invidia per gli altri concorrenti. Quello del pescatore è un mestiere duro e pieno di sacrifici: una vita dedicata alla pesca, lavorando giorno e notte e una vita privata che non esiste o quasi. 

Monterosso una volta era il “paese dei pescatori” , ora tutto è cambiato: il nuovo benessere portato dal turismo sta sostituendo le vecchie tradizioni, questa è la ragione per la quale ho deciso di documentare questo antico mestiere, fotografando i “vecchi’”pescatori.

 Voglio raccontare con le mie foto non solo la durezza di questo mestiere ma anche il suo fascino: i volti dei pescatori che raccontano di tempi vissuti in mezzo al mare, la bellezza e la calma dell’ alba calando la rete o salpando, la gioia di aver pescato che ricompensa la fatica… la passione e l’arte della pesca.”

Copyright Uta Theile

Ecco il punto: siamo soddisfatti di aver trovato qualcuno che sappia dare un fine così positivo alla fotografia, che la sappia rendere vero mezzo di cultura e che sappia rendersi mezzo di trasmissione dei pilastri di una società. Un lavoro costruito con l’esperienza diretta degli occhi di chi è diventato parte di quella realtà e ha saputo coglierne le spinte più abissali.

 Un  tempo antico che in certi aspetti non è stato ancora scalfito dallo scalpello del tempo e che lei ha voluto incidere nei contrasti secchi del bianco e del nero. Lasciatoci questo spunto di riflessione, rivela di avere “in cantiere” un altro progetto, questa volta a colori, dal tema mistico-religioso… Ma preferisce non anticiparci di più.. Si sa s’altronde che la capacità di attendere è la dote del buon pescatore.. Fotografi, buona pesca!

 

Piotto Chiara

ps:per maggiori info visitare il sito http://www.uta-theile.com/

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