Il milan corre, Pazzini lancia l’Inter e la Juve sprofonda


Si apre così la rubrica dedicata alla fotografia e all’arte tenuta dalla bravissima Chiara Piotto. Segreti, trucchi, suggerimenti, discussioni e condivisione. Questo è OpenNews!
Fotografia: una febbre che i social network, grazie ad una facilità di condivisione pressochè unica, hanno passato ai giovani e non solo. Scatti, carichi, tagghi, attendi i commenti e i “mi piace” da amici e contatti. Ma questa può essere solo l’ultima di un grandissimo numero di manifestazioni della fotografia. Quindi, che cosa è prima di tutto? Il termine è composto da due parole greche, phos (luce) e graphis (grafia), che la identificano come “scrittura con la luce”. Fin dalla costruzione delle prime camere oscure ad inizio ‘800 in Francia e alle sue prime applicazioni, quando i megapixel erano ancora distanti dal fare la loro comparsa e PC erano solo due lettere qualsiasi affiancate, questa scrittura è andata tutta via evolvendosi, modificandosi, diffondendosi.
E se il primo soggetto fotografico (1826) furono un paio di tetti un po’ sfocati e rigorosamente in bianco e nero, infiniti sono quelli che li hanno succeduti, più o meno importanti. Se si potessero unire in un gigantesco collage tutti i miliardi di immagini che da allora, in neanche due secoli, sono state impresse prima su pellicola poi su sensore, chissà se basterebbe l’intera superficie terrestre! Ma nonostante questo ciò che la caratterizza e la rende un’arte in quanto tale, è rimasta costante in tutto questo tempo.
Fotografia è ancora e da sempre immortalare il momento, fermare un ricordo, raccontare un’ emozione; fotografare è dare testimonianza di un evento, fare storia, arricchire gli archivi del tempo. Ma soprattutto, fotografia è comunicare. Partendo da questa semplice e basilare verità, bisogna sapere distinguere due modi di viverla; non è detto che l’uno escluda l’altro, ma anzi è facile che ad uno SEGUA l’altro. Inizialmente, essa si compone delle piccole soddisfazioni che possono donare le indistruttibili compatte, quelle che possono essere infilate anche nei calzini e che anche i grandi fotografi si nasconderanno tutta la vita in ogni tasca e in ogni giacca nel caso in cui ce ne fosse un bisogno improvviso. Anche io amo tenerla sempre a portata di mano, non si sa mai! Piccole, comode, efficaci, si difendono a colpi di una risoluzione mediamente alta e a di una facilità assoluta di uso. Praticissime.
Tuttavia, c’è chi si ferma a questo stadio, si accontenta della praticità e dell’immortalare in modalità spesso automatica amici, paesaggi, emozioni…. E chi passata questa prima fase, sente il bisogno di saperne di più. Capire come saper regolare i parametri della macchina fotografica, il diaframma che lascia passare la luce, i tempi di scatto, il bilanciamento del bianco, l’esposizione e tutto ciò che può regalare alla foto oltre che a un buon soggetto o scorcio, anche un’alta qualità tecnica. Ma attenzione: non è obbligatorio doversi lanciare in acquisti pazzi (perché i prezzi non sono certo quelli delle compatte) di macchine semi professionali e attrezzatura da concorso. È facile infatti farsi prendere dalla febbre sopra citata dei social network e ritrovarsi poi con una macchinetta che non si può facilmente portare in borsetta, né tanto meno in tasca, delicata, costosa e soprattutto che verrà ugualmente utilizzata in automatico (comodo in certi casi ma se usato regolarmente la morte dello spirito reflex stesso). Avere una reflex NON significa avere la passione della fotografia, né non averla significa necessariamente non avere le potenzialità di comporre belle immagini.
Molte delle foto che ho fatto e che più mi piacciono sono state scattate con la mia vecchia Canon, che reflex non era (anche se sono sempre stata una Canonista, ma questo è un dibattito che eventualmente tratteremo più avanti).
Quindi, riprendendo il filo del discorso, c’è un momento in cui l’appassionato sente il bisogno di avere la possibilità di comporre da sé le proprie fotografie, di instaurare con la sua opera un rapporto più diretto. E qui entra in gioco quel secondo modo di viver la fotografia che avevo individuato all’inizio. Entrambi comunque hanno mille sfaccettature, ci si trova ad avere a che fare con ritratti, paesaggi, foto in movimento, macrofotografia, ed è importante saperne accentuare al meglio i pregi, farne risaltare nella maniera migliore i punti di forza. Un argomento tanto ampio da fare perdere chiunque desideri addentrarvisi; un’arte estremamente versatile, che va a braccetto con la sua epoca, che ne viene cambiata e che in alcuni casi riesce a cambiarla a sua volta… Chissà che penserebbe Nièpce, il “papà” della fotografia, se oggi potesse vedere come si è evoluta! Cliccherebbe “mi piace”?
Chiara Piotto – www.opennews.it
“Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata”.
Così Oriana Fallaci, la più grandi tra le giornaliste e le dissidenti del secolo scorso, esprime la natura femminile. Non esiste, forse, aforisma più adatto, ma la situazione delle “tigri in gonnella” è molto migliorata oggigiorno. I diritti che prima ci erano negati sono stati rapidamente conquistati con dure battaglie per cui ognuna di noi è davvero grata; il rispetto e la stima dell’universo femminile sono ormai assoldati per quanto molti continuino a negare l’evidenza, eppure esistono nuove sfide, nuovi campi di battaglia.
Cosa significa davvero essere donna oggi? Mi allaccio ad una campagna firmata “Società Usa e Getta” che sta rapidamente raccogliendo consensi in tutta Italia e che prevede l’organizzazione di conferenze, dibattiti e riflessioni sulla condizione femminile. Figure di spicco hanno fatto la storia e si sono sempre ribellate alla mercificazione dei corpi a cui oramai siamo destinati ad assistere, ma rispetto al passato non c’è più quella passività che costringeva la donna al silenzio o l’assertività incondizionata nei confronti dell’uomo. Notiamo tutti i giorni, però, che la nostra condizione risulti profondamente destrutturata in forza di una visione arcaica del tipo “Donna passami la clava!” e siamo tornati drammaticamente indietro per ciò che concerne l’idea del corpo e dell’uso che ne facciamo. Samo tornate ad essere la merce di scambio preferita? Oppure stiamo parlando di episodi isolati che non riflettono il comportamento della società nel suo complesso?
Devo ammettere, con profondo rammarico, che il nostro impegno nel riportare lo status al tempo dei Flinstones è stato notevole. Siamo state noi le prime ad aver fatto leva sull’istinto animalesco degli uomini e sui loro desideri più fisici. Il femminismo si è sempre fatto portavoce della parità e dell’uguaglianza tra sessi ed è grazie alle lotte che hanno visto protagoniste donne diverse tra loro, siamo giunte all’ardita conquista di diritti che prima apparivano solo lontani miraggi; tuttavia, ci sono molte altre figure che hanno prediletto canali diversi e, dunque, dico io, NON si può parlare di rispetto per il corpo se, accendendo i canali della televisione di Stato, gli unici primi piani degni di nota sono quelli di “lati B” o Iolande senza nome (per usare una terminologia di Lucianina!). Non si può pretendere di essere prese in considerazione se, anche nel nostro piccolo, siamo asservite a ciò che dice o fa il fidanzato o il migliore amico! Le donne hanno faticato per essere ascoltate, ma ci sarà sempre qualcuno che gli farà notare come non è mai abbastanza alimentando stereotipi ridicoli quali: Bionda = Oca oppure Bella = Stupida. E’ un evidente meccanismo di difesa da parte degli uomini che prima agivano da padroni sul mercato del lavoro e nella vita perchè effettivamente migliori o con più opportunità.
Navigando in rete si scova come un motore invisibile abbia cominciato a rombare. L’indignazione si sta, neanche troppo lentamente, trasformando in partecipazione. E’ solo la collera collettiva quella che smuove lo status quo. Ogni donna sta dicendo NO alle frasi misogine, al rispetto negato, alle espressioni infelici e maleducate che troppo hanno scosso i nostri timpani e in questo sono sostenute da Uomini con la U maiuscola. Faccio un esempio attuale: mi ha colpito molto l’intervento di Gad Lerner nel rispondere ad una telefonata improvvisa giunta nella sua trasmissione “L’infedele”. L’interlocutore ha affermato: “….come dicono quelle cosiddette donne….” e il conduttore ha prontamente ribadito: “Le donne presenti non sono cosiddette e se lei le chiama così è un cafone!”.
Io credo che questo sia un pensiero comune negli uomini. Forse nascosto, forse manifesto, ma comunque esistente. Ecco perchè, a mio parere, non è la lotta alla parità che deve divenire una priorità per noi, ma il cammino verso un futuro più giusto parimenti con un uomo che, fondamentalmente, ha i nostri stessi dubbi, ma, in più, ha paura di vedere il proprio trono rovesciato. Ci sono mille modi di essere donna, ma credo che molte di noi debbano ancora trovarlo. E’ giunto il momento di farlo. Adesso..
Francesca Larosa – www.opennews.it
Sono una ragazza un po’ all’antica e quindi per me le icone di stile sono rimaste Marilyn Monroe,Audrey Hepburn , Bettie Page e donne d’altri tempi come loro, ma con il dono di una sensualità prorompente.
Un tempo, le giovani si ispiravano alle dive del cinema hollywoodiano che aveva da poco aperto i battenti e che presentava figure femminili invidiabili da uomini e donne senza distinzione.
La bellezza poco artefatta, abiti che sapevano mettere in risalto i punti giusti senza renderli volgari, atteggiamenti delicati che nascondevano (nel caso di Marylin su tutti) una grande fragilità.
Questo ha reso le donne di quel periodo il sogno proibito di tutti.
Cosa è cambiato oggi?
Googlando la voce “icone di stile” vedrete che le prime immagini che compariranno sul vostro schermo sono : la miliardaria Daphne Guinnes ( e per fortuna che è lei la miliardaria! Temevo di trovarmi di fronte una foto dell’ereditiera Paris Hilton e del suo chiuaua), la figlia di Lionel, Nicole Richie ( peraltro ex miglior amica della sopracitata) e al terzo posto Lauren Conrad uscita dal reality Laguna Beach e dal sequel “The Hills”.
Mi sembra di capire, quindi, che oggi lo stile lo faccia chi diventa famoso attraverso il mezzo televisivo.Le signorine al secondo e terzo posto, infatti, sono “mostri” da reality ( per chi non lo ricordasse infatti anche Nicole Richie ha partecipato ad uno di questi programmi educativi: ” the simple life” insieme alla Paris di cui già troppe volte ho parlato in quest’articolo.
Tanto per rinfrescare la memoria, lo scopo del programma era quello di catapultare due giovani ricche e belle in mezzo alla campagna e vederle cimentarsi in mungiture, raccolte di vegetali e altre cose che ogni nonna fa ogni giorno da almeno sessant’anni.
Insomma Lauren e Nicole sicuramente sanno vestirsi, anche perchè dipsongono di un capitale non da poco, ma…..manca qualcosa.
Provate ad affiancare una foto di queste “It Girls” ad una di Audrey o di Marilyn.
Credo non ci sia paragone e credo che mi darete ragione.
E’ vero che le due ragazze hanno uno stile giovanile che ognuna di noi, in più, può ricreare anche senza spendere miliardi. ma qui stiamo parlando di ICONE di stile, di donne che con la loro eleganza hanno fatto la storia della moda e del glamour.
Per quanto io mi vesta simile alle prime due vorrei comunque essere come le seconde.
Altre Fashion Icon che adoriamo osservare e copiare sono quelle dei telefilm: prime fra tutte Misha Barton e Rachel Bilson di O.C, rispettivamente Marissa e Summer.
Vestitini leggeri in piano stile Californiano e ballerine o tacchi sempre molto giovanili, colorati e mai eccessivi.
Poi è arrivato Gossip Girl ( che personalmente adoro) e le grandi marche indossate da Blake Lively e Leighton Meester, Serena e Blair.
Con loro la moda entra prepotentemente nelle serie televisive dedicate ai giovani e parte la caccia alle firme portate dalle due protagoniste femminili.
Mentre Serena ha uno stile ironico e un po’ ribelle con outfit firmati tra i tanti da Emilio Pucci e Chanel, Blair sembra la nuova Audrey Hepburn con completi sofisticati ed eleganti, che portano spesso il nome Marc Jacobs.
Ecco. Queste due ragazze ed i loro personaggi mi piacciono particolarmente e credo che, pur non avendo quasi niente a che fare con le dive anni ’40, siano due buoni esempi da seguire in fatto di moda poichè rispecchiano appieno il nostro tempo e non cadono quasi mai in accozzaglie senza senso. Le trovo glamour e sofisticate e soprattutto “copiabili” senza per forza dover spendere centinaia di euro se non migliaia (cosa non poco importante per me e il mio stipendio).
Parlando con amiche o conoscenti oppure leggendo vari blog in giro sul web ho potuto constatare che la mia è opinione diffusa e che Gossip Girl in fatto di moda, ha davvero colpito nel segno; da vera fan della serie mi trovo spesso a riguardare puntate già viste solo per osservare meglio accessori, abiti e soprattutto scarpe.
Alla fine, care ragazze, continuo a pensare che donne di classe come Marilyn e Audrey abbiamo fatto il loro tempo e, forse, non ritorneranno più; e poiché sono una ventenne anch’io… W Serena e W Blair!
Valentina (Sheena) Leporati – www.opennews.it
Ecco le partite del 21esimo turno nel dettaglio
Parma-Catania 2-0= Esordio sfortunato per” il Cholo” Simeone ,nuovo tecnico dei catanesi, chiamato in settimana a sostituire Giampaolo. Il Parma chiude la gara con un micidiale uno-due firmato Candreva e Giovinco. Simeone avrà da lavorare per rivitalizzare una squadra sfiduciata, che nelle ultime gare ha raccolto meno di quanto meritasse.
Palermo-Brescia 1-0= Rosanero che non riescono a sbloccare il risultato in una gara ostica, fino a quando all’86esimo Bovo trova un bel gol su punizione.
Roma-Cagliari 3-0= La Roma liquida il Cagliari all’Olimpico sbloccando la gara con un rigore del redivivo Totti. Strana la scelta di Donadoni di rinunciare a Matri e di inserirlo solamente a metà della ripresa. Nel secondo tempo Perrotta e Menez fissano il risultato su un rotondo 3-0.
Udinese-Inter 3-1 = Prima sconfitta per Leonardo alla guida della compagine nerazzurra. L’Udinese si dimostra la squadra più in forma del momento e ,dopo aver fatto tremare il Milan a San Siro, sfodera una grande prestazione anche al” Friuli”. L’Inter passa in vantaggio con un bel destro di Stankovic, il migliore dei suoi ,che poco dopo scalda i pugni di Handanovic con un altro bel tiro da fuori. Il pareggio di Zapata arriva dopo pochi minuti e ,a stretto giro di posta, arriva il vantaggio friulano con una grande punizione di Di Natale. Nella ripresa attacchi nerazzurri sterili fanno da preludio alla zampata di Domizzi ,che chiude la gara. Gli interist
i reclamano un rigore per un contatto Benatia-Cambiasso. Il tocco effettivamente c’è ma la grande prova dell’undici di Guidolin non esce in alcun modo ridimensionata da questo episodio.
Sampdoria-Juventus 0-0= Al Ferraris va in scena una gara ad alti contenuti agonistici, ma povera di occasioni vere e proprie. Le due squadre non si fanno troppo male anche se ci sono da segnalare due occasioni colossali, una per la Samp con Pazzini, che calcia a lato a tu per tu con Buffon e una per la Juve, con Del Piero che, nel finale, fallisce una sorta di rigore in movimento su cross di Motta. Il match ha confermato l’assoluta necessità, per la Juve, di acquistare una punta in questa ultima settimana di mercato vista la prova incolore di Amauri, apparso fuori dal gioco. Un rinforzo è d’obbligo per centrare la zona Champions.
Bologna-Lazio 3-1= Un ottimo Bologna supera i biancocelesti, passati in vantaggio in apertura con Floccari. Il pareggio di Ramirez fa da preludio alla doppietta del sempreverde Di Vaio, che chiude con un gol allo scadere. Nervi tesi nel finale. Espulsi Dias e Gimenez.
Fiorentina-Lecce 1-1= Il Lecce di De Canio, dopo essere passato in vantaggio con Di Michele , fallisce il colpo del ko sbagliando un rigore calciato sempre dall’attaccante giallorosso. Gilardino nella ripresa trova il pareggio che salva i viola.
Bari-Napoli 0-2= Gli uomini di Mazzarri ,con un gol per tempo, espugnano il San Nicola. Apre Lavezzi, con un tacco delizioso al trentottesimo e chiude Cavani ,quasi allo scadere del match.Gli azzurri ora sono al secondo posto solitario alle spalle del Milan.
Chievo-Genoa 0-0= Reti bianche al Bentegodi in una gara che non offre molti spunti.Floro Flores non bagna con un gol l’esordio col Grifone.
Milan-Cesena 2-0= Il Milan scappa in classifica e supera il Cesena di Ficcadenti aiutata da un autogol di Pellegrino, che sblocca la gara a fine primo tempo.Il raddoppio arriva grazie al solito Ibrahimovic al 92esimo.Il Milan si porta a +4 dal Napoli primo inseguitore e lancia una piccola fuga.
Sebastiano Manzoni – www.opennews.it
Suonano le campane di Notre-Dame al Teatro Civico della Spezia sabato 15 Gennaio 2011. A dargli vita è un Quasimodo oppresso da una fisicità mostruosa e lacerante. Quattro attori sopraelevati rispetto alla scena, in piedi, vengono illuminati da una luce rossa come il sangue. E’ una storia intramontabile che, sebbene scritta nel lontano 1831 è capace di far vivere emozioni tra le più belle.
A farsi carico di una rappresentazione del tutto rinnovata è la Compagnia degli Scarti, composta dai migliori elementi dal punto di vista teatrale a livello locale che può vantare due anni di lavorazione e discreti successi con rappresentazioni non facili, ma cariche di tensione emotiva. E’ il gobbo più famoso della letteratura ad aprire lo spettacolo, una sporgenza sul lato sinistro ed una voce profonda. Il personaggio, che nel testo originale si presenta sordo e privo del dono della parola, rende partecipe direttamente il pubblico del dramma che lo ha visto protagonista. La musica in sottofondo di Oliviero Lacagnina, accompagna ed entra con forza in ogni singolo momento, integrandosi alla perfezione con gli artefici della rappresentazione: Davide Faggiani, Enrico Casale, Chiara de Carolis e Alessandro Cecchinelli.
Il compito appare arduo agli occhi del pubblico. Il lavoro di Hugo è stato protagonista di numerose versioni, l’ultima delle quali (ad opera di Riccardo Cocciante) ha riscosso un successo globale. Il Teatro Civico della Spezia non è strapieno, ma fra intenditori, parenti, amici e curiosi, l’aria che si respira è degna di nota. Nelle menti di ogni spettatore un’idea precisa e tanta voglia di stare bene e passare una serata diversa. Colpisce fin da subito la profondità delle voci e la genuinità dei quattro attori. La scena è scabra, ma la fantasia del pubblico viene fin da subito animata. Applausi lunghi e sentiti quelli che nel finale omaggiano Frollo (Enrico Casale). Colpisce fin da principio il suo modo di comunicare: un espediente semplice, ma efficace, una mano premuta sulla gola per schiacciare i suoni e rendere palpabile la sofferenza di un uomo costretto a reprimere i suoi istinti, ma in grado di atti di violenza fisici e psicologici.
E’ sempre Quasimodo (Davide Faggiani) a narrare all’ascoltatore di come, istantaneamente, si sia innamorato della bella zingara. La novità del sentimento amoroso è resa in modo egregio e dispiace dover constatare come uno spettacolo di tale levatura sia così poco partecipato! Esmeralda (Chiara de Carolis) ondeggia all’aria la chioma rossa e appare viva, in teatro, la sua ingenuità: rapita dalla bellezza dell’uomo “dai grandi baffi biondi”, non realizza come, il bel capitano, sia semplicemente interessato a consumare un mero rapporto sessuale con lei. Da ultimo, ma non meno importante, il multiforme Alessandro Cecchinelli si fa portavoce delle grida della folla e della rappresentazione di Febo. La tragicomicità dell’interpretazione rapisce e diverte il pubblico che ne identifica immediatamente una colonna dello spettacolo.
L’Orchestra da Camera “Carlo Alfredo Mussinelli” dimostra di esserci e sostiene gli attori. Le musiche, originali e composte dallo stesso direttore Oliviero Lacagnina, calano il pubblico nei pensieri più nascosti del Gobbo di Notre Dame, spiazzano e incutono a tratti, timore o riflessione. Il primo violino Anastassia Ossipova, porta gli elementi nella giusta direzione e, in sintonia perfetta con il pianoforte, si fa interprete di un susseguirsi di note che restano dentro.
Suonano ancora le campane della cattedrale. Due corpi vengono ritrovati nel dedalo della costruzione, abbracciati. Una grande storia d’amore si è consumata in quelle mura. Un intreccio di sentimenti repressi che mettono in evidenza come la ricchezza interiore sia completamente estranea alla fisicità. Cala il sipario e l’unico rumore identificabile è il battito delle mani di coloro che erano presenti. La Compagnia degli Scarti ringrazia ed augura la buonanotte. La magia è finita.
Francesca Larosa – www.opennews.it
Foto di Ilaria Zappelli
Vi capita mai di voler rivivere qualcosa di passato? Tornare indietro e attraversare il dedalo dei ricordi può essere molto pericoloso, soprattutto se si gioca con sentimenti freschi e ferite aperte. In questo noi donne siamo maestre indiscusse, ambasciatrici di sapienza; riusciamo ad infliggerci dolore guardando vecchie foto e frugando nell’enorme baule che contiene le esperienze di vita più disparate.
Perchè accade? E’ forse un istinto autolesionistico che, inevitabilmente, ci colpisce nel momento in cui siamo più vulnerabili? Oppure è solo una delle enormi X che caratterizzano la nostra psiche, ma che, come tutte le cose, può essere trovata svolgendo solo qualche calcolo in più?
Qualcuno ha detto che “talvolta ci indebitiamo col futuro per pagare i debiti col passato”, ma nessuno ha mai fatto presente a noi, povere anime, che sarebbe meglio saldare i conti per evitare ritorsioni ancora peggiori con lo scorrere dei giorni.
Nel riflettere personalmente sul paradosso del tempo, in base al quale (a detta del grande Flaubert) “l’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene e il presente ci sfugge”, mi sono scontrata con una domanda inevitabile: in che dimensione viviamo? Non sto parlando di altre galassie o pianeti lontani; fisicamente siamo sballottati da un luogo all’altro l’altro, ma è il tragitto che li collega a definire davvero dove si trovi la mente. Colui che vive proiettato nel decennio successivo, rischia di pentirsi di non aver vissuto momenti importanti e colui che, al contrario, è stretto dalla morsa del passato, non è in grado di guardare più avanti e stupirsi per ciò che lo circonda. Immaginate, a titolo di esempio, una strada piena di gente nella quale ogni persona che vi si trovi vaghi ad un momento diverso rispetto a quello degli altri! Se vi fossero tanti scrittori quanti individui, potrebbero scaturire da quell’unico istante decine di storie diverse. Tuttavia, se le cose stanno così, rilancio e mi domando una volta di più: quanti dettagli, rumori, odori, occhi e momenti del tempo presente stiamo perdendo in forza di un vagare senza ragione apparente verso orizzonti diversi dall’ADESSO? Un proverbio africano recita che “il passato rivive ogni giorno perchè non è mai passato”, ma forse si può andare oltre
interiorizzando ed inglobando nell’oggi tutto ciò che ci ha visti protagonisti ieri. E’ come una ricetta che di volta in volta viene migliorata e con l’esperienza diventa perfetta, quella grazie alla quale farai un figurone ad una cena importante. Vivere il momento, essere davvero seguaci del carpe diem, non significa semplicemente “cogliere l’attimo”, ma essere disposti ad aggiungere un nuovo ingrediente all’impasto, senza, però, dimenticare gli altri.
E forse, così come siamo in grado di ferirci e vivere nell’illusione di qualcosa che non c’è, riusciamo anche a rinnovarci pur mantenendo la struttura portante del nostro Io. Vivere in un’unica dimensione, quella presente non sarà, a quel punto, mai stato più bello. La sensazione più forte, allora, sarà solo data dalla meraviglia di esserci.
Francesca Larosa – www.opennews.it
Le differenze tra Nord e Sud sono così numerose in fatto di relazioni e modi di vita che neppure le macchine sulla Salerno-Reggio Calabria gli fanno concorrenza!
Una famiglia meridionale è fondata su valori insindacabili, ma il primo fra tutti…..il più importante è MANGIARE. Anzi, neanche mangiare. Cucinare. Miiiiiii’ la pasta fatta in casa? Insostituibile! Quando nasce una bambina in una famiglia del Sud non gli regalano la Barbie, NO! Il primo compleanno riceve i consigli della nonna su come e quando aggiungere farina all’impasto! La neonata del Nord? Se piange perchè ha fame tutte le zie si avvicinano al piccolo faccino e cominciano a proporre soluzioni alla madre, ma sempre pacate, neanche stesse parlando il conduttore di Elisir. Quando un bambino del Sud strilla? La nonna va a chiamare tutte le comari del Paese ed insieme ai familiari al completo, con un tono di voce sempre più alto, lo fanno girare e rigirare tante così tante volte che il neonato ci pensa due volte prima di rifarlo!!!
Il giorno più importante per una famiglia del Sud è la domenica. Fin dalle sei del mattino c’è rumore in cucina. Non sono ladri o malviventi. E’ la donna di casa che sta preparando il pranzo e fa così tanto rumore che al confronto un film di guerra al cinema è una ninna nanna per bambini! “Mammà ecchè fai? A quest’ora cominci affffare da mangiare?” “Eccche è, il coniglio da solo si prepara?” La Santa Messa è d’obbligo. La Chiesa è sempre la stessa da due secoli. Ci si sono sposati nonni, genitori, ti ci sposerai tu e pure i tuoi figli. Il parroco è talmente anziano che le colonne della costruzione quasi lo sorreggono per compassione. Le sue prediche sono così lunghe da farti perdere dieci anni di vita ogni settimana. Tuuuuuutti si conoscono e se per caso ti sei recentemente distinto per qualcosa….Miiiiinchia è la morte tua e di tutti quelli che ti sono vicini! Domande, comari curiose, sguardi poco nascosti testimoniano l’interesse del Paese intero verso la tua persona!
In una città del Nord??? La domenica è il giorno del riposo, ma non con la stessa accezione meridionale. La sveglia suona tardi e a svegliarsi è LUI, l’uomo di casa che prepara il caffè ed esce a prendere il giornale!
A preparare il pranzo sono solo i genitori: un coniglio misero misero per una famiglia di tre persone in un tavolo con una distanza tra un individuo e l’altro di almeno mezzo metro. I bambini sono ancora a letto oppure davanti alla televisione e la comunicazione è così sviluppata che una camera mortuaria è più allegra!
Una famiglia meridionale? Al tavolo sono sedute almeno trenta persone e sono talmente strette che ognuno respira l’aria dell’altro! Sul tavolo ci sono almeno dieci portate e tutti fanno la loro parte! I bambini sono i primi: “Eeeeee Peppe!!! Chi sugnu Alì BbbaBBà pe’ pigliari tutt’ ‘i cose per la tavola ?? Sterrùpati dal divano e vai ad aiutare tuo nonno, ah!” Il pranzo della domenica? Neppure ad un matrimonio si può mangiare così tanto! E se non mangi? Molto probabilmente la prima cosa che ti senti dire è “Macchè ti sei scemunito che sei tuttu magro magro? Maaangia a mamma tua eh! Sei così sciupato!” Sei costretto ad abbuffarti a più non posso e dopo sette ore di pura mangiata sei talmente gonfio che Platinette in confronto è diventata Kate Moss! Finito di sparecchiare la tavola c’è un momento preciso, obbligatorio. Il divano vede tutte le domeniche la stessa scena: tutti gli uomini si alzano con la scusa del giornale e del digestivo. Aprono la prima pagina del quotidiano e dopo neanche un minuto hanno già la testa reclinata all’indietro e la bocca aperta dalla quale esce solo un piccolo rumore! Stanno in questa posizione per almeno un’ora e non importa se le donne dall’altra parte hanno intavolato una conversazione su chi si è fidanzato con chi e altri fatti di enorme rilevanza!
In una famiglia del Nord la domenica pomeriggio, dopo il pisolino, si va al cinema a vedere l’ultimo cartone animato con i bambini! La macchina è un BMW super lucido e pulito e se sopra il cofano c’è una macchia piccolissima, il padre di famiglia si arrabbia talmente tanto da costruire in ponte di Messina tutto in una volta con la forza di un solo sguardo. Si, perchè il genitore del Nord non si arrabbia! Non urla in faccia al bambino quando questo compie una marachella. Decide di prendere in considerazione il metodo morbido secondo cui “è giusto lasciar compiere ai nostri ragazzi i propri errori. Il Paolo, ad esempio, una volta non è andato a scuola, ma prima o poi si responsabilizzerà”! E invece tante volte una bella sculacciata come un buon calabrese, responsabilizzerebbe prima! Il film viene scelto da un bambino capriccioso, che normalmente urla per guardare il cartone animato in 3D e la madre, molto imbarazzata, è costretta ad assecondarlo per evitare figure barbine. La famiglia del Sud, quando va al cinema, fa talmente chiasso che gli spettatori sono convinti di partecipare ad uno spettacolo dal vivo! I popcorn si comprano in quantità industriale, ma se la cassiera è troppo lenta a digitare, c’è sempre qualcuno che con accento marcato esclama:
“Ecchè dobbiamo fare per vedere chistu film? Andare fino a Nuova York e tornare pi u’ mari? Senti a’ mia, spicciati nu pochetto a fari due conticini eh? Che dobbiamo fare la rrrrrruggine?”
E’ così, è l’Italia ed è bella per questo. E’ divertente proprio perchè puoi ricevere lezioni di siciliano stretto dalle tue coinquiline mentre studi le economie di scala in una città del Nord e dargli consigli sulla dieta ZONA; perchè puoi descrivere un VERO aperitivo milanese, mentre mangi la sopressata conscio di doverti mettere a dieta per due settimane e farti le flebo di bicarbonato per il semestre successivo; perchè puoi imitare l’accento calabrese e mostrare le tecniche migliori per inserire “Belìn!” in mezzo ad una frase sicuro che la ricchezza che ne trai è superiore a qualsiasi differenza.
Francesca Larosa – www.opennews.it
Comincia con un pezzo che va dritto al punto, la rubrica di LadySheena, il nuovo guru della moda, dagli occhi cielo e i capelli rosso fuoco. Una serie di suggerimenti e piccoli chiarimenti per tutte le fashion victims e non. Enjoy it!
In occasione dell’inaugurazione di questa rubrica sulla moda ho pensato di iniziare da un argomento che mi è molto caro e che credo interessi un po’ tutte le fashion victims di questi tempi: il vintage. Partiamo dal fatidico domandone: “cos’è il vintage?”
Partiamo dalla parte più semplice: cosa NON è :
-Non è il nome di uno stile: lo preciso avendo sentito una squinzia definirsi “vintage” in prima serata e avendo questa definizione provocato in me una attacco di ridarella durato vari minuti;
-non è tutto ciò che è usato: se mi metto una maglia smessa di mia cugina, ad esempio, devo essere cosciente che non si tratta di vintage ma di usato e probabilmente sgualcito;
-e non è tutto ciò che riprende stili passati : le gonne a vita alta sono anni ’50, ma non sono vintage se non provengono direttamente da quell’epoca.
Vintage è tutto ciò che ha almeno vent’anni anni di vita.
Perciò assicuratevi che gli abiti venduti nei mercatini e passati per tali lo siano davvero e non risultino semplicemente abiti da nonne creati in fabbrica con l’intento di raggirare giovani (ed ingenue) modaiole. Non si sente parlare d’altro che del ritorno del vintage, ma la vera domanda da porsi è: ha mai smesso di essere di moda?
L’antico ha sempre avuto un fascino quasi ipnotico sulle amanti dei bei vestiti.
Essendo io tra queste, non riesco a resistere davanti a tessuti che hanno fatto la storia, che hanno una LORO storia. Avete presente l’emozione di avere sulla pelle qualcosa che ha attraversato decenni o addirittura secoli? Personalmente mi sciolgo di fronte ad abiti anni ’50: gonne a vita alta, corpetti a forma di cuore e vestitini che sanno di femminilità pur non essendo scollati o corti al livello dell’intestino.
Mi direte che non serve andare a pescare nei bauli della nonna per trovare certe cose, poiché oggi è facile trovare cose simili nei grandi magazzini o nei negozietti più o meno abbordabili di ogni centro città. Ritornate a inizio articolo e rileggete con attenzione!
Nulla è pari alla soddisfazione di avere sulla pelle della stoffa cucita e lavorata negli anni ’50 da una vera sarta; di certo non un abito di oggi creato in serie da macchine prive di senso dello stile,che soltanto imita (a volte senza risultato) lo stile delle mie adorate pin up e che al primo lavaggio in lavatrice si restringe fino a diventare un modello da dodicenne!
Sono una sostenitrice della moda a basso prezzo ed una frequentatrice di mercatini ma sul vintage non transigo!
Proprio pochi giorni fa mi è capitato di entrare in un negozio che vende abiti che appartengono ai primi del ’900; non ho una gran conoscenza della moda di quegli anni ma sono rimasta incantata dalla leggerezza e dalla delicatezza delle stoffe.
Ho provato un abito alla garçonne color oro e un bandeau nero con una piuma sulla destra e l’effetto ero strabiliante! Mi sentivo pronta a ballare un charleston scatenato in un locale dalle luci soffuse in cui gli uomini ti invitano ancora a ballare e la percentuale di pelle al vento non si avvicina lontanamente a quella dell’acqua nel nostro corpo.
Ecco la magia del vintage: è una macchina del tempo.
Si può viaggiare senza sforzo da un decennio all’altro, trasformandosi di volta in volta in quello che si desidera: una ballerina di charleston degli anni ’20, una sofisticata ragazza degli anni ’30 con veletta e diadema, una lussuosa donna anni ’40 con guanti fino al gomito e cintura gioiello. Una deliziosa e sensuale pin up, una elegante giovane degli anni ’60 con tailleur e guantini, una sfrontata ragazza anni ’70 con treccine e pantaloni a zampa di elefante ed una moderna rock ‘n’ roll girl anni ’80 con pizzi e sovrapposizioni studiate ad hoc ( o studiate per niente) e infine una ribelle amante del grunge con chiodo e converse.
Detto questo, sta a voi scegliere cosa preferite e come vi sentite. In un’epoca come la nostra che non ha più niente da inventare e che ama ripercorrere il passato è bello adeguarsi e scegliere il decennio in cui avremmo voluto essere donne.
Il mio consiglio è osare e divertirsi. E’ questo il segreto del vestirsi: non annoiarci e non annoiare mai!
Valentina (Sheena) Leporati – www.opennews.it
L’ultima foto a destra è scattata da Francesco Scontrini
“10-9-8-7-6…..AUGURIII!!!” Tutti alzano i calici e brindano al nuovo anno! La musica cresce di volume, i fuochi d’artificio illuminano la città in festa, la gioia è palesemente dipinta su tutti i volti! Volti felici, radiosi, beati…
TRANNE IL SUO.
Si amici miei, perché il volto di una donna allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre non è “felice”.
Nemmeno radioso.
E men che meno beato.
A dir la verità, più che un ritratto di beatitudine, sembra “Il martirio di San Sebastiano”.
L’unico sorriso che riesce a fare tra un sorso di prosecco e una cucchiaiata di lenticchie, assomiglia vagamente ad un sintomo della febbre gialla.
Ma perché, vi starete chiedendo voi! Perché non godersi l’inizio del nuovo anno come tutti senza spazio per i pensieri negativi? 
Perché una donna, a differenza degli uomini, viaggia ad una velocità completamente diversa. Ha l’ADSL quando gli uomini sono collegati con un cavo LAN classe 1997, quando lui sta ancora sgranando i pisellini primavera, lei ha già fatto il minestrone, quando lui si sta ancora levando le mutande, lei si è già rimessa la pancera in microfibra rosa carnicino.
Nella fattispecie, la donna “capodannesca” comincia a rimurginare su tutto quello che è stato durante l’anno precedente e su ciò che vorrebbe per l’anno alle porte.
Dopo qualche sbrigativa promessa da marinaio sul mettersi a dieta, surfare sulla cresta dell’onda al lavoro e abbandonare definitivamente la depilazione col rasoio, arriviamo all’argomento che più ci sta a cuore: l’amore.
Certo, ne è passato di tempo da quando con le Lelly Kelly ai piedi sognava Jonny di Darty Dancing…e ha perfino smesso di sperare che quel tipo pallido del palazzo a fianco fosse un romantico vampiro e non un malato di anemia mediteranea.. Eppure quand’è esattamente che la donna ha cominciato ad accontentarsi di un qualunque ominide bipede e ha definitivamente smesso di pretendere un corteggiamento degno di questo nome? Come ha potuto farsi mettere i piedi in testa al punto da avere la calotta cranica a forma di pouf?
Com’è riuscita ad ingannare se stessa credendo che un regalo mancato, un anniversario caduto nel dimenticatoio, altro non fossero che pretese assurde “da donne”?!
Come se segnarsi una fottuta data sul calendario o spendere 10€ per un modestissimo mazzo di fiori fossero gesti chimerici degni del principe Aladin!
D’altra parte si sente una sciocca anche per essere andata in brodo di giuggiole quando lui le ha comprato un pacchetto di sigarette o uno stock di perizoma sintetici che secondo lui “sono veramente sexy”!
La verità è che quando ci si trova in un ambiente amoroso arido e arso come il deserto del Sahara poco si sta a badare alle formalità: se l’unico sorso d’acqua proviene da un bicchiere sudicio buttato via da un beduino siamo più che felici di bere da lì.
Allo stesso modo, accettando che il romanticismo viaggi con encefalogramma piatto, al minimo segnale di vita andiamo al settimo cielo scambiando i minimi termini per punti di massimo.
Ma quindi è tutta colpa degli uomini? Quell’istinto da cacciatore, quel desiderio che lo spingeva ad appostarsi sotto la finestra dell’amata per notti intere solo per poterla vedere 5 minuti, la sua abilità nel corteggiare che tanto ha fatto sognare le lettrici dei romanzi rosa…tutte stupidaggini? O meglio, sono tutte capacità che hanno finito per estinguersi come i mammuth? Eppure la natura ci insegna che, a fronte di un’estinzione, c’è un cambiamento nell’ambiente che ne determina l’impossibilità nel sopravvivere.
Ecco che allora un pensiero terribile attraversa la mente di questa donna:
Forse non sono le donne ad aspettarsi troppo e gli uomini a dare troppo poco. Forse uomini e donne stanno tutti dalla stessa parte. Forse hanno perfino stesse aspettative e prefisso telefonico.
Uomini e donne hanno la stessa voglia di innamorarsi, di guardarsi negli occhi senza proferire una parola, di scambiarsi sorrisi da Teletubbies e di grattarsi a vicenda come macachi in calore. 
L’unica vera aspettativa per l’anno nuovo, allora, non diventa una battaglia di rivalsa delle proprie posizioni. Non una guerra dove la donna armata fino ai denti si prepara ad attaccare il proprio uomo inerme. Il vero proposito per l’anno nuovo è quello di fare il gesto più coraggioso di tutti: togliersi pezzo per pezzo l’armatura di ghisa, femminismo e paura.
Buttare nel cassonetto della carta tutti i libri che incitano a fare le stronze e le disinteressate.
Non ascoltare l’amica che progetta piani assurdi per schiavizzare l’uomo di turno. Non dare ascolto nemmeno a quella vocina che ti consiglia di dormire con un occhio aperto e l’altro pure.
Abbandonarsi all’altro, ecco quale sara’ (con un po’ di fortuna) il proposito per questo 2011. Perdersi nell’altro rimanendo noi stesse. Perché è vero, ogni tanto gli uomini ci sembrano veramente deludenti, però non è facile corteggiare qualcuno che sembra non avere bisogno di nessuno. E allora, sempre con il nostro cucchiaio di lenticchie e bicchiere di prosecco, la donna del 2011 abbandona la paura e si gode finalmente la sua irripetibile, contraddittoria, civettuola e materna natura di donna, l’unica cosa che non la tradirà mai.
E forse nemmeno il suo sbadato, burbero, favoloso ragazzo!
Sabrina Giannarelli (in esclusiva per OpenNews.it)