Dopo l’ennesima estate calcista sconvolta dallo scandalo scommesse, si può finalmente tornare a parlare di calcio giocato; tuttavia, le indagini di questi mesi hanno sicuramente allontanato dagli stadi molti innamorati del pallone, rimasti delusi dai troppi interessi che gravitano attorno ad uno sport ormai troppo lontano dalla sua primitiva bellezza.
Con la Serie A ferma per sciopero e con alcuni dei suoi giocatori impegnati in Nazionale, è stata la Serie B ad aprire ufficialmente la stagione. Arrivati già alla terza giornata, seguendo la classifica si può già costruire la fisionomia di che campionato ci aspetta, con le pretendenti alla vittoria finale e le pericolanti in cera di salvezza.

Regina del mercato estivo e già protagonista sul rettangolo verde, il Padova può certamente ambire alla promozione diretta. Nella giornata appena conclusa, la formazione di mister Dal Canto ha espugnato Cittadella per 4 a 1 ( doppietta per Cuffa e Ruopolo) ed ora guida la graduatoria con 7 punti. Assieme ai biano-scudati troviamo altre due formazioni che ai blocchi di partenza erano già indicate come favorite e che stanno confermando le aspettative. Sono le due nobili decadute Brescia e Torino.
Le ‘rondinelle’, che giocano con una formazione giovanissima e formata da molti stranieri, hanno superato di misura l’Empoli per 2 a 1, andando in rete con i due bomber Jonathas e Feczesin. Di Tavano il punto toscano. Il Torino, a sua volta, ha inflitto un secco 2 a 0 ad una delle protagoniste della passata stagione, il Varese. A segno per i granata Stevanovic e Sgrigna. Subito dietro alle prime della classe troviamo un’altro terzetto, formato però da tre sorprese: Pescara, Sassuolo e Verona. Il Pescara, dopo aver affidato la guida tecnica della squadra ad una vecchia conosenze del calcio italiano quale Zdenek Zeman, ha costruito una squadra di tutto rispetto, con il gioiellino Immobile già protagonista con 4 gol in tre giornate.
Tuttavia, dalla trasferta di Modena è arrrivata la prima sonfitta stagionale dopo due vittorie. Al ‘ Braglia’ finisce 3 a 2 per gli emiliani, che grazie a Greco, De Vitis e Dalla Bona riescono ad agguantare i primi tre punti della stagione. Anche il Sassuolo viene sconfitto, e proprio contro il neopromosso Verona di Mandorlini. Un dubbio rigore di Ferrari mette in ghiaccio il risultato in favore dei veneti, che rispetto alla passata stagione non hanno cambiato granchè, dando priorità al gruppo che ha vinto i playoff di Prima Divisione. Nella pancia della classifica naviga per ora la Sampdoria, che ha fatto arrivare all’ombra della lanterna i due attaccanti più prolifici della B nella passata stagione, Bertani e Piovaccari, augurandosi la pronta risalita in A. La squadra ligure, affidata ad Atzori, nelle prime due giornate ha incontrato formazioni di tutto rispetto come Padova e Livorno, raccogliendo solamente due punti. Di ieri la prima vittoria in serie cadetta, ai danni dell’altra neopromossa Gubbio, davvero troppo poca cosa di fronte allo strapotere blucerchiato.

Il risultato finale ha detto Samp 6 Gubbio 0. Doppietta per Pozzi e Bertani, intervallate dai gol di Volta e Piovaccari. A cinque punti anche il Grosseto, fermato a Reggio Calabria sull’ 1 a 1. Al vantaggio granata di Cervolo ha risposto Sforzini, per un pareggio tra due formazioni che potranno dire la loro e puntare tranquillamente ai playoff. Altra squadra il cui organico è da metà alta di classifica, è quello del Livorno. La compagine di Novellino non è partita con il piede giusto, e la sconfitta casalinga di ieri contro la Nocerina per 2 a 0 è sintomo che qualcosa non va. Per i campani prima vittoria in B grazie a Farias e Castaldo, al secondo gol stagionale. Se il Livorno ha avuto un avvio zoppicante, lo stesso si può dire del Bari, che dopo un pareggio e una vittoria ha dovuto cedere di fronte al pubblico amico contro l’Albinoleffe. 2 a 3 il tabellino finale.
Al vantaggio pugliese di De Paula hanno risposto i lombardi con Cocco, Cissè e Girasole, prima che lo stesso De Paula accorciasse nuovamente le misure. Ascoli -Vicenza termina sull’ 1 a 1, risultato che serve poco ad entrambe: il Vicenza ottiene il primo punto stagionale mentre l’Ascoli, penalizzato dalla giustizia sportiva di 7 punti, sala a -3.
Infine, altro pareggio tra Crotone e Juve Stabia. Questa volta finisce con il classico risultato ad occhiale: è 0 a 0 all’ Ezio Scida.
Federico Ratti
20:03 | Incluso in
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Si vive a metà degli anni Cinquanta, più precisamente nel 1953. Sotto i portici più famosi d’Italia tira un’aria diversa. Bologna con i suoi studenti che ogni sera affolla le vie del centro si accinge a prendersi cura di un giovanotto con le labbra sottili e gli occhi vispi.
È nato a Portonovo di Medicina, paesino di tremila anime alle porte del capoluogo emiliano, Giacomo Bulgarelli. Il soffio al cuore che gli viene diagnosticato lo obbliga a stare quieto, a limitare le scorribande vivaci nel paese. Fino a quando però, riesce a scovare un pallone. Amore a prima vista quello di Giacomo per la palla di cuoio. Amore immenso e sconfinato.
Intanto la famiglia di Giacomo si trasferisce a Bologna per seguire gli studi della sorella Luigina. Ma il destino ha già deciso che il piccolo Bulgarelli debba diventare un giocatore di calcio. Il palcoscenico è in via Montanari, quartiere Mazzini e residenza dei Bulgarelli. Lui, mingherlino come un chiodo, dribbla tutti come birilli e fa gol quando ne ha voglia. Ma dalla finestra di fronte si affaccia, per fumare la solita bionda, Stefano Mike detto “Pista” ex giocatore dei felsinei e ora guida del settore giovanile rossoblù. Ha l’occhio lungo Mike, non vuole farselo sfuggire, non può e non deve. La volontà della famiglia s’identifica con quella dell’osservatore: Giacomo è un talento di calcio. Primavera 1953, campo dei Ferrovieri: è il momento del provino. Il ragazzo non è veloce e usa solo il destro ma il capo allenatore Lelovich è imperterrito: “Nessuno alla sua età gioca senza guardare il pallone. Prendiamolo”. Fece bene, non si sbagliò. Da quel momento in poi Giacomo non lascerà più Bologna collezionando 486 presenze fra campionato e coppe. In quel calcio frizzante e all’avanguardia, Bulgarelli diventa un capitano fortissimo, un campione. Lui rappresenta la razza dei talenti, la stessa di chi gioca a testa alta passando il pallone senza guardare il compagno. Sguardo all’insù, schiena dritta e tocchi millimetrici. Questo era diventato Giacomo Bulgarelli. Impeccabile.
Eppure all’inizio gioca da esterno, nel ruolo di vecchia “ala” destra, una posizione non congeniale ad uno che fa delle aperture e della tattica la propria filosofia di gioco. Per sua fortuna Alassio, allenatore dei rossoblù nel 1960, spedisce Bulgarelli a dirigere il centrocampo, a fare il vecchio regista. Mossa azzeccata quella del tecnico. Bulgarelli a fine stagione verrà chiamato in Nazionale assieme a Trapattoni e Rivera e, nel 1962 parteciperà al mondiale cileno dove debutterà siglando una doppietta contro la Svizzera. L’anno seguente rappresenta la consacrazione definitiva per Giacomo che assieme all’amico e compagno Helmut Haller è autore di un campionato stupefacente trascinando i felsinei al quarto posto in campionato. Bulgarelli, fisso in cabina di regia e Haller pendolo instancabile delle fasce laterali. Con quei due in campo anche i “nemici” del Modena dovranno abbassare le armi. La partita terminerà con un sonoro 7-1 rifilato da Bulgarelli e compagnia bella ai cugini modenesi. Disse di lui nel dopo gara, l’allenatore Fulvio Bernardini: “gioca come solo in Paradiso”. Oramai per tutti “Giacomino”, come viene affettuosamente chiamato, simboleggia Bologna e il Bologna. In città grazie a lui, la passione per il calcio è cresciuta. Non solo il Basket, ma la “dotta” s’innamora del football. Merito di Giacomo e della sua classe infinita.
Anno 1964, con lo squadrone emiliano in testa alla classifica Bulgarelli è inarrestabile: gol splendido alla Fiorentina a conclusione di una memorabile cavalcata da centrocampo, e capolavoro contro la Juventus per il 2-1 finale dei rossoblù. I felsinei conquistarono il tricolore superando l’Inter nella gara spareggio a Roma. Ormai ce l’aveva fatta. Giacomo, il centrocampista più forte del dopoguerra italiano, dedica la vittoria al presidente Renato Dall’Ara, stroncato da un infarto tre giorni prima. Il Dall’Ara che lo aveva nominato “ragassòlo”; quello che lo aveva cresciuto, protetto. Rapporto onesto e solido tra i due, in cui non c’è spazio per le lusinghe di procuratori lucrosi ma solo tanta stima reciproca che sfociava in lunghe chiacchierate nella sede di Via Amendola. Uomini gentili, aggrappati a valori sani. Quelli che si riconoscono per la bontà, il coraggio e l’eleganza. La stessa che ebbe nel rifiutare le avance e i quattrini del Milan, “Erano tanti soldi, ci pensai un attimo- disse Bulgarelli- poi consigliai Fogli. Io rimasi e non mi sono mai pentito di questa decisione”. Nobiltà d’animo, punto.
Negli anni successivi, il regista di Portonovo, avrebbe conquistato due coppe Italia: la prima nel 1970 vinta contro il Torino e quella del 1974 a spese del Palermo che al 90’ vedrà raggiungersi da un rigore commesso ai danni di Bulgarelli. L’astuzia di Giacomo fece mettere in bacheca l’ultimo trofeo dei felsinei. Furbo ma leale. Lui è sempre stato così.
Gli ultimi anni in rossoblù giocherà da libero per far posto al “guascone” di Eraldo Pecci che non sarà mai altezza del ragazzo di Portonovo. Lascerà il calcio nel 1975 e sfortunatamente la vita il 12 febbraio del 2009. Non prima però di manifestare per l’ultima volta “l’amore per Bologna, nella quale ho vissuto momenti unici, ai tifosi, a tutti i palloni che volano e rotolano all’ombra delle torri”. Bologna vive ancora del calcio in bianco e nero degli anni sessanta, delle giocate, delle gesta coraggiose e raffinate di quel campione che è stato Giacomo Bulgarelli. Perché da quando è andato via i bolognesi soffrono di solitudine; ma basterebbe soltanto un attimo, alzarsi in piedi, spalancare la finestra di casa e rivedere Giacomino con il suo fisico gracile incantare l’intero quartiere Mazzini. Lui è sempre presente sotto la torre Garisenda e quella degli asinelli, non è mai andato via.
Gabriele Scamardì – www.opennews.it
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Squilla il telefono. Tutti a Clifton Arms attendono impavidi una risposta positiva. Il presidente Jim Willmner, ha appena silurato Alan Brown ed è in cerca di un nuovo allenatore. La squadra è franata in Seconda Divisione, e per risalire la china c’è bisogno di uno come lui. Il Notthingam Forest, gli fa il filo da tempo, ma il suo amore per i rivali del Derby County lo tiene in ostaggio. Ma quel giorno, reduce da un’esperienza fallimentare al Leeds, lui dice si. Incredibile, Brian Clough aveva accettato l’offerta di guidare i rossi (il colore sociale è un omaggio a Garibaldi). Non era facile come tipo, Clough: quando era il centravanti fra i più temuti della Premier Leauge, Bill Shankly, il leggendario manager che ha inventato il Liverpool disse di lui: “È peggio della pioggia a Manchester, almeno quella ogni tanto smette”. Clough invece non smetteva mai di segnare. Era il classico attaccante con un tiro potente ed abile nel colpire di testa. Ma il giorno di Santo Stefano, in cui la tradizione inglese vuole che i giocatori si scambino i doni natalizi, Bryan ricevette un pacco da dimenticare: uno scontro di gioco con il portiere Bury lo obbligò ad appendere gli scarpini al chiodo a soli 28 anni. Gli inglesi, da lì in poi, lo avrebbero chiamato “Boxing Day”.
L’infortunio lo segna a vita. Diventa scontroso, brusco, permaloso ed egocentrico. L’uomo ad hoc per il Nottingham. Quello giusto per la radura, chiamata oggi The forest; quello che diventerà presto una leggenda nella mitologia sherwoodiana. La situazione a Nottingham non è semplice. L’entusiasmo delle tribune del City Ground si è affievolito sempre di più di fronte ad una squadra povera di nomi importanti, e lo spirito che circonda l’ambiente è quello di rassegnazione. Questo è il contesto in cui Clough riesce a dare un’impronta moderna al tradizionale football inglese fatta di verticalizzazioni, gioco sulle corsie esterne ed aggressività a tutto campo. Merito dei suoi giocatori fedelissimi al Derby, McGovern e O’Hare richiamati da Brian. Ma la pedina fondamentale si chiama Peter Taylor, suo braccio destro ai tempi di Hartlepools e Derby. Con quei due in panchina arriva il terzo posto stagionale e la promozione in Prima divisione. Ora l’obiettivo di Clough è un altro: dopo la risalita, il titolo. Perché lui vede bianco o nero. Non esiste una via di mezzo. Tratto tipico di chi ha carisma da vendere.
Per l’agognato ritorno in Prima Divisione, la società decide di regalare al tecnico inglese, l’estremo difensore Peter Shilton (destinato a soffiare il posto a Middleton) e i due nazionali scozzesi Gemmil e Burns. Il Forest dimostra all’esordio di non voler recitare il ruolo della matricola, espugnando Goodison Park, tana dell’Everton per 3-1 e successivamente superando in casa Bristol City e il Derby County, suo vecchio amore. Quella messa in campo da Clough è una squadra solida, massiccia, con una difesa inespugnabile e un attacco rapido e letale. Sono solo 24 le reti subite dal Forest, addirittura 20 in meno di quelle incassate in Seconda Divisione. La sua è ormai una corazzata invincibile: Manchester United, City e Arsenal, tutti squadroni spodestati dai “Garibaldi Red”. Ad un anno di distanza dalla promozione il Forest diventa campione d’Inghilterra. Il proletario Clough ce l’ha fatta. Ha vinto di nuovo. Lui sempre spregiudicato, bizzarro e perennemente in conflitto con la federazione ha zittito tutti con il suo gioco alla moda e rivoluzionario. “Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio fra le nuvole – ha sempre sostenuto – avrebbe messo l’erba lassù”. Questo è Brian Clough. Uno che ti spiazza sempre.

Passano pochi mesi e cambia anche l’obiettivo del Forest. L’ambizione di Clough è di imporsi a livello europeo, tentare di vincere la Coppa Campioni. È una sfida esaltante e difficile ma, per dare una mano ai “rossi”, arriva l’attaccante Francis Travor, acquistato per una somma che supera un milione di sterline, cifra record per il calcio inglese. Tuttavia il trasferimento di Travor si concretizza a campionato avviato ed in Coppa Campioni può essere solo utilizzato nelle finale. Il cammino della formazione inglese è stupefacente. Nel primo turno il Forest strapazza i campioni d’Europa del Liverpool e proprio quella sera di settembre nasce il mito europeo degli “arcieri” che riescono ad arrivare fino alla finale dopo aver eliminato il temibile Colonia. Davanti ora l’ultimo ostacolo del Malmoe. Si gioca all’Olympiastadion di Monaco. Clough non bada a tatticismi schierando i tre attaccanti Birtles, Woodcock e Tavor, perché secondo il suo credo “sono i calciatori che vincono le partite. Quelli che parlano di tattica scambiano il calcio col domino”. È proprio Francis Tavor che sigla il tap-in vincente. Il Forest è campione d’Europa e Clough diventa il miglior manager del Regno Unito per aver trasformato gli “arcieri” in una squadra fenomenale capace di asfaltare le big del vecchio continente. Il merito è anche di Taylor, suo fedele aiutante. Coppia inossidabile la loro. Frutto di un’amicizia onesta e leale. Vogliono ripetersi ed oramai nulla è impossibile per il Forrest di “Cloughy” come viene chiamato dai propri sostenitori. Dopo aver superato il girone preliminare e gli ottavi, il tecnico disegna un capolavoro tattico contro la Dinamo Berlino nei quarti di finale: riesce a ribaltare la sconfitta dell’andata, travolgendo i tedeschi per 3-0. Archiviata la semifinale con l’Ajax, “gli arcieri” (che intanto vincono anche la Supercoppa Europea) al Bernabeu in finale battono di misura l’Amburgo, laureandosi campioni d’Europa per la seconda volta consecutiva. Clough aveva compiuto un miracolo, portando per un’altra volta il Forest sul tetto del calcio internazionale. I rossi con questo trionfo diventano l’unica squadra europea ad aver vinto, nella sua storia più Coppe dei Campioni che titoli nazionali. Niente male per una neo-promossa.
Storia affascinante quella del Forest di Clough. Una squadra rapida e di carattere. Scortata e mai abbandonata dal suo allenatore. Mai, nemmeno per una volta. Lui era così: osteggiava la federazione inglese ed era sempre dalla parte dei suoi e di Peter Taylor. Il suo eterno secondo, il suo amico che lo tradì inaspettatamente per il Derby County. Non si parlarono per sette anni fino alla morte di Peter.
Vinse tutto Brian, con squadre di seconda fascia. Ma perse nel 2004 la battaglia più difficile, quella contro il cancro. Di certo anche da lassù risponderà al telefono: “Hello, Cloughy”. Perché la sua leggenda continua a vivere nella terra di Robin Hood.
Gabriele Scamardi- www.opennews.it
gabriele.scamardi@gmail.com
09:24 | Incluso in
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Il Milan è campione d’italia per la diciottesima volta.Questo è il verdetto più importante della 36esima giornata.Il Brescia retrocede ,cadendo in casa contro il Catania ,e la Samp è sempre più appesa a un filo dopo la sconfitta nel derby.L’Udinese batte la Lazio e fa un importante scatto in zona Champions.Zona Champions che la Juve vede svanire dopo aver subito l’ennesimo pareggio in rimonta.
Ecco i match:
Palermo-Bari 2-1 Il Palermo riesce a domare un buon Bari,passato in vantaggio con Bentivoglio. Miccoli pareggia i conti ,prima di fallire dagli undici metri un rigore, provando un cucchiaio maldestro. Nella ripresa Rossi inserisce Ilicic e Hernandez e la situazione si sblocca con un bel sinistro di Bovo da centro area,che regala i tre punti ai siciliani, attesi ora dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia.
Roma-Milan 0-0 Il match che regala il titolo ai rossoneri vede un primo tempo di marca giallorossa e un secondo favorevole al Milan. I rossoneri vanno vicini al bottino pieno con Robinho e Boateng ma il risultato non si sblocca.Alla fine è festa rossonera.Allegri conquista il titolo al primo colpo e ora punta la Coppa Italia.Martedi con il Palermo è atteso da un difficile match in Sicilia.Allegri ha ,inoltre, quasi ufficializzato gli arrivi di Mexes e Taiwo ,mentre si continua a lavorare per Ganso.
Udinese-Lazio 2-1 Primo tempo spettacolo da parte dei friulani che ritrovano la coppia gol Sanchez-Di Natale. Il nino maravilla imbecca per il primo gol proprio Totò che raggiunge quota 27 gol stagionali.Arriva a 28 poco dopo, a coronamento di una bella azione fatta partire sempre da Sanchez e proseguita da Isla.Nella ripresa la Lazio avrebbe la possibilità di accorciare dal dischetto ma anche Zarate,dopo Miccoli,prova una sorta di cucchiaio che finisce fra le braccia di Handanovic.L’Udinese,in dieci dopo l’espulsione di Angella si copre e Kozak trova il 2-1.Forcing finale laziale che trova un palo,ancora con Kozak.L’ Udinese ,ora quarta,ha nelle sue mani la qualificazione Champions.
Lecce-Napoli 2-1 Il Lecce fa un importante passo verso la salvezza battendo il Napoli.Passa in vantaggio con rigore di Corvia a inizio ripresa prima che Mascara trovi il pareggio a metà secondo tempo.Quasi allo scadere è Chevanton a trovare una grande realizzazione con palla che sbatte sulla traversa e supera la linea di porta.Espulsi Corvia e Cavani.Tre punti d’oro per i leccesi e un pò di nervosismo in casa Napoli.Le ultime parole di Mazzarri ,su un suo possibile addio a fine stagione, non hanno fatto piacere a De Laurentis che ora valuterà il da farsi.
Inter-Fiorentina 3-1 I nerazzurri consolidano il secondo posto battendo i viola a San Siro.Vantaggio di Pazzini e raddoppio,a stretto giro di posta,di Cambiasso,imbeccati entrambi da Eto’o.I viola nella ripresa accorciano con Gilardino ma Coutinho ,su punizione,trova il 3-1 finale.Gli uomini di Leonardo sono attesi,in settimana dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Roma.
Bologna-Parma 0-0 Un pareggio senza grosse emozioni in questo derby emiliano che regala un punto importante per la salvezza a entrambe le compagini.Nel primo tempo il Parma punge e impensierisce Viviano in più di un occasione,poi la gara si calma e offre una seconda frazione senza sussulti.
Brescia-Catania 1-2 Catania salvo e Brescia in serie B.Questo è il verdetto che viene fuori dal Rigamonti,dove i siciliani con Silvestre e Bergessio indirizzano la gara,poi allo scadere Diamanti mette a segno una bellissima ma inutile punizione dal limite.La squadra di Iachini fa ritorno nella serie cadetta,sperando in un immediato riscatto.
Cagliari-Cesena 0-2 Anche il Cesena si porta in una situazione ideale per la lotta salvezza sbancando il Sant’Elia. Apre Jimenez,migliore in campo dei suoi,e chiude Malonga a cinque minuti dal termine.Tre punti che sono ossigeno puro per i cesenati.
Genoa-Sampdoria 2-1 Dramma sportivo per la Samp che perde il derby e vede avvicinarsi il baratro della B.Rossoblu in vantaggio con Floro Flores ma raggiunti nella ripresa da Pozzi,abile ad approfittare di una papera di Eduardo.La Samp ci prova di più ma non trova il vantaggio e al 96esimo arriva la beffa: Boselli,imbeccato da Milanetto,firma il 2-1.Genoani in delirio e blucerchiati sull’orlo del precipizio.
Juventus-Chievo 2-2 Ennesimo harakiri casalingo della Juventus,che lascia le residue speranze di Champions.Bianconeri avanti 2-0 con rigore di Del Piero e gol di Matri, dopo un pregevole duetto con il capitano.Poi un altro black out: i bianconeri in due minuti(24 e 25 della ripresa)si fanno raggiungere da Uribe e Sardo.Nel finale succede di tutto :pali di Chiellini e Toni e colossale occasione per Uribe a porta quasi vuota.La riconferma di Delneri ora appare molto difficile e Marotta ha detto che ci saranno novità in settimana sul futuro della squadra.
Sebastiano Manzoni – www.opennews.it
17:41 | Incluso in
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Oggi, Sabato 7 Maggio 2011, ha preso il via la novantaquattresima edizione del Giro d’Italia,una delle corse a tappe più belle e famose nel mondo.Saranno 21 i giorni di corsa,con solo 2 di riposo,per un totale di 3496 Km.La partenza,come detto,averrà nella giornata di domani con la classica crono a squadre da Venaria Reale a Torino,mentre l’arrivo finale è previsto il 29 Maggio,con un’altrettanto classica crono-individuale per le vie di Milano.
Vediamo ora di accompagnare la corsa rosa con un veloce viaggio virtuale che ci mostrerà le regioni e le tappe più importanti che affronteranno i corridori.
Dopo la passerella iniziale di Torino,il “serpentone” si lascerà alle spalle il Piemonte per entrare nel cuore dell’Emilia,toccando Parma e Reggio.Dalla città del tricolore si dirigerà verso la Liguria e il quarto giorno,neanche a farlo apposta,i corridori partiranno da Quarto dei Mille per giungere in terra Toscana,a Livorno.Da lì,sempre più giù fino all’Umbria,con l’arrivo nella caratteristica Orvieto.Dopodichè le Terme di Fiuggi,nel Lazio, faranno da sfondo ad uno dei traguardi di media montagna di questa prima parte di giro;da lì la compagine si sposterà in Campania e,costeggiano le sponde del Tirreno,arriverà fino a Tropea,perla della Calabria.Raggiunta la Sicilia attraverso lo stretto,i corridori si daranno battaglia sulle pendici dell’Etna,prima di lasciare la “terra del sole” per via aerea,che li porterà a Termoli,in Molise.Da qui la carovana rosa procederà verso nord,toccando l’Abruzzo,le Marche e ritornando in Emila-Romagna,a Ravenna.Poi,i pulmann e le “ammiraglie” si trasferiranno velocemente in Friuli,a Pordenone,dove i corridori saranno chiamati ad un trittico spaventoso:da Spilimbergo oltrepasseranno il confine per arrivare in Austria sul monte Grossloncker;il giorno seguente da Linz,sempre in Austria,torneranno in Italia terminado la gara sul famossisimo e durissimo monte Zoncolan,ancora in Friuli;infine,da Conegliano Veneto si sposteranno in Trentino,arrivando a Gardeccia,in Val di Fassa.Un giorno di riposo permetterà ai corridori di rifiatere e recuperare le forze in vista della crono-scalata che da Belluno li vedrà salire fino al monte Nevegal.Da Feltre poi raggiungeranno Sondrio,in Lombardia;da Sondrio arriveranno alle Terme di San Pellegrino,prima di affrontare gli ultimi due grandi “tapponi”:da Bergamo,attraverso il monte Mottarone,giungeranno a Macugnaga,provincia di Verbania,in Pimenote;l’indomani da Verbania saliranno su fino a Sestriere.
L’ultimo giorno non dovrebbe essere determinante per assegnare la maglia rosa,e si presume che la cronometro di Milano non sia altro che una passerella finale per il vincitore.
Dai luoghi e dalle tappe che compongono questo Giro d’Italia 2011 si può capire che sarà una corsa avvincente e complicata,soprattutto per chi vorrà vincere:sarnno infatti 7 gli arrivi in salita,e i migliori non dovranno mai perdere la concentrazione.Come ogni anno il Giro si deciderà fra la seconda e la terza settimana,con le grandi tappe di montagna,in cui il gruppo si scremerà;ai velocisti invece è riservata parte della prima e della seconda settimana,in cui lotteranno per la maglia “ciclamino”.
Al via non ci sarà il vincitore della passata stagione Ivan Basso,che si sta allenando in vista del Tour de France;da tenere d’occhio sarà quindi lo spagnolo Alberto Contador,già campioone nel 2008 e alla ricerca del bis.Assieme a lui,sulla lista dei favoriti abbiamo i “nostri” Nibali e Scarponi,entrambi sul podio nella precedente edizione.Da non sottovalutare anche il russo Menchov,vincitore nel 2009, e l’altro spagnolo Sastre.
Federico Ratti – www.opennews.it
15:56 | Incluso in
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Inizia oggi: Vintage Football, una rubrica in cui si cerca di rispolverare il calcio degli anni passati. Quel calcio che oggi non c’è più!!!
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Sono gli anni dei Pink Floyd, Police, dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Sono gli stessi in cui spopolano i cartoni animati di Goldrake, Mazinga Zeta e Jeeg Robot. Al cinema si fa la coda per vedere film cult come Il tempo delle mele e Blade Runner e in tv nessuno si perde le avventure di Indiana Jones. Non ci sono cellulari, Internet, Google, Reality show, Pay-tv, Facebook e altri social network. Per apprendere le notizie bisogna aspettare con impazienza il tiggì serale delle otto e per vedere i gol della domenica pomeriggio tutti i calciofili sono incollati davanti a Paolo Valenti ed il suo Novantesimo minuto.
Sono gli anni ’80, quelli dei due punti, del pane e nutella a merenda, quelli in cui l’Italia del “vecio” Bearzot conquista il Mundial del 1982 e i giocatori migliori del globo fanno a gara per venire nel bel paese. In breve il nostro vecchio campionato di Serie A diventa il più bello del mondo. Il senso del gol di Paolo Rossi, l’eleganza di Platini e Falcao, la forza di Boniek e Rumenigge e le scorribande laterali di Cabrini e Tardelli fanno da cornice alla nostra amata Serie A. Tutti sognano di vincere in Italia.
Anche Osvaldo Bagnoli e il suo piccolo Verona. Li schiera così: Garella tra i pali, Ferroni Fontolan Tricella e Marangon in difesa, Brigel e Volpati formano la diga di centrocampo, Fanna e Di Gennaro sulle corsie laterali ed avanti la coppia d’attacco Galderisi ed Elkjaer. Siamo nell’anno 1984-85 e sono almeno otto le formazioni pretendenti alla conquista del titolo finale. É la stagione in cui la Lega chiede il sorteggio arbitrale e Bagnoli, dal canto suo, due uomini di sostanza fisica e temperamento. Arrivano quindi il tedesco Briegel, giocatore possente e abile sui calci piazzati ed Elkjaer, l’ariete danese determinante sotto porta e nel lavoro di squadra. Nessuno nel ritiro agostano, s’immagina la vittoria finale della formazione scaligera. È un’operazione ardua, difficile, impossibile. Ma quello è un Verona di carattere, una squadra catenacciara che lotta su ogni fronte. Quello è il Verona dei lavoratori.
L’attenzione della prima gara di campionato, quindi, si sposta in un “Bentegodi” gremito per l’arrivo del Napoli. La gente è in coda ai botteghini. Si cerca di recuperare un biglietto per la prima di Diego Armando Maradona nelle file dei partenopei. L’Italia intera è in estasi per l’arrivo del giocatore più forte del mondo e la presenza dell’argentino da lustro al torneo nazionale. Bagnoli da parte sua, non vuole cedere al fascino sudamericano di Dieguito e schiera in campo i suoi nuovi acquisti: i nordici Briegel ed Elkjaer. Uomini duri, tosti, e per giunta guidati da uno bravo. La rivalità tra le tifoserie è tanta. Cori di sfottò rimbalzano dalla curva sud a quella degli ospiti con una cadenza non stop. Intanto in campo si lotta. Entrambe fanno di tutto per conquistare i famosi due punti. Alla fine è il collettivo degli scaligeri ad impressionare vincendo la gara per 3-1. Strepitoso l’esordio del panzer tedesco Briegel che oscura la classe di Maradona. Ma si sa, l’argentino avrà tutto il tempo di rifarsi. Al fischio finale di Mattei di Macerata, lo stadio diventa una bolgia. L’Hellas Verona ha dato il benvenuto a Maradona. Come dire: Welcome to Italy Diego!
Ed un mese dopo il teatro di gioco è identico. Ma adesso tocca anche ai campioni d’Italia in carica perire sotto i colpi dei veneti: la Juve di “le Roi” Platini, uno che calciava delle traiettorie che scendevano a foglia morta alle spalle del portiere e che più tardi sarebbero state tramandate ai posteri come le punizioni alla Platini. La Juve non c’è e il Verona attacca. A stendere i bianconeri di Trapattoni ci pensa un’inzuccata dell’ex Nanu Galderisi e la galoppata vincente di Elkjaer conclusasi senza una scarpa. Da lì, il nomignolo di “piccolo cenerentolo”. Bianconeri bastonati e le Roi usurpato della sua corona dagli uomini di Bagnoli. I gialloblu si dimostrano una macchina invincibile. Prima la Fiorentina, poi Lazio, Torino ed Udinese. Tutti s’inchinano allo strapotere dei veneti.
La gestione della fase difensiva è il segreto della formazione scaligera. Viene curata nei minimi dettagli con il contenimento a centrocampo di Breigel e Volpati e le chiusure poderose del roccioso stopper Ferroni e il libero Fontolan. Il numero cinque di copertura al sei. Sempre insieme, inseparabili, divisi solo da una manciata di metri. In avanti il tecnico milanese si affida alla mobilità di Galderisi e Elkajer capaci di inserimenti devastanti in aerea di rigore. L’ex attaccante della Juventus, riesce a sfruttare i varchi aperti dal danese, trasformandosi in un vero mattatore con undici reti, nelle quali sono da ricordare la doppietta a Firenze, il gol del vantaggio contro la Juve e quello finale con l’Avellino nel giorno della grande festa finale. Ma il vero miracolo è di Bagnoli. Colui che il grande Liedholm definisce: “un combattente di razza”.
I veneti restano in testa per 29 giornate e a Bergamo, a meno uno dal termine, la “banda Bagnoli” conquista il tricolore. Il settore ospiti è ricoperto di matane, le cosiddette follie veronesi, e diecimila tifosi veneti invadono la provincia lombarda. Finisce con un pareggio che ha il sapore di scudetto. Bergamo si colora di gialloblu. Bandieroni, stendardi, vessilli, vengono ammainati e innalzati al cielo. È festa: una provinciale aveva soffiato lo scudetto alle grandi. Maestosi.
Questo è il trionfo di una squadra piccola contro le grandi, di Davide contro Golia. E’ da questa vittoria che Galderisi diventa il puffo al tritolo imprevedibile negli ultimi sedici metri, Fontolan la quercia con i suoi piedi sempre incollati alla sfera , Ferroni il gladiatore ultimo ad arrendersi e Garrella si trasforma in un super Garellik per via delle suo istinto non bello ma spettacolare . Tutti diretti alla perfezione da lui, Osvaldo Bagnoli, il mago della Bovisa. Perché di mago si tratta. Ah quanto mancano alla nostra cara Italia!
Gabriele Scamardi- www.opennews.it
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Eccoci qua. Siamo giunti all’ultima puntata di “Calciatori: coraggio, altruismo e fantasia”. Ringrazio la direttrice Francesca Larosa e tutto lo staff di Open news per avermi concesso questa splendida opportunità. Ma voglio rendere grazie, in particolare, a tutti i lettori che hanno speso il loro tempo a leggere e commentare le monografie. Grazie tante davvero. Ci vediamo presto per un nuovo appuntamento.
Stay tuned!
È il 28 Marzo 1993, quando la Roma conduce per due reti a zero sul più modesto Brescia. Il risultato finale premia i giallorossi superiori di gran lunga alle rondinelle. A sorprendere però è il tecnico romanista Vujadin Boŝkov che fa esordire con la maglia numero 16 Francesco Totti, un giovane calciatore, dai movimenti armoniosi e una tecnica raffinata. Piace subito ai tifosi Francesco. Piace perché è un romanista verace, autentico; uno che fin da piccolo, da San Giovanni a Trastevere, “rimbambiva” i più grandi con giocate da vero fuoriclasse. Lo amano, lo adorano, lo venerano subito. Mette in cantina il principe Giuseppe Giannini, anche lui romano o romanista a vita, ma mai all’altezza della classe di Totti. Giannini un principe, Totti un Re. Dall’esordio di Brescia, Francesco diventa un’icona per Roma ma anche una guida capace di trascinare i giallorossi, di caricarli, di spingerli al di là delle loro potenzialità. Lo fa quando segna la sua prima rete in Serie A contro il Foggia nel 1994, scavalcando nelle gerarchie della scala degli attaccanti, nomi noti come Branca e Muzzi e tre anni dopo nel Torneo “Città di Roma” quando strapazza con due gol il blasonato Ajax imponendosi nel confronto con il fantasista Jari Litmanen, suo rivale.
Matura Totti e lo fa in fretta. Con Zeman in panchina riesce ad acquisire una formazione mentale e fisica completa. Si sottopone duramente agli allenamenti sfiancanti del boemo mostrando sacrificio e determinazione. È da ora in poi che diventa il capitano dei giallorossi. L’ultimo dei capitani. Padrone della fascia anche quando un giorno questa passerà a Daniele De Rossi. Un capitano sempre presente nella mente del pubblico di Roma anche da assente. Un totem spirituale, un Dio per i tifosi giallorossi. Invocato, idolatrato ed acclamato dalla curva anche quando in campo non c’è. Perché lui è Totti, perché non è una bandiera ma un patrimonio. Non è dotato tecnicamente come Baggio ma è più giocatore, passa il pallone come Rivera e ha il senso di gioco di Mancini. È in grado di giocare in più ruoli: trequartista, sulla fascia e anche prima punta. Segna Francesco e lo fa con una continuità impressionante e sempre con la maglia giallorossa; di tacco, su punizione, bordate da fuori, rovesciate e i famosi “cucchiai” copiati da Voeller: uno dei colpi di classe più conosciuti del calcio moderno. Peruzzi, Buffon, Van Der Sar, Julio Cesar e in ultimo il para-rigori Andanovic, tutti beffati dal cucchiaio. Rincorsa chilometrica per il numero dieci e “colpo sotto” che inganna lentamente gli estremi difensori. Un tocco che termina piano piano in rete e manda in delirio senza fretta curva Sud e Tribuna Monte Mario. Numeri da Playstation, ma qui non c’è un Joypad con annessi pulsanti ma solo classe e freddezza di un campione vero. Voeller l’aveva fatto solo due volte. Totti quindici. Uno era un buon attaccante, l’altro un talento puro. Tutto qui.
“Era il mio sogno da bambino, la gente è scesa per strada. Erano tutti fuori di testa. Perché a Roma tutto si sublima, uno scudetto vinto qui ne vale dieci in altre città italiane”.
È il 2001 con Capello in panchina, la Roma conquista il tricolore. In avanti il “trio delle meraviglie” Totti- Montella- Batistuta un mix di classe, potenza e astuzia. I giallorossi si laureano campioni d’Italia il 17 Giugno 2001 davanti ad un Olimpico tutto esaurito contro un inerme Parma. Segnano loro tre e la città crolla. Succede di tutto. Dopo le diciassette Testaccio esplode, venti minuti il quartiere più “romanista” di Roma è paralizzato da motorini e auto. Il Lungotevere, Via Galvani, Via Marmorata sono assalite da cortei di gente in estasi, in festa. È il caos. Non manca la derisione verso i laziali con un feretro biancazzurro che sfila per la capitale e fumogeni gialli e rossi che rendono l’aria irrespirabile. Ma il coro più bello è per lui, per il capitano, l’ottavo Re di Roma come viene nominato e fa: “Che ce frega del cileno noi c’avemo Totti gol”. Il riferimento è per l’attaccante della Lazio, Marcelo Salas, beniamino del pubblico laziale.
C’è l’ha fatta Totti è riuscito a conquistare lo scudetto nella sua città. Un romanista che trionfa a Roma. Inimitabile. Intanto è di nuovo nominato migliore calciatore italiano AIC e viene incluso nella lista dei candidati al Pallone D’Oro classificandosi quinto. Perché lui centra sempre la porta. Con Capello ma anche con Spalletti con cui ricopre il ruolo di centravanti puro. Memorabile il pallonetto dal limite dell’aerea siglato all’Inter nell’ottobre del 2005. Un colpo da biliardo, uno di quelli che mandano in delirio i “football lovers” .
I gol in carriera di Francesco sono 206 in 471 presenze superando così un’altra icona del calcio mondiale: Roberto Baggio. Vince poco con il club di appartenenza, ma molti sono i trofei individuali: una scarpa d’oro, due classifiche marcatori, due guerin d’oro e miglior calciatore italiano per cinque volte. Numeri da capo giro. Anche con la maglia azzurra ad Euro 2000 disputa uno straordinario torneo perso sfortunatamente contro la Francia in finale. Quattro anni dopo in Portogallo invece commette un’ingenuità clamorosa: sputo al danese Poulsen che lo malmena per tutta la gara e squalifica per tre giornate. Gli azzurri torneranno a casa dopo la fase a gironi. Ma Francesco si rifà due anni dopo ai mondiali di Germania dove arriva infortunato. Suo è il rigore che permette l’Italia di superare l’Australia e approdare ai quarti di finale all’ultimo minuto del secondo tempo. Niente cucchiaio per l’asso della Roma, ma un destro potente che gonfia la rete.
Si laurea campione del mondo all’Olympiastadion di Berlino il 9 luglio 2006.
Un vero capitano, uno che non è mai uscito da Roma, che non è andato mai oltre il raccordo anulare. Perché fare il capitano a Roma non è come farlo altrove. Né a Torino e né a Milano. La fascia di capitano a Trigoria ha un sapore magico. Perché qui gli obiettivi sono impossibili, difficili da raggiungere ma sempre più fascinosi. E quando la Roma tornerà a vincere il tricolore, Totti che giochi o no ci sarà sempre con la maglia numero dieci e la fascia da capitano. Perché lui è il simbolo di Roma e della romanità. Lui è il “Bimbo de Oro…”
Gabriele Scamardì – www.opennews.it
14:22 | Incluso in
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A quattro turni dal termine,nel campionato Cadetto iniziano a delinearsi i primi verdetti per chi scende e per chi sale,lasciando invece aperta la corsa playoff e playout.Al Siena capolista basta un solo punto per raggiungere la tanto attesa serie A;all’Atalanta 3,quindi già dal prossimo turno potremmo avere la certezza della loro promozione nella massima serie. Nella griglia playoff,tolte Novara e Varese che sono già sicure di partecipare,la lotta si fa molto accesa, con 6 squadre in 3 punti,che sperano di guadagnarsi gli ultimi due posti disponibili.In fondo al gruppo troviamo invece Frosinone e Triestina che hanno più di un piede in serie C,mentre dal Portogruaro terz’ultimo i giochi sono ancora apertissimi:anche qui 6 squadre racchiuse in 5 punti che daranno battaglia fino all’ultimo per poter evitare la retrocessione o i playout.
Vediamo ora le partite della trentottesima giornata:
L’anticipo di lusso del Venerdì vede di fronte Livorno e Atalanta, con gli ospiti alla ricerca di un pronto riscatto dopo la brutta sconfitta interna contro l’Empoli del Turno precedente.Ed è proprio l’Atalanta a apassare in vantaggio con Bonaventura,ma il gol sembra dare più morale al Livorno di Novellino,che grazie ad un’importante prova di carattere riesce a ribaltare il risultato con Dionisi e Danilevicius,a portare a casa 3 punti importante in chiave playoff e a togliersi la soddisfazione di aver sconfitto una delle compagini più forti del campionato.
Nella giornata di sabato l’incontro più importante è sicuramente quello tra Varese e Padova,che termina però con un misero 0 a 0 lasciando entrambe con l’amaro in bocca.
Il Varese avrebbe potuto superare il Novara divenendo la terza forza del campionato mentre il Padova,uscendo vincitore dal “Franco Ossola”,sarebbe entrato di prepotenza nella lotta playoff.
Squadra che ora sarebbe nei playoff è il Torino di Lerda,che nonostante continui a pareggiare,è sempre in lizza per la promozione in serie A. All’”Olimpico” è il Piacenza ad andare il vantaggio grazie ad un ficcante contropiede finalizzato in rete da Guzman.Il pareggio granata arriva su rigore grazie al sempre più bomber Rolando Bianchi che fissa così il risultato finale sull’1 a 1.
Il Pescara contina a sognare andando a vincere a Portogruaro per 2 a 1 e inguaiando la squadra veneta,ora terz’ultima e virtualmente retrocessa.Per gli abruzzesi a segno Soddimo e Bonanni;al 94′ inutile la rete del bomber di casa Altinier,importante solo in chiave statistica,che vede avanzare l’attaccante a quota 12 gol.
Partita dalle mille emozioni è quella del “Menti” di Vicenza, dove il Vicenza in lotta playoff ospita un Crotone rigenerato dagli ultimi risultati con Livorno e Atalanta.Il bomber veneto Abbruscato porta in vantaggio i suoi e raggiungendo i 16 gol personali in stagione.Ma come detto il Crotone è squadra viva e Vinetot prima e Djuric poi completano la rimonta che permette ai “pitagorici” di sorpassare lo stesso Vicenza ,toccando quota 50, e di sperare di inserirsi nei playoff.
L’Empoli di mister Aglietti è ospite del Sassuolo,alla disperata ricerca di punti per togliersi il prima possibile dalla zona pericolosa.L’avvio di gara dei nero-verdi è fulminante:al primo affondo Quadrini lascia partire un bel destro che si insacca alle spalle di Pelagotti.Basta e avanza la rete dell’1 a 0 e il Sassuolo può mettere in ghiaccio una vittoria importante che ridà ossigeno ai ragazzi di Gregucci.
Cittadella-Modena 1 a 1.Al “Tombolato” i gol che decidono l’incontro sono due prodezze balistiche di altri palcoscenici:nel primo tempo è il Modena a passare in vantaggio con Stanco,che in spaccata al volo trova l’angolo più lontano.Il pareggio dei padroni di casa lo segna il capocannoniere della serie B Piovaccari,che beffa Alfonso con una bellissima girata al volo di sinistro.Il punto serve più al Modena che conolida un buon piazzamento centrale in classifica.Il Cittadella compie un piccolo passo in avanti anche se i playout rimangono ad un passo.
Il Grosseto,risucchiato nelle ultime settimane nella zona bassa della classifica, ospita una Triestina chiamata all’impresa di vincere fuori casa e riaprire i giochi nei bassifondi della classifica.Tuttavia non vi sono sorprese e la gara si conclude come il pronostico aveva annunciato:vince il Grosseto per 2 a 0 senza troppe difficoltà,grazie ai gol di Sforzini e Caridi, condannando quasi sicuramente la Triestina alla serie C.
Nell’altro incontro da dentro o fuori tra Ascoli e Frosinone sono i padroni di casa a spuntarla per 3 a 1.Grazie alle reti di Lupoli,Feczesin e Antonio l’Ascoli si porta momentaneamente fuori dai playout,mentre il fanalino di coda Frosinone vede sempre più da vicino la serie C.
Albinoleffe-Reggina è stata sospesa dopo 14 minuti sul punteggio di 1 a 0 per i lombardi a causa di un forte acquazzone abbattutosi su Bergamo.
Il posticipo domenicale tra Novara e Siena finisce in parità:è 2 a 2 al “Piola”,frutto di una partita avvincente,con molte occasioni e capovolgimenti di fronte.E’ il Novara a passare con Gonzalez,ma il Siena non sta a guardare e Calaiò segna una doppietta che porta in vantaggio i suoi e fa raggiungere al bomber toscano le 100 realizzazioni tra i professionisti.Al 75′ però il Novara trova il gol con Ludi e ristabilisce la parità che non cambierà più.Il Siena rimanda così la festa promozioni di una giornata,mentre il Novara ottiene un ottimo punto che gli permette di mantenere il 3° posto,seppur in coabitazione con il Varese.
Federico Ratti – www.opennews.it
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Ventidue novembre 1992, allo stadio Euganeo si gioca la sfida tra Padova e Ternana. Il risultato è schiacciante: cinque reti a zero per la squadra bianco-scudata. La sorpresa non è l’evidente successo dei veneti ma la prima rete tra i professionisti di un ragazzo riccioluto con un fisico gracile e due piedi fatati. Il suo nome risponde a quello di Alessandro Del Piero: baby-prodigio nato nella provincia veneta, tenuto d’occhio da tanti club blasonati. È ancora sbarbato Alessandro quando viene scartato frettolosamente dal Milan. E lo è altrettanto quando Giampiero Boniperti lo porta alla Juve per la cifra di cinque miliardi di lire. Il talento in erba arriva a Torino poco più che maggiorenne, e dal capoluogo Sabaudo non si muoverà più. Perché dici Juve e pensi a Del Piero, dici Del Piero e pensi alla Juve. Più di 600 presenze con la maglia bianconera costellate da 281 reti e un palmares invidiabile: cinque scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, una Champions League, una Coppa Uefa, una Coppa Intercontinentale. Senza dimenticare i successi con la maglia della nazionale: due europei con l’under 21 e lo storico trionfo del mondiale 2006. Numeri da fuoriclasse.
Alex, a Torino impara e prende lezioni dal campione Roberto Baggio. Al termine della prima stagione (divisa tra primavera e prima squadra) sono 5 le reti con il memorabile tris di gol che rifila al Parma. Nella stagione successiva, riesce a trovare un maggiore spazio, complice un infortunio dello stesso Baggio, siglando 8 reti complessive, tra cui quella celebre in rimonta contro la Fiorentina con un esterno al volo degno del miglior Van Basten. Succede che la Vecchia Signora riconquista lo scudetto dopo 9 anni e Del Piero spodesta il “Divin Codino” ceduto al Milan. E Alex inizia la sua dirompente carriera. Da ora in avanti tutti si ricorderanno della sua classe cristallina, la sua sagacia tattica e la sua forza d’urto dirompente. E intanto in una vivace serata napoletana nascono i famosi gol “alla Del Piero”: traiettorie calciate con un delizioso effetto che si stampano sotto l’incrocio dei pali lasciando i portieri di stucco. Queste giocate gli valgono l’appellativo di “Pinturicchio”. L’avvocato Agnelli lo chiama così. Perché Alex è un artista del pallone. Il suo repertorio è impressionante: punizioni, progressioni, rovesciate e assist incantevoli per i compagni di squadra. Vince tutto Alex. Dopo lo scudetto del 1994 alza la seconda Champions League a Roma nel 1996 e la Coppa Intercontinentale a Tokio con un suo gol decisivo. Lui sbalordisce sempre tutti e regala dei colpi da biliardo in continuazione, dal gol di tacco nella finale di Champions persa contro il Borussia Dortmund a Monaco di Baviera alla rete fulminea siglata a Manchester dopo pochi minuti dall’inizio della partita. La sua annata migliore è quella del 1997, anno in cui raggiunge traguardi prestigiosi, quali la vittoria dello scudetto, il trionfo in Super Coppa Italiana e la leadership di cannoniere in Champions League. È sul tetto del mondo, Del Piero… e merita questo successo. Lo merita perché oltre ad avere una classe cristallina è un professionista serio. Un uomo, tout-court, fuori dai giri della mondanità, dallo schema che vede i calciatori accoppiarsi con le veline, sempre lontano dai riflettori delle cronache rose. Mai uno scandalo per il numero dieci bianconero, ma solo famiglia, lavoro e una immensa forza di volontà. La stessa che dimostra quando nel 1998 nella gara di campionato contro l’Udinese il ginocchio destro fa crack. Verdetto implacabile: rottura del legamento crociato e 9 mesi di stop. A quel punto “Pinturicchio” depone pennelli e colori e, si trasforma in “Godot”. Ce la mette tutta Alex, deve recuperare, deve farlo per l’Avvocato il suo più grande estimatore. E così dopo la morte del suo caro padre, Godot ricomincia da Bari realizzando una rete dal sapore liberatorio. Il pieno recupero sembra vicino. E alla fine termina l’attesa del rientro completo. Godot, che intanto si è mutato di nuovo in Pinturicchio, delizia nuovamente le platee dell’Italia pallonara formando con Trezeguet una coppia d’attacco spietata e formidabile. Non si ferma più Alex, gol di tacco nel derby di Torino, punizione magistrale in quello d’Italia, volée strepitose in memoria dell’Avvocato e rete decisiva nella semifinale di Champions League: quando l’intero pubblico del Santiago Bernabeu si alza in piedi per applaudire le prodezze di un fuoriclasse. Straordinario Alex, osannato, e acclamato nel tempio sacro del calcio Internazionale.
Del Piero alla Juve è un totem. Rimane il cuore e l’anima della squadra bianconera, spodesta tutti gli allenatori che credono sia il momento di farlo accomodare in panchina. “Ora basta” dice Fabio Capello, osservando Alex. Se ne andò il mister, dalla Juve. Lui no. Lui è rimasto anche in serie B dopo lo scandalo di calciopoli, giocando con la stessa passione e laureandosi capocannoniere stagionale con 20 reti. “È tempo di cambiare” ripete Ranieri al capitano. Oggi il tecnico è senza panchina dopo le dimissioni dalla Roma. Persino Ciro Ferrara tenta di tagliare il numero dieci ma senza fortuna. E più tardi Zaccheroni e Delneri nemmeno ci hanno provato. Dicono che sia il boss dello spogliatoio. Una sorta di capo banda, intoccabile. Ma non è così, perché lui da buon veneto applica la teoria del lavoro. I veneti sono dignitosi , cocciuti, e rispettosi dei valori fondamentali della vita. Del Piero è un classico esempio dello stacanovismo tipico del Nord-Est. Non un capo.
Ancora è li, con la maglia della Vecchia Signora, a dare consigli ai più giovani, a tirare calci di punizioni, a fare tacchi in allenamento, ad allenarsi ancora, a tentare i colpi “alla Del Piero”. Lo hanno dato per rotto, caduto, morto e poi rinato. Amato, osannato ma anche criticato e odiato. Campione d’Italia, d’Europa e del Mondo. Un vero fuoriclasse senza eguali in bianconero. Un fenomeno paranormale che i giovani farebbero bene a seguire. Complimenti Alex. Anzi chapeu.
Gabriele Scamardì – www.opennews.it
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Gli impegni Europei della Nazionale di Prandelli non fermano il lungo cammino della Serie B,giunto alla 33 giornata. Pur non presentando partite di cartello,la 12 di ritorno offre comunque le solite sorprese e soliti colpi di scena che fanno del campionato Cadetto uno dei tornei più interessanti.
Ad aprire le danze sono i due anticipi del Sabato: Ascoli-Torino e Padova-Atalanta.
Il Torino, fresco dell’esonero-lampo di Papadopulo e del ritorno in panchina di Lerda, con una prestazione esemplare cala il poker sulla ruota di Ascoli. E’ 0-4 il risultato finale; le reti portano la firma del capitano e bomber Rolando Bianchi (che grazie alla doppietta sale a quota 15), l’autogol di Faisca e di Antenucci. I granata, con una vittoria che mancava da 4 turni, raggiungono quota 44, mentre l’Ascoli non riesce a confermare la serie di riusltati utili che era riuscito ad inanellare in queste ultime giornate e resta a 35 punti, in una zona a dir poco difficile di classifica.
L’altro anticipo si conclude con il segno ‘X’.E’ 1 a 1 all’Euganeo tra Padova e Atalanta.Si ferma così il cammino della battistrada, fermata da un buon Padova,chiamato a fare necessariamente punti in chiave salvezza e a invertire il trend negativo di quest’ultimo periodo.A segno,per gli ospiti,va Ferreira Pinto dopo appena 3 minuti;i veneti trovano cosi il pareggio con il giovane El Shaarawy e il risultato non cambia più.Il Padova tocca i 41 punti,mentre l’Atalanta a 64 vede il vittorioso Siena sempre più vicino, distaccato di un solo punto.I giochi per il primato sono ancora tutti aperti!
Le partite della Domenica, seguendo l’ordine di classifica. Per il primato si rifà sotto il Siena, che approfittando del mezzo passo falso dell’Atalanta,coglie al volo l’occasione e si sbarazza del Sassuolo con un netto 4 a 0.La squadra di Conte parte sempre a mille,e dopo mezz’ora la doppietta di Calaiò taglia le gambe agli ospiti. Nella ripresa ci pensano Ferreira e Mastronunzio a chiudere i conti.Il Siena sale così a 63 mentre il Sassuolo,decimato dalle assenze, resta a quota 37,ancora invischiato nella zona pericolosa della classifica.
Nell’incontro delle 12:30 il Novara fa visita all’Albinoleffe. La squadra di Tesser,nonostante passi in vantaggio con il solito Gonzalez,viene prima raggiunta e poi superata da una doppietta di Bergamelli;chiude i conti Cocco che fa 3 a 1.Il Novara,che non vince dal 14 Febbraio, non è di certo la squadra del giorne d’andata;come per l’Atalanta, anche qui il Varese si porta ad un punto dai piemontesi ed insidia il 3 gradino di classifica.Buonissima prova invece per l’Albinoleffe di Mondonico che con 39 punti si toglie momentaneamente dalla zona-rossa anche se il cammino è ancora lungo e l’esperto allenatore sà che ci sarà da lottare fino in fondo.
Bellissima la gara del Franco Ossola di Varese! I padroni di casa ospitano un Vicenza cresciuto molto nelle ultime giornate e desideroso di inserirsi fino all’ultimo nella lotta playoff.Ne nasce quindi una partita giocata a viso aperto da entrambe le parti,anche se il risultato finale (1 a 0 per il Varese) non testimonia di certo le tante occasioni create. Decide il goal di Pesoli,con un colpo di testa su calcio d’angolo. Il Varese può quindi festeggiare e mangiare punti al Novara. Sono 54 i punti della squadra di Sannino. Il Vicenza(45 punti) torna a casa con una sconfitta, ma forte nel morale di aver disputasto un’ottima gara e di avere tutte le carte in regola per terminare questo campionato in crescendo.
Un risultato inspettato arriva da Grosseto. I padroni di casa infatti,dopo aver diretto il gioco per gli interi 90 minuti (sprecando minimo 5 chiare occasioni da goal) si vedono raggiungere nel finale da un bellissimo colpo di testa di Gasparetto,attaccante del Cittadella.Finisce così 1 a 1. Il Grosseto, vincendo,sarebbe entrato a pieno nella lotta playoff. Ora,con i suoi 44 punti, la zona nobile è un pò più lontana,anche se il gioco e i giocatori non mancano per raggiungere questo grande obiettivo. Al Cittadella,terz’ultimo in classifica con 36 punti,va riconosciuto il grande merito di averci creduto fino in fondo e di aver così trovato un punto vitale in chiave playout.
Altra “sorpresa” è quella che arriva dallo ‘Scida’ di Crotone,dove va in scena L’Empoli.I “pitagorici”,relegati nelle ultime posizioni di classifica, giocano molto meglio degli ospiti e trovano il vantaggio con Vinetot e il raddoppio con Djuric.Tuttavia Stovini riesce ad accorciare le distanze, anticipando il portiere con un bel colpo di testa.Nella ripresa è ancora Crotone,e ancora Djuric, che sfodera dal cilindro un colpo di alta scuola: stop spalle alla porta e rovesciata che si insacca sotto la traversa.C’è ancora tempo per il 3 a 2 di Mchedlidze,ma il risultato non cambia più. Il Crotone raggiunge i 37 punti che danno speranza e morale,mentre l’Empoli conferma di essere squadra poco temibile in trasferta, restando a 43 punti nella zona centrale della classifica.
Modena-Pescara è partita fra due compagini in zona di classifica abbastanza tranquilla.La differenza che determina il risultato finale la fà la maggior voglia di portare a casa l’intera posta in palio.Così al ‘Braglia’,è il Modena a strappare i tre punti e ad imporsi per 1 a 0.Match-winner è Greco, esperto attaccante dei canarini.L a squadra di Bergodi aggancia così il Pescara a 42 punti,ed insieme formano la coppia nell’esatto centro classifica.
Importante vittoria esterna per il Portogruaro a Piacenza,grazie alla quale lascia il penultimo posto in classifica e si rimette in corsa per uscire dalla zona playout.Il Piacenza,forte dei suoi 41 punti,affronta i veneti in totale emergenza titolari (in particolar modo si fa sentire l’assenza del bomber Cacia). Nonostante ciò,la prova degli emiliani è al di sotto della sufficienza,e il Portogruaro vince per 2 a 1 meritando ampiamente i 3 punti.
Infine,scontro da brividi al Nereo Rocco di Trieste dove la Triestina, fanalino di coda,ospita il Frosinone, penultimo in classifica e distante solo 3 lunghezze.Gli ospiti,grazie a Masucci e Sansone si portano sul doppio vantaggio,ma come si è già visto in questo campionato,la Triestina non è squadra dal poco carattere e nei 7 minuti finali riesce a raggiungere un’insperato pareggio,dopo aver fallito un calcio di rigore.Filkor prima e Taddei poi fanno terminare la gara sul 2 a 2, punto che non serve quasi nulla ad entrambe,se non a mantenere invariate le distanze.
Nel posticipo di lusso tra Reggina e Livorno il risultato finale è la sintesi di due squadre che si giocano molto e la paura di perdere prevale forse più della voglia di vincere. Al ‘Granillo’ termina infatti 1 a 1;in vantaggio vanno gli ospiti (goal di Dionisi),che con la “cura” Novellino stanno tenendo un roulino di marcia da vera big; il pareggio dei padroni di casa arriva nella ripresa con il solito Bonazzoli che fissa il punteggio di 1 a 1 il quale non verrà più alterata fino al termine.Restano invariate anche qui le distanze fra le due pretendenti:Reggina quinta a 48,Livorno sesto a 45 assieme al Vicenza.
Federico Ratti – www.opennews.it
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