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OBR e le T-Shirts MUST HAVE

Progetti interessanti che nascono senza grandi pretese, senza la prepotenza di farsi strada nel fashion system a tutti i costi. Quei progetti che sono interessanti proprio per questo ed hanno un non so che di unico che attrae gli appassionati di moda e in questo caso soprattutto quelli dello streetwear.Ognuno di noi ama ogni tanto sfoggiare il tipico “jeans e maglietta” purchè la maglietta in questione abbia qualcosa da dire e si faccia notare. Ultimamente le T-shirts sono diventate un vero e proprio simbolo del carattere e dell’umore di ognuno di noi.

 

 

 

Le stampe diventano sempre più particolari e ricercate, i colori vanno dal fluo tipico di questa Primavera/Estate al più semplice e classico Bianco o nero.

Siccome sul web sono sempre alla ricerca della t-shirt perfetta, di quella che mi rappresenti e non mi stufi dopo averla indossata due volte, voglio mostrarvi cosa ho trovato e spiegarvi perché mi ha colpito.

OBR è un brand nato in una piccola città del Sud, Campobasso, in un piccolo spazio situato 2 piani sotto terra e senza finestre.

Il suo creatore, Orlando Brunetti, vuole che le sue finestre siano i clienti, i giovani ma anche i meno giovani.

Le grafiche sono forti, e il bianco è la base fissa di ogni T-shirt, sulle quali campeggiano immagini di persone e personaggi che con la loro esistenza hanno lasciato un segno o continuano a lasciarlo.

Attori, musicisti, simboli, dalla chitarra elettrica a Lil’ Wayne.

Il prezzo è fisso (39 euro), le grafiche cambiano di mese in mese, rinnovandosi e seguendo il gusto delle persone, immaginando quali possano essere i miti, le personalità che colpiscono tutte le generazioni per coraggio e forza. OBR cerca di seguire la fluidità della moda rinnovandosi a scadenza regolare.

Orlando Brunetti segue ogni particolare della creazione, dalla grafica alla commercializzazione, mentre JEANSMARKET srl è il distributore in Italia.

Se siete in cerca della T-shirt che parli di voi e che stia bene con tutto OBR è sicuramente la risposta.

 

Per informazioni commerciali i contatti sono:

info@obrappresentanze.com
tel. 0874415301
cell. 3396327455

Kandee Shoes.. delle scarpe tutte da mordere!

Le Kandee Shoes non sono per le ragazze timide ed impacciate. Sono create per quelle che vogliono gridare al mondo la loro femminilità e la loro forza, per quelle che si vogliono far notare e che sono stufe di dover indossare il nero da capo a piedi.

In linea con i must di stagione Kandee propone colori Flou e borchie, presentandoci calzature che fanno venire voglia di morderle.

Ecco qui l’intervista con la creatrice di queste meraviglie.

 

Qual’è la tua Ispirazione?

La mia ispirazione proviene sempre dalle  caramelle, può essere qualcosa che parte dalla sulla confezione oppure dagli  odori o dalla  texture. Non volevo che lo stile replicasse esattamente una caramella, ma questa deve essere l’idea di partenza.. È per questo che uno stile come il bootie crunch Peanut ha la pelle di stampa ghepardo e le borchie d’oro per darle quel tocco in più .

What is your inspiration?

My inspiration always comes from candy, it may be something on the packaging or the smells or texture. I did not want the styles to be a replica of a candy but to be created through inspiration. That’s why a style such as the Peanut crunch bootie has the cheetah skin print and the golden studs for that extra bit of attitude.

 

 

 

 

Come Create le vostre scarpe?

Parto sempre con l’immagine di una caramella ,questo mi permette poi come sarà il plateau e quanto sarà alto il tacco e che forma . il passo successivo è immaginare lo stile ed il designe della parte superiore per poi passare a  colori e materiali. Faccio tutto questo nella mia mente prima di descrivere il progetto per la fabbrica che produce  numerosi campioni per me, affinché io possa realizzare una scarpa che mi sembra sia perfetta. Si tratta di un processo molto naturale per me.

 

 

How do you create your shoes?

I  always start with a candy in mind, this then allows me to work out what the platform shape should be and also the heel height. I then think and design the upper style and then move onto colors and materials.  I do all of this in my mind first before describing the design to my factory  who then produce numerous samples for me so that I can achieve a shoe that I feel is perfect. It is a very natural process to me.

La miglior Scarpa kandee per la nostra estate è…

Abbiamo alcuni nuovi stili incredibili su www.kandeeshoes.com e trovo troppo diffricile fare una scelta!mi trovo troppo difficile scegliere. Alla fine della creazione di ogni mia scarpa mi piacciono tutte e credono che ognuna sia speciale. Anche se penso che la reazione dei nostri acquirenti il sandalo Mash’A'Mallow e il Blue Crystal Raspberry Slushy Pump  sicuramente sarà un”MUST HAVE”.

The best kandee shoes for our summer is…

We have some amazing new styles on www.kandeeshoes.com and I would find it too hard to choose. As I always make sure that ultimately I love every style that I make in production and that each style is special in some way. Although I think the reaction from our buyers the Mash’A’Mallow sandal and the Blue crystal Raspberry slushy pump is definitely going to be a ‘’MUST HAVE’’

Da quale celebrity ti piacerebbe vedere indossate le tue scarpe?

Non sono così attenta e preoccupata del fatto che le celebrity indossino le mie scarpe; certo, sarebbe splendido vederle indosso a Jennifer Lopez o Rihanna ma ho una grande soddisfazione vedendo qualsiasi ragazza indossare le mie scarpe e adorarle!

Which celebrity you would love to wear your shoes?

I am not too worried about celebrities wearing my designs, of course it would be lovely to have such starts as Jennifer lopez and Rihanna to wear my designs but I get great satisfaction from seeing any girl in my shoes and loving them!

Dove possiamo comprarle?

Le Kandee possono essere ordinate soltanto attraverso il nostro sito www.kandeeshoes.com al momento. Comunque consegnamo ovunque! Comunque potete trovarci e seguire le nostre novità zuccherose su Twitter @kandeeshoes.

 

 

 

Where can we buy them?

Kandee can only be ordered through our website www.kandeeshoes.com at present. However we deliver worldwide! You can also check us out and follow our sugary tweet @kandeeshoes

Valentina Leporati – www.opennews.it

Frosty Jewellery.. sooo cool!

Questa settimana vi presento IsaFrosty, giovane designer degna di nota per il suo stile così riconoscibile e d’impatto.

Isa, napoletana ventunenne che vive a Milano, sta diventando un vero fenomeno sul web e tra i più attenti trend setter.

Ecco qui quello che ha raccontato ad OpenNews.

Raccontami da dove nasce il nome IsaFrosty.

In realtà il nome isafrosty è nato un pò per caso e per necessità, all’incirca 7 anni fa, quando cominciai a dipingere sulle sneakers per poi rivenderle, avevo bisogno di una ‘tag’ ed ho usato isafrosty, poi mi ci sono affezzionata ed è rimasto quello fino ad oggi.IsaFrostyCome hai iniziato e da dove ti è venuta l’idea di creare gioielli?

Ad essere sincera è stato un caso anche quello! è cominciato tutto un caldo pomeriggio di luglio, avevo una strana sensazione di irrequietezza, sentivo il bisogno di creare qualcosa ma non avevo voglia di mettermi a dipingere o a disegnare, così ho aperto il computer e ho cominciato a riprodurre forme di oggetti che mi erano intorno…il resto della storia la conoscete.

Che materiali usi?
fino ad ora ho utilizzato esclusivamente plexiglass.
Mentre per i le nuove collezioni ho scelto di abbinare il plexi ad altri materiali molto interessanti.

A chi si rivolgono le tue creazioni?
questa è una domanda alla quale non posso rispondere con precisione, ho visto le mie creazioni al collo di persone completamente diverse tra di loro. Sicuramente la versione fake di chanel colpisce molto i fashion victim, ma poi ci sono tutti gli altri che accontentano anche le persone più semplici.

C’è una scelta particolare dietro ad ogni gioiello? cosa ti ispira?
per la prima linea mi sono ispirata , come dicevo prima, agli oggetti che mi hanno sempre circorndata, o comunque a delle forme con una grossa riconoscibilità nell’immaginario di tutti

Da quale celebrity ti piacerebbe che fossero indossati i tuoi gioielli?
Durante il concerto di M.I.A. ho provato a darle un paio di ciondoli,non so se le sono arrivati, ma sicuramente mi piacerebbe molto vedere un artista come lei con al collo una mia creazione, in alternativa se fosse ancora in vita, opterei per frida kahlo anche se non credo che sarebbe proprio il suo genere.

Hai in programma qualche collaborazione speciale o qualche nuova idea?
si in questo periodo sto creando 4 nuove linee, sono nate tutte in contemporanea e mi stimolano tutte moltissimo quindi non riesco a dare la precendenza a una in particolare…vediamo cosa ne verrà fuori!

 

 

 

Dove possiamo trovarli ed acquistarli?

qui potete trovare tutti i punti vendita
http://www.facebook.com/pages/Frosty-Jewellery/222999166823

 

Napoli: Drop Shop – Via Gino Doria 96 Bablu – Via Giosuè Carducci 30 Milano: Salvatore più Marie – Via Vigevano33 (zona Porta Genova) Roma: Untitled via degli zingari 1 Riccione:Tatters & Co. v.le Dante 205 – Riccione (RN) Arezzo: Little black dress – Via Madonna del prato 106/a (cap 52100) Moncalieri (TO): Sandro Ferrone – Via Postiglione 1 (cap 10024) Barcellona: Glint Shop – Banys Nous, 22 

Pagina: A 4.365 persone piace questo elemento.
Valentina Leporati – www.opennews.it

Iris Tinunin. Vocazione : fashion Blogger.

Ho avuto il piacere di conoscere Iris Tinunin durante uno shooting per il fornitissimo negozio Vintage Portobello Road di Viareggio.  Questa giovane studentessa di filosofia è piena di interessi e creatività. Recita, scatta ottime fotografie ma soprattutto si occupa di moda ed ha creato un blog chiamato “Stylosophique” che ogni fashionista dovrebbe visitare e seguire.

Quando e da cosa nasce la tua passione per la moda? E’ molto difficile per me rispondere alla domada “quando”. Ho sempre amato molto i vestiti, anche prima di conoscere il mondo della moda, e soprattutto decidere cosa mettermi. Fin da quando ero molto piccolina, fin d’all’asilo insomma, ero io a scegliere cosa indossare e non c’era verso di farmi cambiare idea. Trovo che la moda sia a modo suo una forma d’arte e perciò serve ad esprimersi è per questo che la amo così tanto.

Come ti è venuta l’idea di creare un blog?
L’idea di creare un blog mi balenava in testa da un po’ e alla fine, dopo aver seguito e visto vari blog di varie ragazze non solo italiane, ho deciso di aprire il mio e ne sono davvero felice. Mi piace reinterpretare i capi, scoprire stilisti nuovi, indossare pezzi unici insomma mi piace la moda e questa passione unita al piacere di lasciarsi fotografare e all’amore per la scrittura mi ha spinto a creare questo blog dove però si mixano tanti miei altri interessi. Stylosophique è il luogo dove do libero sfogo alla mia creatività e alla mia passione per la moda e per il make up, senza fingere di esserne un’esperta. Il nome è una parola che ho inventato io: combina due dei più grandi amori della mia vita!
Di cosa ti interessi maggiormante?
Le mie passioni più grandi oltre alla moda e al make up – di cui parlo nel blog – sono la recitazione e la filosofia. Studio recitazione dall’età di 13 anni e diventare un’attrice è il mio più grande sogno. A livello universitario, invece, studio Filosofia di cui mi sono innamorata durante gli anni del liceo e che trovo sia una delle più belle cose a cui ci si possa appassionare.
Hai dei marchi o stilisti preferiti?
Adoro il vintage e i brand low cost come Zara e H&M. Fra i brand di lusso invece ultimamente apprezzo moltissimo Celine e Stella McCartney, soprattutto per quanto riguarda gli accessori e le borse.

Grazie al tuo blog hai partecipato ad eventi importanti nell’ambito della moda, quali? Grazie al blog ho potuto partecipare ad eventi che si sono tenuti soprattutto nella mia regione, la Toscana. Bellissimi i party organizzati da Luisaviaroma (luxury store di Firenze) come quello di Polyvore e quello conclusivo del Firenze4Ever II edition. Fra le fiere del settore, invece, ho visitato il Pitti w_precollection a febbraio 2011 e, recentemente, il Cosmoprof Worldwide a Bologna. Una cosa che ancora non ho fatto è partecipare alla fashion week e a qualche sfilata in prima persona: spero di realizzare questo “sogno” durante la prossima milano fw!
Hai un negozio o un sito preferito da consigliarci per i nostri acquisti?
I miei negozi preferiti, come dicevo sopra, sono quelli di vintage. Nella mia zona mi piace tantissimo Portobello Road a Viareggio. Un sito da cui compro moltissimo, invece, è Asos.com.
Cos’è per te la moda?
Il mio pensiero sulla moda è espresso benissimo da questa citazione: “La moda è l’arte più potente che ci sia. E’ movimento, design, architettura in una cosa sola. Mostra al mondo chi siamo e chi vorremmo essere..”
E lo stile?
A volte ho sentito dire da qualcuno che lo stile non esiste o che, quantomeno, non esiste più. Non mi trovo d’accordo su questo punto di vista: trovo che lo stile sia qualcosa di innato che non tutti hanno e, soprattutto, una cosa che si può elaborare col tempo e che perciò può anche cambiare.
Dove possiamo seguirti?
Se davvero volete seguirmi avete l’imbarazzo della scelta!
Infatti, potete trovarmi sul mio blog ovviamente (http://stylosophique.blogspot.com/),
su facebook dove c’è una pagina a lui dedicata (http://www.facebook.com/pages/Stylosophique-by-Iris-Tinunin/149887561720050 ),
su twitter( http://twitter.com/#!/IrisTinunin)
su youtube ( http://www.youtube.com/user/IrisStylosophique) dove carico video soprattutto per quanto riguarda la mia passione per beauty e make up
e, infine, su Luuk Magazine dove tengo una rubrica settimanale di look (http://www.luukmagazine.com/it/category/blog/stylosophique/).

Valentina Leporati – www.opennews.it

Chanel: a Parigi sfilano le donne grunge di Lagerfeld.

Una miniera di carbone del distretto industriale della Ruhr, ricostruita sotto la cupola del Grand Palais, attraversata da una passerella di legno. Questa è l’ambientazione scelta per presentare la nuova Mademoiselle Coco. L’ispirazione di Lagerfeld viene dal poema “Colloque sentimentale” del maledetto Paul Verlaine e dal film di Fritz Lang “i Nibelunghi” e la sua donna è completamente diversa da quella a cui ci aveva abituato.
Una donna,cattiva, un po’ strega e un po’ grunge con stivali, anfibi e scaldamuscoli abbassati a coprire solo le caviglie.
I colori dominanti sono Nero, grigio e bianco.
Mademoiselle Coco diventa ambigua, femminile e maschile si incontrano in pantaloni di grisaglia fuori ruvidi e dentro foderati di morbida seta,infilati in anfibi chiodati; le tute total black trapuntate sono il punto forte di questa collezione e sono tutte Over, esagerate.
Karl Lagerfeld spiega così la sua scelta: “Non dimentichiamoci che molti abiti di Chanel nascono dal guardaroba di lui. Scippati a Boy Capel, il suo amante. Ma in questa collezione parlerei più di androginia, perché i due look si confondono. Ne ho abbastanza delle donne vestite come fossero in perenne allerta sessuale. È orribile l’aria da cacciatrice “.
Tremila sono i posti a sedere alla sfilata e tutte e tremila le persone che li occupano non possono fare a meno di applaudire vigorosamente questa donna temeraria e sicura di sè, che non ha paura di usare gli odiatissimi leggins sotto a gonne come sotto a pantaloni, dissacrando questa calza così odiata dai più dell’Alta moda.


L’unico tocco femminile sono le scarpe a punta con tacco che ogni tanto si vedono comparire in passerella in mezzo ad anfibi e scarponi, e la borsetta ad astuccio con dettagli metallici .

Una collezione che possiamo definire proiettata verso il futuro e molto omogenea: i pantaloni sono tutti Over e tutti arrotolati sopra la caviglia, le tute,che sembrano prese in prestito da minatori, sono matelassé, oppure in paillettes e ricami.Tutte le uscite in passerella sono caratterizzate da unasovrapposizione di strati, persino il giacchino di Tweed, il classico Chanel, è molto corto e viene indossato sopra un lungo blazer maschile pailletato unito ad un tailleur-pantalone.
La donna non ha più bisogno di mettere in mostra le sue curve ed esibire la sua sensualità, ora è forte ed aggressiva e combatte ad armi pari con l’uomo.
In questi tempi di rabbia femminile, Lagerfeld non poteva fare di meglio.

Piccole stars crescono bene. O male?

Suri Cruise. Willow Smith. Lourdes Maria Ciccone.
Questi nomi vi dicono nulla?
A Hollywood non passa giorno che i loro nomi non compaiano su giornali di gossip e non solo.
Queste tre ragazzine, o nel caso di Suri e Willow,queste bambine, dettano legge in fatto di stile e non è difficile trovare immagini che le ritraggono nei loro favolosi outfit su riviste di moda specializzate.
Suri Cruise (che come genitori puo’ vantare Tom Cruise e Katie Holmes) ha fatto notizia grazie alle sue scarpette con tacco.
La piccolissima ,ha appena 4 anni, non esce quasi mai di casa senza le sue tacco 2/3, o le sue borsette intonate al cappottino di turno, e quando è proprio in vena si concede anche un po’ di rossetto.
Willow Smith (10 anni) è la figlia di Will Smith e Jada Pinkett Smith e sta entrando prepotentemente nello star system grazie ad una bellezza quasi fiabesca ,ad una vocina notevole ma soprattutto grazie ai suoi look originali e inconsueti per chi non è ancora nemmeno entrato nell’adolescenza.
Il suo tratto distintivo sono i capelli. Che siano pettinati in stile “moicano”, che siano divisi in centinaia di treccine, che siano un caschetto rasato a lato in stile Rihanna fanno sempre parlare e, in molti casi, discutere.
Lourdes Maria Ciccone (14 anni) è la figlia della celeberrima Madonna e di Carlos Leon, fiamma della Material Girl che in pochi ricordano.
La piccola Lourdes è sempre stata il brutto anatroccolo di casa Ciccone, con quelle sopracciglia che ricordavano un po’ quelle di Elio ( di Elio e le storie tese) e quei colori mediterranei che la rendevano così diversa dall’eterea madre.
Poi Lourdes ha imparato ad usare la pinzetta e da lì tutto è cambiato.
Ha creato una sua linea di abbigliamento chiamata “Material Girl” ( Viva la fantasia!) e come testimonial ha scelto un’altra giovane celebrity, la star di “Gossip Girl” Taylor Momsen che ultimamente adora passeggiare per NY in T-Shirt e reggicalze.
Lourdes ha decisamente più gusto della madre e i fatti più recenti lo dimostrano: alla festa di Vanity Fair per gli Oscar 2011 a Los Angeles mentre Lourdes sfoggiava un miniabito dai toni chiari adatto alla sua età , Madonna si è presentata con un abito in pizzo sotto al quale sfoggiava soltanto un body. La regina del Pop , vi ricordo, ha 53 anni.
La piccola Ciccone si è mostrata molto imbarazzata e ha continuato a tirare i lembi del suo vestitino come se avesse potuto magicamente coprire anche le trasparenze esagerate della madre.
Queste sono le baby star che fanno parlare i giornali.
Piccole donne. Donne in miniatura. Bambine viziate. Bambine fortunate.
In qualsiasi modo la si pensi io rimango un po’ interdetta davanti a certe immagini soprattutto perchè mi ricordano altre baby- star che non hanno fatto una bella fine.
Ricordate Macaulay Culkin, protagonista di “Mamma, ho perso l’aereo”?
Fu arrestato nel 2003 per eccesso di velocità e possesso di mariujana, e la sua foto segnaletica è stata un colpo al cuore per tutte le sue fans. Il bambino angelico si era trasformato in uno giovane tossico dal viso scavato e decisamente bruttino.
Britney Spears dopo un successo mondiale come cantante a soli 17 anni, crescendo ha collezionato un matrimonio lampo a Las Vegas, un altro matrimonio e il conseguente secondo divorzio, due figli, una rasatura totale e dei videoclip sconcertanti che mostravano i suoi continui sbalzi di peso.
Il Terzo ed ultimo esempio di bambini prodigio finiti male, ma ce ne sarebbero molti altri, è Lindsay Lohan. Arrivata al successo con la commedia “Genitori in trappola”, la giovane inizia una carriera in rapida ascesa nel mondo cinematografico e in quello musicale.
Nel 2007 però viene arrestata per guida in stato di ebrezza e possesso di cocaina.
Fanno scalpore le sue foto in compagnia dell’ereditiera Paris Hilton e della sopracitata Britney Spears, insieme alle quali si da alla pazza gioia nei locali e con le quali fa a gara a chi dimentica più spesso gli slip a casa.
Viene arrestata più volte e dichiara spesso di essere in cura per ripulirsi e cambiare definitivamente vita.
Queste sono quelle che erano babystar quando io stessa ero baby .
Faranno la stessa fine Suri, Willow e Lourdes Maria?
La speranza è quella che il mondo di Hollywood abbia imparato dai suoi errori ma solo il tempo ci dirà come andrà a finire.

Valentina Leporati – www.opennews.it

L’acqua: un diritto dell’uomo

Si continua a parlare del problema idrico nel pianeta, e di quanto queste risorse non sono disponibili per tutti. Per meglio esprimere il concetto, basta dare uno sguardo ai numeri: un miliardo e mezzo di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile.

Dallo scorso 29 Luglio l’ONU ha sancito il diritto all’acqua come umano universale e fondamentale. Si parla di continuo di risparmio energetico e delle risorse in generale, ma cosa può fare veramente ognuno di noi? La risposta non è sempre facile perché di parole se ne dicono tante, ma di aiuti concreti ne escono sempre molto pochi.

In merito voglio portare l’attenzione su di un nuovo progetto che ha avuto inizio dal 1° Marzo. “Acqua for Life Challenge”, l’iniziativa ideata da Giorgio Armani Parfums a sostegno dei bambini del Ghana e delle loro comunità. L’obiettivo primario è aiutare e sostenere il progetto di Green Cross “Smart Water for Green School “, in cui l’organizzazione fondata da Gorbaciov vuole assicurare alla popolazione locale l’accesso all’acqua potabile, attraverso la costruzione di pozzi e sistemi per la raccolta di acqua piovana.

Basta soffermarsi per pochi secondi a riflettere: una spruzzata di profumo rende la nostra figura migliore; è così che un semplice gesto quotidiano può fare la differenza.

Monica Cancellieri – www.opennews.it

Blomor: lo streetwear che fa beneficenza

Un brand giovane e fresco che appoggia associazioni di beneficenza.
Blomor è proprio questo, sostiene infatti “Un Sorriso Per Il Sudan” con la collezione limited edition “Panda Box”.
Ho avuto la fortuna di posare per la pubblicità della collezione P/E 2011 di questo marchio tutto Italiano e unendo l’utile al dilettevole posso dire di aver avuto a che fare con persone molto professionali e serie.
La mia è un ‘opinione piuttosto discordante da quello di altre fashion blogger che trattano solo l’Alta moda, così elitaria e ristretta e vi spiegherò il perchè.

Il creatore della Blomor è Mattia Mor, ex concorrente del Grande Fratello, che dentro la casa ha lasciato il segno scambiandosi effusioni con la bella Diletta. Ma Mattia oltre ad essere un bel ragazzo ha anche dimostrato di essere una volpe.
Indossando e lasciando in giro per la casa magliette firmate Blomor ha reso la marca riconoscibile ai più e appena uscito ha iniziato un percorso imprenditoriale che l’ha portato ad esporre i suo capi perfino al Pitti Immagine.
Blomor è magliette, felpe, pantaloni, shorts e molto altro, tutto caratterizzato da stampe colorate, ironiche ed accattivanti realizzate dall’eccellente designer Iucu.
La blomor è da qualche anno in prima linea per il sostegno a progetti benefici e come dicevo all’inizio quest’anno sostiene “un sorriso per il Sudan”, Onlus nata nel 1999 con scopi assistenziali, sociali e culturali in favore delle popolazioni in difficoltà dei Monti Nuba e della Diocesi di El Obeid in Sudan.

L’unione del Brand di Mor e di “un Sorriso per il Sudan” è nata per raccogliere i fondi necessari a permettere la costruzione di un nuovo reparto maternità e pediatria per il Centro Clinico Chirurgico a Gidel.
Il guadagno ottenuto con la vendita dei capi della limited edition “Panda Box”sarà infatti devoluto in favore di questo progetto.
La collezione speciale è composta da due felpe e due t-shirt su cui è stampato un panda, simbolo della precarietà e dell’impoverimento del nostro pianeta.
Ogni tanto qualcosa di buono esce persino dalla televisione spazzatura.


Valentina (Sheena) Leporati – www.opennews.it

Il salto di Diesel: Originals Sneaker Collection

Diesel è un marchio tutto italiano, fondato nel 1978 da Renzo Rosso e Adriano Goldschmied , ed esportato in tutto il mondo con grande successo. Il brand Diesel è famoso per il suo stile classy casual firmato da sempre dall’artista Wilbert Das.
Per un brand conosciuto prima di tutto per le sue linee di jeans non è facile farsi spazio nel mondo dell’alta moda. Renzo Rosso e il suo Team invece ce l’hanno fatta e dal 2005 le collezioni Diesel vengono presentate durante la settimana della Moda di New York e non solo.

Il marchio è di culto soprattutto tra i giovani e proprio per questo per il nuovo prodotto che sto per presentarvi , è statta creata una collaborazione con Adidas, altro marchio dedicato soprattutto agli under 30( i due brand già nel 2008 si associarono per creare una linea esclusiva in denim).

A tal proposito Stefano Rosso, figlio di Renzo Rosso e Responsible for Strategic Brand Alliances di Diesel, ha affermato: ‘Sono un grande fan di adidas, è un brand che mi ha sempre ispirato e al quale aspiravo da quando ero bambino. Dopo la straordinaria collaborazione per il denim, quando il know-how di Diesel si è fuso allo spirito di Adidas, stiamo aprendo un nuovo capitolo in termini di partnership: la storia e l’eredità dei due brand confluiscono insieme apportando il nostro spirito ai modelli storici di adidas!’.
La novità di cui parlavo è “Originals Sneaker Collection” , collezione di scarpe sportive pensate per la Primavera/Estate 2011.

Le Sneaker di questa capsule collection sono 5 modelli classici Adidas rivisitati con il tocco fresco ed originale Diesel, si tratta di: Forum Mid Diesel Lea, Forum Mid Diesel Txt, Zx 700 Diesel, Stan Smith Special, e Stan Smith 80’s Diesel.

L’ispirazione viene dalla strada e arricchisce le scarpe con cerniere, borchie, dettagli rockeggianti, rifiniture con catarifrangenti e strappi fatti ad arte.
La limited Edition prevede soltanto 10 000 paia in tutto il mondo ed è dedicata soprattutto al pubblico maschile, ma le modaiole sapranno apprezzare il buon risultato di questa riuscita collaborazione.

Valentina Sheena Leporati – www.opennews.it

The art of NOT pushing the bottom- Frank Hovart

Si inaugura il 24 febbraio a Lugano, ai piedi delle alpi svizzere, una mostra interamente dedicata a uno dei più emblematici fotografi di moda dell’ultimo secolo: Frank Hovart. Seconda mostra a lui dedicata in Svizzera nell’arco di pochi mesi, l’esposizione rimarrà aprta fino al 29 aprile quasi tutti i giorni. La sede, la Photographica Fine Art Gallery, apre sempre le sue stanze a opere fotografiche di grande importanza storica oltre che culturale ma mai aveva ancora deciso di impiegarne la totalità per un solo nome. Ciò significa che questo nome non può appartenere “al primo che passa per strada” . Alle spalle decine di esposizioni, ben 27 libri pubblicati (di cui l’ultimo nel 2006, “The Horvat labyrinth), collaboratore di Vogue, Elle, creatore di servizi per grandi casate come Chanel e Givenchy ma anche acuto osservatore della realtà quotidiana, Hovart porta con sé un fruscio di sete preziose e di profumi dolci e fruttati, l’eleganza di un contrasto bianco-nero, la preziosità di uno sguardo incorniciato da un attento laborio di eyeliner. Ma anche la segreta e intima dolcezza di un bacio fra innamorati, la naturalezza di un bambino su un autobus, l’immediatezza di una attesa. Intenso inoltre anche il suo lavoro come documentarista (ricordiamo “La capture des éléphants sauvages”)  caratterizzato da quello stile reportage che lo ha accompagnato in ogni suo scatto, nella riproduzione su pellicola della vita frenetica di città come Milano, Parigi (dove visse e lavorò per molto tempo), New York e di paesi come l’India o l’Australia. Il tutto rigorosamente con una 35mm. Leica o Nikon, ma SEMPRE una 35mm. Ma cosa lo contraddistingue da altri, cosa c’è di diverso nelle sue copertine di Vogue, nello sguardo disincantato di una signora che fa la spesa?  La risposta sta nella sua frase più celebre, quella che divenne il suo biglietto da visita :“ “the art of not pushing the button“. Cosa significa? Hovart individuò fin dall’inizio della sua carriera la apparente semplicità di utilizzo della macchina fotografica; non era come dipingere un quadro, non richiedeva ore ed ore di lavoro manuale, di mescolamento delle tinture, di pose, era immediata. Un clic. Un clic poteva scrivere più velocemente e anche più efficacemente di un pennello o di uno scalpello. A maggior ragione con le comparse delle macchine digitali sulla scena, il gioco divenne ancora più semplice. Ma di questo lui non volle mai accontentarsi; non era lo scatto che cercava, era il suo scatto, quello che avrebbe riprodotto perfettamente l’immagine che egli si era creato in mente, che sarebbe stato l’ultimo, definitivo, che non gli avrebbe più fatto cliccare il pulsante. Questa la sua ricerca, l’arte dell’arrivare subito allo scatto desiderato. Già, perché “diversamente da Henri Cartier-Bresson”, disse in una sua intervista, “non sono in grado di scattare sempre comunque e dovunque, all’infinito. Ho bisogno di prepararmi una immagine in mente, di partorirla nella mia immaginazione, prima di poterla imprimere su pellicola. Preparo una sorta di lista degli elementi che non devono esserci, di quelli che invece ne faranno la forza, delle luci e delle espressioni che desidero trovare.Finchè non raggiungo questa situazione, non scatto. Quando lo faccio so che avrò l’immagine desiderata, attendo di vederla come il cacciatore la sua preda”. Avrete notato la citazione di un altro grande nome, quello di Cartier-Bresson, che egli incontrò alla sede della Magnum quando questo era già un “guru” della fotografia. Ne divenne un seguace. Poi un eretico. Così afferma, dicendo che non furono le sue rigide regole a colpirlo e ispirarlo; fu il suo essere fotografo più che le sue fotografie a insegnargli che cosa significasse fare quel lavoro, rispettarsi per questo e rispettare le proprie opere.Un altro aspetto fondamentale per capirne il pensiero è il “decisive moment”; questo unico, irripetibile, atto finale che tende a perdersi con il “digital imaging”, l’elaborazione al computer, la possibilità di scattare all’infinito, di correggersi all’infinito.”Il decisive moment rimane una prerogativa della fotografia tradizionale, un privilegio.Il digitale è più simile alla forma espressiva della scrittura, del dipinto; si elabora lentamente, si cambia ciò che si ha fatto nel mentre.”. Ma se per capire a fondo qualcosa bisogna risalire alle origini, come mai Hovart  decise di diventare fotografo, cosa lo spinse a fare questa scelta? “La facilità di incontrare belle donne” dice lui, ridendo, ma non solo (per fortuna):” taking a photograph is like responding to an appeal: as if a person, or a tree, or a situation was calling me, crying out to me “I wish to be made visible, and you are the one who can best do it“”.

Ce la farà la mostra di Lugano ad esporre efficacemente una così profonda teoria di pensiero? Saprà trasmettere, o saranno le opere da sole a presentarsi?  

Piotto Chiara

INFO sulla mostra: www.photographicafineart.com

For JDM Givenchy Hat B, 1958, Paris

космополит(cosmopolit)

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