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	<title>Open news &#187; Economia</title>
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	<description>Giornalismo 2.0: pensiero libero, redazione aperta! Open News.it è il nuovo portale dell&#039;informazione indipendente: economia, sport, cultura, attualità, tecnologia, moda, finanza e tanto altro in tempo reale.</description>
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		<title>Artisti di strada e cittadini: chi disturba chi?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 22:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
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		<description><![CDATA[Gran parte delle azioni che compiamo durante la vita hanno una qualche ripercussione, voluta o meno, su chi ci circonda. Aprire un locale notturno può abbassare il valore degli immobili di una certa zona per il disturbo arrecato. Viceversa, lo studio e la ricerca scientifica producono conoscenze che, rese accessibili alla comunità, apportano benefici anche a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran parte delle azioni che compiamo durante la vita hanno una qualche ripercussione, voluta o meno, su chi ci circonda. Aprire un locale notturno può abbassare il valore degli immobili di una certa zona per il disturbo arrecato. Viceversa, lo studio e la ricerca scientifica producono conoscenze che, rese accessibili alla comunità, apportano benefici anche a chi non vi ha direttamente investito.</p>
<p>In economia ogni qualvolta un&#8217;attività comporta un costo o un beneficio ad un altro individuo si parla rispettivamente di<strong> esternalità negative e positive.</strong></p>
<p>Un caso di esternalità che ci troviamo spesso ad affrontare è quello degli <strong>artisti che esibiscono le proprie doti musicali</strong> o poetiche per le strade delle nostre città storiche. Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Milano: sono solo alcune. Sarebbe errato e semplicistico non considerare il contributo apportato da molti di questi professionisti alla vitalità del tessuto cittadino, nonché l&#8217;attrazione che questi rappresentano per i tanti turisti. E&#8217; tuttavia innegabile che i vari comuni dovrebbero valutare con attenzione il trade-off fra questi benefici e le esternalità negative imposte alle abitazioni limitrofe in termini di emissioni sonore.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/image20.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-894" title="image[20]" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/image20-300x253.png" alt="" width="300" height="253" /></a>Non stiamo parlando di pittori, mimi, ballerini, quanto di musicisti, poeti ed attori di varia sorta. Finchè si tratta di un luogo adeguatamente distante da abitazioni, di attività saltuarie, ristrette a orari ben precisi e limitata per emissioni sonore, il problema non si pone. <strong>Le</strong> <strong>piazze storiche devono anzi una parte importante del loro fascino proprio alle esibizioni di artisti talentuosi. </strong>Quando un poeta tuttavia recita in un&#8217;area residenziale dalle 9:00 alle 12:30 ogni mattina sotto la finestra della tua casa o studio, esibendo un regolare permesso comunale ad ogni richiesta di recitare con un volume più moderato, la questione cambia.</p>
<p>Si tratta di una complicata questione di distribuzione di diritti.<strong> Quale diritto è meritevole di tutela? Quello manifestare liberamente le proprie doti artistiche, oppure quello di non essere disturbati nelle proprie attività nella propria residenza</strong> (per cui, tendenzialmente, si paga un affitto o si è pagato un prezzo d&#8217;acquisto)? E&#8217; l&#8217;artista che disturba con la sua musica o le sue parole i cittadini, oppure sono loro a distrurbarlo con le loro lamentele? A prescindere dalle considerazioni personali, una cosa è certa: nel momento in cui un comune rilascia un&#8217;autorizzazione per svolgere il proprio lavoro di artista di strada in una determinata area, effettua una chiara scelta su questa distribuzione di diritti. Se le cose stanno così, il vecchio Coase insegna, potremmo arrivare all&#8217;assurdo in cui, per far rinunciare all&#8217;artista di strada il suo &#8220;diritto&#8221; di produrre esternalità negative,<strong> i cittadini disturbati dovrebbero pagarlo.</strong></p>
<p>Ai comuni le scelte, così come i reclami e le implicazioni politiche&#8230;</p>
<p>Niccolò Ferragamo &#8211; OpenNews.it</p>
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		<title>How can 25$ Change an Economy?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Larosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia dello sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[microcredito]]></category>
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		<category><![CDATA[terzo mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di così grande nell&#8217;erogazione di piccolissimi prestiti alla povera gente? Il viso si illumina in un sorriso quasi timido, discreto, umile. E&#8217; Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006, e, sorprendentemente, non è in grado di rispondere. E&#8217; questa la domanda che sta alla base della Grameen Bank, un istituto di credito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c&#8217;è di così grande nell&#8217;erogazione di piccolissimi prestiti alla povera gente? Il viso si illumina in un sorriso quasi timido, discreto, umile. E&#8217; <strong>Muhammad Yunus</strong>, premio Nobel per la Pace 2006, e, sorprendentemente, non è in grado di rispondere. E&#8217; questa la domanda che sta alla base della Grameen Bank, un istituto di credito rivoluzionario, da lui fondato nel 1976.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/imagesmuhammad-yumus-small1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-883" title="Muhammad Yunus" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/imagesmuhammad-yumus-small1-293x300.jpg" alt="" width="293" height="300" /></a></p>
<p>Circa due terzi della popolazione mondiale non esiste per le istituzioni finanziarie. Il sistema vigente, infatti, prevede l&#8217;esistenza di garanzie ben precise per poter accedere al prestito e, chiaramente, coloro che non dispongono delle risorse monetarie sufficienti neppure alla propria sopravvivenza, non sono considerabili debitori affidabili in grado di ripagare i prestiti a loro concessi. Tutto ciò porterebbe a credere che neppure l&#8217;idea di Yunus sia in grado di funzionare. Errore. Il 98% del denaro concesso in prestito è stato restituito, le azioni dell&#8217;istituto di credito sono possedute per il 94% da clienti debitori e per il 6% dallo Stato e in questi anni la Grameen ha concesso circa <strong>7 milioni di prestiti</strong> per un ammontare di 5,22 milioni di dollari senza garanzia alcuna. Sono dati sorprendenti se si considera che queste persone vivevano, prima dell&#8217;intervento della Grameen Bank con meno di due dollari al giorno!</p>
<p>Tutto è cominciato, per il giovane professore di Economia Muhammad con il probema creato dai moneylenders, che riducevano “in schiavitù” donne e uomini per somme modestissime dalle quali però dipendeva tutto il loro lavoro e conseguentemente la loro sopravvivenza.</p>
<p>Il c.d. “caso Zero” gli venne offerto da una donna (come racconta lo stesso Yunus) che costruiva cestini di bamboo di fronte alla sua capanna. Oggetti molto raffinati, dai colori sgargianti che questa piccola imprenditrice, e come lei molte altre, era costretta a rivendere a condizioni prestabilite: acquisto della materia prima dal prestatore, creazione dell&#8217;oggetto, obbligo di restituzione del prestito e vendita del prodotto al money lender al prezzo fissato da lui stesso. Scioccato da una tale condizione di sudditanza, Yunus colse l&#8217;occasione per condurre una piccola ricerca, in termini statistici, di quanti abitanti del villaggio di Jobra erano sottoposti ad una tale situazione. Sulla sua lista comparvero <strong>42 nomi per un totale di 27 dollari.</strong></p>
<p>Il primo prestito fu proprio corrispondente a questa cifra. Il professore cominciò a prestare piccolissime somme di denaro a donne riunite in gruppi di cinque e, nel caso in cui una non fosse stata in grado di restituire il credito, anche tutte le altre sarebbero state automaticamente escluse dall&#8217;erogazione di futuri prestiti. I soggetti considerati riuscirono così a liberarsi dall&#8217;oppressione dei money lenders e, alla vista della loro contentezza, Yunus capì quanto fosse importante fare qualcosa.</p>
<p>“Viviamo in un mondo nel quale hai bisogno di un dollaro in mano per ottenere un altro dollaro. Il problema dei poveri è che non hanno quel primo dollaro e in più non hanno nessuno che possa prestarglielo”. Questa l&#8217;idea base del microcredito: un <strong>prestito di piccole somme</strong> a persone poverissime che non hanno la possibilità di accedere ad altre forme di credito erogato da banche tradizionali, per aiutarle ad avviare un&#8217;attività economica e a risollevarsi dalla loro condizione di povertà. E&#8217; un piccolo passo che punta ad innescare una corsa, una maratona. E&#8217; uno dei pochi modi veramente efficienti di soluzione della povertà estrema. L&#8217;unico aspetto negativo è il sacrificio, in misura più o meno marcata, dell&#8217;autosufficienza finanziaria.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/BambooWorks-03.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-884" title="BambooWorker" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/BambooWorks-03-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p><strong>La maggioranza dei beneficiari di questi servizi innovativi sono donne</strong>. Tutto ciò farebbe pensare a degli squilibri dal punto sociale, ma non è così. Prima di tutto la componente femminile è l&#8217;unica che, in molti Paesi, non partecipa attivamente alla vita dei capi e al lavoro fisico e quindi ha più possibilità di concepire e sviluppare attività commerciali con diverse potenzialità. In secondo luogo é stato rilevato che le donne risultano più sensibili al controllo sociale. Risultano, insomma, molto più affidabili nella restituzione dei prestiti perché hanno la responsabilità e la cura dei figli e, in più hanno meno possibilità di scappare per evitare la restituzione.</p>
<p>I metodi di erogazione del credito, inizialmente, erano differenti e si fondavano su una maggiore attenzione alle dinamiche di gruppo. Si cercava, ovvero, di instaurare una <strong>meccanismo di selezione</strong> che garantisse ai beneficiari stessi la possibilità di controllare e decidere i componenti del proprio nucleo. Sostanzialmente, il prestito veniva concesso a gruppi di quattro o cinque persone e in caso di mancata restituzione o inadempimenti di qualsiasi genere, venivano automaticamente esclusi dai successivi prestiti tutti i membri del nucleo. Questo dimostra, e ha dimostrato in passato, che il meccanismo di auto selezione favorisce un maggiore controllo sociale e la creazione di gruppi omogenei.</p>
<p>Attualmente il &#8220;gioco delle garanzie” è differente: è più utilizzata la minaccia di un non rinnovo o l&#8217;abbassamento dei tassi di interesse per coloro che restituiscono in tempo. Ciò che è evidente, però, è che il microcredito, quale fenomeno economico, ha come principale obbiettivo lo <strong>sradicamento della povertà</strong>, ma si fa carico, anche, di istanze diverse quali la parità tra i sessi e il raggiungimento, per alcune categorie di individui, di un più alto livello di empowerment.</p>
<p>Storie reali, di vita vissuta, dimostrano comunque come questo approccio funzioni e come abbia dato la possibilità a moltissime famiglie di permettersi l&#8217;istruzione e l&#8217;educazione dei figli.</p>
<p>Le persone povere o disagiate risparmiano continuamente, su tutto. E&#8217; questo il segreto della restituzione dei prestiti, ma tutto ciò non rende adatto questo strumento per qualsiasi situazione: le popolazioni che vivono, ad esempio, in condizioni geografiche difficili e sono dunque costrette a spostasi di frequente costituiscono una componente di debitori a rischio di insolvenza troppo alto. In aggiunta a questo è necessario valutare cosa davvero si intenda per soggetto privo di disponibilità economiche tali da assicurare una vita dignitosa a sé e alla sua famiglia. Sono stati, a questo proposito, introdotti dalla Grameen Bank i <strong>“10 indicators”</strong> che stabiliscono in che misura il beneficiario possa essere considerato come uscito dal tunnel della povertà. I criteri sono diversi e spaziano dalla dimensione dell&#8217;abitazione, alla salubrità dell&#8217;acqua e delle latrine passando per il livello di istruzione dei figli. La definizione di parametri garantisce in questo caso l&#8217;impossibilità di sfruttare la situazione in modo fraudolento e dopotutto “If you can&#8217;t define, you can&#8217;t improve it”.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/Kiva_Logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-886" title="Kiva_Logo" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/07/Kiva_Logo-300x300.jpg" alt="" width="254" height="266" /></a></p>
<p>Fondamentale, in tutto questo processo, è sicuramente la <strong>tecnologia</strong>: internet ha garantito, infatti, non solo una migliore diffusione e una totale trasparenza delle operazioni, ma anche il coinvolgimento diretto della popolazione media di tutto il mondo. KIVA, UnitusMicrofinance, SKS, ecc.. garantiscono ogni giorno l&#8217;erogazione, da parte di privati, di piccole somme a progetti economicamente validi. E&#8217; un modo semplice e poco costoso mediante il quale chiunque, uomo, donna o bambino può aiutare realmente una famiglia o un singolo a rendersi economicamente autosufficiente.</p>
<p>E&#8217; la dimostrazione che anche 25 dollari possono cambiare un&#8217;economia.</p>
<p>Francesca Larosa (FruFFri)</p>
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		<title>Crisi e fiducia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 09:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella mia tesi ho cercato di spiegare la dinamica della crisi economica che impervesa da due anni. Mentre gli speculatori sono già pronti ad approfittare dei rialzi del mercato, una nuova coscienza deve emergere fra i gradini piu alti per evitare che le crisi diventino eventi ciclici. Non c&#8217;è niente di male nell&#8217;approfittare dei rialzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia tesi ho cercato di spiegare la dinamica della crisi economica che impervesa da due anni. Mentre gli speculatori sono già pronti ad approfittare dei rialzi del mercato, una nuova coscienza deve emergere fra i gradini piu alti per evitare che le crisi diventino eventi ciclici. Non c&#8217;è niente di male nell&#8217;approfittare dei rialzi di mercato e nel fare trading. Il sistema diventa invece corrotto quando sono immessi nel mercato prodotti privi di trasparenza e sopratutto privi di punti di riferimento.</p>
<p>&#8220;Anche se la gente esercita il commercio per il proprio interesse (null&#8217;altro che il proprio interesse spinge, per riprendere il famoso concetto espresso da Smith, il fornaio, il birraio, il macellaio e il consumatore a stabilire legami commerciali), è tuttavia vero che un sistema economico può operare efficacemente soltanto sulla base di una reciproca fiducia stabilita tra le diverse parti. Quando le attività commerciali, comprese quelle delle banche e degli altri istituti finanziari, fanno nascere la fiducia nella loro possibilità e volontà di fare davvero ciò che garantiscono, le relazioni tra chi offre e chi prende in prestito possono svolgersi facilmente in un modo utile a entrambi i partecipanti. Come scriveva Adam Smith: «Quando la gente di un dato paese ha tanta fiducia nel patrimonio, onestà e prudenza di un particolare banchiere da pensare che egli sia sempre in grado di pagare a vista i biglietti da lui emessi che possono essergli presentati in ogni momento, quei biglietti vengono ad avere lo stesso corso della moneta d&#8217;oro o d&#8217;argento stante la fiducia nel fatto che essi possono in ogni momento essere cambiati in monete d&#8217;oro e d&#8217;argento&#8221;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-699" title="wall_street" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/07/wall_street-300x205.jpg" alt="wall_street" width="300" height="205" /></p>
<p>Amartya Sen, nobel per l&#8217;economia del 1998, in questo passo del &#8220;Capitalismo oltre la crisi&#8221;, spiega bene il concetto. Come può un economia sopravvivere quando fra le varie parti la fiducia sparisce? E come può esserci fiducia se gli investitori non sono a conoscenza di cosa è presente all&#8217;interno dei prodotti che comprano, che investimenti faccia la società di cui acquistano un titolo?</p>
<p>Acquistare un azione, per quanto irrilevante, significa comunque diventare soci di un&#8217;attività: attività le cui movimentazioni devono essere note e trasparenti. Trasparenza. E&#8217; questa la parola chiave che dev&#8217;essere alla base di un capitalismo piu responsabile. Sinceramente non me la sentirei di affidarmi al solo &#8220;senso di responsabilità&#8221; delle holdings il futuro della società. Il mercato va responsabilizzato con legislazioni forti. Forti come l&#8217;Emergency Banking Act del 1933, forti da avere realmente sotto controllo il flusso di scambi di prodotti finanziari. Fra le tante cause, Marx nel &#8220;Capitale&#8221; intravedeva nelle cicliche crisi di sovrapproduzione uno dei fattori che avrebbe portato al collasso del sistema capitalista: crisi causate a suo parere da una sorta di &#8220;anarchia&#8221; nella produzione. Il revisionista Bernstein alla seconda internazionale aveva mostrato che il capitalismo ha insolite capacità di regolazione al suo interno, screditando la teoria Marxiana. In ogni caso l&#8217;anarchia, sia produttiva sia finanziaria, è da mettere a bando. In quest&#8217;ottica, diversi prodotti annessi ai junk bonds devono essere aboliti con le buone, o con le maniere forti.</p>
<p>Vi segnalo un blog acutamente critico in ambito socio-economico: http://dalleconomiallapolitica.blogspot.com/</p>
<p>A presto<br />
<em>Niccolò Ferragamo (per gli amici Ferro)<br />
OpenNews.it</em></p>
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		<title>Trading e Banking online: guida alle offerte ed ai vantaggi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi parliamo di un argomento particolarmente interessante per chi si occupa, o chi vorrebbe occuparsi, di operatività in borsa. E&#8217; proprio durante la bolla del Dot.com di fine millennio che è nata un nuovo tipo di lavoro ed un nuovo modo di concepire gli investimenti: il trading online. Affidarsi a servizi di trading online conviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di un argomento particolarmente interessante per chi si occupa, o chi vorrebbe occuparsi, di operatività in borsa. E&#8217; proprio durante la bolla del Dot.com di fine millennio che è nata un nuovo tipo di lavoro ed un nuovo modo di concepire gli investimenti: il trading online.</p>
<p>Affidarsi a <strong>servizi di trading online</strong> conviene sicuramente per molteplici ragioni. In primo luogo, <strong>l&#8217;immediatezza dell&#8217;informazione.</strong> Conosco diverse persone abituate ad operare in borsa utilizzando televideo, dati del sole 24 ore e cellulare: un metodo di investimento che sicuramente può funzionare per il cassettista, o per chi si pone orizzonti temporali di medio termine, ma assolutamente non competitivo per operare a breve termine in modo più dinamico. Operare online permette di conoscere in tempo reale e spesso con <strong>aggiornamento automatico</strong> (Push) le quotazioni dei titoli cui siamo interessati, e di acquistare a prezzo di mercato con scarti di frazioni di secondo. Una differenza davvero notevole rispetto a dover aspettare 10 minuti prima che l&#8217;ordine venga piazzato. Ma il vantaggio più grosso di operare online riguarda i costi. Le banche tradizionali hanno la brutta abitudine (brutta per l&#8217;utente) di addebitare una percentuale della cifra investita in commissioni, senza un tetto massimo. In altre parole, che tu investa 5000€, o 100.000€, paghi sempre una percentuale fissa (in genere lo 0,20% per ogni operazioni). In termini spiccioli, per 5000€ fra comprare e vendere vanno via 20€, per 100.000€ 400€. Potrebbe sembrarvi relativamente poco e, effettivamente, sono cifre piuttosto trascurabili per un cassettista (chi investe a orizzonti temporali molto lunghi). Ma se fate <strong>day trading</strong>, ovvero se comprate e vendete diverse volte in poche ore, i costi iniziano a farsi sentire.</p>
<p><strong>I servizi di trading online come Directa o Fineco hanno il vantaggio di avere tetti massimi di commissioni.</strong> Nel caso di Fineco, ad esempio, non potete spendere più di 19€ per eseguito, quindi se investite cifre superiori a 10000€ le commissioni iniziano ad influire sempre meno in percentuale. Tetti massimi di commissioni sono interessanti tuttavia anche se investite cifre minori in marginazione. <strong>Per i meno esperti: cos&#8217;è la marginazione?</strong> La marginazione, o leva finanziaria, permette di acquistare una certa quantità di titoli pagandone solo una parte. Facciamo un esempio: voglio acquistare 30.000€ di azioni XY ma ho un budget di 3000€. Acquistando quindi 30.000€ di azioni XY con un margine del 10%: la banca mi presta la differenza fra la cifra spesa per l&#8217;acquisto delle XY (30.000€) e quanto ho effettivamente messo di budget (3000€) e prende come garanzia il budget stesso. In questo modo è come se moltiplicassi la volatilità del titolo: se il titolo sale del 2%, guadagno il 20% del budget a garanzia, se scende del 2%, perdo il 30%. E&#8217; uno strumento interessante, sia per realizzare cospiqui guadagni, sia per perdere tutto ciò che si ha. I costi di investire a leva, oltre agli interessi del denaro prestato, sono comunque le commissioni sul totale di azioni acquistate. Nel nostro caso quindi, con un budget di 2000€, avendo acquistato 20000€ di azioni XY, con una banca normale avremmo speso 60€, con Fineco 19€. Un risparmio di 41€, niente male se si effettuano diverse operazioni al giorno.</p>
<p>I due servizi più utilizzati in Italia per il trading online sono Directa e la già menzionata Fineco. Directa rientra nella cosidette &#8220;Società di Intermediazione Mobiliare (SIM)&#8221;: non si tratta di una banca online, ma di un intermediario, appunto, fra voi ed il mercato finanziario. Fineco è invece una vera e propria banca online, appartenente al gruppo Unicredit. Non dobbiamo farci spaventare dalla parola <strong>&#8220;Banca Online&#8221;:</strong> si tratta di una banca normalissima, in cui tuttavia le <strong>spese sono ridotte e l&#8217;operatività è effettuata prevalentemente via internet.</strong> Personalmente uso Fineco da alcuni mesi e devo dire di essermi trovato molto bene anche per quanto riguarda l&#8217;operatività &#8220;classica&#8221;, effettuabile comunque nelle filiali Unicredit oppure nelle sedi Fineco.</p>
<p>Confrontiamo adesso i servizi offerti da Directa e da Fineco.</p>
<p><strong>Interfaccia e commissioni: </strong>Entrambe offrono un interfaccia molto &#8220;user friendly&#8221;, di facile utilizzo e particolarmente efficiente: entrambe offrono quotazioni e grafici in tempo reale. Su questo campo, se la giocano alla pari. <strong>Directa</strong> tuttavia, dopo averci fatto pagare un odiosa quota di ingresso di 150€, si mette in risalto per le commissioni estrememente basse: possiamo scegliere fra lo 0,19% ad eseguito, una quota fissa di 5€, oppure commissioni degressive da 8 fino alla bassissima cifra di 1,5€. Si tratta di <strong>commissioni senza rivali per convenienza,</strong> particolarmente gradite per i trader piu attivi ed attenti alle spese. Per quanto riguarda mercati disponibili e titoli su cui è possibile operare in marginazione, anche qui Fineco e Directa se la giocano alla pari. I principali mercati europei e Statunitensi sono tutti disponibili.</p>
<p><a href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/street.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-329" title="street" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/street-300x142.jpg" alt="street" width="403" height="190" /></a><strong>Marginazione e ampiezza di investimenti: <span style="font-weight: normal;">Per quando riguarda la marginazione, tuttavia, Fineco offre un servizio decisamente piu elastico. Se infatti entrambi i servizi danno la possibilità di investire a leva sia intraday (chiusura automatica dell&#8217;operazione alla chiusura dei mercati) sia multiday (su più giornate), Fineco permette di operare con leve molto più elevate. Parliamo infatti di una leva massima di 20, sull&#8217;intraday, per Fineco, e di leva 5 per Directa. In sostanza, con 1000€ di budget il primo permette di acquistare fino a 20.000€ di titoli (con rischi e vantaggi che ne derivano), mentre Directa solamente 5000€. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Inutile cercare l&#8217;ago nel pagliaio: </span><span style="font-weight: normal;">i due servizi che abbiamo analizzato sono entrambi ottimi e convenienti.</span><span style="font-weight: normal;"> </span><span style="font-weight: normal;">Directa è consigliabile per i trader più attivi (molte operazioni in una sola giornata) e che operano con capitali piu ridotti. Fineco, d&#8217;altro canto, è da scegliere per completezza e comodità. </span><span style="font-weight: normal;">E&#8217; a tutti gli effetti una banca online e permette di investire in moltissimi settori: non solo azioni, ma anche obbligazioni, titoli di stato, fondi, mercati valutari, derivati. I costi del conto sono molto contenuti e si azzerano non appena effettuiamo qualche operazione al mese. La nostra scelta: personalmente gli ho attivati entrambi. Il trasferimento titoli e capitali dall&#8217;uno all&#8217;altro è semplice, e si compensano a vicenda in modo ottimale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Questo non vuole essere un articolo pubblicitario. Nel caso foste interessati, comunque, in questo periodo Fineco offre ai nuovi clienti presentati con un codice promozionale alcuni regali (già, ogni tanto esiste ancora questa parola): </span><span style="font-weight: normal;">un anno di conto gratuito e, inoltre, a scelta 50€ da spendere come si vuole o 200€ di bonus commissioni.</span><span style="font-weight: normal;"> Potete usare il mio codice, AA5675652, dove richiesto all&#8217;apertura del conto per usufruire della promozione (farete un piacere anche a me, che riceverò così da Fineco un anno di conto gratuito) </span><span style="font-weight: normal;">. </span></strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><em><strong>Niccolò Ferragamo<br />
n.ferragamo@opennews.it &#8211; Open News.it </strong></em></span></p>
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		<title>Economia nell&#8217;Italia del Fascismo: effetti a lungo termine</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 10:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[quota 90]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Piazza S.Sepocro, 23 Marzo 1919, Milano: Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento. 11 Novembre 1921, il movimento dei fasci diventa il &#8220;Partito Nazionale Fascista&#8221; abbandonando l&#8217;orientamento anticlericale. 28 Ottobre 1922, marcia su Roma delle camice nere, Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l&#8217;esecutivo. 1923: la nuova legge elettorale &#8220;Acerbo&#8221; prevede un ampio premio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li>Piazza S.Sepocro, 23 Marzo 1919, Milano: Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento.</li>
<li>11 Novembre 1921, il movimento dei fasci diventa il &#8220;Partito Nazionale Fascista&#8221; abbandonando l&#8217;orientamento anticlericale.</li>
<li>28 Ottobre 1922, marcia su Roma delle camice nere, Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l&#8217;esecutivo.</li>
<li>1923: la nuova legge elettorale &#8220;Acerbo&#8221; prevede un ampio premio di maggioranza alla lista vincente.</li>
<li>1924: il listone conservatore-fascista, anche grazie a brogli ed intimidazioni, ottiene una netta vittoria.</li>
</ul>
<p>Come possiamo vedere, in pochi anni il fascismo si è impossessato del potere statale, cambiando indelebilmente la storia italiana del primo dopoguerra e <strong>con</strong><strong>dizionando diversi elementi dei successivi decenni nella penisola</strong>. Pur essendo spesso considerato un &#8220;totalitarismo imperfetto&#8221; per la soltanto parziale identificazione dello Stato con il partito (a differenza della Germania di Hitler o della Russia Staliniana, in Italia la presenza delle Chiesa e della monarchia hanno in parte impedito una questa identificazione), il movimento di Mussolini ha profondamente condizionato la vita italiana dal punto di vista politico, sociale, militare, ed anche economico.</p>
<p>La svolta autoritaria del regime nel 1926, in particolare, ha segnato anche l&#8217;inizio della svolta economica italiana: mentre le libertà di stampa venivano ridotte ed il parlamento era privato della sua funzione legislativa, il duce ed il nuovo ministro delle finanze Giuseppe Volpi, inaugurarono la politica deflazionistica passata alla storia come &#8220;Quota Novanta&#8221;. <strong>Con &#8220;Quota Novanta&#8221;, Mussolini si pose l&#8217;obiet</strong><strong>tivo di rivalutare la lira italiana</strong> fino a farla valere, appunto, 1/90esimo di sterlina inglese. L&#8217;ottica era quella di dare garanzie ai creditori esterni sulla tenuta dell&#8217;economia, assicurando al tempo stesso il consenso della borghesia danneggiata dall&#8217;inflazione galoppante. &#8220;Quota Novanta&#8221;, tuttavia, non serviva solo a questo. Nella sua colossale biografia su Mussolini, Renzo De Felice scrive:</p>
<p><em>&#8220;La rivalutazione della lira&#8230; fu una prova di forza volta ad affermare l&#8217;autorità di Mussolini sui settori del mondo industriale&#8230; Mussolini aveva concretamente dimostrato di essere pronto a fornire al mondo economico tutta una serie di garanzie&#8230; a patto della completa adesione al regime attraverso il riconoscimento del suo personale potere&#8221;.</em></p>
<p>Mussolini aveva affermato, insomma, il ruolo dello Stato come supremo regolatore della vita economica. Comprendiamo bene la manovra se si considera che nello stesso 1926 vennero promulgate le &#8220;leggi sindacali&#8221;, volute dal giurista Alfredo Rocco e che trasformavano i sindacati in &#8220;corporazioni professionali&#8221;. Rocco, ministro della Giustizia negli anni del fascismo, applicava così il suo sistema di contenimento del conflitto fra capitale: <strong>le corporazioni professionali, rendendo illegali gli scioperi, avrebbero dovuto riassorbire i conflitti sociali nell&#8217; &#8220;interesse della nazione&#8221;</strong>. Iniziava a prendere forma la politica del corporativismo e dell&#8217;autarchia, orientata a trasformare il paese in un entità autosufficiente, protezionista, e totalmente gestita dall&#8217;alto. A questo fine fu varata la cosidetta<strong> &#8220;battaglia del grano&#8221;</strong>, atta ad estendere le supervici coltivabili per permettere l&#8217;autonomia alimentare del paese. Le conseguenze di questa svolta economica, furono molto gravi. La ripresa economica del 1923-25 stimolata dalla politica liberista e di assenza di controlli del ministro dell&#8217;ex ministro delle finanze, Alberto De Stefani, si trasformò rapidamente in una grave crisi: il nuovo valore della lira del 1926 rese le merci italiane troppo costose sui mercani internazionali, colpendo subito manifatture ed occupazione. Furono le masse lavoratrici le prime a pagare di più lo scotto della nuova politica, radicalizzando così lo scontro fra piccoli risparmiatori, a sostegno del regime, e classi operaie.</p>
<p><img class="alignleft" title="Benito " src="http://www.historychannel.it/warehouse/photos/big/28apr.jpg" alt="" width="268" height="194" /></p>
<p>La crisi mondiale del &#8217;29 non migliorò certo il quadro. Con una crescente disoccupazione (1 milione di operai senza lavoro nel 1933) ed un mercato interno conseguentemente sempre piu privo di domanda, la svolta dirigista dello Stato si fece ancora piu intensa. Fra le migliori iniziative del governo per arginare la crisi fu varata un opera di &#8220;bonifica integrale&#8221; per il riassorbimento della disoccupazione. <strong>L&#8217;Italia degli anni 30 visse quella che è stata chiamata una &#8220;modernizzazione autoritaria&#8221;.</strong> La risposta del partito alla crisi era una: eliminare la dipendenza del paese dalle merci estere, finanziando i vari settori per soddisfare il fabbisogno interno secondo una <strong>condotta &#8220;autarchica&#8221;</strong>. Per quando riguarda il credito all&#8217;industria, una serie di riforme smantellarono le &#8220;banche miste&#8221; nate nel 1894, sostituendole con due appositi enti pubblici: l&#8217;Imi (istituto mobiliare italiano 1931) e l&#8217;Iri (istituto ricostruzione industriale, 1933) . Finanziando il settore secondario a medio/lungo termine, Iri ed Imi acquisirono in breve consistenti quote di partecipazione delle aziende debitrici: lo Stato era diventato non solo regolatore dell&#8217;economia, ma esso stesso imprenditore.</p>
<p>La modernizzazione dell&#8217;apparato industriale degli anni trenta è stata quindi operata quasi esclusivamente dall&#8217;alto ed in modo autoritario: un processo che ha gettato basi di molti futuri squilibri dell&#8217;economia italiana. In primo luogo, la scelta protezionista ha privato l&#8217;agricoltura della concorrenza estera, permettendogli di evitare la sfida del rinnovamento tecnologico a vantaggio dell&#8217;improduttiva cerealicoltura estensiva. <strong>Gli effetti avrebbero caratterizzato il divario fra nord industriale e sud, con un agricoltura arretrata, tuttora riscontrabile</strong>. In secondo luogo il continuo intervento statale nell&#8217;economia ha rafforzato la dipendenza dell&#8217;industria nei confronti della politica. Ampie fasce del settore secondario, in particolare dell&#8217;industria pesante e bellica, prosperarono solo grazie alle continue commesse statali: è normale che, in un clima simile,<strong> il germe del clientelismo</strong>, del &#8220;do ut des&#8221; fra gruppi industriali e politici che avrebbe caratterizzato i decenni seguenti della politica italiana, abbia proliferato.</p>
<p>Il regime è rimasto al potere quasi un altro decennio prima della sfiducia del &#8220;Gran Consiglio&#8221; nei confronti di Mussolini. Il 25 Luglio 1943 una delle parentesi piu oscure della storia del 900 era conclusa, lasciando comunque un eco prolungato nella storia italiana del secondo dopoguerra.</p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<br />
<a href="mailto:n.ferragamo@opennews.it">n.ferragamo@opennews.it</a> - <a href="http://www.OpenNews.it">www.OpenNews.it</a><br />
OpenNews.it: pensiero libero, redaziona aperta!</strong></em></p>
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		<title>Trasferimento su OpenNews.it</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 13:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente ironeconomy.wordpress.com si trasferisce su OpenNews.it! Continuate a seguirci! Niccolò Ferragamo ipernikko@gmail.com &#8211; OpenNews.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ironeconomy.wordpress.com si trasferisce su OpenNews.it! Continuate a seguirci!</p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo<br />
ipernikko@gmail.com &#8211; OpenNews.it</strong></em></p>
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		<title>Calciatore, guadagni troppo! Ti taglio le gambe!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 11:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Umanamente, è triste vedere calciatori pagati cifre astronomiche mentre piu di due miliardi di persone vivono con meno di due dollari al mese. Non posso negare di provare un leggero disgusto per questo. Ma è la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Il calcio è uno sport seguito, con un businiss generato di dimensioni colossali. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/calcio1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-742" title="calcio" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/09/calcio1.jpg" alt="calcio" width="356" height="304" /></a>Umanamente, <strong>è triste vedere calciatori pagati cifre astronomiche</strong> mentre piu di due miliardi di persone vivono con meno di due dollari al mese. Non posso negare di provare un leggero disgusto per questo. Ma è la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Il calcio è uno sport seguito, con un businiss generato di dimensioni colossali. I calciatori di alto livello sono relativamente pochi, la loro richiesta altissima: ecco spiegati gli stipendi. Un muratore fa un lavoro sicuramente piu faticoso di un calciatore per una frazione ridicola del suo compenso. Ma mentre un singolo muratore fa girare l&#8217;economia in modo limitato, i giocatori ad alto livello hanno un seguito di centinaia di migliaia di tifosi, con tutto ciò che ne deriva: abbonamenti allo stadio, a sky, pubblicità, sponsor!</p>
<p>E&#8217; paradossale, ma il libero mercato ci dice , se i calciatori sono pagati così tanto di aumentare la loro offerta:<strong> <em>&#8220;se credi di essere bravo, gioca a pallone!&#8221;</em>. </strong></p>
<p>Un possibile intervento in materia potrebbe essere, da parte dello Stato, l&#8217;aumento della tassazione sugli stipendi dei calciatori oltre un certo livello. La legge della domanda e dell&#8217;offerta prevede un calo dell&#8217;offerta non appena viene introdotta una nuova tassa: in questo caso, meno persone che desiderano intraprendere la carriera calcistica. Ma nel caso specifico l&#8217;effetto sarebbe estremamente limitato.<strong> Credete davvero che una persona sarebbe meno spronata a fare il calciatore se le sue prospettive di guadagno calassero da 60 a 30 milioni all&#8217;anno? </strong>Dubito altamente. Come direbbe un economista, la curva dell&#8217;offerta in questo caso è molto inelastica. Se è così semplice, perchè non farlo subito? <strong>Purtroppo c&#8217;è l&#8217;inghippo: l&#8217;estero. Se tassiamo qualcosa in Italia e all&#8217;estero ciò non accade, chi è tassato va via.</strong> Ed ecco che gran parte del business calcistico si sposterebbe fuori Italia. Un tifoso ne soffrirebbe sicuramente, ma un non tifoso potrebbe dire &#8220;<em>e chi se ne frega!</em>&#8220;. Ok, chi se ne frega. Addio champions, addio tribune affollate, ma anche addio a tutti gli annessi e connessi! Addio pubblicità, addio panini venduti fuori dallo stadio, addio magliette, addio giornalismo, addio sponsor. L&#8217;effetto sarebbe molto grave anche per il &#8220;non tifoso&#8221;, il cui paese si troverebbe immediatamente con piu disoccupati e meno entrate.</p>
<p>Tutto questo per dire che non è semplice intervenire nel mercato. Le piu piccole modifiche possono provocare effetti inaspettati e spesso ben piu gravi dei problemi che si volevano risolvere. Così, tagliare (metaforicamente) le gambe ai calciatori, provocherebbe grossi guai. <strong>L&#8217;unica soluzione sarebbe far alzare le tasse per i calciatori in tutto il mondo. Ma ci pensate voi a convincere tutti?</strong></p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<br />
ipernikko@gmail.com &#8211; Iron economy</strong></em></p>
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		<title>Che cos&#039;è Open News?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 10:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[2.0]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Open News è un blog diverso dal solito. In primo luogo perchè tratta di argomenti vari, dalla finanza alla letteratura, dall’economia alla filosofia ed alla politica. In secondo luogo perchè non è scritto da un singolo individuo, ma in collaborazione fra vari autori. Nato come un blog, l’ambizione di Open News è di diventare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Giornalismo" src="http://4.bp.blogspot.com/_x08TLl4WFp8/SW5arl0NzVI/AAAAAAAAAQc/fuxjF-Hf0nY/s320/giornalismo.gif" alt="" width="256" height="248" />Open News è un blog diverso dal solito. In primo luogo perchè tratta di argomenti vari, dalla finanza alla letteratura, dall’economia alla filosofia ed alla politica. In secondo luogo perchè non è scritto da un singolo individuo, ma in collaborazione fra vari autori. Nato come un blog,<strong> l’ambizione di Open News è di diventare un giornale online</strong>, in puro stile 2.0, con una redazione in continua espansione e composta da professionisti e non di svariati settori.</p>
<p>Con Open News vogliamo fornire informazione libera, slegata da ogni formazione politica e rivolta a cambiare, per quanto possibile, la società in meglio. Ma sopratutto Open News è un blog/giornale aperto ad ogni collaborazione! <strong>Se ti piace scrivere, se hai idee innovative, se il tuo sogno è di entrare nel giornalismo o se semplicemente vuoi condividere con i nostri lettori le tue conoscenza, il nostro giornale è quello che fa per te.</strong></p>
<p>Entrare nel mondo dell’informazione è un obiettivo ambizioso ed innegabilmente arduo. Siamo tuttavia fermamente convinti di riuscire, stando uniti, compatti e continuando ad essere innovativi, di poter fare ottime cose. Per entrare nella redazione non è necessario altro contributo che la stesura di articoli interessanti e ben scritti. Chiediamo ad ogni membro della redazione tuttavia una collaborazione piuttosto costante, in modo tale che i lettori possano continuare a seguire e ad appassionarsi ai suoi articoli o alla sua particolare rubrica. <strong>Per quanto riguarda la tematica degli articoli, non vi sono limitazioni.</strong> Chiediamo solamente di mantenere un linguaggio sempre pulito ed una scrittura che non rechi offesa diretta a nessuno.</p>
<p><strong>Open News è un progetto completamente autofinanziato </strong>e attualmente realizzato su piattaforma wordpress. A breve, con l’allargarsi della redazione e del numero di visitatori, ci trasferiremo su un nuovo server piu performante ed elastico. Continuate a seguirci e non esistate a contattarci per entrare in redazione!</p>
<p><strong><em>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<a href="mailto:ipernikko@gmail.com"><br />
ipernikko@gmail.com</a></em></strong><strong><em> &#8211; Open News<br />
msn messenger: ipernikko@msn.com</em></strong></p>
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		<title>L&#039;Infinita ricerca della conoscenza</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 08:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa cerco nei libri? Che cosa vi ho sempre cercato e ancora oggi vi vado cercando, se pure con lena sempre meno affannata? Me lo sono chiesto di recente, in previsione dell&#8217; ennesimo trasloco e davanti alla necessità di liberarmi di qualcuno dei miei libri, anche se di nessuno dei «miei» libri. Il libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa cerco nei libri? Che cosa vi ho sempre cercato e ancora oggi vi vado cercando, se pure con lena sempre meno affannata? Me lo sono chiesto di recente, in previsione dell&#8217; ennesimo trasloco e davanti alla necessità di liberarmi di qualcuno dei miei libri, anche se di nessuno dei «miei» libri. Il libro mi dà innanzitutto un piacere fisico e non esiste ambiente nel quale mi sia trovato anche solo per qualche istante, nel quale non abbia «curiosato» fra i libri esistenti. Ma era soprattutto quando ero giovane che il libro rappresentava per me un bisogno vitale: vi cercavo la verità sul mondo e volevo completare la mia preparazione alla conduzione della mia vita. Non so se capita a tutti, ma io nei libri cercavo la verità, la lezione globale, la capacità di seguire lo sviluppo dell&#8217; una o dell&#8217; altra delle avventure intellettuali che nel loro complesso mi avrebbero portato a conoscere il mondo. C&#8217; era l&#8217; avventura della fisica moderna, della matematica, della psicologia, della sociologia, dell&#8217; economia, dell&#8217; antropologia, dei classici greci e latini, della grande letteratura, della cibernetica, dell&#8217; arte, della musica, della storia, della filosofia, della critica letteraria, del teatro&#8230; Non saprei mettere una parola fine a questo elenco; di tutto ero affamato e assetato, tutto pensavo di poter capire e apprendere, tutto pensavo di ricordare. Ma a che scopo? Innanzitutto per soddisfare la mia curiosità, veramente insaziabile e, in secondo luogo, perché trascurare qualcosa poteva voler dire perdere l&#8217; occasione di capire meglio. Che cosa? La realtà, la vita, il senso della vita, l&#8217; intricata e multiforme necessità del tutto. Non esistevano, ricordo, vie di mezzo: o capire tutto o non capire. Ma pensavo veramente di poter capire tutto? Credo proprio di sì, ovviamente col tempo. Quando si è giovani, davanti a noi c&#8217; è un orizzonte infinito. Meglio, c&#8217; è il possibile indeterminato, c&#8217; è l&#8217; ignoto dietro l&#8217; angolo di ogni strada, c&#8217; è la sfida, ancora più che continenti e continenti da esplorare. Chiamati a dirlo, non lo si saprebbe specificare con precisione, perché nessuno ha mai vissuto due volte la propria vita, ma si ha una gran fede e una perenne aspettativa di saporite verità. Chiaramente molte di queste cose me le potevano dare persone in carne e ossa oppure la scuola, ma non era lo stesso: una cosa che sta in un libro è tutta mia. Solo mia, e me la posso consultare quando voglio e tutte le volte che voglio. Il libro è conoscenza. E promessa di conoscenza. Tutti questi aspetti riguardano l&#8217; ipotetico raggiungimento di un vago obiettivo. Obiettivo importantissimo per me, perché volevo saper tutto, almeno tutto ciò che mi interessava, che non era poco. Ma c&#8217; era sotto sotto anche il tema della preparazione. Volevo essere preparato al meglio per affrontare la vita, intellettuale certamente, ma non solo. Ricordo di aver dichiarato a voce alta &#8211; spesso le dichiarazioni a voce alta rivelano la verità più vera anche a colui o colei che parla &#8211; che volevo consegnare alla mia futura donna un uomo che valesse. Valere, ecco il verbo che unifica tutto quello che ho detto! Il libro vale perche ti dà cose che valgono e perché ti fa valere come uomo. Ma c&#8217; è anche di più del valere: c&#8217; è il vivere con senso. Il valere è solo una delle estrinsecazioni del vivere con senso. Vivere con senso è una sensazione di «tendere a» nella «pienezza di». Nessuno sa che cosa viene dopo l&#8217; «a» di tendere a, né che cosa viene dopo il «di» di pienezza di, ma è nella percezione vivente di tutto questo che si vive, e io consideravo i libri i compagni essenziali, e quasi i garanti, di questa percezione. Niente poteva, e può, darmi l&#8217; eccitazione di aprire un libro nuovo, ma ci sono libri cui è bello o bellissimo ritornare. Molti degli intellettuali adulti che ho conosciuto non leggono le pubblicazioni classiche: affermano di «rileggerle». Io non ho quasi mai veramente riletto un libro. Alla prima lettura ho succhiato, o creduto di succhiare, il succo vitale del libro e se lo riapro a distanza anche di anni è per ripercorre un cammino, è solo per piluccare alcune delle delizie del primitivo banchetto. Per questo esistono libri dai quali mi posso separare e libri dai quali non mi posso assolutamente separare, senza perdere senso.</p>
<p>Boncinelli Edoardo da il Corriere della Sera &#8211; 25 Agosto 2008</p>
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		<title>Avanguardia</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 18:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovani ma ricchi di energia, ammiratori del passato ma assolutamente proiettati verso il futuro. Da un piccolo gruppo, da pochi articoli, nasce il nostro blog, il nostro giornale del pensiero e dell&#8217;informazione libera, aperto ad ogni genere di collaborazione o critica. Cercando di cogliere il domani, l&#8217;avanguardia, prima che questo arrivi, cercheremo di osservare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovani ma ricchi di energia, ammiratori del passato ma assolutamente proiettati verso il futuro. Da un piccolo gruppo, da pochi articoli, nasce il nostro blog, il nostro giornale del pensiero e dell&#8217;informazione libera, aperto ad ogni genere di collaborazione o critica. Cercando di cogliere il domani, l&#8217;avanguardia, prima che questo arrivi, cercheremo di osservare la societa&#8217;, italiana in primis, con l&#8217;ambizioso obiettivo di migliorarla nel nostro piccolo.</p>
<p>Per partecipare con noi a questa avventura, contattateci. Grazie del tempo che ci hai concesso!</p>
<p>Niccolo&#8217; Ferragamo</p>
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