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	<title>Open news &#187; Politica</title>
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	<description>Giornalismo 2.0: pensiero libero, redazione aperta! Open News.it è il nuovo portale dell&#039;informazione indipendente: economia, sport, cultura, attualità, tecnologia, moda, finanza e tanto altro in tempo reale.</description>
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		<title>11 SETTEMBRE 2001, IPOTESI DI COMPLOTTO (prima parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crikkus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sei anni fa, in pochi minuti, la nostra visione della vita cambiò drasticamente. Televisioni e radio, ci informarono che il pianeta, nel quale vivevamo, da quel momento non sarebbe stato più lo stesso. Il cuore degli Stati Uniti d’America, era stato attaccato da un misterioso nemico. Real Trust realizza una visione di fatti differente da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sei anni fa, in pochi minuti, la nostra visione della vita cambiò drasticamente. Televisioni e radio, ci informarono che il pianeta, nel quale vivevamo, da quel momento non sarebbe stato più lo stesso. Il cuore degli Stati Uniti d’America, era stato attaccato da un misterioso nemico. Real Trust realizza una visione di fatti differente da quella ufficiale. Basandoci su alcune fonti, fra cui il documentario-film “Firenight 9-11” di Michael Moore e il controverso reportage “Confronting in the evidence” diffuso gratuitamente  dal suo produttore.</p>
<p>Nei giorni che ci separano da quell’apocalittico 11 settembre, tutti gli organi di informazione ufficiali e alcuni gruppi di analisti di tutto il mondo, hanno continuato a occuparsi di quella che è stata una delle più sconcertanti tragedie di tutti i tempi. In tutto il pianeta sono state commemorate le vittime, ma contemporaneamente, hanno continuato ad infiammarsi le polemiche riguardo a cosa sia veramente accaduto quel giorno. Le ipotesi sono molte: c’è chi crede che la tragedia sia stato frutto di un attentato scellerato. Altri, sono certi che i fatti dell’undici settembre siano stati frutto di un complotto. Probabilmente, si tratta di un enigma destinato a restare irrisolto ancora a lungo.</p>
<p>11 settembre 2001, a New York sono le 8.46 quando un aereo di linea colpisce in pieno la torre nord del World  Train Center. Alle 9.03 il volo United Air Lines 175, si schianta contro la torre sud. Passano 34 minuti e un altro aereo di linea precipita sul pentagono. Alle 10.03 il volo United Air Lines  93 si schianta al suolo in Pensilvania. Quel maledetto mercoledì in America, non si verificò una tragedia paragonabile ad altri attentati o a calamità naturali ma venne colpito al cuore il sogno americano. L’immagine di una nazione e di una società all’apparenza indistruttibile , sparì drasticamente. Per qualcuno però, quell’undici settembre ha rappresentato il riscatto, la rivincita contro un paese che ha imposto la sua visione ovunque. A pensarla così potrebbe essere stato proprio il principale indiziato dell’attentato e cioè, Osama Bin Laden.<img class="aligncenter size-full wp-image-795" title="ATTACK TRADECENTER" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/11/torri_gemelle11.jpg" alt="ATTACK TRADECENTER" width="369" height="345" /></p>
<p>Provare a comprendere le cause dell’undici settembre significa imbattersi in un labirinto di ipotesi contrastanti. Certamente però, molti sospetti possono essere suscitati da una certa politica americana che nella storia pare avere utilizzato dittatori e tiranni stranieri per conseguire i propri scopo al di fuori dei confini statunitensi. Come sostiene il regista Michael Moore, la casa bianca investì su Bin Laden non molti anni fa. Nel 1979, dopo aver studiato ad Oxford, in Inghilterra, Osama Bin Laden è diventato guerrigliero in Afghanistan dalla parte del fondamentalismo islamico, in lotta contro il regime filo sovietico. All’epoca l’obiettivo era dargli un potere armato affinché combattesse l’unione sovietica, ma gli sviluppi, erano imprevedibili. Forse!</p>
<p>Il regista Michael Moore sostiene che gli Stati Uniti negl’anni 80, istruirono Bin Laden considerandolo un arma da scagliare contro l’unione sovietica e quando nel 1989 il muro di Berlino cadde e la guerra fredda ebbe fine, Bin Laden non dimenticò quanto gli era stato insegnato ed era pronto ad entrare in azione. Era un fondamentalista islamico e fu tra i firmatari di un proclama in cui dichiarava guerra aperta agli Stati Uniti e a tutto l’occidente. Secondo quest’ipotesi, l’America, avrebbe allevato il proprio carnefice in seno a se stessa. È curioso poi notare che mentre Osama combatteva, la sua famiglia faceva affari con i Bush, affari che sono andati avanti fino a due mesi dopo l’undici  settembre.</p>
<p>Dopo la tragedia dell’undici settembre, il terrorista Bin Laden in un primo momento, negò il suo coinvolgimento ma poi rivendicò l’attentato. Il suo volto continuava ad apparire nelle tv di tutto il mondo. Era stato ripreso con un kalashnikov vicino a se; per il suo aspetto, sembrava il simbolo del demonio, della personalità oscura che aveva umiliato l’occidente. Bin Laden, era adatto al ruolo, solo che Osama, che figura tra i most wanted della sicurezza nazionale, viene ricercato per molti capi d’accusa tranne che per l’attacco dell’undici settembre.</p>
<p>Molti degli interrogativi nati dopo l’undici settembre, riguardano proprio la dinamica del crollo delle torri. In particolare del crollo dell’edificio 7. Aveva 47 piani e una struttura di acciaio. Non fu colpito da nessun aereo e si trovava abbastanza distante dalle due torri, eppure, si sgretolò su se stesso. Secondo l’amministrazione Bush, fu disintegrato da un incendio, ma questa tesi è poco credibile. Alle 15, l’incendi visibili dentro l’edificio, sembrano semplici focolai molto piccoli che avrebbero potuto essere spenti pure dal sistema antincendio. Eppure, alle 17.30, dopo appena due ore, l’edifico crolla. Perché?</p>
<p>Ah proposito degli episodi riferiti al crollo dell’edificio 7, il direttore di Fire Ingeniering, Bill Menning, dichiara di essere stato chiamato dal comandante dei pompieri allarmato perché in tutta quella confusione non sapeva se sarebbe riuscito a controllare l’incendio, nonostante questo fosse piuttosto piccolo. E allora, i due convennero che era preferibile far venir giù l’edificio. Significa forse che l’hanno demolito? Ma per pianificare una demolizione ci vogliono due settimane. Una squadra, era stata allertate così tanto tempo prima dell’undici settembre? Di certo, c’è che dopo 7 mesi di indagini il governo americano ha dichiarato di non avere alcuna idea di perché il 7 sia crollato.</p>
<p>I lati oscuri a proposito dei fatti dell’undici settembre, riguardano anche quanto che è accaduto al pentagono. Le versioni ufficiali, parlano di un Boing 757 che ha colpito un muro esterno di un edificio. Ma ci sono alcune incongruenze. Il pentagono mostra pochi danni, per lo più è intatto! Inoltre, da alcune foto satellitari si nota che il buco è troppo piccolo per essere stato causato da un 757 e non ci sono documenti fotografici di parti di aereo intorno al pentagono, nulla! Un 757 è enorme, un suo schianto produrrebbe tonnellate di rottami di cui però, non c’è traccia. Poi un 757 è largo 38 metri, il foro sul pentagono non ne misura neanche 20. Com’è possibile?</p>
<p>Matteo Cricco</p>
<p> </p>
<p>(Michele Diomiaiuti)</p>
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		<title>Primarie di domenica 25 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 10:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crikkus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Domenica 25 Ottobre 2009 dalle ore 7:00 alle ore 20:00, ci saranno le elezioni primarie del Partito Democratico per eleggere il Segretario nazionale e i segretari regionali. L’appuntamento delle primarie vuole essere un grande appuntamento per il PD, e per il futuro dell&#8217;opposizione. Le Primarie serviranno a decidere chi sarà il futuro leader del PD [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Domenica 25 Ottobre 2009 dalle ore 7:00 alle ore 20:00, </strong>ci saranno le elezioni primarie del Partito Democratico per eleggere il Segretario nazionale e i segretari regionali. L’appuntamento delle primarie vuole essere un grande appuntamento per il PD, e per il futuro dell&#8217;opposizione. Le Primarie serviranno a decidere chi sarà il futuro <em>leader</em> del <em>PD</em> e, proprio come dice lo slogan, “Il 25 ottobre scegli TU il segretario”. Il Tuo voto sarà determinante per decidere chi sarà il nuovo segretario nazionale del PD tra <strong>Pierluigi Bersani</strong>, <strong>Dario Franceschini</strong> e <strong>Ignazio Marino.</strong></p>
<p> </p>
<p><em>Puoi votare se:</em></p>
<p>• Sei <strong>cittadino italiano</strong> e hai compiuto <strong>16 anni</strong> alla data del 25 ottobre 2009.</p>
<p>• Sei <strong>cittadino straniero residente in Italia</strong> e hai compiuto <strong>16 anni</strong> alla data del 25 ottobre 2009.</p>
<p>• Sei uno<strong> studente universitario</strong> o un <strong>lavoratore fuori sede</strong> puoi votare nella città dove studi o lavori, ma devi comunicarlo, anche via e-mail, alla sede provinciale del <em>PD</em> dove voterai, entro le ore 19 del 23 ottobre 2009.</p>
<p> </p>
<p><em>Per votare servono:</em></p>
<p>• Se sei <strong>cittadino italiano maggiorenne</strong> un documento di identità valido e la tessera elettorale.</p>
<p>• Se sei un <strong>cittadino di un paese extra UE</strong>: un documento di identità valido e il permesso di soggiorno o, se scaduto, la richiesta del rinnovo.</p>
<p>• Se sei un <strong>cittadino italiano minorenne</strong> un documento di identità valido.</p>
<p> </p>
<p>Matteo Cricco<br />
www.OpenNews.it</p>
<p> <img class="aligncenter size-full wp-image-765" title="facsimile" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/10/facsimileREG1.gif" alt="facsimile" width="639" height="452" /></p>
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		<title>Manifestazione contro la riforma Gelmini</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 22:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crikkus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; scesa un po’ di pioggia oggi sulle kefie e gli occhiali da sole degli adolescenti fiorentini, quasi come volesse pulire ogni ingiustizia, come volesse motivare la loro grinta. E mentre pioveva e il cielo brontolava, noi cantavamo, insieme. Davanti alle scuole il solito tumulto di molti che fino all’ultimo non sanno se entrare o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-650" title="Manifestazione contro Gelmini Firenze" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/10/10229_1245538702625_1354129559_704563_6293587_n1.jpg" alt="Manifestazione contro Gelmini Firenze" width="604" height="323" />E&#8217; scesa un po’ di pioggia oggi sulle kefie e gli occhiali da sole degli adolescenti fiorentini, quasi come volesse pulire ogni ingiustizia, come volesse motivare la loro grinta.<br />
E mentre pioveva e il cielo brontolava, noi cantavamo, insieme.<br />
Davanti alle scuole il solito tumulto di molti che fino all’ultimo non sanno se entrare o meno. Altri, speranzosi nell’esito della manifestazione invece, piazzati davanti ai cancelli a formare un debole picchetto, una formazione blanda poiché dopo tutto ognuno è libero di scegliere ciò che vuole fare.<br />
In piazza però, tutta un’altra storia. Il ragazzo con la bandiera della pace sulle spalle, la ragazza rasta, il pottino, il gabber, il punk;  nessuna distinzione, tutti uniti per un unico scopo comune. I pregiudizi, le avversità e i rancori portati in cuore fino a poche ore prima cessano di fronte alla “causa”. La solidarietà dei ragazzi di cui spesso si sente parlare diventa una cosa concreta, quasi tastabile.<br />
Tutti stretti in un&#8217;unica grande cosa viva, tutti vicini ad altri ragazzi che cantavano e urlavano, tutti contenti e soddisfatti.<br />
La strada era cosparsa di un odore strano: il sudore dei manifestanti, le sigarette e la vibrante aria delle mattine un po&#8217; bagnate lo rendevano incomprensibilmente piacevole malgrado la realtà dei fatti. Era  l&#8217;odore di chi la “rivoluzione” la vuole veramente, a prescindere da tutto ed è disposto a far tanto per riuscire in tale intento. Si respirava l&#8217;aria di qualcosa di grande, di colori mescolati insieme, di mani che si alzavano verso il cielo e, a quel punto, anche i più scettici non potevano che sentirsi trasportati.  Dalle finestre degli uffici con le luci al neon si affacciavano uomini vestiti bene per il lavoro e qualcuno sorrideva, magari ripensando a quando “la rivoluzione” cercavano di farla anche loro e, altri, si limitavano a chiudere bene le finestre con gli occhi delusi e pieni di disprezzo.<br />
Oltre ai ragazzi e alle forze dell’ordine si potevano contare anche molti giornalisti che scattavano foto e riprendevano. Però nessun telegiornale ne ha parlato nonostante la strada fosse una calca, come in tutte le principali città d’Italia, di ragazzi convinti, chi più chi meno, di ciò che facevano, come un anno fa.</p>
<p>Chiara Conti &amp; Matteo Cricco</p>
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		<title>Dal dopoguerra a tangentopoli: un romanzo tutto Italiano. Parte 2</title>
		<link>http://www.opennews.it/211/211/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 08:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[IL REFERENDUM: Abbiamo lasciato l’Italia nella prima parte di questa storia (articolo del 5 settembre 2009) nelle sue vesti nuove, fresche, di giovane repubblica. Il referendum, tenuto per finalmente a suffragio universale maschile e femminile, aveva conferito uno scarto di 2 milioni di voti alla nuova forma istituzionale. Si tratta di un margine piuttosto importante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><img class="alignleft" title="Repubblica" src="http://ricercainnovazione.files.wordpress.com/2008/04/repubblica_italiana.jpg" alt="" width="284" height="311" />IL REFERENDUM:</span> </strong>Abbiamo lasciato l’Italia nella prima parte di questa storia (articolo del 5 settembre 2009) nelle sue vesti nuove, fresche, di giovane repubblica. Il referendum, tenuto per finalmente a suffragio universale maschile e femminile, aveva conferito uno scarto di 2 milioni di voti alla nuova forma istituzionale. Si tratta di un margine piuttosto importante, ma che nasconde un dato importante sulla provenienza delle votazioni: il divario fra nord e sud continuava a manifestarsi, essendo stato il <strong>Mezzogiono il principale serbatoio di voti monarchici.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LA SCISSIONE DEL PARTITO SOCIALISTA E L’ESCLUSIONE DELLE SINISTRE:</span></strong> Eletto Enrico de Nicola capo di stato provvisorio ed allontanata ormai la monarchia, il governo di coalizione Democristiano e social-comunista si trovava dinnanzi un’altra situazione spinosa: la stipula del trattato di Pace. C’è da dire che la posizione italiana era quantomai complessa: nonostante la firma <strong>dell’armistizio con le forze alleate del ’43 (3 Settembre, Cassibile)</strong> e l’importante contributo della lotta partigiana, l’Italia risultava a tutti gli effetti un paese sconfitto. Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 ci trattò, quindi, esattamente da tali: le colonie furono cedute, ma sopratutto parte dell’Istria e di Trieste passarono sotto l’amministrazione della di Tito, il generale Jugoslavo colpevole dell’atroce serie di crimini nei confronti della popolazione italiana, deportata ed infoibata fra l’Aprile ed il Giugno del 1945. Le ripercussioni di queste condizioni non tardarono ad arrivare nella politica Italiana. Durante il congresso socialista di Roma del 9 gennaio 1947, avvenne la storica “scissione di palazzo Barberini” dell’ala anti-comunista del partito. <strong>Guidati da Giuseppe Saragat, i dissidenti che accettavano la democrazia parlamentare, si staccarono dalla componente massimalista dando vita al Partito socialista democratico italiano</strong>. La situazione politica stava mutando rapidamente: la scissione indeboliva il movimento socialista, a tutto vantaggio dei democristiani, ed i comunisti di Togliatti intuivano il rafforzamento di De Gasperi. Fu proprio per cercare di ritardare l’esclusione dal governo che Togliatti, in occasione dell’approvazione dei patti lateranensi nell’articolo 7 della nuova costituzione, diede il suo voto favorevole. Il gesto, in ogni caso, servì a poco<strong>: forte degli aiuti economici del piano Marshall, De Gasperi pose fine al governo tripartitico</strong> dando vita ad un nuovo esecutivo con l’esclusione delle sinistre e caratterizzato da una severa vigilanza poliziesca in funzione anticomunista, diretta dal ministro degli Interni Mario Scelba.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LA COSTITUZIONE ITALIANA </span></strong>Fu durante questo governo che, il 22 Dicembre 1947, l’Assemblea Costituente terminò i lavori della nuova Costituzione. Per la calibrata presenza al suo interno di ideali liberali, socialisti ed antifascisti, la Costituzione italiana, tuttora in vigore, è considerabile un documento di grandissimo valore ideologico su cui merita soffermarsi. Dei 139 articoli della costituzione italiana (di cui 5 sono stati successivamente abrogati) 12 ne rappresentano i principi fondamentali, 42 trattano dei diritti e dei doveri dei cittadini, 85 dell’ordinamento della Repubblica. Spiccatamente antifascista, per evitare future degenerazioni autoritarie la <strong>costituzione italiana definita rigida, </strong>ovvero dai contenuti non integrabili, modificabile o abrogabili. Riportare alcuni passi degli articoli fondamentali è importante per capire la natura della costituzione:</p>
<ul>
<li><strong>Art. 1 </strong>“L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”</li>
<li><strong>Art. 2 “</strong>La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo”</li>
<li><strong>Art. 3 “</strong>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge&#8230; È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana&#8230;”</li>
<li><strong>Art. 4 “</strong>La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”</li>
<li><strong>Art.7 </strong>Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.</li>
<li><strong>Art. 8 </strong>Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.</li>
<li><strong>Art. 11 </strong>L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali</li>
</ul>
<p>I principi elencati chiariscono bene la <strong>natura compromissoria,</strong> ma non per questo meno valida, della costituzione. Così come la presenza democristiana è ben tangibile nell’articolo 7, altrettanto lo è quella social-comunista nel primo e nel terzo articolo: la Repubblica è fondata sul lavoro e, in quanto tale, ha il dovere di permetterene l’accesso ai suoi cittadini. I principi liberali sono garantiti dall’articolo secondo e, allo stesso modo, i principi egualitati sono sostenuti a piu battute. E’ da notare in particolare la presenza comunista nell’articolo 3: lo Stato non solo riconosce l’uguaglianza giuridica dei cittadini dinnanzi alla legge ma deve contribuire all’effettivo abbattimento delle diseguaglianza economiche e sociali. Da questo punto di vista, la costituzione sembrerebbe accettare in sordina la prospettiva di una progressiva evoluzione in direzione democratico/egualitario, il chè era esattamente l’intento della componente comunista dell’assemblea. Oltre ai principi fondamentali, la Costituzione, in generale, stabilisce la formazione di una <strong>democrazia parlamentale dove il Governo è tenuto a ricevere la fiducia del parlamento</strong>, e non soltanto la nomina da parte del capo di stato, per esercitare il potere esecutivo. E’ da ricordare, inoltre, che la costituzione prevedeva l’istituzione delle regioni, la cui formazione fu tuttavia rimandata fino al 1970.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LA VITTORIA DC NELLE ELEZIONI DEL ’48:</span></strong> Mi si scusi per la lunga parentesi sulla costituzione, ma non sarebbe stato coerente proseguire questo breve racconto del “romanzo” italiano senza parlarne. Stabilita da forma istituzionale e la nuova costituzione, il 18 Aprile 1948 si tenne l’elezione del primo Parlamento Repubblicano. Il frutto di una campagna elettorale della DC incentrata sul terrore rosso, il recente colpo di stato in Cecoslovacchia, l’effetto della scissione di palazzo Barberini, l’appoggio del blocco occidentale e l’acceso supporto di Pio XII e Azione Cattolica fu evidente: <strong>i democristiani ottennero una vittoria schiacciante, che rasentava la maggioranza assoluta con il suo 48,5%.</strong> Se l’esclusione della sinistra fu confermata, d’altro canto De Gasperi decise saggiamente di rendere partecipi al governo i componenti del partito liberale, repubblicano e socialista di Saragat: <strong>il quadripartito emarginava l’estremismo conservatore e quello comunista, sancendo l’inizio del centrismo.</strong> La soluzione moderata subì tuttavia una violenta scossa da un atto estremista di violenza: l’attentato a Togliatti del 1948 da parte di uno studente di destra sembrò far precipitare il paese nella guerra civile. Solo l’intervento di Togliatti stesso, fortunatamente, riuscì a placare lo sciopero generale della CGIL e l’immediata mobilitazione popolare. Paradossalmente, la forza e la compattezza del movimento sindacale uscirono danneggiate dalla protesta: la CGIL unitaria, nata nel 1944 col patto di Roma fra sindacati socialisti, cattolici e socialisti, si scisse per le tensioni del paese in Uil, Cgil e Cisl.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LINEA EINAUDI E PATTO ATLANTICO</span></strong> Erano già passati 3 anni d<img class="alignright" title="Patti" src="http://www.angiolettionline.it/web/mare/file_mare/_derived/la_funzione_strategica.htm_txt_NatoePatto.gif" alt="" width="319" height="230" />alla conclusione del conflitto ma le condizioni economiche del paese continuavano ad essere drammatiche. Agli effetti sull’occupazione del crollo della produzione post-guerra italiana (-70% rispetto al 1939) si aggiunsero quelli della circolazione monetaria, aumentata a dismisura per sostenere lo sforzo bellico. In questa situazione fra l’alternativa liberista e quella di diretto intervento diretto dello Stato nell’economia, il ministro (nonchè futuro presidente della repubblica) Einaudi optò per la prima. Comprendiamo il motivo della scelta, definita <strong>“linea Einaudi”</strong> se pensiamo alle pressioni statunitensi in questa direzione ed il fatto che. Ad influenzare la scelta fu tuttavia anche un interpretazione piu sottile: 18 anni di dirigismo fascista avevano stampato ormai nella mente della popolazione, ed anche dei politici, il binomio Fascismo-Intervento statale. La svolta liberista sembrò quindi un modo per lasciarsi completamente alle spalle il passato regime, anche dal punto di vista economico. La linea Einaudi cercò di attuare un duplice obiettivo: svalutare la lira sul mercato internazionale per rilanciare le esportazioni, e farla rivalutare, con una politica deflazionistica, all’interno del paese. La manovrà ebbe successo per il <strong>rilancio della produzione, ma alimentò la disoccupazione</strong> e ridusse ulteriormente i salari operai. Persa la compattezza sia del partito socialista che dei sindacati, le forze lavorative non riuscirono in alcun modo ad opporsi alla linea democristiana. Più vive proteste si ebbero per l’ancora irrisolta questione agraria: nel secondo dopoguerra si verificarono numerose occupazioni di terre da parte di contadini che chiedevano l’applicazione delle riforme Gullo. Il governò nel 1950 tentò di rispondere con due interventi. La cosidetta “legge stralcio” permise una parziale ridistribuzione del latifondo, avviando il declino della proprietà terriera assenteista e fu istituita la <strong>Cassa del Mezzogiorno</strong>. La tradizione clientelare del Sud Italia, non di rado intrecciata con la malavita, ereditata dalla politica Giolittiana (e ancor prima Borbonica)  ebbe tuttavia l’effetto di disperdere le risorse concesse, limitando la portata di questi interventi. Anche in questo caso l’opposizione delle sinistre, e questa volta anche dei liberali che uscirono dal governo, non riuscì ad ostacolare la linea democristiana.</p>
<p>La debolezza dell’opposizione era evidente di fronte ad una maggioranza così schiacciante, rendendo impossibile osteggiare l’adesione del paese nel <strong>1949 al Patto Atlantico (NATO): </strong>l&#8217;Italia aveva scelto il suo ruolo nella guerra fredda ed i democristiani erano saldamente al potere. Continuava lo squilibrio della politica italiana, caratterizzato dalla totale assenza di alternanza partitica.</p>
<p>To be continued&#8230;</p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<br />
<a href="mailto:ipernikko@gmail.com">ipernikko@gmail.com</a> – OpenNews.it</strong></em></p>
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		<title>Dal dopoguerra a tangentopoli: un romanzo tutto Italiano. Da Parri alla repubblica.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 14:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò Ferragamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L’erba del vicino ed i giorni passati, son sempre piu verdi.&#8221; Di fronte alle varie difficoltà della vita ed, in questo caso, della politica, una parte della nostra mente tende spesso a pensare al passato con nostalgia: i giorni trascorsi paiono meno contrastati, piu puliti, più semplici. Riguardo la politica italiana dell&#8217;ultimo mezzo secolo, tuttavia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;L’erba del vicino ed i giorni passati, son sempre piu verdi.&#8221;</em></p>
<p>Di fronte alle varie difficoltà della vita ed, in questo caso, della politica, una parte della nostra mente tende spesso a pensare al passato con nostalgia: i giorni trascorsi paiono meno contrastati, piu puliti, più semplici. Riguardo la politica italiana dell&#8217;ultimo mezzo secolo, tuttavia, non possiamo che cambiare idea: <strong></strong></p>
<p>Le radici dell’Italia repubblicana nascono nell’immediato secondo dopoguerra, ancor prima del fatidico “si” alla forma repubblicana. Era un Italia distrutta, sconvolta dallo sforzo bellico, dalle difficoltà economiche, dalla resistenza della popolazione. Un paese diviso fra desiderio di continuità con il pre-fascismo e sentimento di rivoluzione: <strong>la cortina di ferro che stava calando sull’Europa</strong> non poteva far altro che radicalizzare queste divisioni. All’indomani della sfiducia a Mussolini (25 Luglio 1943), tuttavia, i partiti che erano rinati cercarono una comune linea d’azione. Era impensabile, d’altronde, iniziare lo scontro politico prima ancora che la penisola fosse completamente liberata dalla minaccia nazista. E’ in questa prima puntata del “romanzo italiano” che si affermano i giganti che avrebbero retto le redini del paese per il cinquantennio a venire, in una storia di intrighi, riforme, paura. Dalle ceneri del partito popolare di don Sturzo nasceva la <strong>Democrazia Cristiana di de Gasperi</strong>: una formazione politica interclassista, oscillante fra conservatorismo e cauto riformismo e, appoggiata dalla Chiesa, principare interlocutore del blocco occidentale. Nel 1943 si formava anche il <strong>Partito Socialista Italiano di unità proletaria di Pietro Nenni,</strong> erede del vecchio Partito socialista e, in quanto tale, referente della maggioranza delle masse lavoratrici. Favorevole alla comunità d’azione con il partito socialista, infine, tornava alla legalità il <strong>Partito Comunista di Togliatti</strong>, succeduto a Gramsci dal 1937.</p>
<p>Era evidente che l’Italia, divisa ideologicamente fra uno schieramento di sinistra ed uno di centro, avrebbe avuto non poche difficoltà con il radicalizzarsi della guerra fredda. In ogni caso, come si è detto, i vari partiti cercarono di restare sulla strada dell’unità d’azione imboccata sin dal 25 luglio con la formazione dei Comitati di liberazione nazionale. Pur se di minor rilevanza, è importante ricordare anche gli altri partiti formatisi al crollo del regime e aventi fatto parte dei CLN. Al centro-destra si affermava il <strong>nuovo partito liberale di Croce ed Enaudi,</strong> in sostanziale continuità programmatica con la politica del pre-fascismo (Croce stesso riteneva il fascismo soltanto una “parentesi” nel cammino dell’Italia liberale); a sinistra il partito repubblicano italiano, riemerso nella prospettiva di un cambiamento istituzionale; ed un <strong>movimento del tutto nuovo: il Partito d’Azione.</strong></p>
<p>Nato nel 1942, durante la resistenza e dall’eredità di un altra organizzazione antifascista, Giustizia e Libertà, il <strong>Partito d’azione</strong> aveva come base programmatica il superamento delle istituzione rappresentative liberali, eccessivamente elitarie, a favore di una rivoluzione democratica di profonde riforme. Ironia della sorte, fu proprio <strong>Ferruccio Parr</strong>i, leader di questo piccolo partito e protagonista della Resistenza, a presiedere il primo esecutivo dell’Italia liberata. La natura di compromesso alla base del governo, in ogni caso, emerse piuttosto alla svelta. Partecipi al governo Parri erano tutte le forze del CLN: dai Democristiani ai Comunisti, dai Socialisti ai Liberali. L’intenzione di Parri era quella di procedere ad importanti riforme con rapidità: emblematica la proposta di riforma agraria del comunista Fausto Gullo, che prevedeva l’assegnazione dei terreni incolti a braccianti e contadini. Riforme assolutamente troppo innovative per la maggioranza di governo: l’intenzione di introdurre una tassazione <img class="alignright" title="gasperi" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_repmilano/2008/05/27/1211905335800_alcide-de-gasperi.jpg" alt="" width="204" height="311" />progressiva sui redditi e di epurare il personale pubblico compromesso col regime fascista, convinsero liberali e conservatori a ritirare, dopo soli sei mesi, l’appoggio a Parri. I contrasti fra desiderio di continuità e di rinnovamenti presenti nel governo erano stati, come previsto, insanabili.</p>
<p>Fu così che il 10 Dicembre 1945 si aprì quella grande parentesi che vide, per 50 anni di storia, l’alternarsi quasi esclusivo di governi DC, monocolore o appoggiati dai comunisti e dai socialisti: <strong>il 10 Dicembre 1945 De Gasperi dive</strong><strong>ntava presidente del consiglio</strong>. Pur essendo ancora presenti nel governo tutti i partiti del CLN, ad escluzione del Partito d’Azione, la linea moderata del nuovo esecutivo emerse con chiarezza: tassazione progressiva, riforma Gullo e progetto di epurazione furono subito abbandonati. La questione piu urgente che De Gasperi dovette affrontare fu la scelta della forma istituzionale. Per evitare contestazioni, il presidente optò per la via del Referendum. <strong>Il 2 giugno del 1946, gli italiani avrebbero scelto fra repubblica e monarchia e, allo stesso tem</strong><strong>po, eletto l’assemblea costituente</strong>. Finita la seconda guerra mondiale era infatti ancora in vigore l’anacronistico statuto albertino del 1848: serviva repidamente una nuova Costituzione in grado di stabilire, una volta per tutte, un equilibrio fra conquiste ideologiche liberali, socialiste e democratiche.</p>
<p>Il risultato della tornata elettorale fu chiaro. L’assemblea costituente sarebbe stata formata da una maggioranza di DC (35,2%), PSDIU (20,7%) e PCI (19%). Ma sopratutto, i Savoia dovevano lasciare posto alla nuova, piu democratica, <strong>Repubblica</strong>.</p>
<p><em>To be continued&#8230;</em></p>
<p><em><strong>Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)<br />
ipernikko@gmail.com &#8211; www.openNews.it</strong></em></p>
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		<title>Eluana Englaro. Mesi dopo.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crikkus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[In dieci anni di studi, ho imparato a tastare, manipolare, incidere, suturare, bendare, ingessare, togliere corpi estranei con la pinza, mettere il dito o infilare tubi in tutti gli orifizi possibili, iniettare, perfondere, esplorare tramite percussione, scuotere fare una &#8220;buona diagnosi&#8221;, dare ordini alle infermiere, redigere un referto a regola d&#8217;arte e fare qualche prescrizione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><strong>In dieci anni di studi, ho imparato a tastare, manipolare, incidere, suturare, bendare, ingessare, togliere corpi estranei con la pinza, mettere il dito o infilare tubi in tutti gli orifizi possibili, iniettare, perfondere, esplorare tramite percussione, scuotere fare una &#8220;buona diagnosi&#8221;, dare ordini alle infermiere, redigere un referto a regola d&#8217;arte e fare qualche prescrizione, <em>ma in tutti questi anni, non mi è stato mai insegnato ad alleviare il dolore, o a evitare che compaia. Non mi è mai stato detto che potevo sedermi al capezzale di un morente e tenergli la mano, e parlargli.<br />
</em></strong>(M. Winckler, <em>La malattia di Sachs</em>)
</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Sono passati ormai sei mesi da quando la coscienza degli italiani è stata divisa di fronte al terribile caso Englaro. Per chi non si ricordasse della dinamica dei fatti, la causa che ha portato al dibattito è stata la decisione da parte della Corte di Cassazione (il massimo organo giudiziario in Italia) di accettare la richiesta di Giuseppe Englaro di interrompere l&#8217;alimentazione artificiale della figlia Eluana, costretta ormai a “vivere” in stato vegetativo da diciassette anni in seguito ad un trauma cranico da incidente. È importante ribadire però che la decisione presa dalla Cassazione è una scelta calibrata, raggiunta in seguito all&#8217;accertamento dalla durata straordinaria del suo stato vegetativo permanente e dall&#8217;altrettanto straordinaria propensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione di vita, inconciliabile con la perdita totale delle proprie capacità motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo, in uno stato si assoluta soggezione passiva al volere altrui. In uno stato laico, dopo che il massimo organo giuridico ha espresso il proprio parere, nessuno obietta in quanto non è possibile ma, in uno stato come il nostro dove si sente la forza influenza della alte gerarchie vaticane dovuta al fatto, sia della presenza del Vaticano nel nostro paese e sia dalla nostra storia, le obiezioni non sono mancate. Infatti come era prevedibile la Santa Chiesa, ritenendo la vita un dono sacro di Dio, si è opposta con tutte le sue forze a questa decisione, ritenendola un omicidio. Da questo nascono le numerose manifestazioni sia da parte di quelli che, come il Santo Padre, ritengono questo un comportamento ingiurioso, sia da parte di quelli che ritengono che la scelta fatta dal padre della ragazza sia stata una scelta molto oculata e fatta solo per il bene della propria figlia. Per un genitore, infatti, non c&#8217;è nulla di peggio che vedere soffrire i propri figli. Alle manifestazioni si sono aggiunti anche interessi da parte dei politici che, per ribadire la loro posizione si sono schierati spesso in prima fila per far valere le proprie idee e soprattutto per farsi vedere dai mass-media. Il capo della maggioranza poi, per far vedere maggiormente il suo interesse, ha proposto un decreto legge contro l&#8217;interruzione dell&#8217;alimentazione artificiale che però, non è stato firmato dal Presidente della Repubblica. Napolitano ha ritenuto infatti la legge in contraddizione con i diritti costituzionali che affermano l&#8217;Italia uno stato laico e i cittadini italiani liberi nelle proprie scelte. La scelta del capo del Governo non è stata però altro che un modo per avere l&#8217;approvazione della Santa Sede, in quanto nel nostro paese ciò significhi avere anche quella di una consistente parte dell&#8217;elettorato. E purtroppo questo è stato il modo per cui il caso di Eluana ha fatto tanto scalpore: non tanto perché i parlamentari credessero realmente in ciò che dicevano (visto e considerato che tra l&#8217;altro quest&#8217;argomento non era di loro competenza in quanto aveva già una sua sentenza precisa a riguardo) ma perché il caso è stato strumentalizzato in una maniera infima da parte della maggioranza che ha voluto fin dall’inizio trasformare il dramma di una ragazza, in uno scontro politico istituzionale con l’obiettivo di creare tensione tra il Quirinale e Palazzo Chigi. E così, dopo la morte di Eluana, si sono potute veder scorrere molte lacrime di coccodrillo e l&#8217;ipocrisia parlamentare che continua imperversa la sua strumentalizzazione politica nelle sue varie parti.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Matteo Cricco</p>
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