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DropBox & Co. Essere tra le nuvole non è mai stato così bello!

Prendono campo a macchia d’olio i programmi che permettono di sfruttare le potenzialità del Cloud Computing, migliorando in modo semplice e veloce la nostra vita digitale.

Addio chiavette USB? È ancora presto per dirlo, ma sicuramente le opportunità di storage e sincronizzazione offerte dalla nuvola sono davvero molte, flessibili, economiche e pratiche da usare.

Piccolo passo indietro: cosa si intende per Cloud Computing? Si intende quell’insieme di tecnologie informatiche che permette l’utilizzo di risorse e servizi in remoto. Aziende e provider di servizi internet mettono cioè a disposizione di chi desideri servirsene hardware e software. A livello aziendale si suppone che queste tecnologie cambieranno radicalmente il modo di pensare un’architettura di rete, permettendo notevoli risparmi e massima scalabilità delle risorse, attraverso un sistema pay per use: tanto usi, tanto paghi, sia in termini di risorse fisiche che di tempo. Il settore è in forte espansione: Amazon, attualmente leader incontrastato tra i fornitori di Cloud Services con il suo EC2, non mette a disposizione solo server e archivi, ma intere piattaforme, dotate di CPU, GPU, RAM ecc, permettendo agli utenti di creare addirittura delle Remote Work Station estremamente flessibili e scalabili o siti Web raggiungibili da milioni di persone contemporaneamente, senza dover acquistare nemmeno un server!

Anche l’utente domestico sfrutta la nuvola, magari a sua insaputa. Pensiamo alle Web Mail come Gmail: che altro sono se non uno spazio dove restano memorizzati i nostri messaggi di posta elettronica su un server fisicamente situato chissà dove, a cui possiamo accedere da qualunque computer del mondo, purché connesso alla rete, semplicemente inserendo Username e Password?

Si vocifera che presto anche iTunes si sposterà dagli Hard Disk locali alla nuvola, permettendoci di accedere alle nostre librerie musicali sempre ed ovunque. Google intanto non starebbe perdendo tempo: un servizio concorrente, Google Music, sarebbe in rampa di lancio entro la fine del 2011.

Una semplice applicazione cloud davvero utile è DropBox, software di storage e sincronizzazione davvero utile e potente. Il programma (per PC, Mac, Linux), una volta installato, permette di scegliere se avere a disposizione su server remoti uno spazio di 2GB, gratuito ed espandibile gratuitamente fino a 10GB invitando amici ad utilizzare il servizio (250MB ad amico, quindi circa 32 amici); 50GB (9,99 USD/Mese); 100GB(19,99 USD/Mese).

DropBox può essere usato via Web, caricando e visualizzando i file tramite il browser, oppure tramite il software  installato sul computer, che sincronizza automaticamente una cartella locale del file system con quella condivisa,  notificando le sue attività all’utente tramite una interfaccia minimal, chiara e pulita.

L’applicazione permette non solo di condividere file e cartelle con chiunque tramite dei semplici weblink, o di  sincronizzare tra loro diversi dispositivi in nostro possesso – PC, Smartphone, iPod ecc. – ma anche operazioni più  avanzate, come creare cartelle di lavoro condivise tra gli utenti (tipo GoogleDocs), accedere alla posta elettronica  salvata in memoria locale, lanciare un download torrent da Desktop remoto e chi più ne ha più ne metta. Il  download di questa applicazione è davvero consigliato per che vive in mobilità e ha necessità di avere sempre a portata di clic i suoi documenti più importanti.

Nel novembre 2009 Dropbox ha raggiunto la cifra di 3 milioni di utenti, e il 20 gennaio 2010 ha annunciato il raggiungimento di 4 milioni di clienti, il che significa che Dropbox è, in teoria, in grado di garantire sui suoi server una capienza di almeno 8 petabyte(1PB = 1024TB).

CloudApp è un altro servizio di backup on the cloud, basato su Amazon EC2, utilizzabile anch’esso sia dal browser sia tramite un comodo tool gratuito, dall’interfaccia grafica davvero curata e “stilosa“ (disponibile solo per Mac, attualmente). Il funzionamento è più o meno simile a DropBox: cartella condivisa in locale, ottima gestione degli uploaded files in remoto, organizzazione per categorie, permette il salvataggio e la condivisione di URL e preferiti e l’invio di ogni genere di file attraverso un semplice link. La differenza con DropBox sta nella memoria a disposizione: udite udite, CloudApp non dà limiti di storage, quindi in teoria possiamo “uppare“ sulla nuvoletta una mole infinita di dati. Ad una condizione però: il singolo file, nella versione free del servizio, non può pesare più di 25MB e non si possono caricare più di 10 file al giorno. La versione a pagamento alza la soglia dei MB (250), e gli upload diventano illimitati. Il prezzo? 45$/Anno. Caricare video sarà quindi quasi impossibile, ma per quanto riguarda foto, musica e documenti la potenza e flessibilità di CloudApp è difficilmente eguagliabile.

Sicurezza: Questi due servizi sono in teoria molto sicuri, entrambi infatti sfruttano l’ HTTPS, con crittografia a 128bit con protocollo SSL e algoritmo AES. Praticamente il meglio di cui il web disponga, ma, come il recente caso Sony Playstation Network dimostra, non esistono nel mondo digitale fortezze inespugnabili.

Link

DropBox

CloudApp

Sfondo desktop condiviso tramite CloudApp – un esempio pratico delle opportunità offerte da questo servizio. Foto a definizione piena, scattata dal sottoscritto a Kyoto, Kenkaku-ji, Golden Palace.

Dante Rolla – www.opennews.it

 

Apple iMac 2011, la nuova gamma Apple tra innovazione e chiusura

Due giorni fa, relativamente in sordina rispetto ai sensazionalistici eventi che la casa di Cupertino riserva ai suoi modaioli-stravenduti dispositivi mobile, Apple ha presentato sul suo sito Web i nuovi iMac. Per chi non lo sapesse, l’iMac è un computer desktop All-in-one. Un computer, cioè, che integra nel case anche il monitor, le periferiche di input/output e gli speakers. Una soluzione del genere fa sicuramente la felicità di chi mette al primo posto l’ordine e il design sulla propria scrivania. E, in effetti, l’iMac, per essere sfruttato al massimo delle proprie potenzialità, non necessita di altro cavo se non di quello dell’alimentazione, ovviando radicalmente al tipico imbroglio di fili che infesta il retro di moltissime postazioni.Analizziamo più nel dettaglio le caratteristiche del nuovo modello di iMac:

Hardware

Partiamo dal case, invariato dal 2009: Alluminio e vetro. Punto. Si sa che Apple da anni è un faro per quanto riguarda il design dei prodotti del suo settore. La cura dei dettagli è maniacale, la scocca posteriore è un’unica lastra di alluminio, materiale nobile che conferisce eleganza al computer, ma, soprattutto, in virtù delle proprie qualità fisiche, garantisce un ottimo raffreddamento delle componenti interne, che, in una soluzione integrata come questa, possono rapidamente raggiungere alte temperature. Lo schermo è protetto da un unico pannello di vetro e le ottime casse integrate, dotate di subwoofer, occupano la parte inferiore del case. Sul lato destro sono presenti la bocca del lettore-masterizzatore DVD e lo slot per le SD-card. Unica nota negativa, tutte le porte di input-output (USB, Firewire, Thunderbolt-DisplayPort) sono presenti solo nel pannello posteriore, rendendo potenzialmente scomoda la connessione dei vari devices che le sfruttano. Il computer è disponibile in due diverse versioni. Il “piccolo“ (si fa per dire) da 21,5 pollici di diagonale, e l’imponente 27”.

21,5” Il modello più ridotto in versione base, monta un processore Intel i5 quad-core di seconda generazione (Sandy bridge) a 2,5 GHz, un pannello LED HD con una risoluzione di 1920×1080 pixel, 4GB di memoria (2 banchi da 2GB espandibile fino a 8GB), disco rigido Serial – Ata da 500GB a 7200 rpm e scheda video dedicata AMD Radeon HD 6750M con 512MB DDR5 di memoria, webcam HD, Superdrive 8x, Apple Keyboard e Magic Mouse. Prezzo, 1149 euro, che, contrariamente al solito, è davvero concorrenziale. Se consideriamo la qualità dei componenti e del software preinstallato, la cura e il gusto del design, la praticità di un All-in-one e il fatto che, spesi questi soldi, non dobbiamo comprare più nessun altro componente hardware, ci accorgiamo che la concorrenza non offre di meglio a parità di prezzo. Spendendo un po’ di più, 1499 euro, abbiamo una macchina ancora più prestante e “muscolosa“, dotata di processore Intel i5 a 2,7 GHz (o i7 da 2,8 GHz + 200 euro), scheda video AMD Radeon HD 6770 da 512MB DDR5 e disco rigido da 1TB (o la velocissima unità a stato solido da 256GB con la “modica“ maggiorazione di 500 euro). Come connettività, 4 porte USB 2.0, uscita e ingresso audio, 1 porta Firewire 800, 1 porta Thunderbolt retrocompatibile con MiniDisplay Port, 1 porta Ethernet.

27” Si tratta della soluzione più “wow“, ma anche decisamente più costosa. Il modello di partenza ha già una configurazione davvero spinta: processore Intel i5 quad-core di seconda generazione (Sandy bridge) a 2,7 GHz, un pannello LED HD con una risoluzione di 2560×1440 pixel, 4GB di memoria (2 banchi da 2GB espandibile fino a 16GB), disco rigido Serial – Ata da 1TB a 7200 rpm e scheda video dedicata AMD Radeon HD 6770M con 512MB DDR5 di memoria, webcam HD, Superdrive 8x, Apple Keyboard e Magic Mouse. Prezzo, a partire da 1649 euro. Il numero di porte è identico a quello del modello da 21,5”, con l’eccezione delle Thunderbolt, che sono due.

Esiste anche un modello da 27” ancora più prestazionale, con processore Intel i5 a 3,1GHz di clock, disco rigido da 1TB e grafica AMD Radeon HD 6790M con 1GB DDR5 di memoria dedicata. Il prezzo, da €1899 in su. Anche nel caso di questo autentico bestione, infatti, è possibile fare delle discrete modifiche in fase di prenotazione e acquisto. Mi sono divertito a “pomparlo” al massimo, sostituendo l’i5 con il processore i7 da 3,4 GHz, affiancando l’SSD da 256GB al disco rigido tradizionale da 2TB, portando la RAM a 16GB e sostituendo la scheda video con la sua omonima versione da 2GB di memoria DDR5, per una ipotetica spesa totale superiore ai 3000 euro, ottenendo così una macchina che il 99% degli utenti non sfrutterebbe che al 20% del suo potenziale.

Software

Apple sostiene che Mac Os X, giunto ormai alla sua versione 10.6.7, Snow Leopard, sia il sistema operativo più evoluto al mondo. Ora, questa sicuramente non è la sede più adatta per l’ennesima puntata della sfida “Windows vs Macintosh”, ma si tratta sicuramente, se non del migliore, di un ottimo sistema, che vanta tra i suoi assi la grande stabilità, sicurezza,reattività e leggerezza. Apple inoltre fornisce gratuitamente Mail, ottimo client di posta elettronica, Safari, iTunes e soprattutto la suite iLife ’11 (prezzo retail €79), che comprende ottimi programmi per la propria vita multimediale, come iPhoto, iMovie, Garageband ecc… Infine, per politica aziendale, non troverete installati tutti quegli inutili software promozionali in prova che le altre case precaricano sulle loro macchine per raggranellare qualche soldo di pubblicità e che vi costringono a una buona mezz’ora di disinstallazioni ad ogni nuovo acquisto di PC.

Le principali novità, pregi e difetti

Le novità sono fondamentalmente tre:

  • La prima, apprezzabile, è che Apple, mantenendo invariati i prezzi rispetto ai modelli precedenti, ha dato una notevole accelerazione hardware, montando su tutte le macchine i recentissimi processori i5/i7 di ultimissima generazione, che, a giudicare dalla moltitudine di test presenti in rete, sono davvero molto prestazionali.

  • La seconda è l’introduzione della porta Thunderbolt, che va ad integrarsi con la “vecchia“ MiniDisplayPort (l’uscita A/V della Mela). Si tratta di una tecnologia di input/output targata Intel che sfrutta la trasmissione su fibra ottica (il nome in codice in fase di sviluppo infatti era LightPeak), e che sulla carta raggiunge la sbalorditiva velocità di 20GB/s, cioè 20 volte USB 2.0 e 12 volte FireWire 800. Sulla carta perché ancora non esistono periferiche (Hard Disk esterni per lo storage in primis) in grado di sfruttare questo nuovo standard, che sicuramente nel futuro interesserà apparecchiature di livello professionale. La scelta di questa tecnologia parla chiaro su di un altro versante: Apple sembra che abbia deciso di cassare momentaneamente il nuovo standard USB 3.0, che, malgrado sia più lento (4,8 GB/s), ha dalla sua la retrocompatibilità con USB 2.0 e quindi utliizzabile con lo sterminato numero di periferiche che sfruttano questa tecnologia. Sarà una mossa azzeccata come tutte le ultime di Jobs & Co.? Staremo a vedere.
  • La terza infine è la massiccia proposta di SSD, che, come nel caso del Macbook Air (che li monta “di serie”) danno una eccezionale spinta prestazionale, molto più percepibile rispetto a un qualsiasi leggero aumento di velocità di clock del processore o di un upgrade RAM. La nota dolente è che su questi iMac l’unico taglio disponibile è il costoso 256GB. Se il possessore affiancasse artigianalmente (non è difficile) un SSD suo, magari meno capiente e più economico al disco rigido di serie, invaliderebbe la garanzia, con i possibili guai che ciò genererebbe. Avere i file di boot e i programmi installati su SSD invece che su HD tradizionale comporta una reattività molto superiore, e tempi di accensione nell’ordine dei 15 secondi.

Conclusioni

Con il nuovo iMac, Apple compie una parziale inversione di tendenza rispetto al suo tradizionale modo di agire, installando finalmente un hardware recentissimo e proponendo soluzioni non ancora di larga disponibilità (vedi Thunderbolt) ma di interessanti prospettive, senza peraltro intervenire sui prezzi.

Peccato per la scelta di non integrare il nuovo standard USB 3.0 che quest’anno finalmente prenderà piede e che verosimilmente sarà installato sulla maggior parte dei dispositivi elettronici.

Peccato anche per il fatto che non si possano sfruttare gli incredibili benefici derivanti dall’uso delle memorie SSD, un relativamente economico disco a stato solido da 64GB, ad esempio, utilizzato esclusivamente per il SO e per le applicazione, affiancato ad un capiente Hard Disk tradizionale migliorerebbe la velocità e l ‘esperienza d’uso complessiva in modo davvero drastico, facendo di questa macchina un vero bolide, con una spesa ulteriore poco significativa.

I prezzi, infine, a mio modesto parere, sono quasi concorrenziali. La qualità costruttiva, il design e la scelta della componentistica sono ottimi, e giustificano parzialmente il costo da sostenere che, come al solito, è mediamente più alto di qualche centinaio di euro rispetto a un prodotto equivalente di un concorrente meno “cool“ e meno blasonato.

Dante Rolla – www.opennews.it

 

Twitter: il mondo in 140 caratteri

Barack Obama lo ha usato per condurre la campagna elettorale, Paolo Coelho per condividere i suoi pensieri più profondi direttamente da Rio de Janeiro, il premio Nobel Al Gore ha sempre qualcosa di interessante da dichiarare, le star hollywoodiane aggiornano quotidianamente il proprio stato, ci consigliano ricette di cucina o raccontano le ultime news del fashion world. Tutti ugualmente brevi: pillolle di vita in 140 caratteri.

Parliamo di twitter: il micro-blogging asimmetrico di ultima generazione che secondo le recenti statistiche vanta di più di 200 milioni di utenti. Una piattaforma sociale dinamica e immediata articolata nell’essenzialità di messaggi detti tweet <<pensieri con un po’ di smalto, quasi degli haiku, quasi delle poesie>> così li definisce Francesco Lomonaco nel suo libro Pensieri brevi in forma di tweet.

L’interesse economico di fronte a questo fenomeno ha mosso molte ricerche di mercato: twitter è valutato per più di un miliardo di dollari, sia Facebook che Google hanno provato ad acquistarlo. Ci chiediamo: perché tanto interesse?

Mentre Vogue cattura la nostra attenzione con commenti sui look della notte degli Oscar e LaFeltrinelli ci tiene informati sulle ultime pubblicazioni, allo stesso tempo la rete sociale diventa portavoce delle rivolte nel mondo arabo e CNN twitta <<Brasile: 26 morti e 21 feriti. Incidente di pullman turistico>>.

Twitter è molto di più di un social network: mette in contatto un flusso di notizie, di pensieri, di emozioni in tempo reale, in un medesimo istante, offrendo una visione mediatica e universale del mondo, confezionata in poche pungenti e raffinate parole non conformiste.

Tutti i colori della cronaca, ma soprattutto della vita, in cinguettii che aumentano esponenzialmente al ritmo di centinaia al secondo. Si rafforza quello che il NY Times definiva come open source journalism, che vede la partecipazione attiva dei followers, grazie alla natura interattiva dei media e alla possibilità di collaborazione.

Ci piace twitter forse perché rispecchia quello di cui andiamo cercando? Un po’ di verità, di genuinità, una visione a 360 gradi: <<spogliare gli avvenimenti dal tumulto che li accompagna e considerarli nella loro essenza>> diceva Seneca. La curiosità e lo stimolo di conoscere, confrontare e condividere idee. Severgnini scrive nel Corriere <<Twitter permette un uso professionale e un uso personale, ma personalizza i professionisti e rende professionali le persone>> non nasce per un popolo elitario, ma opta per una selezione naturale: un luogo <<intellettualmente onesto>>. In messaggi di 140 caratteri si punta all’ironia, alla brillantezza, non c’è spazio per l’aggressività o per discorsi prolissi e sgrammaticati, anche perché purtroppo <<non tutti sono Joyce>>. Non manca la necessità di rimanere aggiornati, il desiderio della diretta, della vita in onda e dell’iperconnessione. Ma anche dell’imprescindibile ricerca di se stessi: è solo quando siamo perduti che iniziamo a trovarci e a capire la distesa delle nostre relazioni. La necessità di comunicare, di sentirsi vicini, parte integrante di un concerto di voci che vogliono essere ascoltate. E ci riescono.

Margherita Stefanini – www.opennews.it

Tecnologia: Nokia E7, l’erede del Communicator

Per gli appassionati della telefonia mobile sarà difficile non ricordare il Nokia E90 Communicator, celebre terminale della casa finlandese che fece felice milioni di lavoratori nel campo del business, poiché era come avere un ufficio portatile sempre in tasca, un mini-computer che riempiva poco più il nostro palmo della mano da dove era possibile gestire in tutta tranquillità il nostro lavoro. Ebbene a distanza di vari anni, la Nokia ha lanciato sul mercato il nuovissimo modello E7, erede di quel colosso della telefonia mobile di cui vi ho parlato poco fa. E’ stato rinnovato totalmente con componenti hardware all’avanguardia e con tecnologie che faranno gola non più solo ai business-man, bensì ad una fascia di utenza molto più vasta. Ma adesso scopriamolo molto più dettagliatamente.

Caratteristiche Tecniche

Il Nokia E7 è un terminale con apertura a scorrimento e dispone di una tastiera Qwerty a scomparsa. Le sue dimensioni non sono generosissime (Altezza 123,7 mm – Larghezza 62,4 mm – Spessore 13,6 mm) ed il suo peso è di ben 176 grammi, ma sicuramente sono dati più che accettabili date le potenzialità che riserva ad ogni utenza. E’ dotato di un display touchscreen capacitivo e multitouch con tecnologia AMOLED da ben 4 pollici con 16 milioni di colori e con una risoluzione da 360 x 640 pixel. Ha una memoria interna da più di 16 GB ed è espandibile con la memoria esterna (MicroSD). Nel cuore batte un processore ARM modello 11 da ben 680 Mhz che svolge egregiamente il suo lavoro con il nuovo sistema operativo Symbian ^3 di cui il nuovo E7 è dotato. Per quanto riguarda la batteria, esso monta una BL – 4D a litio da 1200 Mah e la casa finlandese attesta che la sua autonomia in Standby è di ben 480 ore e quella in conversazione è di 540 minuti. La connettività di questo nuovo terminale è molto ben organizzata, avanzata ed innovativa oltre ad essere uno dei suoi punti di maggiore forza, poiché è dotato di rete GSM – UMTS Quad-Band (850/900/1800/1900) , HSDPA da 10 Mbs, HSUPA da 2 Mbs, nuova versione Bluetooth 3.0 con A2DP, WIFI (802.11b/g/n), micro-USB  versione 2.0, Connessione cavo HDMI per riprodurre in alta definizione tutti i contenuti direttamente sulla vostra televisione, cavo jack standard da 3,5 ed infine GPS integrato e A-GPS. (tengo a ricordare che la navigazione satellitare è gratuita sui nuovi dispositivi Nokia). Ma le sorprese non finiscono qui, perché il nuovo Nokia E7 soddisfa gli utenti più esigenti anche dal punto di vista Multimediale e vediamo perché. L’E7 ha una fotocamera da ben 8 Megapixel molto performante con tecnlogia Full-Focus, quindi capace di immortalare scatti di alta qualità senza attendere il caricamento della focalizzazione sia dalla vicina che dalla lunga distanza e dispone di uno zoom digitale di 2x con un flash doppio a led per gli scatti notturni. La risoluzione massima delle foto è di 3264 x 2448 pixel e quella dei video è di 1280 x 720 pixel ed inoltre permette di girare video a 25 fps. Per quanto riguarda la parte audio e video il Nokia E7 legge svariati tipi di formati audio come: 3GP, AAC, AAC+, MIDI, MP3, MP4, WAV, WMA, WMV e quindi potete portare sempre con voi grazie anche all’estesissima memoria a disposizione tutti i contenuti multimediali che preferite.

Qualità del prodotto ed usabilità:

La manifattura del Nuovo E7 è davvero ottima, costruito per bene in ogni dettaglio con uno slide senza “scricchioli”. Dispone sulla sua scocca ben organizzata dei i tasti di accesso rapido alle funzioni di fotocamera e volume audio. Per quanto riguarda l’usabilità è davvero eccellente, la sua tastiera estesa permette di scrivere con due mani in totale tranquillità messaggi, e-mail senza affaticare le dita. Ma non solo, il display capacitivo di alta qualità e luminosissimo ci permette di navigare all’interno dei menu molto velocemente senza troppi passaggi. La fotocamera funziona molto bene e gira video in HD da 720p ed avendo la presenza dell’accellerometro vi sarà possibile guardare i vostri video e foto a tutto schermo. Ma come si dice: “ non è tutto oro quello che luccica”. Purtroppo, in alcune prove si sono riscontrate qualche difficoltà a scattare immagini focalizzate a distanza abbastanza ravvicinata. (La nokia poteva fare meglio)! La parte Audio invece funziona molto bene. Il lettore audio ha un interfaccia simpatica ed intuitiva per l’uso, gli altoparlanti si sentono bene e l’ascolto di canzoni non compromettono le altre operazioni. Il GPS è molto veloce a fare il fix con i satelliti ed è molto preciso. Per quanto riguarda la batteria, facendo vari test è risultato che con un uso medio-alto si riesce ad arrivare a fine giornata senza problemi, ma c’è da aggiungere che la batteria non è estraibile dalla scocca e che quindi è integrata nel telefono. Che dire, uno smartphone che soddisfa come avevamo gia detto all’inizio varie fasce d’utenza e non più solo la fascia business-man, un terminale davvero completo e molto funzionale che poteva migliorare nel focus per le fotografie in macro.

Facendo il rapporto qualità-prezzo visto che lo si trova in giro su internet a 590 Euro per poterselo portare a casa, si può tradurre il tutto ad un voto generale di 8,5.

Alfonso Celeo – www.opennews.it

Kiwi – il salto della social evolution

In un mondo sempre più pervaso da relazioni costruite dietro ad un computer e prive di aderenza al mondo reale, pochi si sono interrogati su come fosse possibile unire le due esigenze che caratterizzano la socialità moderna; come, in sostanza, social network e conoscenza dal vero possono essere coniugati? Facebook, quella macchina milionaria che conta 500 milioni di utenti che, quindi, pesano meno 100 dollari l’uno. Quanto è costato però, ad un “animale sociale” quale è l’uomo questa inversione di rotta così radicale?

Immaginate ad esempio di essere ad una festa, piena di gente interessante: la parola d’ordine è CONOSCERE. E’ possibile che qualcuno di voi risulti bloccato, inceppato nel comunicare con un altro individuo. Quanti rapporti non sono mai nati per colpa di una tale situazione! Continuate ad immaginare….Avete uno smartphone? Non è importante la marca o il sistema operativo, la cosa fondamentale è l’applicazione Kiwi installata. E’ mediante un semplice tocco, infatti, che è possibile segnalare agli altri il proprio interesse ad avviare una conversazione o approfondire una conoscenza. Lo stesso meccanismo può essere applicato ai convegni o agli eventi di lavoro. Ecco, dunque, un mix perfetto tra advance social device e vita reale: KiwiRobotics. Non è un frutto, non è commestibile e il campo di utilizzo è davvero diverso.I creatori di tutto questo sono quattro ragazzi universitari. Distanziandosi dalle mere nozioni e dagli esami hanno deciso di mettersi in gioco: tre economisti ed un ingegnere informatico alla prese con sistemi operativi, campagne pubblicitarie e incontri di lavoro pur avendo un’età compresa tra i 22 e i 19 anni. I baby imprenditori, studenti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Firenze, si sono divisi i compiti proporzionalmente al loro lavoro e hanno dato vita ad un progetto imprenditoriale che diventerà realtà nella primavera del 2011. Niccolò Ferragamo (CEO), Giacomo Spigler (CTO), Filippo Rocchi (CMO) e Matteo Benetton (CFO e Investor Relations Manager), questi i nomi e i ruoli della squadra Kiwi. Il riconoscimento più grande gli arriva il 25 Ottobre: presso la Scuola Superiore Sant’Anna, la KiwiRobotics viene premiata al terzo posto in fase regionale e vola di diritto a Palermo per presentare il tutto in fase nazionale. Si parla del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI) ed in Italia è la prima competizione tra progetti di impresa al alto contenuto innovativo. La programmazione, affidata all’unico ingegnere tra i quattro prevede la creazione e la messa a punto di un profilo (creabile direttamente da ogni utente) che dia la possibilità agli individui non solo di condividere informazioni personali, ma anche di caricare il proprio CV e una potenziale To-Do-List per confrontare impegni analoghi con persone nelle vicinanze.

Arriverà a primavera 2011 e sarà scaricabile gratuitamente. Una piccola applicazione, ma con enormi potenzialità, soprattutto tenendo conto che allo stato attuale i possessori di smartphone sono 170 milioni e il loro numero è destinato a crescere.

Al momento esiste già un sito (www.kiwirobotics.com) e un gruppo Facebook (alla pagina Kiwi – The social Evolution), ma gli eventi serali continuano ad estendersi a macchia d’olio. I prossimi saranno tra Firenze e Milano. E’ un vero e proprio attacco, una strategia aggressiva alle spalle di persone come Zuckerberg. Che sia l’inizio di qualcosa di diverso non c’è dubbio. Il mondo social sta davvero per cambiare.

Francesca Larosa

I migliori Notebook gaming del momento: Alienware M15x vs Msi Gt729 vs Hp Envy15

L’ARTICOLO IN BREVE: Selezione dei migliori notebook del momento con elevate prestazione gaming, discreta portabilità ed autonomia e prezzo inferiore ai 1700€. Ottobre 2009.

Con questo articolo inauguriamo ufficialmente la sezione di OpenNews relativa alle recensioni tecnologiche. Tratteremo nel tempo di computer, cellulari, televisori, videocamere, fotocamere e tutto il meglio dell’ hi-tech.

Dell-Alienware-M15x-gets-Core-i7-920XMIn termini di rapporto prestazioni/prezzo, la scelta fra Pc fisso e Pc portatile non dovrebbe sussistere. A parità di potenza, i notebook hanno un prezzo solitamente più che doppio rispetto ai corrispondenti computer fissi. E’ il costo della miniaturizzazione: se state per acquistare un portatile soltanto per sfizio e non avete reali esigenze di portabilità, il mio consiglio è di cambiare idea e acquistare un Pc fisso. Restando sotto i 1000€, potete ottenere una configurazione in grado di masticare senza grossi problemi i titoli più recenti come Crysis Warhead. I notebook, in ogni caso, sono scelte obbligate in svariate situazioni: viaggi, lavoro, residenze all’estero, università, studio fuori sede.

Nella puntata di oggi cercheremo di indicare i migliori notebook del momento in grado di sostituire un Desktop garantendo gaming ad alto livello e alte prestazioni generali, pur rimanendo con un peso inferiore ai 4gk, con una autonomia massima di almeno 2 ore e prezzo inferiore a 1700€. I modelli selezionati dalla redazione in seguito a settimane di ricerca e confronti sono:

  • Alienware M15X (già disponibile)

    Configurazione scelta: Intel® Core™ i7 720QM (1,6 Ghz) – 4Gb ram DDR3 1333Mhz – Nvidia Geforce GTX260M – 1650€

  • MSI GT729 (già disponibile)

    Configurazione scelta: Intel® Core™ Quad Q9000 (2,0 Ghz) – 4Gb ram DDR3 800Mhz – ATi Mobility Radeon HD 4850 da 1GB

  • Hp Envy 15 (diponibile da metà ottobre)

Ricordiamo che l’Alienware M15X, come tutti i computer Dell, è totalmente customizzabile in base alle esigenze: per fare un paragone con gli altri modelli, abbiamo selezionato la migliore configurazione per la fascia di prezzo inferiore ai 1700€. Per quanto riguarda gli altri due modelli, in Italia la scelta della configurazione selezionata è invece obbligata. Analizziamo i concorrenti pezzo per pezzo.

Case ed estetica:

Le performance sono importanti, ma anche l’occhio vuole la sua parte. Tutti e tre i modelli si presentano con una base in alluminio: la differenza rispetto ai concorrenti in plastica si sente eccome. L’Alienware è il cattivo del trio. Il nome lascia già presagire molto: questo notebook sembra di un altro pianeta, massiccio, supertecnologico, potente. Le finiture sono di gran pregio e l’estetica è quella amata da gran parte dei gamers. Un notebook dall’aspetto sicuramente non professionale, ma che con le sue linee forti ed i led multicolore lascia presagire la potenza dell’hardware montato nei 4kg di case. VOTO 8,5

Il top di gamma della casa Taiwanese MSI è l’ibrido. Un compromesso fra look sportivo e professionale, che tuttavia potrebbe non piacere a tutti. La superficie zighirinata del case è piacevole al tatto ed evita di far lasciare le fastidiose “ditate” della superfici lucide. L’aspetto futuristico del MSI GT729 è assicurato dagli altoparlanti (con tanto di subwoofer) integrati e dalle rifiniture in rosso lucido. Negativa la sporgenza della batteria (una prestante 9 celle di litio) dal retro del notebook. VOTO 7

Ed infine eccolo: è Hp envy il campione di estetica. Un portatile davvero da invidia, professionale, elegante, perfettamente rifinito. Vi ricorda qualuno? Hp envy sembra essere il clone in versione PC dei Macbook pro. L’aver copiato un design così fantastico può essere eticamente discutibile, ma l’effetto è sicuramente spettacolare. VOTO 10

Portabilità ed Autonomia:

Per portabilità ed autonomia, i tre modelli sono estremamente diversi. Alienware paga il prezzo della potenza e del massiccio case in alluminio: nonostante sia semplicemente un 15,6 pollici, il suo peso, senza alimentatore, supera di poco i 4kg. Un peso del genere è ancora trasportabile, ma certo è da sconsigliare nel caso di movimenti molto frequenti. L’autonomia varia da 80 minuti, sotto sforzo o in gioco, per arrivare ai 150 navigando con la Wi-fi. Alienware permette di scegliere delle modalità interessanti di risparmi energetico, molto utili per allungare l’autonomia del portatile in caso di necessità. VOTO: 6

Con l’MSI GT729 la portabilità aumenta decisamente. Nonostante questo portatile sfoggi un notevole display da 17 pollici, la struttura in fibra di carbonio permette a questo notebook di risparmiare 1kg di peso rispetto al rivale di casa Alienware: una differenza sicuramente apprezzabile durante gli spostamenti. Per quanto riguarda l’autonomia, MSI similarmente ad Alienware permette di selezionare la ECO-mode semplicemente premendo un pulsante, per potenziare l’autonomia fino alle 3 ore. VOTO 8

Ed eccoci nuovamente alla futura uscita di HP: il campione di portabilità è, ancora una volta, l’Envy 15. Con i suoi 2,5kg pesa un buon 40% meno dell’Alienware e il 20% medo dell’MSI. Hp promette una durata massima della batteria di 7 ore: un risultato importante, che tuttavia è bene specificare sia raggiungibile solamente con l’ausilio della seconda batteria fornita con l’Envy 15. Per aumentale l’autonomia del notebook HP ha infatti ideato un espediente intelligente: una seconda batteria applicabile magneticamente sulla scocca in alluminio. VOTO 9,5

Performance Processore

Superata la prima impressione estetica, iniziamo a guardare a cosa c’è dentro queste macchine. Il favorito della gara performance è l’Alienware M15x, definito dalla casa come “il più potente notebook gaming 15 pollici mai costruito”. Alienware monta i nuovissimi processori Intel core i7, permettendo di scegliere fra i modelli 720QM, 820QM ed il top di gamma 920XM. Volendo restare nei 1700€, scegliamo il modello base 720QM. Si tratta di un processore con frequenza di 1,6mhz, in grado di raggiungere i 2,56ghz grazie all’innovativa tecnologia intel Turbo Boost Technology. Per fare un paragone: il modello i7 720QM riesce a raggiungere prestazioni gaming fino al 30% superiori rispetto al processore intel Quad Core Q9000. VOTO 9,5

E’ proprio quest’ultimo processore quad core ad essere montato nella versione italiana dell’ MSI GT729. Il Q9000 è indubbiamente un ottimo processore, tuttavia la bassa frequenza di 2,0 ghz potrebbe rallentare il resto dell’hardware nelle sessioni di gaming piu intense qualora il gioco non sia programmato per supportare tutti e 4 i cores. VOTO 7

Infine, per quanto riguarda l’Hp envy, ritroviamo lo stesso processore montato sull’Alienware: i7 720QM. Stesso voto quindi di 9,5

Scheda Video

Inutile dirlo, anche questa volta Alienware M15X risulta vincitore con la sua scheda grafica top di gamma: la NVIDIA GTX Geforce GTX260M con 1gb di memoria GDRR3. Questa scheda video è una delle migliori nel mercato (solo le soluzioni per notebook in SLI o la GTX280 sono piu potenti) riesce a digerire tranquillamente tutti gli ultimi titoli a dettagli alti. Unico ostacolo ancora insormontabile risulta Crysis Warhead a dettagli ultra, con il quale la GTX260M riesce a raggiungere solamente gli ingiocabili 16FPS. Poco male: diminuendo risoluzione e accontentandoci dei dettagli alti, il gioco supera tranquillamente i 30FPS (frames per second). VOTO 9

Secondo in classifica il GT729 di MSI con la sua Ati mobility Radeon 4850 con 1Gb di GDRR3 integrata. Le performance di questa scheda grafica sono pressochè identiche a quelle della NVIDIA gtx260M. Unica differenza da notare rispetto alla NVIDIA è l’assensza del simulatore fisico proprietario Nvidia PhysX: una tecnologia forse superflua, ma apprezzabile nei giochi che la supportano. VOTO 8,5

Envy 15 infine monta la sorella minore della 4850: una ATI mobility Radeon 4830 con 1gb di GDRR3. Ancora una volta, si tratta di una schedatop di gamma, con tuttavia performance leggermente inferiori a quelle della 4850. VOTO 7,5

Conclusioni

I tre notebook presi in analisi sono ottime macchine. Non vi pentirete dell’acquisto di nessuno dei tre. La scelta dovrebbe essere quindi guidata dalle esigente personali. Il vostro utilizzo del notebook per giocare non è troppo significativo? Scegliete Hp Envy 15. Volete prestazioni ad ogni costo e siete disposti a portare 4kg di peso nei vostri trasporti? Andate per l’eccellente Alienware M15x. Volete un ottimo compromesso fra prestazioni gaming e portabilità? Scegliete Hp envy 15 o MSI GT729.

La scelta personale della redazione di OpenNews cade su Hp Envy 15, ritenendolo il notebook più bilanciato fra i tre, con il suo peso piuma, prestazioni da campione ed estetica da favola. Certo che un lettore cd/dvd integrato potevano anche mettercelo…

Niccolò Ferragamo

n.ferragamo@opennews.it – www.OpenNews.it

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