La prima cosa da fare prima di acquistare una nuova reflex è, a mio modesto parere, sfogliare tutte le nostre foto fatte fino ad ora e capire quali soggetti prevalgono di più (sport,natura,animali,paesaggi,moda,concerti); da qui capiremo già se abbiamo una propensione verso un determinato contesto.
Altro punto cruciale da valutare è, invece, la disponibilità economica. Detto ciò, sconsiglio vivamente l’acquisto di una reflex a rate o con finanziamenti, dato che personalmente il mercato dell’usato è ricco di offerte e prodotti di ottima qualità. Quindi non svenatevi, a 250€ si trovano reflex entry level ottime che lavorano alla grande.
Di qui poi bisognerebbe ragionare sul pc che abbiamo in dotazione a casa. Sembra strano ma se abbiamo una reflex da 24mpx e un pc che supporta e sopporta in tempi brevi carichi di immagini da 5megabite passeremo le ore davanti al pc ad aspettare di scaricare le foto, senza parlare poi del tempo che perderemo in attesa delle operazioni con Photoshop.
Detto ciò entrate nei negozi e non vergognatevi di chiedere di provarla, dato che essa sarà a breve la vostra compagna di viaggi. Personalmente penso che debba esserci un feeling, senza tanti tecnicismi sugli iso più alti in canon e sui tempi più efficienti in nikon, baggianate di marketing che non si vedono nelle nostre foto.
Personalmente trovo che con nikon si ottengano dei colori più vivi, quindi la consiglierei per chi deve scattare soggetti con molti colori (fiori, animali, paesaggi, natura), in canon invece ho trovato il color pelle e la gestione degli ISO ottime (moda, sport, ritratti, concerti).
Questo discorso è comunque relativo in quanto, come detto prima, la nostra reflex è una questione di gusti non di marketing. 2 o 3 megapixel in meno o una velocità di scatto che non ti permette di fotografare una formula 1, non sono “handicap” enorme per la carriera di un fotografo; a fare la differenza siamo ancora noi, il nostro occhio e la nostra passione.
Penso ai grandi della fotografia del passato e alle macchine fotografiche che usavano, giocattoli se paragonate alle nostre Reflex, eppure le loro fotografie sono tuttora bellissime, dei capolavori immortali.
Gianvito Matarrese
Un logo, uno status simbol, un modo di rivedere il mondo.
Questo è il vero traguardo che Jobs si è posto in Apple. Egli ha ridisegnato e plasmato un nuovo modo di vivere e di comunicare. La vera vittoria di Apple sta nel nuovo sistema operativo Lion, leggero e versatile, in grado di auto configurare qualsiasi dispositivo collegato al PC tramite porte USB, e con un consumo hardware che si riduce al minimo lasciando notevolmente tanto spazio alle applicazioni di lavoro come Photoshop, Office Autocad ecc.
La sfida con il suo rivale Microsoft la vince senza minimamente batter ciglio, giacché il sistema operativo di Cupertino a differenza del Windows oltre a lavorare meglio con la metà dei consumi, non ha la possibilità di ricevere dalla rete il minimo virus, poiché non lavora con i .exe come per windows. Detto ciò va da sé, che la tecnologia Apple è vincente dalla base, dato che è stabile nelle sue funzioni e completamente gestibile dall’utente. Il passo successivo che ha portato Jobs a vincere sul mercato e a chiudere con 20,34 miliardi di dollari a Ottobre 2010 è stato quello di creare il suo PC marchiato Apple, l’Imac. Si tratta di un All-in-One tuttofare e che non ha la presenza di case ma racchiude tutta la sua potenza nel solo schermo, eliminando quindi la presenza di ingombri e dando vita ad un design accattivante e sinceramente bello da vedere. Le versioni sono personalizzabili nell’hardware e si ha una scelta base come schermi che vanno dal 21” all’enorme 27”, entrambi con risoluzione widescreen 16:9, retroilluminazione a led che danno una qualità di visione ottimizzata grazie alla tecnologia tutta Apple IPS, in grado di dare una qualità di immagine perfettamente fedele, sia che l’utente si trovi di fronte allo schermo sia che si trovi al grado 80° lateralmente.
Se dovessi trovare dei punti a vantaggio di Lion, unisce la stabilità e sicurezza di Unix con i software professionali di Windows. Ha un’interfaccia grafica semplice, innovativa ed accattivante. Le animazioni sono perfettamente amalgamate con il resto del sistema e il touchpad multitouch ne completa l’utilizzo. MAC OS X è il sistema operativo che offre l’esperienza di utilizzo migliore e detto da Mark Shuttleworth (finanziatore di Ubuntu) l’affermazione acquista una certa rilevanza. I punti di svantaggio sono sulla blindatura del sistema operativo. A parità di hardware i MAC sono più costosi. Lion funzionerebbe anche su un piccolo PC, ma per motivi commerciali si vuole che funzioni solo sui MAC. Limitazioni analoghe ci sono anche nel funzionamento del sistema operativo. Per quanto riguarda invece Windows i vantaggi li ritroviamo nella quasi totalità del software libero, freeware, commerciale, professionale supporta questo sistema operativo. La compatibilità hardware è massima e per chi vuole giocare con il PC, Windows è la piattaforma di riferimento, visto l’esclusiva sulle DirectX. C’è un problema, anzi io lo definirei il problema, con windows lavorare diventa davvero una impresa. Spyware, virus, malware, adware, trojan e chi più ne ha più ne metta.. Quello che si crede di installare non è quasi mai quello che si installa, anche un driver per una scheda audio può nascondere sorprese, una mail può essere e lo è al 50% ormai infetta o controllata o controllabile da una terza persona. La semplicità d’uso iniziale viene ripagata con aggiornamenti e continuo controllo di antivirus e firewall.Microsoft decide quando il PC è vecchio e bisogna sostituirlo o upgradarlo dato che immette sul mercato programmi sempre più pesanti e sempre più costosi.
Analizzando i costi Apple è più costosa di un 15% calcolando gli stessi prezzi e le stesse componentistiche. Il 15% viene però superato e addirittura riguadagnato dall’utente in caso di guasto. Apple ha, a mio parere il miglior servizio clienti al mondo. Se il PC Imac ha un problema sia esso hardware o software Apple con un costo di 20€ invia il corriere a ritirare il pacco a casa e appena ritirato il pacco, scarica immediatamente il PC nuovo, riducendo i tempi di attesa per il riutilizzo del PC da settimane come in tutti i servizi clienti, in soli trenta minuti. Personalmente sono stato un cliente windows per diciassette anni, con il primo win 3.2 all’età di otto anni fino al windows 7 dei giorni di oggi. È tutto intuitivo, facile e pratico, fin quando non si ha tra le mani un iphone o un ipad. Cambia il modo di intendere la tecnologia poiché grazie alle ventimila applicazioni, finalmente è la tecnologia a girare intorno a te e non viceversa come sempre stato fino a oggi.
Gianvito Matarrese
Pro Evolution Soccer 2012, anche chiamato PES 2012, è uno dei videogiochi di simulazione calcistica più noti in circolazione. Prodotto dalla KONAMI, ha abbandonato il vecchio Testimonial (Messi) per lasciare spazio a Cristiano Ronaldo.
All’ accensione, presenta un menù ispirato a quello vecchio: logico, pratico e a doppio scorrimento (orizzontale prima e verticale dopo).
Il Gameplay di PES non e cambiato, ma la vera novità è il Teammate Control. Grazie a questo si possono comandare fino a 2 giocatori contemporaneamente, creando così più spazi per la giocata individuale o l’azione ben organizzata. Guardando alle modalità, PES non ha molto da offrire e ciò è dovuto alla scarsa quantità di campionati. 
Per quanto riguarda l’ufficialità delle squadre pecca nel campionato inglese e in quello portoghese, ma è anche l’unico gioco ad avere i diritti di: Uefa Champions League, Uefa Europa League e Copa Santader Libertadores. La KONAMI ha puntato molto anche su tutto quello che accade fuori dal campo di gioco, creando in questo modo la nuovissima modalità PATRON, mediante la quale si possono gestire le casse della propria squadra del cuore nei panni del Presidente. In campo, si nota una grande differenza rispetto agli anni scorsi. Infatti i giocatori, mettono molto in risalto le capacità tecnico-tattiche. Il gioco diviene più difficile, realistico, ma soprattutto più appassionante. Anche la fantastica rivoluzione della IA si fa sentire, perché in questo modo i movimenti senza pallone e le triangolazioni diventano più naturali. Di tutt’altra caratura, invece, la nuova IA dei portieri che è tutt’altro che fantastica.
In seguito a questo problema, la KONAMI, ha deciso di rimediare rendendo disponibile un aggiornamento per i portieri.
Anche quest’anno PES si è riconfermato un bel gioco di calcio in rapporto anche il suo prezzo (che purtroppo resta piuttosto alto).
Luciano Camusso – www.opennews.it
Sarò insistente, ma in principio fu Apple. Fin dall’uscita del primo Mac OS, che, proprio come oggi, era un sistema chiuso e dedicato al solo hardware made in Cupertino, gli ingegneri e i grafici del primo sistema operativo a icone hanno prestato grande attenzione all’omogeneità grafica e funzionale di file e applicazioni.
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, si può parlare tranquillamente di “ere geologiche” quando si discute dei tanti e radicali cambiamenti che hanno stravolto ciclicamente l’universo digitale.
L’attuale tendenza che, dicono i guru dell’informatica, porterà al superamento del computer come centrale operativa spostando sulla nuvola dati e applicazioni, è chiamata post-PC. In primis, questa rivoluzione è dovuta all’incredibile sviluppo tecnologico dei dispositivi mobili: PDA, smartphone e tablet.
Ognuno di noi, verosimilmente, già possiede o possederà un PC e diversi dispositivi mobili in grado di ovviare in modo immediato ad esigenze di produttività e svago, magari sfruttando la rete e i servizi di cloud computing.
Il problema che sorge più spontaneo in questi casi è quello della sincronizzazione dei dispositivi. Immaginate il caso di dover fornire un documento al lavoro o all’università: “dov’è adesso quel PDF? Sull’iphone, o forse sul tablet? No!!! lo ho lasciato sul PC!!!!” Invece che semplificare le normali operazioni, questa moltiplicazioni di strumenti di per sé potenti e utili, complicherebbe enormemente le attività quotidiane.
Avere un sistema chiuso Mac-iPhone (o iPad), malgrado nativamente non sia troppo aperto, risolve questo tipo di grane, e anzi, con l’introduzione di Lion (in questi giorni) e iOS 5 questo autunno, migliorerà ulteriormente l’esperienza integrativa dei vari devices. Questi due sistemi operativi sono stati progettati e scritti insieme per “andare a braccetto” grazie ad applicazioni come, software di cui si è molto parlato negli ultimi mesi.
E chi (la maggioranza) ha soluzioni diverse? PC Windows e smartphone Android o Blackberry? Ormai le case software si stanno muovendo sul solco di Apple, puntando alla facilità di integrazione e sincronizzazione tra i dispositivi, sia includendo applicazioni proprietarie o incentivando l’uso della Cloud tramite l’ottimo Dropbox, ad esempio, nella sua versione desktop e mobile.
Microsoft, dopo l’importante accordo strategico con Nokia, e con il nuovo Windows 8, in uscita l’anno prossimo, punterà al supporto multi-piattaforma (fissa e mobile) con lo stesso sistema operativo. La sfida è davvero interessante: con Windows 7 è stato fatto davvero un ottimo lavoro (io uso indistintamente Mac e Windows con identica soddisfazione). Se Windows 8 riuscirà a lavorare efficientemente sulla moltitudine di diversi dispositivi che lo implementeranno e garantirà una buona comunicazione con il PC, si rivelerà davvero un ottimo prodotto sia consumer che business (la fascia in cui Microsoft ormai regna incontrastata).
Richiamando l’attacco dell’articolo, concludo parlando di grafica e software design: avete notato come in questi giorni Google stia uniformando la grafica di tutti i suoi servizi? La banda nero opaco con selettore rosso scuro sul top delle pagine e la caratterizzazione in nero opaco, rosso scuro e celeste per, rispettivamente, testi, link e tasti va da Google, a Maps, al traduttore, a Google+ fino a Youtube, il cui player, stamattina, ha adottato i nuovi colori nella barra di navigazione del video.
Tutte scelte a mio parere di ottimo gusto grafico e funzionale. L’esperienza d’uso ne migliora sensibilmente: Google sta infatti puntando con decisione a integrare e uniformare i propri servizi per tentare di coprire e sostituire con le proprie web-app i software tradizionali, accentrando così centinaia di milioni di utenti sulle proprie piattaforme. E per dare in modo intuitivo idea e cognizione di questa scelta il gigante di Mountain View è partito proprio dall’aspetto grafico delle sue pagine, esibendo in questo modo un progetto di integrazione davvero ambizioso e che trascende il semplice web-design.
A volte l’apparenza è sostanza dunque? La frammentazione grafica di Microsoft (sistema operativo vs software, ad esempio) ha contribuito a dare un senso di disordine e confusione ai propri utenti. Mac OS (e iOS di conseguenza), al contrario, hanno sempre puntato all’uniformità stilistica dei propri prodotti, con vincoli estetici precisi anche nei confronti degli sviluppatori esterni. Sembra che sia Microsoft che Google si stiano dirigendo finalmente verso questo tipo di scelte, un po’ in ritardo forse, ma non importa. Un esperienza d’uso multi-piattaforma ed integrata sia “sostanzialmente” che graficamente sarebbe finalmente a disposizione di moltissimi utenti, e non solo di piccole elìte.
Dante Rolla – www.opennews.it
A quanto pare sono sempre più lontani i tempi in cui, per poter pubblicare una pagina Web, bisognava litigare con l’HTML (Hyper-Text Mark-up Language) nelle sue varie versioni, con i CSS (Cascading Style Sheets) o i codici Javascript.
Certo, per produzioni di tipo professionale è indispensabile conoscere questi linguaggi, come anche i più recenti codici di programmazione per il Web, come il php (Hypertext PreProcessor), su cui è basato ad esempio Facebook. Ma, per creare un sito personale, ormai, la rete mette a disposizione molti strumenti davvero validi, che consentono di esprimere idee e creatività in modo semplice ed intuitivo.
Uno dei più apprezzati web editor al momento è Wix.com, che permette di disegnare pagine Web in formato flash dirattamente dal browser (è necessario installare Adobe Flash Player). Wix mette a disposizione una simpatica ed intuitiva piattaforma di Web Design, basata sul paradigma WYSIWYG (What You See Is What You Get), che permette di implementare anche form per il contatto email; tasti di sharing per i più importanti Social Network come Facebook, Twitter, Flickr ecc. e addirittura strumenti per il commercio elettronico (carrello, funzione paypal ecc.), il tutto senza scrivere una sola riga di codice!!!Sul sito sono presenti migliaia di bellissimi modelli preimpostati modficabili a piacimento, altrimenti si può partire a disegnare dalla pagina bianca.
Il bello è che i siti che creerete con Wix sono gratuiti e restano online per tutto il tempo che volete! Il nome del vostro sito gratuito sarà dipendente dal dominio di Wix e dal vostro nome utente: se create un sito che si chiama, per esempio, “Lorem Ipsum” e il vostro user name su Wix è “PancoPinco”, il sito avrà questo indirizzo http://www.wix.com/PancoPinco/Lorem-Ipsum. Se invece vorrete registrare un vostro dominio, come www.loremipsum.it è possibile farlo, ma al prezzo di un canone annuale variabile a seconda della memoria che occupate sui server di Wix, che va dai 50$ in su.
Anche Google si è lanciata nel mercato del Web Site Editing, integrando nella sua vasta rete di Web App, che costituiscono il cuore pulsante di Chrome OS, Google Sites, applicazione fruibile tramite il browser web. Google Sites permette di creare siti multimediali in HTML, quindi maggiormente compatibili e più leggeri rispetto ai siti in Flash, permette di creare vari profili di amministrazione e gestione del sito e di integrare funzioni di commercio elettronico e business. Si tratta dunque di uno strumento potente, adatto a soddisfare le esigenze sia dell’utente privato che della piccola o media impresa. Anche Google Sites dispone di molti modelli personalizzabili, che, seppur meno accattivanti dei favolosi siti preconfezionati di Wix, svolgono egregiamente la loro funzione.
Se avevate in mente di creare un sito, ma eravate frenati dalle difficoltà di creazione e pubblicazione on-line, ora non avete più scuse! Buon Web-Design a tutti!
11:09 | Incluso in
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Chiamarli telefonini è riduttivo. Gli smartphone rosicchiano ad ogni trimestre fette di mercato sempre più ampie e offrono prestazioni Hardware simili a quelle dei laptop in vendita pochi anni fa. Da qualche mese, oltretutto, si è innescata una rivoluzione nella rivoluzione: LG infatti ha lanciato l’Optimus Dual, il primo cellulare dotato di processore Dual Core (l’ Nvidia Tegra 2). Samsung non ha tardato a rispondere e poche settimane fa ha immesso sul mercato il suo ultimo gioiellino, il Galaxy S II, successore del Galaxy S, da molti considerato il più riuscito anti-iPhone. Se però il modello precedente non era uscito troppo bene dal confronto con il device californiano, questo Galaxy S II letteralmente straccia il melafonino dal punto di vista della componentistica “sotto e sopra il cofano”.
Ovviamente questo tipo di confronto non ha troppa attendibilità dal momento che si parla di un telefono appena uscito (Samsung) contro un modello dell’anno scorso (Apple), ma sicuramente l’iPhone, che piaccia o no, è un ottimo punto di riferimento del settore smartphone: rappresenta quindi un buon metro di paragone per valutare le caratteristiche Hardware di altri dispositivi anche per chi non mastica troppo le terminologie adeguate. Vediamo dunque piú nello specifico questo nuovo telefono che ho avuto occasione di provare:
Hardware
Processore Dual Core da 1Ghz Texas Instruments
RAM 1Gb
Schermo 4,27” ris 800×480 Super AMOLED Plus Touch Screen Capacitivo
Fotocamera 8Mpixels
Memoria 16Gb interna espandibile con microSD
Peso 116 gr
Altezza 126 mm
Larghezza 66 mm
Profondità 8 mm
Batteria Li-Ion 1650 mAh
Standby 350 h
Conversazione 5 h
Rispetto ad iPhone, quindi, il Galaxy S II ha un processore più del doppio più veloce, il doppio della RAM, lo schermo di quasi un pollice più ampio, maggior contrasto e neri più profondi (anche se con risoluzione leggermente inferiore: iPhone dispone di uno schermo da 960×540 pxl con una densità superiore dovuta alle dimensioni più ridotte), memoria espandibile, minor peso, minore spessore, batteria più capace e costo inferiore (da 59 a 129 euro). iPhone per contro è costruito interamente in vetro e acciaio, mentre il Samsung ha una scocca in plastica. Seppur la plastica è un materiale di minor pregio, è molto meno delicata e, in caso di danni, le componenti si sostituiscono con una modica cifra. Anche questo è un aspetto da valutare.
Software
Qui il discorso diventa più complicato, e non mi addentro in paragoni o “sfide” tra i terminali e i sistemi. Questo Galaxy S II gira con l’ultima versione di Android (2.3 GingerBread), il sistema operativo “made in Google”. Grazie alle ottime caratteristiche Hardware tutte le applicazioni sono estremamente reattive, la navigazione in Internet piacevolissima, lo zoom fluido, la riproduzione di video in HD senza scatti e la gestione dei widget ottimale. Lo schermo touch di tipo capacitivo supporta gestures a più dita (alcune sono inedite) e la scrittura su tastiera virtuale è estremamente comoda. Ah, dimenticavo: telefona pure e prende benissimo la rete!
Considerazioni finali
Si tratta dello smartphone attualmente più potente e sottile sul mercato. Le dimensioni sono tuttavia generose a causa dell’ampio schermo da 4,3”. Le prestazioni sono da fuoriserie, Android è un gran bel sistema operativo che conta quasi 200.000 appicazioni disponibili, sia gratuite che a pagamento, e non soffre delle moltissime limitazioni di iOS. Vanta una ottima connettività, sia di rete che multimediale, è assemblato con materiali di buona qualità ed è venduto a un prezzo concorrenziale: € 599 (ma su eBay si trova anche a € 540)
Per informazioni dettagliate, specifiche tecniche ecc. rimando al sito del produttore: link
In conclusione, se siete disposti a spendere una cifra considerevole in uno smartphone e volete il migliore, dovete sicuramente considerare l’acquisto di questo apparecchio, che al momento ha tra i suoi concorrenti solo l’HTC Sensation, l’iPhone 4 (in attesa del 5) e, un gradino più in basso, l’LG Optimus Dual.
Dante Rolla – www.opennews.it
10:03 | Incluso in
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Su internet impazza da circa un mese la notizia che ogni MacUser del mondo non avrebbe mai voluto udire: esiste un virus per Os X Snow Leopard e sono già stati infettati tra i 60 e 100 mila computer nel globo.
Di che si tratta? Si tratta di un malware, un software maligno, che si chiama MACDefender. Il funzionamento è semplice e stupido, se paragonato ai terribili, agguerriti e numerosi virus per Pc Windows. Come anche il nome suggerisce, questo malware ha l’aspetto di un antivirus per Mac, il quale finge di trovare delle minacce virali sul computer e richiede, per cancellarle, i dati della carta di credito. Ovviamente le minacce non esistono e i dati di accesso ai nostri conti vengono rubati.
Come funziona? Il download avviene in maniera automatica da siti web infetti, e sfrutta una leggera debolezza del browser Safari, il quale non chiede conferma per i download e l’installazione dei file con estensione conosciuta. (Che credulone!) Per difendersi occorre prima di tutto deflaggare l’opzione “apri file sicuri dopo il download” nel menú Preferenze/Generale. Se poi verrete avvisati del download di tale programma, ovviamente non apritelo!!! Se invece, come il sottoscritto, utilizzate un browser decente come Chrome, il problema non si pone proprio. Se siete già stati infettati non fornite assolutamente informazioni personali o dati della carta di credito, e se ingenuamente lo avete già fatto, fate bloccare l’operazione dalla vostra banca. Dopo che il programma è stato installato, appare una finestra che avvisa l’utente della presenza di virus e richiede, per la rimozione, i dati della carta di credito.
Come fare per rimuovere il malware (fonte: il blog SaggiaMente):
- aprire Monitoraggio Attività e chiudere qualsiasi istanza relativa a MACDefender/MACGuard?avRunner
- Eliminare MACDefender/avRunner da Applicazioni
- Controllare gli elementi avviati al login tramite le Preferenze di Sistema per eliminare tracce
- Ripulire eventualmente ciò che resta cercando “MACDefender” “MACGuard” e “avRunner con Spotlight”
Apple in ogni caso ha annunciato che rilascierà a breve un aggiornamento che immunizzerà il sistema da questo fastidioso malware.
Qualche considerazione:
Prima di tutto non si tratta di un virus che danneggia il sistema operativo, che distrugge o modifica documenti a nostra insaputa, che utilizza la nostra macchina come strumento per infettarne altre ecc. Si tratta di un programma disonesto, che inganna l’utente per ottenere i suoi dati bancari e farsi versare la cifra necessaria alla fantomatica disinfestazione dai virus del computer.
In secondo luogo un utente un minimo esperto non installerà mai il programma ad occhi chiusi (viene richiesta la password di sistema) e non fornirà “sull’unghia” i propri dati bancari. Si tratta dunque di un primo ingenuo tentativo che si approfitta della generale ingenuità dei Macuser meno esperti, i quali confidano sempre e comunque nella totale sicurezza dell’ambiente della Mela. Certamente si tratta di un pericoloso precedente, che rischia di causare un colpo all’immagine “blindata” della casa di Cupertino, che sulla sicurezza del suo OS ha fatto un vero cavallo di battaglia.
Alcuni dubbi ed interrogativi bisogna comunque porseli:
Negli ultimi anni i Mac hanno vissuto una costante e decisa impennata nelle vendite, vuoi per lo status symbol che rappresentano, per il design curato, per la bontà del sistema operativo e dei programmi, per il calo di prezzo generale dei suoi prodotti, per l’effeto halo dei dispositivi mobili ormai ovunque diffusi, iPod e iPhone in primis. La fetta di mercato dei Mac e la loro diffusione inizia dunque a essere considerevole – il 6% nel mondo e il 13% nei soli USA, dove nell’ultimo anno i Mac hanno aumentato le loro vendite del 155% nel settore business a fronte del 4,5% dei PC – quindi appetiibile agli hackers e alle software house che producono antivirus (e di conseguenza virus, per vendere meglio i loro prodotti!). Le politiche molto chiuse a livello Hardware e Software inoltre hanno contribuito a rendere antipatica l’azienda ai pirati informatici, integralisti dell’Opensource. Che nei prossimi anni quindi i sistemi Mac saranno bersaglio di attacchi, non c’è dubbio. Starà a Jobs e co. correre presto a ripari preventivi.
Concludendo, al momento non c’è nulla o quasi di cui preoccuparsi, ma sicuramente bisognerà aumentare il livello di guardia e tenersi aggiornati sulle novità, buone o cattive, dell’universo digitale!
Dante Rolla – www.opennews.it
Sono un accanito lettore: ho maneggiato, letto e fisicamente consumato centinaia di libri (povere edizioni economiche!). Non li presto mai, o quasi, a nessuno. Ne sono geloso e provo per loro un attaccamento esagerato, e ognuno di essi conserva note a margine, sottolineature, macchie di caffè e segni del tempo. Ne posseggo anche tanti “ereditati“ dalle librerie familiari, col prezzo ancora nell’ordine delle poche decine di lire, risalenti agli anni ’50. Come penso moltissimi lettori, mi piace sentire il profumo della carta vecchia, la sua rugosità e il colore ingiallito su cui le lettere, stampate con i vecchi macchinari, spiccano, magari pure un po’ storte. L’insieme di queste sensazioni, oltre ad appagare attraverso la lettura, appaga anche i sensi, trasformando il momento della lettura in un gratificante spazio personale fatto di piccoli e delicati piaceri.
Sicuramente anche gli appassionati di musica fanno considerazioni simili ripensando al vecchio caro vinile, soprattutto se paragonato alle fredde librerie digitali in stile iTunes e co., ma malgrado questa mia sdolcinata e “impertinente” (nel senso che a primo acchito sembra che non c’entri nulla con una rubrica dedicata alla tecnologia) dico che gli e-books, ovvero i libri in formato elettronico, mi attirano. Mi attira la praticità di avere metri e metri quadri di libreria e relativi chilogrammi di peso in dei .pdf salvati su una memoria flash da pochi grammi che puoi tenere comodamente in borsa o in tasca, la possibilità di lavorare su un testo in digitale, il fatto di non dover più dipendere da fotocopie o copisterie, il poter scaricare un libro dal web e non avere sulla coscienza qualche ettaro di Amazzonia. Se penso che l’esagerata quantità di carta che ha nutrito i miei studi universitari avrebbe potuto essere stata vantaggiosamente sostituita da pochi MB di memoria e un e-book reader, vengo immediatamente colto da un forte nervoso!
Per fruire al meglio di un e-book è necessario possedere un e-book reader, ovvero un dispositivo elettronico che somiglia a un tablet, dotato di touch screen o tastiera QWERTY o entrambi, e soprattutto equipaggiato con uno schermo che sfrutta la tecnologia e-ink, “inchiostro elettronico”. Questa tecnologia, al contrario degli schermi LCD, retroilluminati da lampade o LED, sfrutta delle microsfere dotate di due facce, una bianca e una nera, caricate elettricamente e ruotabili attraverso campi elettrici per adattarle ovviamente alle pagine da visualizzare. Nelle immagini è presente un modello di funzionamento dell’e-ink. La luminosità dunque è bassissima, così come le onde elettromagnetiche emesse, risultando confortevole per gli occhi quasi quanto la carta tradizionale. Utilizzare un tablet tipo l’iPad o un computer per leggere un e-book è dunque quanto di più sconsigliabile, visto che lo troveremmo decisamente stancante per la vista.
Oggi, il più apprezzato sembra essere il Kindle di Amazon, disponibile in vari formati – da 6 a 9,7 pollici – dotato di connettività wi-fi o 3g e venduto sul famoso store online a partire da $139, circa €103 al cambio odierno. Recentemente inoltre sono stati presentati diversi prototipi che consentiranno finalmente la lettura a colori, molto utile nel caso dei testi scientifici.
Ok, dov’è la notizia? Quanto detto è più o meno noto! La notizia è che il sopracitato Amazon, ieri, ha annunciato di aver venduto nel mese di aprile, udite udite, 105 libri digitali ogni 100 libri in formato cartaceo tradizionale. A quanto pare il mercato si sta accorgendo di questa nuova, utile ed ecologica tecnologia.
Molti lettori saranno agghiacciati dalle prospettive future, prefigurandosi scenari apocalittici: mai più affascinanti librerie come quelle narrate da Zafón, le pareti di casa spogliate da dorsalini e rilegature e solo un freddo, stupido Kindle sul comodino!
Non credo, e soprattutto non mi auguro che sarà così, soprattutto nel futuro imminente. Credo invece, e spero, che gli e-books diventino il futuro standard in campo scolastico e universitario, consentendo notevoli risparmi alle famiglie (ogni nucleo famigliare spende per i libri scolastici delle superiori qualcosa come 500 euro/anno/figlio), eliminando i pesanti zaini dei bambini, favorendo la distribuzione dei testi, evitando di consumare tonnellate e tonnellate di carta. Il libro come oggetto “materiale“ resterà ancora per molto, difendendosi tenacemente nel settore della narrativa e dello svago: romanzi, libri di settore, raccolte di poesie, fotografia ecc…
A differenza dei supporti per la musica, che hanno visto numerose trasformazioni in un corso di storia relativamente breve partendo dal vinile, fino alla cassetta, al cd eall’mp3, il libro, inteso come supporto materiale per un contenuto “metafisico“, poggia su una storia praticamente invariata da Gutenberg ai giorni nostri, che non si cancellerà certo in un clic di mouse!
Dante Rolla – www.opennews.it
09:31 | Incluso in
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Chi di noi non ha mai installato un programma pirata? Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Le disquisizioni sulla liceità o meno del download di materiale protetto da Copyright sono annose e di non certo semplice risoluzione, quindi eviterò di avventurarmi su un terreno tanto periglioso. Più interessante è invece notare come le grandi software house (Microsoft, Adobe) in realtà non si prodighino più di tanto nel combattere la pirateria: un programma è “crackabile” generalmente dopo pochissimi giorni dalla data della sua uscita sul mercato. Perché? A mio avviso ciò è tollerato, se non apprezzato, per aumentare la diffusione di un programma, per creare, cioè, uno standard di formato che diventi universale.
Pensiamo a Word, o in generale alla suite per la produttività Microsoft Office: la maggior parte delle copie diffuse nel mercato consumer non è autentica – l’acquirente con partita IVA al contrario è costretto a comprare la licenza, a causa dei controlli molto più frequenti – garantendo così a Office una diffusione capillare, che ha contribuito a far diventare i formati .doc, .ppt ecc. universalmente utilizzati e conosciuti. Un computer sprovvisto di un software capace di aprire un file con estensione .doc o .pdf è considerato monco, se non inutile.
Che fare, dunque, al momento dell’acquisto di un nuovo PC? Commettere un reato, o rivolgersi ad alternative gratuite? In teoria, tutti opterebbero per la seconda opzione, in pratica, no. I motivi sono svariati: maggiore dimestichezza con l’interfaccia di un certo software, maggiore praticità, ignoranza delle alternative gratuite.
Vediamo una breve carrellata di software validissimi, ormai conosciuti e utilizzati sia dai privati sia dalle imprese, che sostituiscono gratuitamente, e soprattutto validamente, i loro costosissimi “sosia” a pagamento.
OpenOffice Alternativa gratuita alla suite Office, supporto multipiattaforma. Permette di aprire tutti i file creati con Office e di salvare nei formati di Office (fino alla versione 97-2003) e .pdf. L’ Università di Pisa ha adottato OpenOffice al posto di Office da diversi anni ormai, risparmiando moltissimo.
Thunderbird Ottimo client di posta elettronica. Forse la migliore alternativa a Microsoft Outlook o Apple Mail.
Gimp Alternativa OpenSource al celeberrimo Photoshop. Anch’esso funziona con tutti i sistemi operativi più diffusi (Windows, Mac, GNU-Linux, Sun-Solaris) ed è in grado di farci lavorare su tantissimi tipi di file diversi.
Avidemux, ottimo software freeshare di video editing. Lavora benissimo su tutti i formati più diffusi. Sostituisce degnamente Pinnacle Studio.
VLC Player multimediale, alternativa gratuita a Quicktime, Windows Media Player ecc. Anche questi player, infatti, essendo precaricati su sistemi operativi commerciali, sono “a pagamento”. Se scegliamo di lavorare su un sistema operativo aperto, come Linux, e vogliamo un software gratuito per fruire i nostri file multimediali, dobbiamo scegliere VLC. Oltretutto, è il migliore in circolazione, per qualunque piattaforma: al contrario dei suoi colleghi griffati, infatti, riproduce file di ogni formato. Il suo slogan? It plays everything!
PDFCreator o MyPDFCOnverter Validi software che creano file PDF da qualunque altro file stampabile, consentendo inoltre di modificare successivamente i documenti realizzati e di esportarli in tantissimi altri formati. Non solo Adobe Acrobat, dunque.
Avast Ottimo antivirus e antispyware gratuito. Norton, Kaspersky e Nod32, addio!
Sono infine numerosissime ed utilissime le utility (cioè quei programmi che fanno poche operazioni, ma le fanno bene) per giungere ai risultati più disparati senza spendere un Euro: scaricare video da Youtube (FreeYoutubDownloader), pulire il registro di sistema di Windows (CCleaner), creare sottotitoli (Jubler), convertire file audio o video in formati diversi e chi più ne ha, più ne metta! Non resta che armarsi di pazienza e cercare, tenendo presente che l’ alternativa libera e gratuita esiste.
Enjoy your OpenLife!
Dante Rolla – www.opennews.it
22:02 | Incluso in
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Prendono campo a macchia d’olio i programmi che permettono di sfruttare le potenzialità del Cloud Computing, migliorando in modo semplice e veloce la nostra vita digitale.
Addio chiavette USB? È ancora presto per dirlo, ma sicuramente le opportunità di storage e sincronizzazione offerte dalla nuvola sono davvero molte, flessibili, economiche e pratiche da usare.
Piccolo passo indietro: cosa si intende per Cloud Computing? Si intende quell’insieme di tecnologie informatiche che permette l’utilizzo di risorse e servizi in remoto. Aziende e provider di servizi internet mettono cioè a disposizione di chi desideri servirsene hardware e software. A livello aziendale si suppone che queste tecnologie cambieranno radicalmente il modo di pensare un’architettura di rete, permettendo notevoli risparmi e massima scalabilità delle risorse, attraverso un sistema pay per use: tanto usi, tanto paghi, sia in termini di risorse fisiche che di tempo. Il settore è in forte espansione: Amazon, attualmente leader incontrastato tra i fornitori di Cloud Services con il suo EC2, non mette a disposizione solo server e archivi, ma intere piattaforme, dotate di CPU, GPU, RAM ecc, permettendo agli utenti di creare addirittura delle Remote Work Station estremamente flessibili e scalabili o siti Web raggiungibili da milioni di persone contemporaneamente, senza dover acquistare nemmeno un server!
Anche l’utente domestico sfrutta la nuvola, magari a sua insaputa. Pensiamo alle Web Mail come Gmail: che altro sono se non uno spazio dove restano memorizzati i nostri messaggi di posta elettronica su un server fisicamente situato chissà dove, a cui possiamo accedere da qualunque computer del mondo, purché connesso alla rete, semplicemente inserendo Username e Password?
Si vocifera che presto anche iTunes si sposterà dagli Hard Disk locali alla nuvola, permettendoci di accedere alle nostre librerie musicali sempre ed ovunque. Google intanto non starebbe perdendo tempo: un servizio concorrente, Google Music, sarebbe in rampa di lancio entro la fine del 2011.
Una semplice applicazione cloud davvero utile è DropBox, software di storage e sincronizzazione davvero utile e potente. Il programma (per PC, Mac, Linux), una volta installato, permette di scegliere se avere a disposizione su server remoti uno spazio di 2GB, gratuito ed espandibile gratuitamente fino a 10GB invitando amici ad utilizzare il servizio (250MB ad amico, quindi circa 32 amici); 50GB (9,99 USD/Mese); 100GB(19,99 USD/Mese).

DropBox può essere usato via Web, caricando e visualizzando i file tramite il browser, oppure tramite il software installato sul computer, che sincronizza automaticamente una cartella locale del file system con quella condivisa, notificando le sue attività all’utente tramite una interfaccia minimal, chiara e pulita.
L’applicazione permette non solo di condividere file e cartelle con chiunque tramite dei semplici weblink, o di sincronizzare tra loro diversi dispositivi in nostro possesso – PC, Smartphone, iPod ecc. – ma anche operazioni più avanzate, come creare cartelle di lavoro condivise tra gli utenti (tipo GoogleDocs), accedere alla posta elettronica salvata in memoria locale, lanciare un download torrent da Desktop remoto e chi più ne ha più ne metta. Il download di questa applicazione è davvero consigliato per che vive in mobilità e ha necessità di avere sempre a portata di clic i suoi documenti più importanti.
Nel novembre 2009 Dropbox ha raggiunto la cifra di 3 milioni di utenti, e il 20 gennaio 2010 ha annunciato il raggiungimento di 4 milioni di clienti, il che significa che Dropbox è, in teoria, in grado di garantire sui suoi server una capienza di almeno 8 petabyte(1PB = 1024TB).
CloudApp è un altro servizio di backup on the cloud, basato su Amazon EC2, utilizzabile anch’esso sia dal browser sia tramite un comodo tool gratuito, dall’interfaccia grafica davvero curata e “stilosa“ (disponibile solo per Mac, attualmente). Il funzionamento è più o meno simile a DropBox: cartella condivisa in locale, ottima gestione degli uploaded files in remoto, organizzazione per categorie, permette il salvataggio e la condivisione di URL e preferiti e l’invio di ogni genere di file attraverso un semplice link. La differenza con DropBox sta nella memoria a disposizione: udite udite, CloudApp non dà limiti di storage, quindi in teoria possiamo “uppare“ sulla nuvoletta una mole infinita di dati. Ad una condizione però: il singolo file, nella versione free del servizio, non può pesare più di 25MB e non si possono caricare più di 10 file al giorno. La versione a pagamento alza la soglia dei MB (250), e gli upload diventano illimitati. Il prezzo? 45$/Anno. Caricare video sarà quindi quasi impossibile, ma per quanto riguarda foto, musica e documenti la potenza e flessibilità di CloudApp è difficilmente eguagliabile.
Sicurezza: Questi due servizi sono in teoria molto sicuri, entrambi infatti sfruttano l’ HTTPS, con crittografia a 128bit con protocollo SSL e algoritmo AES. Praticamente il meglio di cui il web disponga, ma, come il recente caso Sony Playstation Network dimostra, non esistono nel mondo digitale fortezze inespugnabili.
Link
DropBox
CloudApp
Sfondo desktop condiviso tramite CloudApp – un esempio pratico delle opportunità offerte da questo servizio. Foto a definizione piena, scattata dal sottoscritto a Kyoto, Kenkaku-ji, Golden Palace.
Dante Rolla – www.opennews.it
09:17 | Incluso in
Hi-tech |
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