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Lisbon on tiles. Meeting Camilla Watson.

L'artista con una delle sue immagini stampata su una porta di legno

Lisbona regalami un tuo scorcio, permettimi almeno per un attimo di conoscerti, sotto e dietro I negozietti di souvenir e I ristoranti italiani. Complice l’aiuto di un’eccellente guida, proprio mentre sto ancora sperando, “il miracol s’è fatto”. Tutta Beco das Farinhas, dove mi trovo, è impreziosita da  anziane signore che, mentre stendono i panni o portan la spesa, passeggiano sulle pareti tutto il giorno, finchè la luce dorata le illumina. Sedute su mattonelle, le loro gambe disegnate dal bianco-nero di un ritratto appaiono con la delicatezza di una foto che si formi proprio sotto ai tuoi occhi nella camera oscura, lentamente.

Gioisco e ringrazio la città per avermi concesso quello scorcio tanto sperato e decido di non perder l’occasione di conoscere l’autrice di quelle originali opere d’arte tese fra antico e innovativo: il suo nome è Camilla Watson.

Colpisce come un’artista non portoghese sia stata capace così abilmente di interpretare lo spirito di quel paese, ci si chiede se sia stato amore a prima vista o se abbia dovuto cavarne fuori le informazioni con le pinze. Lei risponde che stava tornando da Sao Tomè, dove era arrivata dal Brasile per un lavoro come fotografa per l’Unicef, quando decise di fermarsi a Lisbona un mese per perfezionare il suo portoghese..” one month became two… and then three.. and I am still here. I instantly felt at home in Lisbon. I love the  people here, the light, the city, the food...”, spiega. Beh, la capisco, chi è stato anche solo una volta in questa  città sa come può avvolgerti immediatamente molto più di cento altre città ugualmente splendide. Le mattonelle qui regnano ovunque, azzurre, blu, verdi, caratteristiche, si sa, della città nei secoli… Ma l’idea di utilizzarle come base per le sue fotografie, beh, non è da tutti.

 Mi confessa che lo spunto le è stato dato da un’amica,  Carole Garton; le mattonelle vengono da Alentejo, prodotte a mano in una piccola fabbrica chiamata “Artevida”. Non sono piastrelle qualsiasi, ma sono definite “idrauliche” e sono perfette per questa lavorazione perché, essendo molto porose, lasciano che l’immagine sia ben assorbita.  Mi spiega poi  come abbia sperimentato diverse superfici, lavorando sempre con questa emulsione chiamata “liquid light”. Dopo averla messa a bagno maria, la applica con una spazzola sulla base scelta nella sua camera oscura; lasciato il tutto ad asciugare per una notte, può quindi procedere con la stampa delle immagini come si trattasse di una qualsiasi carta fotografica.   Detta così appare piuttosto semplice, sebbene immagino sia come per  i video su You Tube o su Art Attack (ecco che salta sempre fuori), in cui pare che tutto si possa fare in tre minuti quando poi tre ore regalano solo risultati disastrosi.

 Lasciando da parte momentaneamente i dubbi sulle mie capacità artistiche, chiedo come abbia scelto i suoi soggetti; lei mi dice che le piaceva l’idea di fotografare gli anziani della zona essendo la pittura delle piastrelle una della più antiche forme d’arte in Portogallo. Mi giro e noto poi che su una mattonella vi è proprio una dedica ai suoi “vicini di studio”, dato che il suo atelier si trova proprio qui in Beco das Farinhas. Camilla è inoltre una grande sperimentatrice, le piace stampare le sue immagini su numerose superfici diverse, come il legno marittimo, aiutandosi con un proiettore.

Arricchita di spunti e ancora stupita di aver avuto tanta fortuna, la ringrazio per la sua disponibilità chiedendomi se, burbero com’è, mio nonno apprezzerebbe la proposta di farsi stampare su una mattonella del giardino.

 

 Chiara Piotto

Come costruire in casa una macchina fotografica- 3parte

Buongiorno e buonasera,

ci eravamo lasciati con il corpo centrale (la scatola di fiammiferi) bella tagliato e scotchato (passatemi il neologismo)…

In questa sezione si potrà dar vita al prezioso e delicatissimo diaframma e all’otturatore!

Innanzitutto, dedichiamoci al vero e proprio “buco di spillo” da cui far passare la luce… 

 Lattina alla mano, tagliatene via un quadratino di lato 15mm. Posizionate poi il quadratino su un cartoncino e ATTENTAMENTE, con una mano un pò più delicata di quella del famoso elefante in un negozio di porcellane, fatevi al centro un buco con lo spillo più fino che avete nel set di cucito di vostra mamma (0,2 mm o meno possibilmente) . Cercate di non pressare troppo forte e di non deformare in qualche modo l’alluminio, per evitare che l’immagine (che già verrà un pò sfocato di suo) non risulti del tutto sformata. Il mosso “old style” è ok, oltre un certo limite però è solo “old”. Colorate il quadratino di alluminio con l’indelebile nero e posizionatelo esattamente sopra il quadratino ritagliato sulla scatola di fiammiferi. Fermatelo con lo scotch nero da elettricisti (lasciando, intuitivamente, il diaframma libero).

Parfè… Per l’otturatore le cose si fanno “meno delicate”… Aprite la scatolina di cartoncino che conteneva il rullino e ritagliatevi un quadrato di lato 32mm e un rettangolo 25x40mm. Al centro del quadrato ritagliate poi un ulteriore quadratino di lato 6mm.

Ora indovinate? Ricoprite con lo scotch nero la faccia posteriore del rettangolo. Posizionate poi il quadrato sulla scatola di fiammiferi con il quadratino in corrispondenza del diaframma. Fermatelo così con lo scotch nero, lasciando libero il lato superiore, in cui dovrà scorrere il rettangolo-otturatore.

Controllate che l’otturatore sia libero di scorrere su e giù liberamente senza intralci e che arrivi a coprire interamente il diaframma.

Fine. Gioite dei vostri progressi e attendete di arricchire la vostra preziosa macchinetta. (ma macchinetta per cosa, per il caffè?)

Chiara Piotto

Come costruire in casa una macchina fotografica-2parte

Eccoci, vi siete armati del necessario? Vediamo i passaggi per costruire, prima di tutto, la scatola vera e propria, la base.

1.Prendete la scatolina dei fiammiferi. Sbarazzatevi dei fiammiferi. Fate parte dell’associazione che combatte per la libertà dei fiammiferi nel mondo? Lasciateli liberi, sul davanzale, sul marciapiede..

2.Tirate fuori il cassettino dalla scatola. Sulla parte piana del cassetto disegnate, centrale, un quadrato 24x24mm o un rettangolo 36x24mm e ritagliatelo. (*) Questo darà la forma alle vostre fotografie, per cui attenzione ai bordi e alla precisione (per questo ho rimarcato un taglierino “tagliente”) per evitare strani effetti (a meno che non faccian parte della cosiddetta licenza d’artista).

3.Colorate con il pennarello indelebile nero l’interno del cassetto e della scatola.

4.Al centro della parte superiore della scatola disegnate e ritagliate un quadratino di lato 6 mm; cercate di rendere i bordi più precisi possibile per evitare che delle sbaffature rovinino la foto.

esempio di margini tagliati con un taglierino non tagliente

Bene, ecco pronta la camera oscura… Nella prossima parte vedremo come fare il diaframma, preparate gli spilli!

(*) è indifferente per la riuscita della foto che sia quadrato o rettangolare, ma dato che ahimè non ci sono più gli studi fotografici di una volta e non le stamperanno loro ma spediranno il rullino chissà dove, scegliere il rettangolo vi darà maggiori garanzie che non vi troverete le foto spezzate a metà tra un foglio e un altro (già).

Chiara Piotto

Come costruire in casa una macchina fotografica-1parte

 

Avete voglia di tuffarvi indietro nel tempo, quando mangiando la merenda  guardavate Art Attack e vi sembrava che con qualche striscia di carta igienica e un pò di colla vinilica si potesse praticamente costruire uno shuttle da mandare su  Marte? Bene, allora armatevi di forbici (dalla punta arrotondata mi raccomando) e basteranno pochi altri semplicissimi strumenti  per dare luce a una macchina  fotografica completamente fatta in casa!  

 Dividendo il lavoro “in puntate”.. prima di tutto procacciate il necessario:

  •  -uno spillo
  •  -una scatola di fiammiferi(!)
  •  -una lattina
  •  -dello scotch nero da elettricisti
  • -un rullino nuovo da 35mm a 100 o 200ISO (meglio se a colori, è più facile che ne esca qualcosa di sensato ai primi tentativi)
  •  -un rullino usato con almeno un paio di cm di mozzicone rimanente (potete, senza  sprecarne uno nuovo, chiederne al vostro fotografo, li buttano via!)
  •  -la scatoletta di cartone del rullino
  •  -una spirale di plastica di quelle nere dei raccoglitori
  •  -un taglierino tagliente

 Nulla di inimmaginabile giusto? Come ? Vi chiedete se funzionerà?Il primo rullino magari rischierà di essere un tantino bruciato.. Ma con un pò di accortezza può dare molte soddisfazioni! Il meccanismo d’altronde è esattamente quello delle nostre vecchie macchinette a rullino.. metti il rullino, stiri la pellicola.. E quando la pellicola è finita senti quel rumorio sospetto di riavvolgimento..

Bene.. fatta mente locale.. riuniti gli strumenti alla prossima puntata con le prime fasi di costruzione… ah no giusto, dimenticavo.. l’elemento essenziale! La colla vinilica! Due o tre barattoli andranno bene, anche di quelli rimasti dai tempi di Art Attack..   Fatto?! Bbbravi!

 

Chiara Piotto

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