Considerati il trampolino di lancio per gli Oscar, i Golden Globe Awards si sono svolti durante questo primo mese dell’anno. Ad essere premiate le produzioni del mondo del cinema e della televisione che si sono distinte nel 2011.
E’ una delle poche cerimonie che, oltre a mettere sotto i riflettori i grandi di Hollywood, come George Clooney, Meryl Streep, Martin Scorsese (che si sono aggiudicati rispettivamente i premi per miglior attore e attrice protagonisti di un film drammatico e miglior regista), dà rilievo anche ai protagonisti del piccolo schermo, sicuramente più familiari a tutti noi.
Non tutti gli show candidati e premiati sono usciti o sono noti in Italia, ma molti sono quelli dal successo mondiale come Glee, serie televisiva di genere musical che quest’anno non si è aggiudicata nessun premio, o Modern Family, che ha vinto il premio come miglior serie televisiva comica.
Tra le serie, mini serie e film per la tv canditati, ampio spazio al genere giallo, horror o thriller (per esempioAmerican Horror Story, la storia di una demoniaca famiglia americana), ma anche a storie che ci portano indietro nel tempo e raccontano vicende passate, tanto vicine ad oggi, come Mildred Pierce, dove la premiata Kate Winslet interpreta una donna alle prese con le difficoltà della vita durante la grande depressione, o Boardwalk Empire, che porta sullo schermo la vita di Atlantic City nel proibizionismo.
Spionaggio, terrorismo e indagini sono alla base di quella che è stata giudicata la migliore serie drammatica, Homeland, per cui è stata premiata anche l’attrice protagonista Claire Danes.
30 rock, Luther, sono alcuni degli show ormai navigati ed affermati, ma spazio anche alle novità. Tra queste spicca “The killing”, serie tv prodotta da AMC. Il genere è quello thriller e poliziesco per questa serie che si sviluppa tutto attorno all’avvenimento fondamentale della puntata pilota : l’omicidio della diciassettenne Rosie Larsen. Le atmosfere cupe e uggiose di Seattle accompagnano le ricerche di due dectives particolari : lei, Sarah Linden , (Mireille Enos ) tipa tosta, mascolina, vive tra la passione per il lavoro e la difficoltà di crescere da sola un figlio adolescente; lui, Stephen Holder (Joel Kinnaman), poliziotto con metodi di indagine anticonvenzionali e con passato da tossicodipendente.
Una coppia che esce dal clichè della bellissima poliziotta, che più modella sembra, e dell’agente senza macchina né paura, proposto in molte produzioni italiane e non. Apparentemente potrebbe sembrare poco interessante una serie tutta incentrata su un solo caso da risolvere, ma non è così, e si assiste con il fiato in sospeso alle 13 puntate che riproducono i 13 giorni d’ indagine per arrivare all’arresto del colpevole. Un’ indagine che porta non sempre a risultati immediati e corretti, ma che svela i segreti e le ombre che stanno dietro a tutti i protagonisti : la famiglia Larsen, composta da madre padre e due bambini, Belko, il losco socio in affari del padre di Rosie, la zia Terry, il politico Darren Richmond e il suo staff, l’insegnate di Rosie, Bennet Ahmed e la sua giovane moglie incinta. E quando tutti nascondono il loro passato e celano particolari del presente diventa sempre più difficile scoprire chi sia colpevole di aver ucciso la piccola Rosie e chi di non averla protetta da una fine così brutale. In Italia la serie, trasmessa su FoxCrime, sta giungendo al termine: giovedì arriverà sui nostri schermi l’atteso finale di stagione, che finalmente risponderà all’affannosa domanda che ci ha accompagnato fin dalla prima puntata : chi ha ucciso Rosie Larsen? Dalla pagina ufficiale di Facebook arrivano però notizie interessati per tutti quelli che hanno seguito la serie o si sono pentiti di non averlo fatto. E’ prevista l’uscita di un DVD con tutte le puntate della prima stagione, ed è stata annunciata la produzione della seconda stagione. Confermata l’attrice protagonista e quindi la presenza nella seconda serie della detective Linden. Resta ora la curiosità riguardo a quello che dovrà affrontare nei nuovi episodi : nuovi casi da risolvere o nuovi inaspettati sviluppi per l’indagine della prima serie?
Ai posteri l’ardua sentenza. E a chi dovesse obbiettare che riaprire il caso Larsen dopo 13 puntate/giornate di indagine sarebbe assurdo, rispondo che forse sarebbe drammaticamente molto realistico!
Malvina Podestà – www.opennews.it

Mettendo al negativo lo scorso spuntino con il pannoso effetto bianco di Gardin, eccoci avvolti dall’effetto nero di Jeanloup Sieff, al suo giocare con il vedo-non vedo.
Insomma, bisogna sempre ricordare che la macchina fotografica, in quanto oggettino totalmente nelle nostre mani, ci da la possibilità di scegliere cosa mostrare e cosa lasciare all’ombra, concedendo alle mani esperte il dono di un’arte raffinata.
Certo, se quella cioccolata calda era lattea nella sua leggerezza, l’effetto nero delle madeleines si fa misterioso, diverso come lo yin dallo yang, come l’Italia dalla Francia.
Chiara Piotto
Gradireste del thè, del caffè? Con o senza biscotti?
Nessun problema di linea quando “lo spuntino è genuino”, veloce e piacevole. Questo è lo spirito della nuova rubrica che inauguriamo su Open News, fornire spunt(in)i creativi a chi crede di poter imparare molto ispirandosi ai grandi capi dela fotografia, senza per questo diventare matto.
Vi offriamo quindi per l’occasione su un piatto d’argento una prima chicca. L’autore si chiama Richard Misrach e la foto è stata scattata nel 1987, nel Nevada.
Emblematicamente il titolo della foto è “Desert Croquet“.

Un gioco di prospettive niente male, decisamente. Si può facilmente tracciare il percorso che porterà la palla gialla contro l’aereo, a sua volta contro l’auto.
Tre elementi, il nulla, un’idea vincente, ci aprono la possibilità di costruire infinite illusioni ottiche.
Tutto qui: gustando il nostro cupcake, possiamo adesso pensare a come, dove e in che ambito mettere in pratica questa idea geniale, senza premeditare alcun incidente aereo.
Arrivederci alla prossima merenda, OGNI MERCOLEDì, su Open News.
Altro caffè?
Chiara Piotto
Buongiorno e buonasera,
ci eravamo lasciati con il corpo centrale (la scatola di fiammiferi) bella tagliato e scotchato (passatemi il neologismo)…
In questa sezione si potrà dar vita al prezioso e delicatissimo diaframma e all’otturatore!
Innanzitutto, dedichiamoci al vero e proprio “buco di spillo” da cui far passare la luce…

Lattina alla mano, tagliatene via un quadratino di lato 15mm. Posizionate poi il quadratino su un cartoncino e ATTENTAMENTE, con una mano un pò più delicata di quella del famoso elefante in un negozio di porcellane, fatevi al centro un buco con lo spillo più fino che avete nel set di cucito di vostra mamma (0,2 mm o meno possibilmente) . Cercate di non pressare troppo forte e di non deformare in qualche modo l’alluminio, per evitare che l’immagine (che già verrà un pò sfocato di suo) non risulti del tutto sformata. Il mosso “old style” è ok, oltre un certo limite però è solo “old”. Colorate il quadratino di alluminio con l’indelebile nero e posizionatelo esattamente sopra il quadratino ritagliato sulla scatola di fiammiferi. Fermatelo con lo scotch nero da elettricisti (lasciando, intuitivamente, il diaframma libero).

Parfè… Per l’otturatore le cose si fanno “meno delicate”… Aprite la scatolina di cartoncino che conteneva il rullino e ritagliatevi un quadrato di lato 32mm e un rettangolo 25x40mm. Al centro del quadrato ritagliate poi un ulteriore quadratino di lato 6mm.
Ora indovinate? Ricoprite con lo scotch nero la faccia posteriore del rettangolo. Posizionate poi il quadrato sulla scatola di fiammiferi con il quadratino in corrispondenza del diaframma. Fermatelo così con lo scotch nero, lasciando libero il lato superiore, in cui dovrà scorrere il rettangolo-otturatore.
Controllate che l’otturatore sia libero di scorrere su e giù liberamente senza intralci e che arrivi a coprire interamente il diaframma.
Fine. Gioite dei vostri progressi e attendete di arricchire la vostra preziosa macchinetta. (ma macchinetta per cosa, per il caffè?)

Chiara Piotto
Eccoci, vi siete armati del necessario? Vediamo i passaggi per costruire, prima di tutto, la scatola vera e propria, la base.
1.Prendete la scatolina dei fiammiferi. Sbarazzatevi dei fiammiferi. Fate parte dell’associazione che combatte per la libertà dei fiammiferi nel mondo? Lasciateli liberi, sul davanzale, sul marciapiede..
2.Tirate fuori il cassettino dalla scatola. Sulla parte piana del cassetto disegnate, centrale, un quadrato 24x24mm o un rettangolo 36x24mm e ritagliatelo. (*) Questo darà la forma alle vostre fotografie, per cui attenzione ai bordi e alla precisione (per questo ho rimarcato un taglierino “tagliente”) per evitare strani effetti (a meno che non faccian parte della cosiddetta licenza d’artista).
3.Colorate con il pennarello indelebile nero l’interno del cassetto e della scatola.
4.Al centro della parte superiore della scatola disegnate e ritagliate un quadratino di lato 6 mm; cercate di rendere i bordi più precisi possibile per evitare che delle sbaffature rovinino la foto.

esempio di margini tagliati con un taglierino non tagliente
Bene, ecco pronta la camera oscura… Nella prossima parte vedremo come fare il diaframma, preparate gli spilli!
(*) è indifferente per la riuscita della foto che sia quadrato o rettangolare, ma dato che ahimè non ci sono più gli studi fotografici di una volta e non le stamperanno loro ma spediranno il rullino chissà dove, scegliere il rettangolo vi darà maggiori garanzie che non vi troverete le foto spezzate a metà tra un foglio e un altro (già).
Chiara Piotto
Avete voglia di tuffarvi indietro nel tempo, quando mangiando la merenda guardavate Art Attack e
vi sembrava che con qualche striscia di carta igienica e un pò di colla vinilica si potesse praticamente costruire uno shuttle da mandare su Marte? Bene, allora armatevi di forbici (dalla punta arrotondata mi raccomando) e basteranno pochi altri semplicissimi strumenti per dare luce a una macchina fotografica completamente fatta in casa!
Dividendo il lavoro “in puntate”.. prima di tutto procacciate il necessario:
- -uno spillo
- -una scatola di fiammiferi(!)
- -una lattina
- -dello scotch nero da elettricisti
- -un rullino nuovo da 35mm a 100 o 200ISO (meglio se a colori, è più facile che ne esca qualcosa di sensato ai primi tentativi)
- -un rullino usato con almeno un paio di cm di mozzicone rimanente (potete, senza sprecarne uno nuovo, chiederne al vostro fotografo, li buttano via!)
- -la scatoletta di cartone del rullino
- -una spirale di plastica di quelle nere dei raccoglitori
- -un taglierino tagliente
Nulla di inimmaginabile giusto? Come ? Vi chiedete se funzionerà?Il primo rullino magari rischierà di essere un tantino bruciato.. Ma con un pò di accortezza può dare molte soddisfazioni! Il meccanismo d’altronde è esattamente quello delle nostre vecchie macchinette a rullino.. metti il rullino, stiri la pellicola.. E quando la pellicola è finita senti quel rumorio sospetto di riavvolgimento.. 
Bene.. fatta mente locale.. riuniti gli strumenti alla prossima puntata con le prime fasi di costruzione… ah no giusto, dimenticavo.. l’elemento essenziale! La colla vinilica! Due o tre barattoli andranno bene, anche di quelli rimasti dai tempi di Art Attack.. Fatto?! Bbbravi!
Chiara Piotto
Le discussioni sulle differenze fra uomini e donne esistono dal tempo in cui Adamo ed Eva assaggiarono la mela nel paradiso. Le polemiche circa il ruolo dell’uomo e della donna nel mondo, le caratteristiche di chi e’ piu’ organizzato, intelligente o potente non finisco mai..anzi nei tempi recenti, vista l’ emancipazione delle donne, il cambiamento dei ruoli fra maschi e femmine fa si’ che “la lotta” e la sfida aumenti di peso. Se ancora hai dubbi e non mi credi basta vedere qualsisasi film o la pubblicita’ di “ Women vs Men” su Youtube. Tutto questo porta ad una maggiore incomprensione. Però la cosa non è così grave come potrebbe sembrare..
Immagina di essere in un museo. Vai a vedere una mostra che si chiama “ La storia delle epoche artistiche – dall’antichità alla modernità futuristica”. Nel museo sono presenti solo 2 aule. Dopo aver comprato la guida cominci la visita. La sala numero 1 – chiamata “ Minimalism”. L’ambiente ampio, austero, ordinato, comprensibile anche per i non addetti ai lavori grazie alla semplicità di esposizione. Le opere sono poche, forse limitate. I lavori sono semplificati alle forme geometriche elementari come il quadrato, il triangolo e il rettangolo. La superficie liscia, con il frazionamento lineare; spesso le opere sono monumentali. Non di rado le opere non lasciano trasparire il pensiero dell’autore, sembrando così anonime. La semplicità, la trasparenza delle forme circondata da colori chiari e limpidi. L’ambiente crea una sensazione di equilibrio e di tranquillità. Dopo aver impiegato il tempo necessario alla lettura della guida (10minuti), proseguiamo verso la sala numero 2. Questa sala chiamata “ the mix of the arts” si trova nella più ampia aula con un’ innumerevole quantità di opere esposte. Passando attraverso i monumenti di Michelangelo, i quadri di Van Gogh, gli schizzi cubisti fino alle famose foto di Andy Warhol, tutto ti sembra essere caotico, ma nonostante ciò sei dominato da un senso di armonia. Davanti a diversi soggetti ti fermi e pensi “cosa voleva dire l’autore?” però sai che tutto ciò è arte e ti fidi del suo valore . Il tempo necessario per vedere questa parte è “ soggettivo – difficile da calcolare”. Vorresti finire la visita ma “qualcosa” ti trattiene. Alla fine ti viene chiesto di uscire, è giunto l’orario di chiusura.
Una mostra, due stanze; un’esposizione divisa in 2 sezioni. L’arte dei due poli, come la donna e l’uomo creati dalla stessa argilla artistica. L’uomo: concreto, sa cosa vuole, i semplici pensieri lo rendono chiaro e deciso. Grazie al “pudore emozionale” ed il minor livello degli ormoni rendono la sua vita amorosa, familiare ed amichevole meno complicata – come nella stanza nr 1 – chiara e limpida. La donna, invece, è come l’insieme di tutti gli stili artistici. Difficile da comprendere. Caotica e disordinata. Ognuna diversa e non ripetibile. Molto spesso caratterizzata dalla incongruita’ delle parole, delle azioni e dei pensieri. I “colori ormonali” completano e sono decisivi per il look finale delle opere. Una mostra che gira il mondo da secoli. Non definita e mai completamente spiegata dai critici. Il più famoso ‘art-show’ che non stanca e non annoia mai, la cui fila non finisce mai ed i biglietti sono venduti con largo anticipo. Sostenuti dal Cielo e dall’Inferno…
Natalia Zimny (Mrs. Smith) – www.opennews.it
Scoprila anche su www.radioeco.it
Ti piacciono i colori. Lo so, ti sono sempre piaciuti. Quando eri più piccola dicevi sempre che gli uomini grigi ti mettevano tristezza, che le auto nere erano tutte uguali, che i marciapiedi sarebbero dovuti essere azzurri, a volte invece verdi, così per cambiare un po’. E infatti ti piace anche cambiare. Ieri sera hai fatto zapping per un’ora di fila perchè nessun programma sapeva trattenere la tua attenzione, scommetto. Ridi perché ho fatto centro. Cambi anche spesso profumo, cambi spesso fidanzato, cambi spesso lavoro. Tu nella scatola della tua vita un po’ di ordine non vuoi proprio mettercelo, “sei sempre di fretta”, dici.
Oggi hai deciso di non tornare a casa per pranzo e hai mangiato una baguette con il prosciutto e l’insalata proprio sui ciottoli umidi della spiaggia,lo dice il tuo cappotto un po’ bagnato, una macchia di salsedine. I capelli poi serpeggiano intorno alla riga non regolare, il vento li ha sparsi di qua e di là e ti rendono un po’ disordinata, con quelle onde che ricadono sulle spalle. Gli arabeschi dei tuoi orecchini poi gli rendono la vita difficile e quelli ci rimangono attaccati, destinati a essere spezzati con un gesto maldestro. Hai scritto qualcosa sul tuo taccuino. Quel taccuino rosso non mi è mai piaciuto molto, mi ricorda troppo quello che aveva la mia professoressa di matematica.
Chissà come mai ora mi sono venuti in mente i tuoi stivali gialli. Sembrano troppo da pescatore ma non vuoi sentire ragioni, dici che si abbinano bene al colore di casa tua e alle primule che hai sul terrazzo, come se uno facendo shopping dovesse pensare agli abbinamenti cromatici di casa sua. Ci pensi che assurdità, andare a fare shopping con un borsone e cambiarsi scarpe a seconda dei colori dei palazzi o delle vetrine? Sarebbe faticoso, oltre che stupido. È stato stupido anche pensarci. Margherita la verità è che tu con quegli stivali gialli mi fai un po’ ridere, sembri uscita da un fumetto; diverso è il discorso per la tua sciarpa a righe colorate. La trovo bella. Su di te sta bene poi, ti fa apparire meno grigia in mezzo a questa città grigia che non ha né i marciapiedi verdi, o blu, né gli stivali gialli di gomma. Ti vedo ora davanti a me con questa sciarpa e i capelli in disordine, cammini svelta. Hai deciso di venire al parco a camminare in questa bella giornata per svuotare la testa e riempirla di nuovi progetti. I tuoi capelli sono scompigliati ma tu no.

Giardini di Nizza- Capodanno 2010
Il bello di tutta questa storia è che “Margherita” non esiste. O meglio, le ho dato vita io, sulla base di due spalle, dei ricci disordinati e una sciarpa colorata visti nel parco di Nizza il primo di gennaio. Il punto è questo. Le ho scattato una fotografia perché mi è piaciuta, in mezzo a tutti i cappotti neri, la sua sciarpa colorata, e come me chissà quante altre persone possono averlo fatto. La foto è stata un punto di partenza, è solo un’immagine eppure può nascondere così tante cose. La fotografia è sempre uno splendido punto di partenza per una riflessione, è molto meglio dei marciapiedi verdi.
Chissà come ti chiami, Margherita? Scrivi, studi, fermi mai i passanti? Questo non lo so. Ma scommetto dieci euro che ti piacciono i colori.
Chiara Piotto
Questo pomeriggio meriggiavo pallida e assorta ai tavolini di un bar con un mio amico quando, tra una sigaretta e l’altra, lui mi fa:
“sai Sabri, quando ho visto il tuo ex non ci potevo credere! Con quel cappellino alla rovescia anni ’90, barba incolta…gli mancava una ciotola in mano ed era perfetto come barbone da stazione. Boh, sinceramente uno cosi non dovrebbe nemmeno parlarci con una come te!”
TAAC!
“A7, colpito e affondato anche l’ultimo sommergibile!”
Dopo aver borbottato una misera apologia in nome dell’affetto che ci legava, mi sono recata a casa sconfitta e con la testa piena di dubbi.
Caspita, e pensare che dietro a quello che lui mi ha dipinto in quattro e quattr’otto come un barbone, io ho perso mesi e mesi!
Nella fattispecie ho fatto mente locale sulle mie passate sbandate e il risultato è stato devastante!
Tra il figlio illegittimo di Frate Indovino, la controfigura dell’uomo uscito dal pianeta delle scimmie e l’altro con i lobi delle orecchie che avrei potuto usare come porta lattine, non ce n’era uno che rientrava nei canoni del “bello”.
O perlomeno, quelli universalmente piacenti, hanno lasciato un segno talmente profondo che a volte nemmeno ricordo come si chiamano.
Ma perchè mai?
Cos’è che spinge una donna a provare attrazione verso uomini, bando ai francesismi, cessi? Basta fare una passeggiata in centro per vedere la figona di turno che stringe orgogliosa il braccio di un Umpa Lumpa stempiatello con calzettone di spugna a vista.
Fossimo più disillusi e ingenui, dovremmo dire che l’amore va oltre l’aspetto fisico, che questi ragazzi sanno sopperire alle carenze fisiche con l’intelligenza, che l’apparenza non è tutto…e bla bla bla. E invece no!
Perchè, da buona testimonial, posso assicurare che tanto se la tira il bel ragazzo, altrettanto fa quello brutto.
Quindi perchè dirigere da subito, senza nemmeno conoscere il carattere di quella persona, le nostre attenzioni su un orrido?
Io credo che alla base di una scelta del genere ci sia, ancora una volta, un’insicurezza i fondo tutta al femminile.
Come se scegliendo uno più bruttino, ma stravagante, dicessimo:
“ok, faccio un investimento di livello più basso, ma sicuramente meno rischioso!”
Già.
E forse avrebbe anche senso!
Lo avrebbe se gli uomini fossero dei fondi pensione…ma non essendo così è il caso di cambiare strategia, perchè chi prima chi dopo, tutte finiscono col rendersi conto che le cose sono un pelino diverse!
Testa della donna: “una figa come me, che sta con uno come lui, sarà trattata da RE GI NA!”
Testa dell’uomo: “se una figa del genere ha scelto me, vuol dire che alla fine sono UN PLAY! meglio se la tratto un po’ male che almeno abbassa la cresta”
Risultato?
L’orgoglio del cesso sfiora le vette dell’Himalaya, mentre il vostro diventa un caso di speleologia.
E allora, belle le mie bellezze, rifiutate l’idea, conscia o inconscia che sia, di accoppiarvi con uomini bruttarelli perchè convinte di non meritare un bel ragazzo!
Cercate sempre e solo il MEGLIO per voi stesse!
In primis perchè anche l’occhio vuole la sua parte (e sorvolare con la mente su Jonny Depp non è lo stesso che farlo su una specie di frigorifero peloso)
In secundis perchè tanta energia richiede il bel ragazzo quanto quello brutto
E IN TERZIS…perchè la beneficenza è chic solo se fatta nell’assoluto anonimato, sicchè…lasciate che il vostro gusto dell’Orrido trovi libero sfogo col giardiniere e basta!
N.B. Chiunque si senta chiamato in causa nella descrizione del Frate Indovino, Uomo Scimmia e Lobo Extralarge, sappia che ogni riferimento è stato assolutamente e puramente volontario.
Sabrina Giannarelli – www.opennews.it
11:31 | Incluso in
OpenFun |
Leggi tutto »
Moltissime persone nel mondo pur non essendo artisti di professione amano disegnare, scrivere poesie o comporre musica solo per il piacere di farlo, chissá quante opere grandiose giacciono abbandonate in un cassetti di persone che non si sentono affatto artisti o hanno timore a mostrare i propri lavori al mondo!
Passeggiando per strada si incontrano spesso opere di persone anonime che hanno voluto lasciare il proprio segno in spazi pubblici quali stazioni, bagni,muri urbani e piazze. La creativitá che le persone esercitano furtivamente nelle cittá viene il piú delle volte ritenuta offensiva e fuori luogo, nonché una violazione della legge e un danneggiamento del suolo pubblico. Brian Singer grafico di San Francisco era, al contrario, affascinato da tutto questo e amava fotografare ogni scarabocchio ,schizzo, disegno, frase che trovava per la cittá considerandole tutte opere d’arte. Desiderava creare un mezzo con il quale chiunque fosse libero di creare e condividere liberamente senza regole o inibizioni.
Naque cosí il 1000 Journal Project: Singer sparpaglió per il mondo 1000 quaderni dando la possibilitá a chiunque ne avesse trovato uno di scatenare liberamente il proprio lato artistico. Nella prima pagina alcune righe di istruzioni avrebbero invitato a riempire liberamente alcune delle pagine per poi distribuire il quaderno ad amici o sconosciuti.
I quaderni, negli anni, fecero il giro di piú di 40 paesi viaggiando con qualunque mezzo di trasporto e le loro pagine si riempirono sempre piu di foto, disegni, pensieri o musica,qualunque cosa l’improvvisato “artista” avesse desiderato rappresentare.
Dopo anni soltanto un quaderno tornó tra le mani di Singer, dove sono gli altri 999? Incuriosito da questa domanda, il regista Andrea Kreuzhage, decise di produrre un documentario sulla vicenda, cercando di rintracciare tutti i quaderni. Realizzó “The Journal” che uscí nel 2007, si possono trovare tutte le informazioni nel sito www.1000journalsfilm.com/home.html.
Ad oggi sono state moltissime le mostre dedicate ad alcuni dei quaderni e il progetto ha avuto talmente tanto successo che nel 2007 é stato lanciato il “1001 Journal Project”, al quale possiamo tutti partecipare collegandoci al sito ufficiale, e creando un “quaderno” tutto nostro, o lasciando il segno in quello di qualcun`altro. Nella speranza di ritrovare per caso un quanderno di Singer partecipiamo all’iniziativa per dare un nostro contributo. http://www.1001journals.com/.
Francesca Musetti.