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	<title>Open news &#187; Storia</title>
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	<description>Giornalismo 2.0: pensiero libero, redazione aperta! Open News.it è il nuovo portale dell&#039;informazione indipendente: economia, sport, cultura, attualità, tecnologia, moda, finanza e tanto altro in tempo reale.</description>
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		<title>Vita e morte di un Rais</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco.lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il colonnello è morto: come un topo in trappola, secondo le ricostruzioni pervenute dalla Libia, catturato in una buca e poi ucciso, probabilmente a freddo. Si chiude definitivamente una lunghissima pagina di storia, aperta quel 1° settembre 1969 in cui il mondo imparò a conoscere Mu’ammar Gheddafi, l’uomo che per quasi quarantadue anni ha dominato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Il colonnello è morto: come un topo in trappola, secondo le ricostruzioni pervenute dalla Libia, catturato in una buca e poi ucciso, probabilmente a freddo. Si chiude definitivamente una lunghissima pagina di storia, aperta quel 1° settembre 1969 in cui il mondo imparò a conoscere </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Mu’ammar Gheddafi</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, l’uomo che per quasi quarantadue anni ha dominato incontrastato il suo paese tra bagni di folla e uccisioni di massa, velleità pan-arabiste e accordi con l’Occidente, passando per il sostegno al terrorismo internazionale. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Tanti personaggi ha interpretato questo figlio di beduini nato nel deserto alle porte di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Sirte</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, prima di trovare la morte proprio nello stesso luogo di nascita, la città della sua tribù, i Qhadafia, e ultima roccaforte delle truppe a lui fedeli. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Cresce nel mito di Nasser</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, l’uomo che con la sua abile oratoria incendiava l’opinione pubblica araba nel nome del nazionalismo, del panarabismo e del socialismo, diventando ben presto suo allievo. Come il presidente egiziano sceglie la carriera militare, si iscrive all’Accademia Militare di Bengasi e, dopo un breve periodo di specializzazione in Gran Bretagna ottiene il grado di capitano nel 1969. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>L’esercito è per Gheddafi il miglior mezzo possibile per mettere in pratica le idee socialiste, nazionaliste e pan arabiste</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, rappresentando il veicolo di cambiamento ideale per un paese ancora governato da Re Idris, troppo legato alla tutela americana e francese e agli interessi di pochi proprietari terrieri, spesso stranieri. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Il 1° settembre 1969 alla testa di un gruppo di “Ufficiali Liberi” (Nasser docet) organizza e porta a termine il colpo di stato</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> che rovescia il vecchio re, dando inizio a un regime, presto trasformatosi in dittatura, destinato a durare per più di quattro decenni. Per se stesso sceglie il grado di colonnello, e tale rimarrà fino alla fine. Ha ventisette anni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Arrivato al potere, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Gheddafi ha bisogno di infondere al suo popolo una coscienza nazionale che non ha</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, essendo uno stato artificiale creato dal colonialismo italiano, con tante differenze al suo interno. Punta proprio sull’odio anti-italiano, sul risentimento verso i vecchi colonizzatori per crearla: nel 1970 caccia tutti gli italiani dal suolo libico (anche se i tecnici dell’ENI saranno sempre i benvenuti) e istituisce la giornata dell’odio, a perenne memoria dei trent’anni di dominazione italiana subita. Fare i Libici si rivelerà un impresa immane, e, nonostante i successi ottenuti specialmente nella più urbanizzata Tripolitania, Gheddafi non potrà fare a meno di appoggiarsi al consolidato </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>sistema delle tribù</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, che contribuirà a mantenere l’ordine e la pacificazione interna fino all’inizio del 2011, a spese soprattutto degli abitanti della Cirenaica, appartenenti all’antica e, durante il regno di Idris, potente confraternita dei </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Senussi</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">In politica estera Gheddafi si atteggia come </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>nuova guida dei popoli arabi</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, tentando di raccogliere il testimone del suo modello Nasser, morto prematuramente nel 1970. Ha un’arma importante da sfruttare, il </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>petrolio</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, e lo fa molto bene. E’ dalla Libia che sempre nel 1970 partono le rivendicazioni destinate ad alzare il prezzo del greggio, in un crescendo che esploderà con la Guerra del Kippur tre anni più tardi. Le riserve di greggio libico sono immense e i dollari cominciano a scorrere a fiumi nelle casse di Tripoli (e della famiglia Gheddafi), senza però che il colonnello riesca ad assumere la leadership del mondo arabo. Nei primi anni ’70 propone unioni panarabe prima con la Tunisia e poi con l’Egitto, ma Bourghiba e Sadat rispondono picche, troncando sul nascere il suo sogno di rappresentare la spada dell’Islam e del mondo arabo. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Respinto dai fratelli arabi il rais si volge verso l’Africa nera</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, dove arriverà a sostenere i peggiori dittatori, da Bokassa a Idi Amin, e ad intervenire pesantemente durante la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>guerra civile in Ciad</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, nella quale incrocerà le armi con le forze di pace francesi. Più tardi si fregerà del titolo di Re d’Africa, e di Re dei Re d’africa, facendosi eleggere a suon di dollari Presidente dell’Unione Africana e mostrandosi in sgargianti vesti mai così lontane dalle sue uniformi militari degli esordi.<img class="aligncenter size-medium wp-image-3751" title="gheddafi" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Negli anni ’80 il colonnello inizia a scontrarsi in maniera decisa con l’Occidente. Convinto sostenitore della causa palestinese, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>sostiene l’OLP, finanzia vari gruppi terroristici in tutto il mondo e nel 1986 entra nel mirino dei caccia americani inviati da Reagan</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> in seguito ad un sanguinoso attentato contro una discoteca piena di marines in Germania di cui viene considerato responsabile. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Si salva per miracolo</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, grazie all’avvertimento di Craxi e Andreotti, ma questo si saprà molto tempo dopo. L’attacco subito gli causa enorme popolarità in tutto il mondo arabo, ma quando nel 1988 agenti libici (così almeno dice la sentenza) provocano </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>l’esplosione del volo Pan-Am sui cieli di Lockerbie in Scozia causando 270 morti l’ONU vota l’embargo contro il paese</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, l’economia libica ne risentirà e Gheddafi per dieci anni diventerà un paria del sistema internazionale. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">In patria, comunque, grazie ai soldi portati dal petrolio e ad un sistema di sicurezza e repressione efficiente, Gheddafi i risultati li ottiene. Costruisce infrastrutture, ospedali e industrie, arma l’esercito a dismisura con mezzi sovietici, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>rende la Libia lo stato più ricco d’Africa,</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> migliorando sensibilmente le condizioni economiche della popolazione e investe denaro in templi della finanza e dell’industria europea come la Fiat. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Nel 1977 il rais proclama la Grande Jamahiryia Araba Libica Popolare Socialista, basata su un’apparente democrazia diretta</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, e nel 1979, al culmine della popolarità rinuncia a qualsiasi carica ufficiale, facendosi chiamare semplicemente </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>“Qaid”</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, la guida della rivoluzione. Nel 1975 aveva pubblicato il suo “vangelo”, il </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Libro Verde</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, in cui enunciava il suo credo, imperniato su </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>democrazia diretta e socialismo</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, le basi di una nuova teoria universale alternativa alla democrazia liberale e al comunismo. Per decenni il consenso non manca, anche se in alcuni casi serve la mano pesante per reprimere il dissenso di senussi e radicali islamici, come nel carcere di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Abu Salim</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> nel 1996 dove </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>vengono</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>trucidati circa 1200 detenuti</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> secondo Human Rights Watch.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Il resto è storia recente. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Revocato l’embargo dall’ONU, dopo l’11 settembre il colonnello si riavvicina a UE e USA</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, proponendo il suo know-how in fatto di repressione del radicalismo islamico. La Libia viene così cancellata dalla lista degli stati canaglia in cambio della rinuncia alla produzione di armi di distruzione di massa, avvenuta nel 2004 dopo la scoperta di un carico di uranio destinato alla Libia da parte di Cia, Mossad e Sismi. Viene inaugurato un lungo periodo di collaborazione con i governi occidentali, in particolare con quello italiano, con cui firma uno </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>storico trattato di amicizia nel 2009</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">. I suoi eccessi fanno sempre discutere, ma viene sempre accolto con i migliori riguardi da tutti i Grandi, e l’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>imbarazzante amicizia con Berlusconi</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> fa discutere, in Italia e fuori. Rimane comunque un interlocutore obbligato in materia di lotta al terrorismo, di contrasto all’immigrazione clandestina e di approvvigionamenti di petrolio e gas. Sembra intoccabile il rais, invece all’improvviso tutto crolla: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>lo tsunami delle rivolte arabe del 2011 travolge anche lui</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, per molti inaspettatamente. Attaccato dai ribelli della Cirenaica e abbandonato da molti amici e collaboratori, pare ancora in grado di resistere e contrattaccare ma questa volta il vecchio nemico, la NATO, per motivi umanitari o economici che siano irrompe nella guerra civile e determina la sua sconfitta.<img class="aligncenter size-medium wp-image-3752" title="berlughed" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/10/berlughed-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">L’Ultimo Gheddafi lo abbiamo visto nei drammatici video che hanno documentato la sua fine, il 20 ottobre 2011. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>E’ un uomo terrorizzato, sgomento e impotente</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> di fronte ad una folla inferocita che lo odia, che lo vorrebbe linciare. Solo pochi mesi fa faceva ancora paura, quando arringava i suoi fedeli nelle piazze di Tripoli, lanciando proclami pieni di odio e minacce verso l’Occidente, e non pochi, soprattutto in Italia, qualche timore lo hanno provato, memori anche dei missili lanciati contro Lampedusa nel 1986. Non stiamo a giudicare in questa sede chi ha deciso di porre fine alla sua vita in modo così brutale. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Certamente la morte violenta a freddo senza processo non la merita nessuno, neanche il peggior criminale, ma al termine di quarantadue anni di repressione e di una guerra civile sanguinosa non è sempre facile calmare gli animi di uomini imbevuti di sete di vendetta</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">. In Italia nel 1945 non andò molto diversamente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Mu’ammar Gheddafi è stato un soldato, un re, un terrorista, un interlocutore autorevole e affidabile, uno spietato dittatore, un folle</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">. Senza di lui la Libia può avviarsi a un futuro migliore e democratico, sempre che le varie anime del CNT riescano a mantenere la concordia e a non deviare in nuovi autoritarismi o in regimi islamici integralisti. Domenica 23 ottobre il Segretario del CNT e ora Capo di Stato ad interim </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Mustafa Abd al-Jalil ha proclamato a Bengasi la liberazione nazionale</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, non mancando di richiamarsi alla Sharia islamica quale legge fondamentale del paese. La guerra è dunque finita, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>la nuova Libia è ancora tutta da costruire</strong></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Francesco Linari – www.opennews.it</strong></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Todo Cambia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 18:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano Conti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a quei ragazzi testardi che combatterono,in un giorno ormai lontano,per difendere la propria idea fuori dal coro e quella dei loro nemici allo stesso modo. Grazie a tutti quei volti che sono riusciti a sorridere alle giornate di sole,come in quelle di tempesta,mantenendo lo sguardo fiero e la testa alta contro la pioggia fitta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Grazie</strong> a quei ragazzi testardi che combatterono,in un giorno ormai lontano,per difendere la propria idea fuori dal coro e quella dei loro nemici allo stesso modo.</p>
<p><strong>Grazie</strong> a tutti quei volti che sono riusciti a sorridere alle giornate di sole,come in quelle di tempesta,mantenendo lo sguardo fiero e la testa alta contro la pioggia fitta.</p>
<p><strong>Grazie</strong> ad ogni madre che pur avendo amato il figlio fin dal primo battito,abbia trovato la forza di lasciarlo andare per la propria strada e con i propri sogni.</p>
<p>Un <strong>Grazie </strong>a tutti coloro che hanno creduto in questo paese e che ogni giorno lavorano per far crescere il mondo,anche con piccoli gesti.</p>
<p>Un ringraziamento particolare va anche a tutte le persone che spesso si schierano tra le fila dei potenti che reggono questo paese e che oggi subiscono il peso delle loro scelte.</p>
<p>Non disperate. Niente dura in eterno perché <strong>todo cambia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">TODO CAMBIA</p>
<p><a href="http://www.opennews.it/3280/todo-cambia/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Damiano Conti</strong></p>
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		<title>Il matrimonio del Secolo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 20:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>malvi.pode</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi 29 aprile 2011 si è celebrato alle ore 12 circa (ora italiana) il matrimonio tra il principe William d&#8217; Inghilterra e Kate Middleton presso l&#8217;abazia di Westminster. Un evento mediatico che si stima abbiano guardato milioni di persone, trasmesso in Italia da diverse reti televisive (rai uno, E, Cielo , ecc)e in tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 29 aprile 2011 si è celebrato alle ore 12 circa (ora italiana) il matrimonio tra il principe <strong>William d&#8217; Inghilterra e Kate Middleton </strong>presso l&#8217;abazia di Westminster. Un evento mediatico che si stima abbiano guardato milioni di persone, trasmesso in Italia da diverse reti televisive (rai uno, E, Cielo , ecc)e in tutto il mondo sul canale YouTube ufficiale della monarchia .</p>
<p>Già a partire delle 11 circa sono incominciate le varie dirette e la ripresa dell&#8217;arrivo degli invitati all&#8217;abbazia di Westminster, tra cui alcuni vip internazionali come Elton John e David e Victoria Beckham: un fiorire di uniformi e stemmi per gli uomini, cappelli dalle svariate e stravaganti forme e colori vivaci per le donne, compresa la regina Elisabetta II presentatasi con un completo giallo (che citando una mia amica faceva ricordare un po&#8217; la signora della pubblicità dei Ferrero Rocher). Poi finalmente e in orario <strong>le prime inquadrature di Kate </strong>che sale sulla Rolls Royce, ampiamente in vetro per permettere alla folla numerosa di guardare la futura regina. Dopo un lungo tragitto finalmente Kate arriva davanti all&#8217;abbazia e mostra il suo vestito che per mesi aveva suscitato curiosità e dubbi : firmato Alexander McQueen, pizzo nella parte superiore e gonna ampia,che ricorda molto Grace Kelly, velo calato sul viso, orecchini, un anello e una coroncina sul capo. E così ha inizio il suo ingresso nell&#8217;abbazia e quello che si dice sarà il matrimonio del secolo. Finita la cerimonia inizia la spettacolare sfilata degli sposi sulla carrozza reale trainata da quattro cavalli bianchi e circondata da una schiera di cavalieri&#8230; infine il bacio tanto atteso sul balcone di Buckingham Palace di fronte a una folla numerosissima, ma ordinata.</p>
<p>Non si tratta solamente della diretta, perchè <strong>già da mesi prima dell&#8217;evento è scoppiata una vera e propria febbre da matrimonio reale </strong>che ha portato a un bombardamento di notizie su ogni particolare del matrimonio e della vita degli sposi. Sono andati in diretta speciali tv sul matrimonio, talk show sull&#8217;analisi dell&#8217;evento e sulle possibili scelte di moda e mercoledì scorso un vero e proprio film, “William e Kate. Una favola moderna.”, su Raiuno, che raccontava la storia dell&#8217;innamoramento tra i due. Inoltre i giornali di gossip già da tempo sono a cerca di qualsiasi tipo di scoop e indiscrezione sull&#8217;evento.<img class="alignright size-medium wp-image-2421" title="will-e-kate-felici" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/04/will-e-kate-felici-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p>Non sono mancate persone per cui non bastava avere notizie, ma che desideravano avere qualcosa di materiale per poter essere partecipe a questo evento e così la  vendita di gadget di ogni tipo rappresentanti i volti dei neo-sposi: tazzine da the, piattini ,pupazzi e addirittura carta igienica. E per chi ha potuto godere del lusso e della possibilità di recarsi nella patria stessa degli sposi sono stati proposti dalle agenzie di viaggio tour per visitare i luoghi simbolo della famiglia reale e anche i luoghi che hanno visto sbocciare e fiorire questa favolosa storia d&#8217;amore, come per esempio l&#8217;università di St. Andrews dove i due si sono conosciuti.</p>
<p>Stamattina finalmente abbiamo potuto assistere a questo evento di cui ormai si parlava in ogni dove. Milioni di persone hanno assistito, hanno atteso e si sono emozionate nel guardarlo. Un&#8217;attenzione dei media forse e probabilmente eccessiva ma che ha avuto una grande risposta da parte del pubblico. Perché? Personalmente penso che la risposta più semplice sia anche quella più veritiera. Un <strong>matrimonio reale</strong>, il lusso, la grande eleganza, la coronazione dell&#8217;amore tra un principe e una giovane e bella ragazza sono per noi una consolazione, la possibilità di dire per una volta che esiste quel mondo delle favole che da piccoli tutti abbiamo sognato. E penso che ogni ragazza non possa non commuoversi un po&#8217; vedendo che Kate è riuscita a diventare una principessa, e fa un po&#8217; sorridere pensare che anche lei magari da bambina avrà sognato di essere una principessa e poter coronare il suo sogno d&#8217;amore con un principe vestita in lungo e in bianco. Un evento come questo, un po&#8217; abusato, ha però il merito di risvegliare in noi un po&#8217; di sano e candido romanticismo, farci sognare e a chi si storce il naso di fronte alla troppa importanza data ad un evento mondano rispondo che oggigiorno c&#8217;è bisogno anche di dare spazio ad un evento felice e positivo e soprattutto a due ragazzi puliti,eleganti e senza ombra di volgarità.</p>
<p>Non ci resta che augurarci che i sorrisi, l&#8217;eleganza e la bellezza dei due neo-sposi sia realmente la coronazione di un grande amore e l&#8217;inizio di una favola con happy ending!</p>
<p><strong>Malvina Podestà &#8211; www.opennews.it</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Renata Fonte: una donna giusta</title>
		<link>http://www.opennews.it/2342/renata-fonte-una-donna-giusta/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 07:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Ciammariconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella parte meridionale del tacco del nostro stivale esiste un piccolo pezzo di paradiso che si affaccia sullo Ionio, un gioiello di paesaggio mediterraneo come solo le nostre coste meridionali sanno offrire ,un posto di uno splendore che mozza il fiato, che ti riappacifica con il mondo: è il Parco naturale di Porto Selvaggio. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Nella parte meridionale del tacco del nostro stivale esiste un piccolo pezzo di paradiso che si affaccia sullo Ionio, un gioiello di paesaggio mediterraneo come solo le nostre coste meridionali sanno offrire ,un posto di uno splendore che mozza il fiato, che ti riappacifica con il mondo: è il Parco naturale di </span><span style="font-size: small;"><strong>Porto Selvaggio</strong></span><span style="font-size: small;">. La storia di questo parco si lega inesorabilmente con quella di una donna che, per difendere questa bellezza da chi voleva violentarla con il cemento, ha combattuto e ha pagato il prezzo più alto,quello della sua vita. Questa donna è </span><span style="font-size: small;"><strong>Renata Fonte</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Renata Fonte nasce a <strong>Nardò </strong>in provincia di Lecce il 10 marzo del 1951,dove passa la sua infanzia. Nel 1968 , mentre frequenta il Liceo  Classico  dove come molti altri suoi coetanei accompagna lo studio all’ impegno politico,conosce Attilio di cui si innamora e che sposerà. Dopo il matrimonio si dedica principalmente alla famiglia e si prende cura delle sue due figlie Sabrina e Viviana. La sua <strong>passione civile</strong> e la sua voglia di impegnarsi non sono affatto sopite : decide infatti di candidarsi nel 1982 alle elezioni amministrative di Nardò tra le fila del Partito Repubblicano,in cui aveva iniziato a militare e di cui era diventata segretaria, ispirandosi anche allo zio <strong>Pantaleo Ingusci</strong>, figura storica del Pri nonché storico mazziniano e perseguitato durante il Fascismo in quanto antifascista.<img class="alignright size-full wp-image-2343" title="renata" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/04/renata.jpg" alt="" width="149" height="220" /></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Renata Fonte viene eletta e la sua elezione segna un momento storico: è la prima donna repubblicana a sedere in consiglio .Viene nominata assessore alla  <strong>Cultura</strong> e la sua passione regala un periodo molto ricco dal punto di vista culturale a Nardò,dove vengono organizzati numerosi concerti,spettacoli teatrali,mostre ,eventi…  Ma non solo : si impegna anche nell&#8217; Udi,l&#8217; Unione delle donne italiane,fonda un movimento civile per denunciare<strong> metodi mafiosi</strong> presente a Nardò e soprattutto si fa promotrice del comitato per la salvaguardia del parco di <strong>Porto Selvaggio. </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">La Fonte si batte duramente contro l&#8217;idea di una <strong>variante al piano regolatore</strong> che avrebbe permesso di costruire all&#8217; interno del parco; denuncia la cosa in Consiglio Comunale ,ma anche in tv e nelle radio, portando l&#8217; attenzione dei media sulla sua battaglia. Ma gli interessi in gioco nelle eventuali costruzioni a Porto Selvaggio sono troppo grandi : la sera del <strong>31 marzo del 1984,</strong> dopo aver trascorso tutta la sua giornata in Consiglio Comunale, Renata Fonte viene uccisa davanti al portone di casa. Per il suo omicidio sono stati condannati definitivamente dalla Cassazione <strong>Giuseppe Durante e Marcello My</strong> come esecutori materiali e come intermediari <strong>Mario Cesari e Pantaleo Sequestro</strong>. Il mandante è stato individuato in <strong>Antonio Spagnolo</strong>,collega di partito della Fonte e sua rivale in quanto alle amministrative la vittoria della Fonte lo aveva reso il primo dei non eletti. Ma la motivazione personale non è sufficiente per comprendere l&#8217; ordine di omicidio :nella sentenza della <strong>corte di Assise di Lecce </strong>( pag 183 e 184) viene detto infatti  che Spagnolo da l&#8217; ordine d uccidere  non solo per un risentimento personale ma anche per “ un interesse più vasto, coinvolgente(&#8230;)altri personaggi che vedevano in quella poltrona l&#8217; unico mezzo per raggiungere obiettivi altrimenti on realizzabili.” Dunque ci sono delle <strong>figure occulte</strong> che avevano  in Spagnolo un referente politico sensibile ai loro interessi economici , dietro l&#8217; omicidio di Renata Fonte,”rea” non solo  di aver tolto il posto al loro uomo ma anche di ostacolare ostinatamente i loro affari : non sono mai stati individuati.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma la sua battaglia è stato vinta : <strong>Porto Selvaggio non è stato deturpato </strong>dal cemento ed è diventato riserva naturale. Oggi è dedicato a lei , a Renata Fonte,  la donna che per difenderlo ha combattuto ed è stata uccisa.  E&#8217; una storia importante, di quelle che non andrebbero dimenticate, che di questi tempi in cui la politica diventa sempre più triste, ci ricorda l&#8217; esempio di chi ha saputo vivere la bellezza della Politica e attraverso la Politica vivere e difendere la Bellezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Jacopo Ciammariconi &#8211; www.opennews.it </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chernobyl: ricordo di un&#8217;apocalisse</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 21:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Larosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono passati esattamente venticinque anni. Il tutto avvenne il 26 Aprile 1986, alle ore 1:23, nella centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl, in Ucraina. Venticinque da un evento, l’esplosione del reattore n4 a seguito di un test definito “di sicurezza”, che ha fatto la storia, che ha terrorizzato il mondo, che ha causato (anche indirettamente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati esattamente venticinque anni. Il tutto avvenne il 26 Aprile 1986, alle ore 1:23, nella centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl, in Ucraina. Venticinque da un evento, l’esplosione del reattore n4 a seguito di un test definito “di sicurezza”, che ha fatto la storia, che ha terrorizzato il mondo, che ha causato (anche indirettamente e nel lungo periodo) più vittime di Hiroshima e Nagasaki, che ha mostrato, per la prima volta, davvero, l’altra faccia dell’energia nucleare; venticinque anni da un evento che sarà ricordato ancora e ancora, per tanti e tanti anni. Cernobyl è storia. E’ un tragico incidente, ma è anche, soprattutto, il simbolo di ciò che l’uomo può combinare se gioca a fare Dio in terra.</p>
<p>Oggi si sono svolte in Ucraina le commemorazioni, con il patriarca della chiesa ortodossa Kirill che ha fatto risuonare la campana di Chernobyl, con gli ambientalisti di Greenpeace che hanno trasformato il circo massimo in un luogo di ricordo, piantandovi duemila croci per simboleggiare le innocenti vittime del disastro.<img class="alignright size-medium wp-image-2295" title="chernobyl_kindergarten" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/04/chernobyl_kindergarten-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p>Quest’anno, però, il ricordo sembra più vivo, la paura più forte. Sì, quest’anno il fantasma di Chernobyl era già stato ridestato più di un mese prima da un’altra centrale maledetta e da una nuova catastrofe radioattiva, quella giapponese, e proprio alla luce di quanto è successo -e sta succedendo tuttora, perchè nonostante se ne parli a intermittenza, permettendo alla guerra in Libia di fare “la prima donna” sui nostri telegiornali, i problemi non s<em>i risolvono solo perché non se ne parla; fin troppo spesso l’occhio della telecamera ha avuto il potere di saper ghermire l’interesse del pubblico e concentrarlo su questo piuttosto che su quest’altro, ingigantendo l’uno o sminuendo l’altro. Speriamo solo che, almeno in questo caso, non sia così. Perché l’emergenza nel paese del Sol Levante è ben lontana dall’essere risolta</em>- ne deriva un dibattito ancora più attuale sull’energia atomica, specialmente in Italia, dove la polemica riparte più accesa e infuocata di prima: dopo la decisione del governo di votare un emendamento che, di fatto, renderebbe inutile il ricorso al referendum, fissato per il 12 e il 13 Giugno prossimi, in quanto bloccherebbe la costruzione di centrali nel nostro paese, Silvio Berlusconi torna a far parlare. Secondo quanto ha rilasciato il presidente del consiglio durante la conferenza stampa a Villa Madama, a cui era presente anche Nicolas Sarkozy “<em>L&#8217;accadimento giapponese ha spaventato i nostri cittadini . Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un&#8217;opinione pubblica conscia della necessità nucleare</em>”. “<em>Il governo</em>-ha aggiunto il cavaliere-<em> è assolutamente convinto che l&#8217;energia nucleare sia </em><em><strong>il futuro di tutto il mondo</strong></em><em>. Però abbiamo deciso di aspettare che ci sia un&#8217;opinione pubblica più consapevole della necessità del nucleare”</em>.</p>
<p>E per uno scherzo del destino il premier ha scelto proprio un giorno come questo, in cui ricorre l’anniversario di una delle più grandi tragedie della storia dell’uomo, in cui per tutta la Germania e la Francia imperversano le manifestazioni anti-nucleare,  per gettare la maschera e rivelare l’imbroglio. Aspre si scatenano le critiche dell’opposizione: “ <em>Berlusconi</em> <em>ha confessato: non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne, chiederemo alla Corte di cassazione di non abrogare il quesito sul referendum” </em>è stato il commento di Antonio DiPietro, mentre per Nichi Vendola le parole del presidente “<em>sono la conferma dell&#8217;intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco il loro diritto a esprimersi su una questione da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro Paese” </em>e per Angela Finocchiaro “<em>La disinvoltura con cui esplicitamente ha dichiarato che l&#8217;emendamento al ddl omnibus è stato solo un escamotage per bloccare il referendum lascia senza parole».</em></p>
<p>Era, quindi, troppo bello per esser vero. Siamo ben lontani dal miracolo che sembrava accaduto. Non si tratta affatto di una marcia indietro sull’atomo a favore di energie pulite e rinnovabili, ma di un astuto escamotage politico, una strategia per evitare oggi quello che (secondo le statistiche) sarebbe un bel “no”, e rimandare così di qualche anno la assai spigolosa e impopolare questione, permettendo di calmare le acque e farci dimenticare quanto è successo a Fukushima o a Chernobyl.</p>
<p>E proprio alla luce di questo, noi <strong>dobbiamo</strong> ricordare. Perché, al di là delle parole di Berlusconi, secondo il quale il nucleare è una tecnologia sicura e  “<em>in Giappone è successo un incidente perché la centrale era situata in un posto in cui non doveva essere costruita</em>”, oggi sono venticinque anni esatti da una strage che ci testimonia che la sicurezza non è mai troppa, che le tragedie accadono, che prevenire è meglio che curare, e che a giocare col fuoco ci si finisce per bruciare. Venticinque anni dopo noi siamo qui a ricordare, a combattere per tenere vivo il ricordo; e lo dobbiamo non solo ai figli che verranno ma anche a quelli che sono morti, che hanno pagato un prezzo altissimo a causa della sete di potere di pochi “signori del dolore”.</p>
<p><strong>Noi dobbiamo ricordare</strong>. Perché il ricordo sia un monito per il futuro.</p>
<p><strong>Noi dobbiamo ricordare</strong>. Perché non accada mai più.</p>
<p><strong>Noi dobbiamo ricordare</strong>. O loro avranno sofferto invano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Francesca Granchi &#8211; www.opennews.it</strong></p>
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		<title>I nostri primi 150 Anni</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 12:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Larosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi vuole abbandonare il suolo natio e cercare, forse, nuovi spazi nei quali realizzarsi. C&#8217;è chi sacrifica la propria giovinezza in nome di una patria che a volte non la merita, come i soldati impegnati in Paesi lontani. C&#8217;è chi ogni giorno lavora nella città dove è nato, cresciuto e dove morirà orgoglioso della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi vuole abbandonare il suolo natio e cercare, forse, nuovi spazi nei quali realizzarsi. C&#8217;è chi sacrifica la propria giovinezza in nome di una patria che a volte non la merita, come i soldati impegnati in Paesi lontani.</p>
<p>C&#8217;è chi ogni giorno lavora nella città dove è nato, cresciuto e dove morirà orgoglioso della sua occupazione e dell&#8217;esistenza condotta. C&#8217;è chi si stupisce del suo governo, chi se ne lamenta, chi lo elogia, chi preferisce non commentare.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/03/LEGANERD_036512.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1799" title="LEGANERD_036512" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/03/LEGANERD_036512-300x225.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a></p>
<p>C&#8217;è l&#8217;appassionato di storia, il burino, il nostalgico, il tamarro, l&#8217;internazionalista, il disilluso, il nerd, l&#8217;amicone, l&#8217;impegnato, il secchione, il supeficiale, quello pieno di aspirazioni, il lavoratore stakanovista, il pigro, il truffaldino, l&#8217;arrabbiato, l&#8217;orgoglioso, il depresso, il gioioso; c&#8217;è la femminista, l&#8217;ambientalista, il guerra fondaio, l&#8217;apocalittico, l&#8217;anarchico, il riformista, la casalinga, la mamma, la manager, la contadina, il cervello in fuga, il ricercatore stufo, il musicista in sciopero, l&#8217;operaio morto sul lavoro&#8230;.</p>
<p>Si parla di identità culturale senza avere spesso la minima idea di un concetto così enorme da digerire. E&#8217; una commistione perfetta di pensieri differenti uniti, però, da una lingua, una tradizione, un modo di pensare. Non è rilevante la centralità; spesso la la decentralizzazione permette una fusione di spiriti singolare.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/03/bandiera-italiana-.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1800" title="bandiera-italiana-" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/03/bandiera-italiana--150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Prendere coscienza del proprio potenziale, offre la possibilità di esprimerlo davvero, ma è solo passando per l&#8217;unità d&#8217;intenti che è possibile realizzare le proprie aspirazioni. E allora non facciamoci trascinare dalla festa in sé. Proviamo a scavare in profondità per renderci davvero conto di quanti passi sono stati fatti per arrivare a questo punto. Festeggiamo le cose migliori, come ha detto il Presidente, guardiamo a quelle peggiori per non dimenticarle.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Tanti auguri allo Stato dalla forma singolare e dal cuore grande. </em></strong></span></p>
<p style="text-align: center;">Auguri ai nostri primi 150 Anni!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Francesca Larosa &#8211; www.opennews.it</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non aspettiamo il 23 maggio!</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 14:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiano Conti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 maggio 1915, a seguito dei ripetuti episodi di forte attrito e violenza rapidamente sfociati in una vera e propria Guerra Civile (si ricordino le vicende legate alle fazioni Serbo-Bosniaca e Austro-Ungarica) e dopo che i cannoni degli alleati austriaci avevano da tempo cominciato a tuonare senza alcun preavviso,l’Italia si risvegliò dal sonno,evidentemente molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="https://lh5.googleusercontent.com/-HoDNd_BKcuA/TXfc6-xGYYI/AAAAAAAAAFs/GIJzDHYcIog/s1600/IMMAGINI+PRIMA+GUERRA+MONDIALE.jpg"><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-HoDNd_BKcuA/TXfc6-xGYYI/AAAAAAAAAFs/GIJzDHYcIog/s1600/IMMAGINI+PRIMA+GUERRA+MONDIALE.jpg" alt="" width="310" height="235" /></a></p>
<p style="text-align: left">Il 23 maggio 1915, a seguito dei ripetuti episodi di forte attrito e violenza rapidamente sfociati in una vera e propria Guerra Civile (si ricordino le vicende legate alle fazioni Serbo-Bosniaca e Austro-Ungarica) e dopo che i cannoni degli alleati austriaci avevano da tempo cominciato a tuonare senza alcun preavviso,<strong>l’Italia si risvegliò dal sonno</strong>,evidentemente molto profondo (nemmeno le cannonate erano servite) e decise di non rispettare gli accordi presi con la storica Triplice Alleanza per schierarsi in via definitiva con i paesi dell’Intesa (Inghilterra,Francia e Russia),<strong>impegnandosi finalmente nella prima azione difensiva concreta.</strong></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">Nel marzo del 2010,il premier Silvio Berlusconi partecipa ad un meeting internazionale al vertice della Lega Araba a Sirte(Libia),dove incontra il suo cordiale alleato Muammar Gheddafi,leader libico al comando.In quell’occasione il primo ministro italiano pensò bene di rinnovare il suo rapporto di amicizia con il leader Gheddafi,cimentandosi in una sorta di teatrino a base di marionette: <strong>fu la prima volta che un capo del Governo chinò la testa per baciare la mano di un Dittatore</strong> sanguinario,davanti alla folla dei presenti,scioccata ed un pò sconcertata da tale evento.         <strong>Il rito del baciamano</strong>,è apparso agli occhi di molti a dir poco offensivo nei confronti dell’identità nazionale<a href="https://lh4.googleusercontent.com/-6EHFfTXWr80/TXfgALMIGdI/AAAAAAAAAFw/52L3OSnABAE/s1600/baciamano_berlusconi_gheddafi.jpg"><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-6EHFfTXWr80/TXfgALMIGdI/AAAAAAAAAFw/52L3OSnABAE/s1600/baciamano_berlusconi_gheddafi.jpg" alt="" width="314" height="223" /></a> italiana,la quale ha avvertito un profondo senso di vergogna per l’atto fuori luogo,che già di per sé e senza troppa fantasia conduce alla mente una lontana (ma neanche troppo) realtà dove le servili figure sottomesse si inchinavano davanti al “padrone”,attirando l’attenzione di corti e palazzi con esemplari e mirabili atti di sudditanza. Assai rilevante risulta essere il metodo ed il modo con cui rapportarsi agli altri,in particolare se ci troviamo di fronte un leader politico e se noi stessi ricopriamo un ruolo di rilievo per le istituzioni.<br />
Oltre alla linea del confronto politico e ideologico, valido terreno per una pacifica condivisione di obiettivi comuni (preferibilmente orientati verso l’interesse delle popolazioni e dei rapporti internazionali), vi è una linea di condotta che le Parti (qui costituite dalle nazioni che si rapportano) devono necessariamente osservare e mantenere a livello pratico,una prassi che prende in considerazione le situazioni concrete delle diverse tendenze ed esigenze presenti all’interno delle due (o più) nazioni che vengono a contatto. Pertanto <strong>è certamente opportuno che da parte delle nazioni vi sia rispetto e coesione</strong>,almeno per quanto riguarda le cosidette &#8220;regole di correttezza diplomatica&#8221;, cosicché laddove i presupposti necessari al mantenimento di un rapporto cordiale vengano a  mancare,sia sempre possibile osservare una condotta pacifica e formalmente corretta,diretta ad evitare eventuali attriti.</p>
<p style="text-align: left"><strong>Nei fatti che raccontano gli odierni rapporti tra il nostro paese e il nord-Africa,non c’è traccia di Rispetto</strong>,né di alcuna condotta,per così dire,conforme a correttezza.<br />
Da qualche settimana a questa parte assistiamo <strong>(senza muovere un muscolo)</strong> al terribile conflitto nordafricano,il quale sta promuovendo un panorama sempre più caratterizzato da violenze,stragi,genocidi e fratricidi che nell’insieme,presentano uno dei disastri più gravi nella storia degli ultimi vent’anni.<br />
Una realtà così drammatica non ha certo potuto lasciare indifferenti le altre potenze e gli Stati di tutto il mondo,i quali si sono espressi in una totale (o quasi) unanimità diretta a perseguire e condannare secondo giustizia la condotta turpe e violenta manifestata da Gheddafi ai danni delle popolazioni libiche che, lacerate e stremate dai lunghi anni di regime subiti,hanno trovato la forza di dire “basta” e di opporsi al tiranno,dando vita a quella che si identifica come la più grande rivolta popolare della Libia.<br />
Al centro del dibattito tenutosi in questi giorni ai vertici delle Nazioni Unite  si concentra la discussione sui provvedimenti effettivi da prendersi in relazione alla situazione del nord-Africa:<strong> è necessario adottare sanzioni irriducibili al regime Gheddafi </strong>“considerando che l’attacco esteso e sistematico che è in corso nella Jamahiriya libica contro la popolazione civile può integrare crimini contro l’umanità”. Questo è quanto affermato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU qualche giorno fa,in un intervento.<br />
<strong>Umanità e Stato</strong>, elementi che sembrano essere assai scarsi all’interno delle nostre classi dirigenti,dei nostri governi (forse all’interno della nazione stessa). O almeno così pare. Perché fu proprio il nostro Presidente del Consiglio che,venuto a conoscenza dei gravi accadimenti in Libia,non esitò tuttavia ad affermare  che “la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”.<br />
Munito di una formidabile nonchalance, il premier italiano terminò così il suo intervento telefonico in occasione di un incontro promosso dal Pdl a Cosenza,il 19 febbraio scorso. <strong>Una posizione controcorrente ed assai discutibile,vista la gravità degli eventi</strong>. Di fronte ai crimini lesivi di una dignità umana universalmente riconosciuta,si preferisce non prendere posizione. L&#8217;Italia continua,in sostanza, a tacere in merito a tali questioni,quasi come se fosse assorbita dai propri affari interni e problemi (tra l’altro gravi ed irrisolti),quasi come se il dramma libico non la riguardasse più di tanto. Nel frattempo le forniture di petrolio si estinguono sempre più,mentre i prezzi dei carburanti raffinati (soprattutto della benzina) continuano a salire vertiginosamente.</p>
<p style="text-align: left">Come se non bastasse iniziano ad arrivare anche specifiche minacce. “Migliaia di persone provenienti dalla Libia invaderanno l’Europa –  l’Italia per prima – senza nessuno che sia in grado di fermarle … ci sarà il caos”. Lo ha affermato Muammar Gheddafi in un intervista al settimanale francese <em>Le Journale du Dimanche</em>. <strong>Un amico non troppo affettuoso,si direbbe.</strong><br />
Insomma,in una situazione così complessa e fortemente a rischio per l’Europa e per l’occidente tutto,<strong>verrebbe da chiedersi se l’Italia abbia intenzione di darsi una svegliata!</strong> Se la risposta è “si”,è lecito chiedere se per il 2012 al massimo (si teme la fine del mondo) sia possibile reagire in qualche modo al dramma libico,<strong>magari prendendo,almeno per questa volta,posizioni condivise da una pluralità</strong>,magari conformi all’orientamento unitamente seguito dalla maggioranza delle nazioni.</p>
<p style="text-align: left">Stavolta è opportuno prendere subito una posizione ferma e decisa,senza innalzare la bandiera dell’indifferenza, nell’attesa di nuovi sviluppi: questo errore è già stato commesso in passato.<br />
Stavolta non è possibile  lasciar correre e prendere tempo su una decisione che esige,ora più che mai,una tempestiva determinazione:<strong> non possiamo aspettare il boato dei cannoni come quella volta sull’Isonzo. Dobbiamo cominciare a reagire in concreto </strong>affinché la drammatica realtà che affligge oggi il nord-Africa e le popolazioni colpite da conflitti e lotte intestine,non possa trasformarsi in qualcosa di ancor più devastante,qualcosa di molto simile ad un Conflitto Mondiale,che sarebbe il Terzo.</p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left"><strong>Damiano Conti                  -  www.opennews.it -<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chernobyl: divieto di transito</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 19:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Piotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[1:23:44. Sabato. È il 26 aprile 1986. Il reattore 4 di una centrale elettronucleare esplode. Nell’arco di poche decine di secondi, tonnellate di elementi radioattivi si riverseranno nell’atmosfera. Il rilascio di radioattività sarà centinaia di volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki. È la più grande catastrofe ecologica della storia dell’umanità. Siamo a Chernobyl, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1:23:44. Sabato. È il 26 aprile 1986.</p>
<p>Il reattore 4 di una centrale elettronucleare esplode.</p>
<p>Nell’arco di poche decine di secondi, tonnellate di elementi radioattivi si riverseranno nell’atmosfera.</p>
<p>Il rilascio di radioattività sarà centinaia di volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p>È la più grande catastrofe ecologica della storia dell’umanità.</p>
<p>Siamo a Chernobyl, in Ucraina.</p>
<p><a class="highslide" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl.jpg"><img class="size-medium wp-image-1402 alignright" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p>Da  allora stime dell’ordine di centinaia e centinaia di migliaia di morti sono state fatte senza mai giungere a una cifra precisa e certa; 3 le vittime dirette dell’esplosione, molte di più quelle di SAR,leucemie, tumori, malformazioni.</p>
<p>Subito il tentativo di cammuffare l’accaduto, poi i soccorsi maldestri, il desiderio di risolvere “nascondendo la polvere sotto al tappeto” fino alla costruzione di un “sarcofago” di cemento pesante e dalle molte e preoccupanti crepe.</p>
<p>Sono passati 25 anni eppure il sarcofago continua a deteriorarsi e a sprofondare e nessun progetto di una nuova copertura è ancora stato fatto partire, anche a causa del prezzo di 1 miliardo di euro per ora raggiunto solo per due terzi.</p>
<p><a class="highslide" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl-today.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1403" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl-today-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /></a>E proprio in occasione dei venticinque anni, una mostra fotografica si propone di riportare alla luce aspetti celati a lungo, scorci di un ambiente distrutto e abbandonato, radiato dalla vita. “Chernobyl la memoria dimenticata” è un reportage sul posto che riporta alla memoria il terribile incidente in tutta la sua attualità presentando il volto sfigurato delle città e dei villaggi evacuati per sempre. Un modo per conoscere con i propri occhi la realtà logorata di luoghi barricati dietro a cartelli che in cirillico avvertono “Pericolo di radiazioni- divieto di transito”. Parla  la tristezza eloquente di un intonaco ammuffito che si stacca dalle pareti e ricade su dei vecchi poster di propaganda, la cieca ostinazione di chi ha deciso di tornare a vivere nella casa natale in quei posti dimenticati dall’uomo, la nostalgia infantile di una vecchia bambola persa nel fango. Questo è il passato che si comunica a un prossimo presente.</p>
<p>Alle fotografie si accompagnano anche delle poesie di Francesco Garbin e numerose testimonianze.</p>
<p style="text-align: center">“ossa carne pelle</p>
<p style="text-align: center">Sguardi sorrisi abbracci</p>
<p style="text-align: center">Ferro pietra uranio.</p>
<p style="text-align: center">Tutto si</p>
<p style="text-align: center">Fonde.</p>
<p style="text-align: center">Nocciolo.”</p>
<p style="text-align: center">(F.Garbin)</p>
<p style="text-align: center"> <a class="highslide" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl_kindergarten.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1404" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/chernobyl_kindergarten-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La mostra resterà aperta dal 15 aprile al 1 maggio presso la Galleria Museale ex Forno Hoffman a Villaverla(VI) , con fotografie di Massimo Bordoni.</p>
<p style="text-align: center">INFO: <a href="http://www.25chernobyl.com">www.25chernobyl.com</a></p>
<p style="text-align: center"><a class="highslide" href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/kids.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1405" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2011/02/kids-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: center"><em> Chiara Piotto</em></p>
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		<title>11 SETTEMBRE 2001, IPOTESI DI COMPLOTTO (prima parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crikkus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sei anni fa, in pochi minuti, la nostra visione della vita cambiò drasticamente. Televisioni e radio, ci informarono che il pianeta, nel quale vivevamo, da quel momento non sarebbe stato più lo stesso. Il cuore degli Stati Uniti d’America, era stato attaccato da un misterioso nemico. Real Trust realizza una visione di fatti differente da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sei anni fa, in pochi minuti, la nostra visione della vita cambiò drasticamente. Televisioni e radio, ci informarono che il pianeta, nel quale vivevamo, da quel momento non sarebbe stato più lo stesso. Il cuore degli Stati Uniti d’America, era stato attaccato da un misterioso nemico. Real Trust realizza una visione di fatti differente da quella ufficiale. Basandoci su alcune fonti, fra cui il documentario-film “Firenight 9-11” di Michael Moore e il controverso reportage “Confronting in the evidence” diffuso gratuitamente  dal suo produttore.</p>
<p>Nei giorni che ci separano da quell’apocalittico 11 settembre, tutti gli organi di informazione ufficiali e alcuni gruppi di analisti di tutto il mondo, hanno continuato a occuparsi di quella che è stata una delle più sconcertanti tragedie di tutti i tempi. In tutto il pianeta sono state commemorate le vittime, ma contemporaneamente, hanno continuato ad infiammarsi le polemiche riguardo a cosa sia veramente accaduto quel giorno. Le ipotesi sono molte: c’è chi crede che la tragedia sia stato frutto di un attentato scellerato. Altri, sono certi che i fatti dell’undici settembre siano stati frutto di un complotto. Probabilmente, si tratta di un enigma destinato a restare irrisolto ancora a lungo.</p>
<p>11 settembre 2001, a New York sono le 8.46 quando un aereo di linea colpisce in pieno la torre nord del World  Train Center. Alle 9.03 il volo United Air Lines 175, si schianta contro la torre sud. Passano 34 minuti e un altro aereo di linea precipita sul pentagono. Alle 10.03 il volo United Air Lines  93 si schianta al suolo in Pensilvania. Quel maledetto mercoledì in America, non si verificò una tragedia paragonabile ad altri attentati o a calamità naturali ma venne colpito al cuore il sogno americano. L’immagine di una nazione e di una società all’apparenza indistruttibile , sparì drasticamente. Per qualcuno però, quell’undici settembre ha rappresentato il riscatto, la rivincita contro un paese che ha imposto la sua visione ovunque. A pensarla così potrebbe essere stato proprio il principale indiziato dell’attentato e cioè, Osama Bin Laden.<img class="aligncenter size-full wp-image-795" title="ATTACK TRADECENTER" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2009/11/torri_gemelle11.jpg" alt="ATTACK TRADECENTER" width="369" height="345" /></p>
<p>Provare a comprendere le cause dell’undici settembre significa imbattersi in un labirinto di ipotesi contrastanti. Certamente però, molti sospetti possono essere suscitati da una certa politica americana che nella storia pare avere utilizzato dittatori e tiranni stranieri per conseguire i propri scopo al di fuori dei confini statunitensi. Come sostiene il regista Michael Moore, la casa bianca investì su Bin Laden non molti anni fa. Nel 1979, dopo aver studiato ad Oxford, in Inghilterra, Osama Bin Laden è diventato guerrigliero in Afghanistan dalla parte del fondamentalismo islamico, in lotta contro il regime filo sovietico. All’epoca l’obiettivo era dargli un potere armato affinché combattesse l’unione sovietica, ma gli sviluppi, erano imprevedibili. Forse!</p>
<p>Il regista Michael Moore sostiene che gli Stati Uniti negl’anni 80, istruirono Bin Laden considerandolo un arma da scagliare contro l’unione sovietica e quando nel 1989 il muro di Berlino cadde e la guerra fredda ebbe fine, Bin Laden non dimenticò quanto gli era stato insegnato ed era pronto ad entrare in azione. Era un fondamentalista islamico e fu tra i firmatari di un proclama in cui dichiarava guerra aperta agli Stati Uniti e a tutto l’occidente. Secondo quest’ipotesi, l’America, avrebbe allevato il proprio carnefice in seno a se stessa. È curioso poi notare che mentre Osama combatteva, la sua famiglia faceva affari con i Bush, affari che sono andati avanti fino a due mesi dopo l’undici  settembre.</p>
<p>Dopo la tragedia dell’undici settembre, il terrorista Bin Laden in un primo momento, negò il suo coinvolgimento ma poi rivendicò l’attentato. Il suo volto continuava ad apparire nelle tv di tutto il mondo. Era stato ripreso con un kalashnikov vicino a se; per il suo aspetto, sembrava il simbolo del demonio, della personalità oscura che aveva umiliato l’occidente. Bin Laden, era adatto al ruolo, solo che Osama, che figura tra i most wanted della sicurezza nazionale, viene ricercato per molti capi d’accusa tranne che per l’attacco dell’undici settembre.</p>
<p>Molti degli interrogativi nati dopo l’undici settembre, riguardano proprio la dinamica del crollo delle torri. In particolare del crollo dell’edificio 7. Aveva 47 piani e una struttura di acciaio. Non fu colpito da nessun aereo e si trovava abbastanza distante dalle due torri, eppure, si sgretolò su se stesso. Secondo l’amministrazione Bush, fu disintegrato da un incendio, ma questa tesi è poco credibile. Alle 15, l’incendi visibili dentro l’edificio, sembrano semplici focolai molto piccoli che avrebbero potuto essere spenti pure dal sistema antincendio. Eppure, alle 17.30, dopo appena due ore, l’edifico crolla. Perché?</p>
<p>Ah proposito degli episodi riferiti al crollo dell’edificio 7, il direttore di Fire Ingeniering, Bill Menning, dichiara di essere stato chiamato dal comandante dei pompieri allarmato perché in tutta quella confusione non sapeva se sarebbe riuscito a controllare l’incendio, nonostante questo fosse piuttosto piccolo. E allora, i due convennero che era preferibile far venir giù l’edificio. Significa forse che l’hanno demolito? Ma per pianificare una demolizione ci vogliono due settimane. Una squadra, era stata allertate così tanto tempo prima dell’undici settembre? Di certo, c’è che dopo 7 mesi di indagini il governo americano ha dichiarato di non avere alcuna idea di perché il 7 sia crollato.</p>
<p>I lati oscuri a proposito dei fatti dell’undici settembre, riguardano anche quanto che è accaduto al pentagono. Le versioni ufficiali, parlano di un Boing 757 che ha colpito un muro esterno di un edificio. Ma ci sono alcune incongruenze. Il pentagono mostra pochi danni, per lo più è intatto! Inoltre, da alcune foto satellitari si nota che il buco è troppo piccolo per essere stato causato da un 757 e non ci sono documenti fotografici di parti di aereo intorno al pentagono, nulla! Un 757 è enorme, un suo schianto produrrebbe tonnellate di rottami di cui però, non c’è traccia. Poi un 757 è largo 38 metri, il foro sul pentagono non ne misura neanche 20. Com’è possibile?</p>
<p>Matteo Cricco</p>
<p> </p>
<p>(Michele Diomiaiuti)</p>
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