Cominciare ad andare al nido o alla scuola materna, è uno dei passaggi cruciali dell’infanzia. Si lasciano abitudini e luoghi noti per spazi, persone, esperienze nuove e, soprattutto, c’è il distacco con la persona di riferimento che, solitamente, coincide con la mamma!
Come affrontare al meglio questa novità?

ALLEANZA GENITORI – EDUCATORI
I genitori e le “tate” dell’asilo, sono le persone grazie alle quali il bambino può spingersi ad esplorare sempre nuovi territori e può così fare esperienza del mondo che lo circonda. Perchè questo accada, il bimbo deve sentirsi affidato a persone che i genitori considerano un proseguimento di sé.
E’ importante che, in una fase preliminare all’inserimento, i genitori si confrontino con gli educatori, raccontando al meglio il proprio figlio.
È fondamentale che tra educatori e genitori ci sia una solida alleanza, quindi è importante evitare di criticare le maestre davanti al bambino, anche se questi ha solo pochi mesi: il linguaggio non verbale e il tono della voce rivelano molto di più delle parole dette!
L’ASILO E’ UN’ OPPORTUNITA’
Il bambino, fin dalla nascita, è predisposto alla relazione con altri bimbi e adulti. Il nido e la materna non vanno guardati solo nell’ottica di una scelta necessaria per i genitori, ma anche come un’opportunità per il bambino stesso. Se la mamma è consapevole di questo, eviterà inutili sensi di colpa che, tra l’altro, non aiutano certo il bambino ad accogliere bene la nuova esperienza.
IL MOMENTO DEL SALUTO
Il saluto è senz’altro uno dei riti più importanti. Salutate sempre il vostro bambino prima di andare via perchè il saluto presuppone il ritorno.
Al contrario, andare via di nascosto, è assolutamente sconsigliato perchè quando il bambino si accorgerà della vostra assenza, si sentirà tradito ed abbandonato.
Durante il saluto è anche importante essere precisi. Invece di dire “Adesso la mamma va a lavorare, ma dopo viene a prenderti”, legate quel dopo ad un evento che il bimbo riconosca dicendo per esempio “La mamma verrà a prenderti dopo che avrai fatto merenda”. In questo modo il momento del ricongiungimento con la mamma non sarà confuso e indeterminato, ma legato ad una circostanza concreta e quindi il bambino saprà quando aspettarla e ciò lo renderà più sereno.
Un’altra cosa a cui bisognerebbe fare a ttenzione è quella di non fare promesse che non sapete se riuscirete a mantenere. Non dite quindi che andrete a prenderlo voi se poi al momento dell’uscita dall’asilo ci andranno il papà o i nonni.
E DOPO UNA GIORNATA ALL’ASILO……DI NUOVO INSIEME!
Una volta a casa, date al vostro bambino il piacere di essere di nuovo insieme, creando situazioni piacevoli che siano solo vostre. Per esempio sedetevi vicini condividendo un gioco o una merenda. Se vostro figlio vuole stare un pò di più in braccio, accoglietelo in questa sua esigenza di contatto. E se quando lo andate a prendere all’asilo, vi rifiuta o si mostra indifferente nei vostri confronti?
Bè, che dire, per il genitore non è certo piacevole, ma non c’è da preoccuparsi e, soprattutto, non bisogna mostrarsi delusi o infastiditi da questo atteggiamento. Si tratta di una risposta naturale allo stress del distacco. Accostatevi al vostro bimbo e partecipate a quello che sta facendo…..il rifiuto durerà poco!
IL VADE MECUM DEL BUON INSERIMENTO
Laura Bisi – www.opennews.it
Quando una famiglia viene scossa da un lutto, anche i bambini vengono inevitabilmente coinvolti dalla situazione.
La morte è un evento naturale del ciclo vitale, ma come affrontare un lutto quando ci sono dei bambini e come aiutarli ad accettare la perdita di una persona cara? Anche qualora i genitori decidano di non rendere partecipi i bambini, questi inevitabilmente si accorgono che qualcosa è cambiato e spesso le fantasie che si fanno a riguardo, sono assai peggiori della realtà. I bambini infatti percepiscono ogni minimo cambiamento della vita familiaree, se tenuti all’oscuro della situazione, potrebbero sentirsi colpevoli percependo se stessi come la causa della tristezza che regna in casa. Ecco perchè è meglio non fare finta di niente, ma cercare un modo semplice e veritiero per spiegare la morte di una persona cara, anche se questo è un compito tutt’altro che semplice.
I bambini, di fronte all’evento morte, possono reagire in diversi modi a seconda anche dell’età:
- Alcuni (soprattutto i più piccoli) sembrano non reagire e questo denota in genere la non comprensione dell’accaduto o il rifiuto ad accettare ciò che è successo.
- Altri piangono perchè il ricordo della persona che non c’è più suscita il desiderio di averla accanto proprio ora che non è più possibile.
Alcuni consigli per aiutare i bambini ad affrontare la perdita
- Spiegate in modo chiaro e concreto quello che è successo. I bambini piccoli (sotto i 6/8 anni) possono farsi strane idee sulla morte collegandola anche ad eventi della vita quaotidiana per i quali non bisogna avere nessun timore, quindi è meglio dare spiegazioni semplici, ma corrette.
- Aiutate il bambino a mantenere il ricordo della persona scomparsa attraverso lo scambio dei ricordi.
- Lasciate al bambino la libertà di fare domande. Se il bambino vuole parlare dell’accaduto e pone quesiti a riguardo, non fate finta di nulla, ma affrontate sempre le sue richieste utilizzando delle spiegazioni adatte alla sua età e alla sua capacità di comprensione.
- Evitate eufemismi. E’ meglio non dire che la persona scomparsa è “ partita per un lungo viaggio” oppure dire che “ si è addormentata” perchè il bambino non è in grado di comprendere che si tratta di una metafora e potrebbe aspettare invano il ritorno della persona che non c’è più, oppure sviluppare paure infondate circa i viaggi o la nanna.

Rapportarsi con i bambini su un tema come la morte, che è difficile da affrontare anche per gli adulti, è senza dubbio un compito molto arduo soprattutto perchè, in casi come questi siamo personalmente coinvolti e sconvolti dagli eventi ed è difficile essere lucidi e riuscire a proteggere come vorremmo i nostri figli.
Per questo credo non ci si debba affatto preoccupare di evitare loro la sofferenza, perchè purtroppo ci sono eventi di fronte ai quali è impossibile non provare sentimenti dolorosi. L’unica cosa da fare è essere sinceri senza aver paura di mostrare i nostri sentimenti e stare vicini ai nostri bimbi filtrando le informazioni per cercare di rendere comprensibile ciò che altrimenti non lo sarebbe, in modo che possano anch’essi affrontare e successivamente elaborare il lutto.
Laura Bisi – www.opennews.it
La maternità è per la donna, una fase di profondo cambiamento:
- un cambiamento oggettivo caratterizzato da un enorme aumento delle responsabilità.
- un cambiamento soggettivo che riguarda la percezione di sé.
In questo momento di grande cambiamento c’è una mescolanza di stati d’animo tra cui il disorientamento dato dalla perdita delle sicurezze precedenti, l’ansia per il senso di inadeguatezza e la paura di affrontare una situazione totalmente nuova. Tutto questo determina un periodo che può diventare per le neo-mamme un momento di crisi. Dire che la gravidanza e i primi mesi dopo il parto possono essere caratterizzati oltre che da un’immensa gioia, anche da sentimenti negativi, non è del tutto scontato; è come se i sentimenti negativi legati all’evento nascita non fossero socialmente accettabili e questo non aiuta la donna a vivere con serenità ed accettazione i momenti di difficoltà e fatica che accompagnano questo momento di fragilità estrema.
Non si diventa madri in un solo giorno e partorire non significa solo mettere al mondo un bambino.
Diventare madre modifica in modo permanente la vita di una donna sia da un punto di vista fisico, sia emotivo e sociale. Si tratta di un cambiamento naturale, ma delicato che determinerà nella donna pensieri, paure e fantasie legate alla nuova situazione. La nascita del bambino avviene contestualmente alla nascita psicologica della madre e provoca, a livello intrapsichico, dei lutti legati a:
- Perdita del bambino immaginario: il bambino immaginario è un bambino indefinito che può essere qualunque cosa noi vogliamo. La nascita fisica segna la fine della vita di questo bimbo ideale e l’arrivo del bambino reale che spesso non risponde alle fantasie materne.
- Passaggio da figlia a madre: quando la donna mette al mondo un bambino, comincia a privilegiare l’identità di madre a quella di figlia. Questa trasformazione avviene in un breve lasso di tempo; d’ora in avanti la donna non sarà più solamente figlia e questo determina emozioni contrastanti di tristezza per ciò che ormai è passato e di gioia per il nuovo nato.
- Il rapporto con la propria madre: nella gravidanza e nella relazione con il figlio, si rivivono anche le proprie esperienze infantili. Secondo numerosi studiosi, il modello di attaccamento che si stabilisce con il proprio figlio è determinato in larga misura da quello sperimentato con la propria madre. Questo non significa necessariamente che il passato si debba sempre ripetere uguale a sé stesso, anzi, se ci sono state carenze o delusioni, queste possono essere recuperate e rese positive attraverso una maggiore consapevolezza.
Ascoltare ed accogliere la donna con le sue paure, le sue ansie, la sua iniziale incompetenza, i suoi dubbi, vuol dire permetterle di sentirsi a suo agio evitando di farsi sensi di colpa assolutamente infondati circa le sue emozioni che sono invece del tutto normali. Solo imparando a diventare più consapevole dei proprio vissuti fisici ed emotivi, la donna può affrontare con maggir serenità e tranquillità questo periodo magico.
Laura Bisi – www.opennews.it