
Julia Fullerton-Batten's photo
Ebbene si, anche se l’estate può dirsi quasi terminata ciò non significa che non ci sia più tempo per partecipare a uno di quei pochi eventi interessanti organizzati in provincia di La Spezia! Ci si riferisce nello specifico a un “nuovo nato” della Cassa di Risparmio, il così chiamato “Progetto Giovani“, che porterà fresche novità agli amanti della fotografia e della scrittura.
Come prima cosa sarà bandito proprio un concorso fotografico a tema “Il mondo dei giovani” che si chiuderà con un’esposizione delle migliori foto concorrenti; è nelle intenzioni del progetto infatti portare l’attuale gioventù a sprigionare la propria creatività cercando di raccontare nella maniera più obiettiva e allo stesso tempo originale ciò che la circonda, sfatando i falsi miti di chi crede di saperlo nonostante sia già fuori età (!). In programma per il prossimo futuro anche un concorso che premierà la frase più bella, per le anime più sensibili.
Al’incontro introduttivo che si terrà venerdì 9 settembre alle 16,30 alla Fondazione della Cassa di Risparmio sarà inoltre possibile chiedere di far parte dello staff organizzativo come addetto catering, comunicazione, video.. Ulteriori particolari saranno rintracciabili sulla pagina Facebook della Fondazione Cassa di Risparmio che sarà aperta a brevissimo proprio da uno dei giovani collaboratori, ma nel frattempo potete già segnare la vostra presenza su http://www.facebook.com/event.php?eid=171719206236111&ref=notif¬if_t=event_invite.
Insomma, signori, che volete di più dalla vita? … Ma su, evitiamo battute scontate!
Chiara Piotto
Pubblico di seguito il mio ultimo componimento: a dire il vero sarebbe dovuto essere un pezzo,un articolo relativo a qualche evento o fatto di attualità,come è mio solito,ma alla fine ha vinto la vena poetica (si fa per dire). Saprete certo scusarmi se stavolta non ho assolutamente toccato alcun argomento di “preminente interesse pubblico”.

In una notte come altre ascolto il fumo dei miei pensieri
E osservo il suono del lento fluttuare:
mille idee e frammenti che mutano in parole
al chiaro di questa luna piena.
La mente sfoglia veloce le pagine del mio tempo
Soffermandosi di volta in volta alla soglia di ogni capitolo già vissuto,
soltanto per un attimo,
istante del lampo che cancella l’oscurità della memoria
portando alla luce il vivo respiro del ricordo.
Scorre così la pellicola dei giorni lontani,ciascuno con la sua porta.
E dietro ogni porta
prendono forma le mille sfumature dell’esperienza,
che dipingono di volta in volta le tele della mia esistenza,
per poi fondersi nel falso gioco di ombre e luci,
come se la mente potesse scolpire nel ricordo
l’unisono di suoni e voci
che muovono flebili passi sul medesimo accordo.
In una notte come nessun altra osservo la cenere del passato
Custodita su isole lontane
E ascolto il forte battito di questa vita,
scrittrice in ogni tempo e in ogni dove
del copione di una partita
non ancora finita
che continua altrove.
Damiano Conti
L’angolo di Lucrezia Arusa. C’è uno spazio poetico in ogni giornata. Stay Tuned!
Se n’è andato
ha sbattuto la porta
monco
calpestato
dai piedi dell’odio
l’hanno preso a botte
schernito e allontanato
per paura
o per debolezza
e adesso è un groviglio appassito di fili cardiaci.
Se ne va
mi chiude la porta in faccia
lascia un buco al suo posto
dove il nulla scaverà
per deporre il suo seme
fecondando la carne di beata apatia.
Un barattolo di verdure sottolio
aperto e finito
dentro non rimane niente, solo un po’ d’unto
olio morto che si trascina
verso il fondo
molecole d’amore residue che colano
verso il nulla
svaniranno anche questi ultimi grumi
L’amore se n’è andato
ha sbattuto la porta.
Lucrezia Arusa – www.opennews.it
1:23:44. Sabato. È il 26 aprile 1986.
Il reattore 4 di una centrale elettronucleare esplode.
Nell’arco di poche decine di secondi, tonnellate di elementi radioattivi si riverseranno nell’atmosfera.
Il rilascio di radioattività sarà centinaia di volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki.
È la più grande catastrofe ecologica della storia dell’umanità.
Siamo a Chernobyl, in Ucraina.

Da allora stime dell’ordine di centinaia e centinaia di migliaia di morti sono state fatte senza mai giungere a una cifra precisa e certa; 3 le vittime dirette dell’esplosione, molte di più quelle di SAR,leucemie, tumori, malformazioni.
Subito il tentativo di cammuffare l’accaduto, poi i soccorsi maldestri, il desiderio di risolvere “nascondendo la polvere sotto al tappeto” fino alla costruzione di un “sarcofago” di cemento pesante e dalle molte e preoccupanti crepe.
Sono passati 25 anni eppure il sarcofago continua a deteriorarsi e a sprofondare e nessun progetto di una nuova copertura è ancora stato fatto partire, anche a causa del prezzo di 1 miliardo di euro per ora raggiunto solo per due terzi.
E proprio in occasione dei venticinque anni, una mostra fotografica si propone di riportare alla luce aspetti celati a lungo, scorci di un ambiente distrutto e abbandonato, radiato dalla vita. “Chernobyl la memoria dimenticata” è un reportage sul posto che riporta alla memoria il terribile incidente in tutta la sua attualità presentando il volto sfigurato delle città e dei villaggi evacuati per sempre. Un modo per conoscere con i propri occhi la realtà logorata di luoghi barricati dietro a cartelli che in cirillico avvertono “Pericolo di radiazioni- divieto di transito”. Parla la tristezza eloquente di un intonaco ammuffito che si stacca dalle pareti e ricade su dei vecchi poster di propaganda, la cieca ostinazione di chi ha deciso di tornare a vivere nella casa natale in quei posti dimenticati dall’uomo, la nostalgia infantile di una vecchia bambola persa nel fango. Questo è il passato che si comunica a un prossimo presente.
Alle fotografie si accompagnano anche delle poesie di Francesco Garbin e numerose testimonianze.
“ossa carne pelle
Sguardi sorrisi abbracci
Ferro pietra uranio.
Tutto si
Fonde.
Nocciolo.”
(F.Garbin)
La mostra resterà aperta dal 15 aprile al 1 maggio presso la Galleria Museale ex Forno Hoffman a Villaverla(VI) , con fotografie di Massimo Bordoni.
INFO: www.25chernobyl.com

Chiara Piotto
Vi capita mai di voler rivivere qualcosa di passato? Tornare indietro e attraversare il dedalo dei ricordi può essere molto pericoloso, soprattutto se si gioca con sentimenti freschi e ferite aperte. In questo noi donne siamo maestre indiscusse, ambasciatrici di sapienza; riusciamo ad infliggerci dolore guardando vecchie foto e frugando nell’enorme baule che contiene le esperienze di vita più disparate.
Perchè accade? E’ forse un istinto autolesionistico che, inevitabilmente, ci colpisce nel momento in cui siamo più vulnerabili? Oppure è solo una delle enormi X che caratterizzano la nostra psiche, ma che, come tutte le cose, può essere trovata svolgendo solo qualche calcolo in più?
Qualcuno ha detto che “talvolta ci indebitiamo col futuro per pagare i debiti col passato”, ma nessuno ha mai fatto presente a noi, povere anime, che sarebbe meglio saldare i conti per evitare ritorsioni ancora peggiori con lo scorrere dei giorni.
Nel riflettere personalmente sul paradosso del tempo, in base al quale (a detta del grande Flaubert) “l’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene e il presente ci sfugge”, mi sono scontrata con una domanda inevitabile: in che dimensione viviamo? Non sto parlando di altre galassie o pianeti lontani; fisicamente siamo sballottati da un luogo all’altro l’altro, ma è il tragitto che li collega a definire davvero dove si trovi la mente. Colui che vive proiettato nel decennio successivo, rischia di pentirsi di non aver vissuto momenti importanti e colui che, al contrario, è stretto dalla morsa del passato, non è in grado di guardare più avanti e stupirsi per ciò che lo circonda. Immaginate, a titolo di esempio, una strada piena di gente nella quale ogni persona che vi si trovi vaghi ad un momento diverso rispetto a quello degli altri! Se vi fossero tanti scrittori quanti individui, potrebbero scaturire da quell’unico istante decine di storie diverse. Tuttavia, se le cose stanno così, rilancio e mi domando una volta di più: quanti dettagli, rumori, odori, occhi e momenti del tempo presente stiamo perdendo in forza di un vagare senza ragione apparente verso orizzonti diversi dall’ADESSO? Un proverbio africano recita che “il passato rivive ogni giorno perchè non è mai passato”, ma forse si può andare oltre
interiorizzando ed inglobando nell’oggi tutto ciò che ci ha visti protagonisti ieri. E’ come una ricetta che di volta in volta viene migliorata e con l’esperienza diventa perfetta, quella grazie alla quale farai un figurone ad una cena importante. Vivere il momento, essere davvero seguaci del carpe diem, non significa semplicemente “cogliere l’attimo”, ma essere disposti ad aggiungere un nuovo ingrediente all’impasto, senza, però, dimenticare gli altri.
E forse, così come siamo in grado di ferirci e vivere nell’illusione di qualcosa che non c’è, riusciamo anche a rinnovarci pur mantenendo la struttura portante del nostro Io. Vivere in un’unica dimensione, quella presente non sarà, a quel punto, mai stato più bello. La sensazione più forte, allora, sarà solo data dalla meraviglia di esserci.
Francesca Larosa – www.opennews.it