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Dear Photograph: dialoghi con il proprio tempo

Chiudete gli occhi, lasciate andare libera la vostra mente. Non avete mai provato a rivivere nei  pensieri un solo, piccolo, intimo momento della vostra vita? Non vi è mai capitato di trovarvi in un luogo insospettabilmente familiare e tentare con tutte  le energie di collocarlo nel tempo e nello spazio?
O, ancor meglio, rimanere immobili nel luogo del cuore stringendo le palpebre nell’audace impresa di ricostruire quel ricordo, sentire la stessa carezza d’aria, le stesse voci in lontananza, gli stessi odori infilarsi impertinenti nelle narici?

Se ci avete provato senza successo, se avreste voluto provarci ma vi ha frenato il timore che qualcuno vi stesse guardando, o se non c’avete nemmeno mai pensato “Dear Photograph” potrebbe fare al caso vostro. Tutti sappiamo che “le fotografie fermano il tempo”, nessuno si è mai preoccupato però di verificare se ciò sia vero. Qualcuno  ha quindi deciso di avventurarsi, in chiave molto romantica, in questa indagine.

Dear Photograph (http://dearphotograph.com )è un invito per nostalgici e non a tornare sui luoghi della propria vita, quei  luoghi custoditi negli scatoloni impolverati dal tempo in cui vecchie fotografie distrattamente fanno da guardia ai ricordi più belli.                                              Prendere parte al progetto è semplice: scegliete una foto del vostro passato, ritornate li dove fu scattata e  aspettate di scoprire quale effetto può fare guardare il tempo che passa dritto negli occhi. Su quello stesso prato, in quella stessa casa con un click, forse questa volta digitale, potrete emozionarvi sovrapponendo materialmente il passato al presente. Un solo click e l’unione è compiuta. Così, su una pagina web bianca, essenziale, minimalista si susseguono foto di foto intervallate dalle confidenze che gli autori fanno alla cara fotografia in questione.  
Alcune “letterine” passano inosservate altre, come quella di Laura, riescono a rubarti il cuore e catapultarti per un attimo nella vita degli altri.
Così scrive Laura rivolgendosi alla sua foto:
‘’Dear Photograph.
My grandpa doesn’t recognize me anymore, but he still smiles every time I show him this picture. I hope that deep inside he remembers how much I loved hanging out with him..
Love, Laura ‘’

E’ divertente scorrere la pagina e notare come alcune fotografie combacino perfettamente, come gli sfondi siano rimasti identici, immutati, immobili nel tempo. E’ anche divertente però guardare la mano d’adulto che regge la fotografia in cui è ritratta la stessa mano ma in formato bambino; qui il tempo è rimasto un po’ meno fermo. Potremmo lasciarci andare a riflessioni malinconiche, potremmo discutere della doppia natura del tempo, una natura che conserva e corrode insieme, che sancisce la staticità di alcune cose e impone il cambiamento ad altre, ma non lo faremo.

Approfitteremo invece della bontà di questo progetto fotografico per recuperare momenti della nostra vita di cui non avevamo più memoria. Sarà lo spunto per sorridere di quella giornata di autunno in cui c’eravamo tanto divertiti, o di quell’inverno in cui nevicò come non succedeva da trent’anni.

Con la Gattopardiana consapevolezza che “tutto cambia per non cambiare nulla”, ci prenderemo il bello del tempo che decidemmo di fermare e ci sentiremo proiettati sulla linea di un Cronos sempre recuperabile, infinito.

 

Fonti: http://dearphotograph.com

 

Angela Alexandra D’Orso- www.opennews.it

 

 

Lo spuntino fotografico 11- Una fetta di krovrizka

Le opinioni che vengono a formarsi nella nostra mente derivano in maniera inequivocabile dal modo in cui guardiamo al mondo. Possiamo scegliere di farlo senza filtri, rischiando di rimanere abbagliati dal sole riflesso negli specchi d’acqua che ci circondano; oppure da un oblò, come cantò Gianni Togni; o magari attraverso il vetro deformante di una bottiglia di vino, come ha scelto di fare Alexey Brodovitch.

Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente“, disse Eschilo. é andare fuori dagli schemi che permette di non vedere tutto ciò che gli altri vedono.

La krovrizka si sposa perfettamente con il buon vino, dicono. In Russia poi si preferisce abbandonarsi agli zuccheri lontano dai pasti, nel pomeriggio. Приятного аппетита !

 

Chiara Piotto

Lo spuntino fotografico10- Un bicchiere di vin brulé

Spalanchiamo le persiane: neve. Accendiamo il notiziario mattutino: neve. Apriamo una qualsiasi pagina internet:neve.

C’è un solo modo per essere originali, quando tutto intorno a noi pare aver bloccato uno sguardo stupefatto e perso nel bianco fiabesco di una strada: guardare altrove.

Così, cogliamo l’occasione per focalizzare la nostra attenzione non fuori ma dentro casa, tra le nostre cose, scoprendo quante illimitate possibilità di composizione possono offrire. Questo sembra avere fatto Aaron Ruell, che ha addirittura coinvolto nell’operazione l’unico anziano nel vicinato che non apparisse esaltato dal cambiamento climatico.

Aiutati nella creatività da un buon bicchiere di vin brulé, almeno ciò che ne risulterà non sarà l’ennesima foto del cancello innevato, che in fondo è sempre il solito arnese arrugginito, solo con il vestito della festa.

 

Chiara Piotto

UNHATE: un concetto moderno?

1991- Benetton lancia una campagna spinosa sotto l’audace talento di Oliviero Toscani. Un prete e una suora si baciano su cartelloni, riviste di moda e non, lasciando un segno calcato tra le critiche e gli stupori.

2011- Ben venti anni dopo è sempre Benetton a portare allo scoperto una campagna pubblicitaria provocatoria che stavolta mette però in gioco non soltanto i fanti , ma anche le principali pedine della scacchiera: torri, re, regine, bianchi e neri senza distinzioni.

UNHATE  fa sfilare, tutti debitamente photoshoppati, baci fra coppie improbabili come Merkel- Sarkozy, Barack Obama e Hu Jintao, Benedetto xvi e l’Imam Al Azhar; ma se gli abbinamenti Germania-Francia e Stati Uniti-Cina possono richiamare i più agguerriti mondiali di calcio, è sull’ultimo binomio che si gioca veramente la finale.

Chiedendo la prima impressione a riguardo ad un target tra i 15 e i 58 anni tuttavia i risultati sono stati sorprendenti:

il 33% ha trovato l’idea geniale;

un altro 33% invece poco originale, uno sbiadito richiamo al ventennio scorso;

il 17% non si è detto colpito in alcun modo particolare;

altro 17% quello che ha tiepidamente “apprezzato l’idea”;

ma ciò che colpisce sono i due 0% su “dissacrante” e “sconcertante”; nessuna critica negativa, nessuno shock..

Eppure, c’è qualcuno che sicuramente la pensa diversamente. Il 17 novembre 2011 il Vaticano chiede e ottiene il ritiro dell’immagine riguardante il Papa. Benetton ripiega immediatamente, abbassa le orecchie e si spegne con un sommesso riferimento al “solo intento del nostro marchio di combattere la cultura dell’odio in ogni sua forma“.

Non tutte le storie d’amore durano per sempre; neanche con le magie del computer.

Menomale però che almeno la Merkel e Sarkozy, nella loro dolce finzione, sembrano davvero felici.

 

Chiara Piotto

Lo spuntino fotografico9- marshmallows colorati

C’è chi preferisce il duro impatto del bianco e nero che scolpisce le ombre e rende secche le curve dell’incarnato; c’è chi potrebbe obiettare che quest’immagine di Steve Mc Curry non sia blu, ma verde, ed in fondo ci si chiede anche come sia possibile capire se il mio blu sia lo stesso blu degli altri, che cosa sia di fatto il blu.

Certo è che un buon fotografo deve saper mescolare, sfruttare le sfumature cromatiche come e meglio di un buon pittore. Un problema puramente estetico, se vogliamo. Ma che ne sarebbe stato della Cappella Sistina se Michelangelo avesse abbinato fucsia e arancione, cosa della prima impressione se il giorno del primo colloquio aveste portato sopra a dei pantaloni verdi una giacca rossa, magari completata da una cravatta di un bel verde semaforico?

“Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde”, disse Vasilij Kandinskij.

Perciò gustate i vostri morbidi marshmallows colorati, per la foto di classe mettete una maglietta della tinta giusta ed evitate il più possibile di cambiare i colori con Photoshop;  da chi capiterà nei vostri stessi posti e non vi ritroverà quelle sfumature, vorrete forse difendervi parlando di relatività di percezione cromatica?

 

Piotto Chiara

Lo spuntino fotografico8- un pain au chocolat

Inutile negarlo, lo so che alla vista di questa fotografia siete rimasti lì imbambolati, come pioppi.

C’è poco da fare, è qualcosa di più dell’immagine di un viale alberato e non solo perchè l’ha scattata H.C.Bresson, o forse si, perchè di solito questo genere di foto riesce con la magneticità di una calamita souvenir comprata in un negozio tutto a 99 cent.

Eppure i busti sfilano come ballerine il giorno dello spettacolo di danza, con gli chignons lucenti e immobili; e proprio come una ballerina entrando in scena apre le braccia in un gesto di pura eleganza, anche questi alberi abbracciano lo sguardo, in punta di piedi.

Teniamoci leggeri, in vista della danza.

Bon appétit!

Piotto Chiara

Università di fotografia: si, ni o no?

Se è vero che tutto si può migliorare, ci sono cose che si possono imparare, nello specifico studiare, mentre altre “si hanno in dotazione” fin dalla nascita. Prendendo spunto da Cicerone che, qualche secoluccio fa, difendeva a spada tratta l’oratore non solo talentuoso ma sorretto da solide basi culturali, ci chiediamo ora se anche il mestiere del fotografo sia così ed abbia perciò bisogno di rinforzare le sue doti naturali con delle conoscienze nel campo ben più approfondite.

Ce lo chiediamo nello specifico facendo riferimento alle sempre più numerose lauree in fotografia che si affacciano sul nostro panorama accademico. Firenze, Milano, Urbino, Carrara (…) offrono lauree brevi, master, specialistiche in tecnica e cultura fotografica.. ma sarà necessario? Che è stato della pura esperienza sul campo, dell’apprendistato alle calcagna di qualcuno già instradato? Abbiamo chiesto il loro parere a proposito a professionisti che si sono formati in aula, ad altri che hanno seguito una via più tradizionale e ad appassionati neofiti:

“Studiare fotografia penso sia importante se affrontato nel modo giusto..”, risponde Giselda Biagini (protagonista di una scorsa intervista), fotografa professionista laureatasi all’Accademia delle belle arti  di Carrara con indirizzo “Arti multimediali”, “Io credo che una passione nasca e si sviluppi anche senza studi; sicuramente conoscere a fondo ciò che si tratta è una marcia in più, ad esempio la storia della fotografia o dell’arte fanno si che un fotografo si apra a diverse influenze e subisca contaminazioni, anche involontarie. La passione però è passione, il talento idem, quello non lo insegna nessuno e forse non serve spendere tanti soldi in scuole private bastano i giusti maestri e un buon terreno pronto a raccogliere semi!”, continua.

Diversi sia il punto di vista sia il parere di Mezzani Marco, fotografo professionista a Milano: “Pur non avendo frequentato un’universita’ (ho avuto modo solo di far tanti corsi medio brevi) penso che la fotografia intesa come arte necessiti di basi molto solide che si ottengono solo con anni di studio. Tuttavia, essendo un mestiere creativo, la base giusta, il vero talento devono esser già presenti, lo studio può perfezionare ciò che già c’è, non fare miracoli; trovo allo stesso tempo fondamentale affiancare allo studio un’esperienza pratica presso uno studio fotografico o un’agenzia”.

“Le Università della fotografia?La mia Università è stata il mio studio nomade e la mia macchina fotografica al collo!” Risponde Carlo Mari, grande professionista del settore, “..oltre a varie scuole, quelle poche che si potavano frequentare alla fine degli anni ’70. Ora direi invece che le università della fotografia sono assolutamente indispensabili, danno un valore aggiunto enorme alla creatività innata. Oggi la concorrenza nella professione è minata da moltissimi improvvisati che pensano che basti avere la CANNON… e partecipare ad un WorkShop per potersi vendere… NO!
Alla base della nostra professione c’è la cultura fotografica e generale. L’università dovrebbe aprire la mente in questo senso oltre al discorso tecnico e organizzativo. Se rinascessi non me la perderei! Oggi il lavoro dietro il mirino della macchina è limitato al 20% del tempo. Tutto il resto, l’80%, fa la professione!
Le difficoltà che incontro oggi nel mondo del lavoro sono dovute in parte ad una mancanza di preparazione mirata non allo scatto ma a tutto il discorso di marketing complice indiscusso del nostro lavoro”.
Infine, ultima ma preziosa, la risposta di una che della fotografia ha fatto non una professione ma una passione, Giulia Riccobaldi: “Dipende dai casi..Certo le università danno la possibilità di approfondire tecnica, storia della fotografia, si imparano a conoscere date, innovazioni e nomi dei grandi maestri, ma secondo me per essere un fotografo è necessaria una dote che non insegna nessuna università, è vedere nell’obiettivo con gli occhi del cuore, con la giusta sensibilità e passione. Tutto il resto si può imparare nei libri da sè, senza il supporto di una struttura accademica.”

Tirando le fila, la reale necessità di un titolo superiore per questa carriera è messa in discussione anche solo dai fatti, aggiungerei, visti i capolavori regalati dai rullini di fine ’800, quando i termini “università” e “fotografia” non si incontravano neppure nei cafè. Tuttavia va riconosciuto come internet e photoshop abbiano trasformato in sabbia il mondo che allora circondava il mestiere del fotografo, ora sempre in movimento in una gabbia fin troppo affollata. Su una cosa però paiono non esserci discordie: ci vuole un pò di predisposizione naturale, se non vogliamo scomodare la parola “talento”,  per non finire a cercare di piantare un fiore su una superficie di cemento.

 

Chiara Piotto

Lo spuntino fotografico 7- madeleines ai mirtilli

Mettendo al negativo lo scorso spuntino con il pannoso effetto bianco di Gardin, eccoci avvolti dall’effetto nero di Jeanloup Sieff, al suo giocare con il vedo-non vedo.

Insomma, bisogna sempre ricordare che la macchina fotografica, in quanto oggettino totalmente nelle nostre mani, ci da la possibilità di scegliere cosa mostrare e cosa lasciare all’ombra, concedendo alle mani esperte il dono di un’arte raffinata.

Certo, se quella cioccolata calda era lattea nella sua leggerezza, l’effetto nero delle madeleines si fa misterioso, diverso come lo yin dallo yang, come l’Italia dalla Francia.

 

Chiara Piotto

 

Lo spuntino fotografico 6- una cioccolata calda

 

Sovraesposta? Esageratamente luminosa? Che ne è stato delle belle pietre della piazza?

é giusto essere informati su ciò che succede “fuori”, ma bisogna sempre mantenere un pò di orgoglio nazionale: Gianni Berengo Gardin è una perla tutta italiana, è il “se cerchi il colpevole guarda prima nel tuo armadio”, la nostra cioccolata calda con la panna in Piazza San Marco.

La bambina, i piccioni, gli archi, si tuffano e precipitano volteggiando nella nebbia di questo primo dicembre, nella timida prima neve, nella panna fumante della nostra tazza.

Estremamente, magistralmente, sovraesposta.

 

Chiara Piotto

 

 

 

 

 

 

 

 

Quale reflex scegliere?

La prima cosa da fare prima di acquistare una nuova reflex è, a mio modesto parere, sfogliare tutte le nostre foto fatte fino ad ora e capire quali soggetti prevalgono di più (sport,natura,animali,paesaggi,moda,concerti); da qui capiremo già se abbiamo una propensione verso un determinato contesto.

Altro punto cruciale da valutare è, invece, la disponibilità economica. Detto ciò, sconsiglio vivamente l’acquisto di una reflex a rate o con finanziamenti, dato che personalmente il mercato dell’usato è ricco di offerte e prodotti di ottima qualità. Quindi non svenatevi, a 250€ si trovano reflex entry level ottime che lavorano alla grande.

Di qui poi bisognerebbe ragionare sul pc che abbiamo in dotazione a casa. Sembra strano ma se abbiamo una reflex da 24mpx e un pc che supporta e sopporta in tempi brevi carichi di immagini da 5megabite passeremo le ore davanti al pc ad aspettare di scaricare le foto, senza parlare poi del tempo che perderemo in attesa delle operazioni con Photoshop.

Detto ciò entrate nei negozi e non vergognatevi di chiedere di provarla, dato che essa sarà a breve la vostra compagna di viaggi. Personalmente penso che debba esserci un feeling, senza tanti tecnicismi sugli iso più alti in canon e sui tempi più efficienti in nikon, baggianate di marketing che non si vedono nelle nostre foto.

Personalmente trovo che con nikon si ottengano dei colori più vivi, quindi la consiglierei per chi deve scattare soggetti con molti colori (fiori, animali, paesaggi, natura), in canon invece ho trovato il color pelle e la gestione degli ISO ottime (moda, sport, ritratti, concerti).

Questo discorso è comunque relativo in quanto, come detto prima, la nostra reflex è una questione di gusti non di marketing. 2 o 3 megapixel in meno o una velocità di scatto che non ti permette di fotografare una formula 1, non sono “handicap” enorme per la carriera di un fotografo; a fare la differenza siamo ancora noi, il nostro occhio e la nostra passione.

Penso ai grandi della fotografia del passato e alle macchine fotografiche che usavano, giocattoli se paragonate alle nostre Reflex, eppure le loro fotografie sono tuttora bellissime, dei capolavori immortali.

 

Gianvito Matarrese

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