Artisti di strada e cittadini: chi disturba chi?
Gran parte delle azioni che compiamo durante la vita hanno una qualche ripercussione, voluta o meno, su chi ci circonda. Aprire un locale notturno può abbassare il valore degli immobili di una certa zona per il disturbo arrecato. Viceversa, lo studio e la ricerca scientifica producono conoscenze che, rese accessibili alla comunità, apportano benefici anche a chi non vi ha direttamente investito.
In economia ogni qualvolta un’attività comporta un costo o un beneficio ad un altro individuo si parla rispettivamente di esternalità negative e positive.
Un caso di esternalità che ci troviamo spesso ad affrontare è quello degli artisti che esibiscono le proprie doti musicali o poetiche per le strade delle nostre città storiche. Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Milano: sono solo alcune. Sarebbe errato e semplicistico non considerare il contributo apportato da molti di questi professionisti alla vitalità del tessuto cittadino, nonché l’attrazione che questi rappresentano per i tanti turisti. E’ tuttavia innegabile che i vari comuni dovrebbero valutare con attenzione il trade-off fra questi benefici e le esternalità negative imposte alle abitazioni limitrofe in termini di emissioni sonore.
Non stiamo parlando di pittori, mimi, ballerini, quanto di musicisti, poeti ed attori di varia sorta. Finchè si tratta di un luogo adeguatamente distante da abitazioni, di attività saltuarie, ristrette a orari ben precisi e limitata per emissioni sonore, il problema non si pone. Le piazze storiche devono anzi una parte importante del loro fascino proprio alle esibizioni di artisti talentuosi. Quando un poeta tuttavia recita in un’area residenziale dalle 9:00 alle 12:30 ogni mattina sotto la finestra della tua casa o studio, esibendo un regolare permesso comunale ad ogni richiesta di recitare con un volume più moderato, la questione cambia.
Si tratta di una complicata questione di distribuzione di diritti. Quale diritto è meritevole di tutela? Quello manifestare liberamente le proprie doti artistiche, oppure quello di non essere disturbati nelle proprie attività nella propria residenza (per cui, tendenzialmente, si paga un affitto o si è pagato un prezzo d’acquisto)? E’ l’artista che disturba con la sua musica o le sue parole i cittadini, oppure sono loro a distrurbarlo con le loro lamentele? A prescindere dalle considerazioni personali, una cosa è certa: nel momento in cui un comune rilascia un’autorizzazione per svolgere il proprio lavoro di artista di strada in una determinata area, effettua una chiara scelta su questa distribuzione di diritti. Se le cose stanno così, il vecchio Coase insegna, potremmo arrivare all’assurdo in cui, per far rinunciare all’artista di strada il suo “diritto” di produrre esternalità negative, i cittadini disturbati dovrebbero pagarlo.
Ai comuni le scelte, così come i reclami e le implicazioni politiche…
Niccolò Ferragamo – OpenNews.it
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