La grande carica dei giovani

Posted by Niccolò Ferragamo on mar 31st, 2009 and filed under Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Spesso si critica la mancanza di voglia di fare, di carica, di desiderio di agire dei giovani. Da giovane quale sono, posso affermare che, in linea di massima, questa convinzione non è corretta: la carica è generalmente molto grande, ma dannatamente mal direzionata. Guardiamo i ragazzi nelle scuole. Possiamo distinguerli in tre categorie: chi ha veramente voglia di agire e si concentra su azioni costruttive (studio, lavoro, attività sociali), chi non ha davvero voglia di fare niente, e chi invece ha grande desiderio di agire ma lo incanala in opere disorganizzate o distruttive. Fra le tre, quest’ultimo gruppo è sicuramente quello piu ampio.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di ascoltare discorsi riguardo tematiche socio-politiche di ragazzi di ideologie molto diverse. Mi dispiace veramente dirlo ma,  che elogiassero l’anarchia, Mussolini, il libero mercato o la falce e martello, 4 su 5 non avevano la piu pallida idea di che cosa stessero parlando. Quello che si ho riscontrato di solito è un atteggiamento utopista, il desiderio di una società perfetta a supporto della quale, però, non si riesce a portare alcuna tesi valida. Ciò che piu sconcerta è la generale disponibilità a combattere, urlare,  scannarsi a favore di qualcosa conosciuto solo per grandi linee! Agire per l’agire, lottare per il lottare, parlare prima di sapere. Una quantità immensa di energie e tempo è spesa in questo modo e si ritrovano masse disposte a scendere in piazza prima ancora di sapere il motivo della lotta. Non è solo voglia di fare confusione, ve lo assicuro. In piazza, oltre a chi sa davvero per cosa lotta, gli altri sono davvero convinti di manifestare per una causa giusta. Il vero problema è che, come ho già detto, questa causa è in gran parte oscura. Quando non si sa di cosa si parla, sarebbe invece meglio tacere ed ascoltare. Difficile dire se alla base di questo fenomeno vi sia una carenza di istruzione o il desiderio di seguire la massa.

Fatto sta che, in queste condizioni, grandi masse sono estremamente facili da controllare. Politici, capi banda e i vari movimenti studenteschi l’hanno capito molto bene. Come si può pensare di vivere in un paese con libertà di pensiero quando alle manifestazioni in piazza genitori portano i figli di sei anni con loro ad urlare? Come potrà quel bambino farsi una propria idea del mondo e della società in questo ambiente? Non potrà, ed è esattamente il genere di condizionamento auspicato dal suo gruppo politico. Non c’è da soprendesi se, con queste premesse, durante un occupazione scolastica accanto a chi lotta in modo informato e consapevole, la maggioranza sia composta da chi il decreto legge contro cui protesta non l’ha neppure letto. Il fenomeno è troppo diffuso per non essere preso in considerazione seriamente.

Senza la lotta politica non avremmo mai ottenuto le piu grandi libertà democratiche. Se qualcuno minaccia veramente il nostro futuro, se è in corso un tentativo di colpo di stato, se le nostre libertà sono colpite, bisogna lottare con tenacia. Ma la lotta, oltre a dover rinnegare la violenza, deve essere condotta in seguito ad una riflessione profonda, all’informazione, allo studio. I giovani hanno una grandissima voglia di agire ed è compito dei genitori e dello Stato trovare uno sbocco costruttivo per questa carica. Ma attenzione! “Trovare uno sbocco” non è sinonimo di “trovare una valvola di sfogo”. Lo Stato deve comunque coltivare le diversità ideologiche, e per farlo in modo responsabile è necessario potenziare l’istruzione e alcune parti dell’istruzione in particolare. Una delle piu grandi carenze della scuola italiana è, a mio avviso, la mancanza di grossi collegamenti con ciò che accade nel mondo.

Molti dei migliori studenti escono dai licei ricchi di una cultura generale nelle materie scientifiche ed umanistiche, ma senza conoscere cosa sta accadendo nel mondo e nell’economia globale. L’istruzione liceale manca proprio (oltre che di un insegnamento informatico serio) di nozioni di politica contemporanea e di economia. Ho sentito studenti affermare con sicurezza che “nella storia il libero mercato ha sempre fatto diventare i poveri piu poveri”. Un’affermazione del genere mostra un ignoranza notevole in storia, e la mancanza di alcun fondamento di micro e macroeconomia. Non è colpa degli studenti nè dei professori, ma dei programmi scolastici, ormai troppo antiquati per un mondo così cambiato. I professori migliori si trovano davvero impossibilitati nel conferire una cultura piu moderna agli studenti ed in contemporanea portare a termine il programma ministeriale. L’istruzione è il campo in cui si gioca gran parte del futuro di un paese ed un istruzione piu completa riuscirebbe probabilmente a  dare uno sbocco alla carica individuale dei giovani.

Niccolò Ferragamo (Ferro, Iron per gli amici)
ipernikko@gmail.com – Iron Economy

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