La crisi italiana: scelte discutibili,proposte e constatazioni

Presidente della Corte dei Conti,Luigi Giampaolino.

Mario Monti,attuale presidente del Consiglio dei ministri.

Si direbbe che la neve a bassa quota sia la perfetta cornice di un panorama nazionale già paralizzato dalle rigidità dei suoi sistemi e dalle proprie mancanze. Seguendo questa prospettiva, l’andamento strutturale del nostro paese ,sotto i profili dell’economia e dello sviluppo,appare tremendamente coerente con il clima di recessione che scandisce il presente con rintocchi sempre più forti. Qualche dato. Le stime effettuate dall’OCSE sull’Italia per il 2012,prevedono un PIL in calo dello 0,5% e un  progressivo aumento del deficit nazionale. Unitamente a ciò si legano le previsioni che rilevano un sensibile aumento del tasso di disoccupazione,il quale sale a 8,3% nel 2012 per poi crescere ulteriormente nel 2013,giungendo a quota 8,7%. Se è vero che l’onda d’urto della crisi economica del 2007 grava ancor oggi sulla globalità delle reti finanziarie e dei mercati,è altrettanto vero che il nostro paese non è riuscito a mettere in pratica,con soluzioni proprie,quelle che da molti sono considerate le tecniche e le strategie opportune,necessarie per arginare e combattere gli effetti generati dalla crisi. Si tratta per lo più di metodi che coinvolgono l’analisi delle problematiche interne al paese,ovvero i fenomeni di particolare rilievo che gravano sull’economia e sulle finanze interne di ciascuna nazione e che ostacolano il regolare funzionamento del sistema Stato.

Di seguito riporto alcuni tra i più noti esempi,i quali si presentano oggi come gravi questioni che incidono sulla vita economica e sui bilanci del paese.

 

LA CORRUZIONE E L’EVASIONE FISCALE

Luigi Giampaolino,presidente della Corte dei Conti.

La ricorrente problematica dell’evasione del fisco,l’interminabile braccio di ferro tra istituzioni e corruzione,risultano due tra i più pesanti pilastri che ostacolano le ordinarie situazioni e le regolarità previste nei vari ambiti della quotidianità nazionale. Particolarmente in Italia. Nel ricordare l’inizio dell’anno giudiziario,il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino,ha voluto segnalare il fatto che nel nostro paese vi è una sostanziale inadeguatezza dei sistemi anticorruzione: “la corruzione costa alla nazione 60 miliardi l’anno e nel 2011 sono state applicate condanne solo per 75 milioni.” Il risultato non  è accettabile. Anche in relazione all’evasione dell’iva,viene segnalato che l’Italia si trova ai livelli più alti in Europa,seguita soltanto dalla Spagna. Riguardo quest’ultima questione c’è da dire che,nonostante gli importanti accertamenti effettuati dall’agenzia delle entrate per mezzo della guardia di finanza (si ricordino le ultime due azioni-blitz di Cortina e di Napoli), la pressione contro questa tipologia di illeciti ai danni della società tutta,dovrebbe essere assai più forte ed esercitata con maggior frequenza. In particolare spetterebbe alla politica e ai governi un’azione più rigorosa e ponderata,capace di raggiungere lo scopo con maggiore puntualità e precisione. Magari sollecitando meglio il processo di sensibilizzazione a tale tematica da parte dei cittadini e dei complessi sociali,magari tentando di riproporre il ruolo del principio “do-ut-des”,in tal caso,nella sua forma più efficiente: fornire strutture competenti e servizi di pubblica utilità non mediocri,garantendo alle amministrazioni locali la possibilità di esigere tasse proporzionate ad un lavoro ben svolto. Per  quanto riguarda il problema corruzione,la riflessione sul da farsi sembra condurre l’attenzione su due direzioni parallele,anzi complementari. In primis,è necessario prendere coscienza del fatto che il sistema-corruzione è qualcosa di fortemente dinamico,versatile  e in continua evoluzione,qualcosa che rinnova le sue forme in relazione agli sviluppi che avvengono nelle modalità di rapporto,nei settori lavorativi emergenti,nei sempre più vari contesti di vita quotidiana. Resta facile comprendere quanto sia fondamentale tener testa alle novità in questo senso,mediante il periodico aggiornamento delle misure di opposizione e prevenzione sviluppate contro il suddetto sistema. Detto questo,sarebbe opportuno (una buona volta!),prendere in considerazione la normativa di aggiornamento riguardante le misure anticorruzione,contenuta nella relativa Convenzione di Strasburgo del lontano 1999. Le disposizioni di quest’ultima,volute dalla commissione internazionale,furono ratificate e sottoscritte dall’Italia,ma tutt’oggi non godono di una sistemazione organica che le traduce in legge di stato. Anche in questo caso è compito della politica prendere atto delle situazioni e porsi come obbiettivo il soddisfacimento dei parametri richiesti,al fine di poter utilizzare strumenti ad hoc,utili per affrontare tale problematica.

 

POLITICA DEI SACRIFICI IN TERMINI ECONOMICI A DANNO DI MOLTI E IN PRIVILEGIO DEI SOLITI NOTI

Mario Monti,attuale presidente del Consiglio dei ministri.

Ogni giorno sentiamo parlare di misure necessarie per la ripresa del paese,di manovre finanziarie che cadono come ghigliottine,di sacrifici monetari da sostenere per far fronte alla situazione nazionale. Se la crisi è globale e coinvolge in misura proporzionale tutte le fasce sociali e le categorie di reddito del paese,le soluzioni attuate fino ad oggi dai governi non sembrano essere né proporzionate,né esaurienti. Cominciamo col dire che oggi due italiani su tre non godono di un lavoro stabile e sicuro ma sono proiettati a lungo termine nella drammatica realtà del precariato. Un italiano su tre non riesce a trovare un’occupazione o ancor peggio ha smesso di cercarla: il mercato del lavoro in  Italia si trova ai minimi livelli su scala internazionale ed è praticamente inesistente. Chi invece dispone di un lavoro mediamente stabile oppure gode di uno status e di una condizione economica di particolare agiatezza,è giusto che sia chiamato a contribuire in propria parte al sacrificio in termini economici che lo Stato individua come misura necessaria. In linea di principio sarebbe auspicabile la realizzazione del celebre motto “tutti-per-uno e uno-per-tutti”,giacché se tanti concorrono al soddisfacimento dei bisogni e al benestare di tutti,quantomeno del maggior numero di persone,allora ciascun individuo,di per sé,risulterà propenso a mettersi in gioco, rinunciando ad una parte di ricchezza per il bene comune. Teoria e pratica come sempre accade,non corrispondono. Ma c’è di più: in Italia i principi e le soluzioni accettate dalla teoria differiscono radicalmente dalla loro applicazione pratica. Se la politica dei sacrifici è necessaria per uscire dalla situazione di disagio,il peso di questa è mal distribuito e ricade prevalentemente su una parte della società,ovvero quella con fascia di reddito medio-bassa. Se un operaio di fabbrica o un dipendente statale faticano,oggi ancor più di prima,per arrivare alla fine del mese e garantirsi un tenore di vita spesso ai limiti della sussistenza,è necessario far qualcosa. Aumentare la soglia dell’età pensionabile,peraltro già alta,e prevedere l’abolizione della pensione per anzianità a partire dal 2018,sono sembrate idee geniali a quei tecnici da premio nobel del governo Monti. Se hai lavorato onestamente per quarant’anni non puoi ritirarti proprio adesso. Troppo comodo. Invece se ti sei fatto due anni da parlamentare (no comment sull’onestà) hai una generosa pensione garantita. Ci mancherebbe. Se sei un privato cittadino chiamato/obbligato a fare delle rinunce,è giusto che tu le faccia per il bene del paese. Se invece ti chiami Ignazio e magari sei anche Ministro della difesa,puoi permetterti di sperperare il capitale di stato per comprare ai dirigenti del tuo ministero 19 Maserati blindate,assolutamente indispensabili.

Dove sta la tanto acclamata equità? Qua continua il bengodi delle caste e delle nicchie dei privilegiati a suon di “tutti-per-pochi e pochi-per-pochi”,altro che motto da moschettieri.

 

Damiano Conti

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento per “La crisi italiana: scelte discutibili,proposte e constatazioni”

  1. SARAH PAN

    Ottima analisi!!

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