L’Italia con le mani ancora sporche
Sono passati vent’anni dall’inchiesta “Mani Pulite”. In un’Italia che aveva dovuto affrontare il pesante fardello della consapevolezza pubblica dell’omertà che regnava sulle tangenti e le mazzette, molti furono coloro che finirono in gattabuia, in caserma, ingiuriati e puniti per le loro malefatte.
Tralasciando la storia dell’inchiesta, che è comunque fondamentale per comprendere davvero come il tutto andò, mi chiedo cosa sia cambiato oggi, cosa il Paese abbia imparato da quel periodo oscuro.
La dicotomia “Craxi nemico – Di Pietro eroe” che si consumò in quegli anni assomiglia molto ad un altro atteggiamento manicheo che tutti noi abbiamo potuto osservare da un posto in prima fila: lo scontro di Berlusconi con la Magistratura.
Il nodo centrale è sempre lo stesso: una battaglia, una guerra tra questi due giganti dello Stato preposti a mansioni differenti. Non abbiamo fatto dei grossi passi avanti, ad essere onesti: quando Craxi ricevette il primo avviso di garanzia, l’Italia esultò, certa che giustizia sarebbe stata fatta, sicura che ormai il muro di silenzio era crollato e che gli uomini che agivano nell’ombra e nell’ingiuria sarebbero stati arrestati. Fu così, in parte, ma non si guardò al nucleo del problema: eliminare, estirpare, estinguere il cuore criminale che si annidava come una serpe nei luoghi di potere….e non.
Gli italiani, rispetto a tanti altri Paesi, hanno sempre arginato il problema, ma difficilmente hanno cercato di prevenirlo. Mani Pulite è stata una grande occasione: distruggere il male che già c’era e avviare un sistema nuovo, basato sul “mai più tangenti”. Invece no. Le inchieste fecero scalpore, nuovi partiti rampanti avanzarono in quegli anni, ma sfuggì la possibilità di educare i cittadini.
E’ accaduto sotto i nostri occhi: tutti volevano che fosse fatta giustizia, tutti volevano un Craxi in carcere, tutti gli tirarono le monetine addosso, ma nessuno (o comunque pochi) si resero conto del Craxi che era in loro.
Oggi guardiamo ad un Paese che lotta contro la corruzione e l’evasione, le infiltrazioni mafiose e le tangenti che creano motivo di sospetto perfino sulla Protezione Civile. Un Paese come il nostro, oggi, qualora si affacci ad un evento quale “Milano Expo” ha come principale obiettivo quello di condurre una gara d’appalto pulita, e non sempre ci riesce.
E allora appare chiaro come il 1992, l’anno chiave dell’inchiesta, abbia rappresentato un tsunami solo per la Prima Repubblica e non per le coscienze e il tessuto sociale. La furbizia e la mascalzoneria restano le armi primarie per avviare un’impresa. Appaiono quasi come virtù, anzichè essere condannate.
Sono passati dieci anni e leggendo l’articolo-cronaca di Goffredo Buccini (che trovate qui: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_15/manipulite-da-chiesa-all-avviso-a-berlusconi-goffredo-buccini_d4f6f1c8-5807-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml ) penso: siamo davvero così immobili e prevedibili?
Il discorso pronunciato da Craxi il 29 aprile del 1993 ne richiama altri – molto più recenti – pronunciati nello stesso Parlamento durante i quali il potere politico pronunciava frasi forti contro un sistema giudiziario che veniva definito a tratti fazioso, a tratti persecutorio. E d’altra parte errori sono stati compiuti dagli stessi giornalisti (come lo stesso Buccini ben dice): non una ricerca su quali mali potessero serpeggiare tra le Toghe, ma solo la voglia di cercare un eroe, di realizzare titoloni che inneggiavano ora a questo, ora a quello.
La speranza di un cambiamento, tuttavia, rimane. Con commozione parlo con coloro che nel loro piccolo tentano ogni giorno di combattere l’evasione e con orgoglio penso ad un’Italia che vuole ripartire dal semplice scontrino fiscale per estirpare i parassiti della società. Forse non è diversa la nostra generazione da quella dei nostri padri, ma resta una certezza: abbiamo una grande opportunità, che non dovrebbe essere sprecata. Abbiamo la possibilità di guardare con occhi intelligenti agli errori commessi da coloro che sono venuti prima e, sviscerando tutto il male che ne è derivato, abbiamo la possibilità di migliorare.
Storia Magistra Vitae.
P.s : Ripartire dal piccolo. Usa Facebook: https://www.facebook.com/groups/207535276003124/
Francesca Larosa – www.opennews.it
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Mi auguro veramente che,in un futuro non troppo lontano, ci siano persone con la stoffa giusta al posto giusto,sotto il cielo della politica,delle realtà di lavoro,della società in generale. Purtroppo succede che più ci allontaniamo da quel periodo dove fattori come il senso dello stato,la correttezza morale e i principi cardine della cultura erano ancora vivi e presenti nella comunità,più viene ad affermarsi l’etica opposta ad essi. Un modus vivendi che,ignorando il ricordo di quei tempi e di quei valori sacrosanti,si trova a santificare l’ideologia fondata su principi degenerati,modellati nel corso degli anni e oggi ridotti puramente a disvalori.