Il caso Suarez: calcio e razzismo
Ormai la serie A non fa più notizia. Il maltempo ha portato allo slittamento di numerose gare, riducendo lo spettacolo della domenica pomeridiana a sole tre misere partite: un vero e proprio massacro per gli appassionati di calcio. Gli sportivi però si sono potuti consolare con la Premier League, scesa in campo regolarmente Sabato 11 Febbraio, nel pieno del suo vigore. Ma se il calcio in Italia è rimasto congelato dal freddo, quello britannico è rimasto pietrificato, macchiandosi di un segno indelebile: quello del razzismo.
Tutto è cominciato quando, lo scorso 15 Ottobre, il giocatore del Liverpool Luis Suarez ha pronunciato ripetutamente insulti razzisti all’orecchio dell’avversario Patrice Evra, esterno del Manchester United. In seguito a ciò l’uruguaiano dei Reds è stato punito con otto turni di stop sommati ad un’ammenda di 40mila sterline. Ebbene Suarez, appena rientrante in campionato dopo la squalifica, nella partita che lo vedeva incrociarsi proprio con il francese Evra, prima del fischio di inizio si è fortuitamente rifiutato di stringere la mano al giocatore di colore, il quale, ha cercato di afferrare il braccio dell’avversario, con scarsi risultati. Suarez infatti ha saltato palesemente la mano del francese nei consueti saluti iniziali, ignorando così il gesto di pace di Evra.
La partita accesa dall’inizio alla fine (si parla di uno scontro anche nel tunnel che porta agli spogliatoi) vede lo United vincere meritatamente e confermarsi ai vertici della Premier grazie ad un Rooney straordinario che sigla una doppietta. Poco importa se Suarez al termine della gara comparirà sul tabellino dei marcatori, mettendo così in rete la palla del definitivo 2 a 1, egli la sua partita l’ha persa in partenza. Suarez infatti risulta sconfitto non solo nel rettangolo di gioco, ma – ed è sensibilmente più grave – anche sul campo morale, dimostrandosi più che uno scadente giocatore, un uomo di poco valore.
E’ impensabile poter accostare al gioco più bello al mondo un fenomeno così miserabile come il razzismo, ma purtroppo è così: nella realtà del calcio moderno c’è anche questo,
e dall’Inghilterra ne è arrivata la conferma. Non è la prima volta che il calcio si mescola al razzismo, infatti svariati episodi, anche in Italia, si erano già verificati in precedenza. Ma stavolta è diverso, non c’entrano gruppi ristretti di spregiudicati tifosi che, accecati dalla fede per la propria squadra – se di fede si può parlare – inveiscono contro malcapitati avversari di colore. Qui stiamo parlando di un professionista di livello mondiale, neo vincitore della Coppa America, che, catapultato di fronte a milioni di spettatori si comporta da vile, dimenticandosi che il calcio è un grande strumento di esempio per i giovani.
Nel calcio possiamo parlare di bandiere, di ideali, di colori e di sangue, e fin qui è tutto bellissimo, ma queste passioni mai dovrebbero sfociare in sentimenti xenofobi, perché qualsiasi fedeltà, affetto, ardore, perde il suo fascino se mescolato all’estremismo.
…E forse sarebbe bello se da qui in avanti invece che parlare di calcio e razzismo si discutesse sul fatto di dare un “calcio” al razzismo.
Alessandro Pistolesi – www.opennews.it
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