L'importanza dell'ascolto e della parola

Posted by crikkus on ago 24th, 2009 and filed under Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre dalla parola dell’altro là dove la parola conduce.”
-Umberto Galimberti

Fin dall’antichità, l’uomo ha inventato un codice basato sull’utilizzo di determinati suoni (fonemi) per scambiarsi, inizialmente semplici informazioni, in seguito vere e proprie opinioni, e pensieri sempre più articolati e congruenti: la lingua, insomma. L’essere umano, dunque, elabora una lingua per soddisfare le proprie necessità, sia a livello di relazione. Come sostiene lo psicologo novecentesco Erich Fromm, infatti, l’uomo ha bisogno di amare ed essere amato per vivere un’esistenza felice e, senza uno scambio di opinioni e soprattutto senza dialogo, non si può dire che esista l’amore. Il più delle volte sono proprio le incomprensioni dovute alla mancanza di comunicazione che comportano la morte dell’amore o, ancora peggio, lo stallo in situazioni sentimentali bloccate, dove frasi del tipo “ti amo”, forse una delle più belle che esistano, perdono valore e si usurano, diventando quasi un modo di dire abituale. Infatti anche quest’ostinarsi a usare sempre superlativi o verbi impegnativi quali “ti amo” o, addirittura, “ti adoro” per significare poi il nulla, sono segnali molto chiari di una comunicazione ormai frivola e priva di significato, specchio di una società povera di valori reali e solidi ma basata su sentimenti effimeri.
La parola non è e non sarà mai un elemento passivo nel nostro presente: l’ascolto che dovremo porgerle non dovrà mai essere superficiale bensì vivace e disposto ad arrivare a toccare i significati più profondi di essa. Infatti l’importanza della parola non stà tanto nel comunicare dei concetti ma, come dice Galimberti, nel riuscire a coglierli nella loro pienezza e semplicità: la differenza tra il prestare orecchio e l’ascoltare, cioè capire e carpire la vera essenza della parola, una parola fatta sì di suoni ma soprattutto di significato!
Le persone che infatti riescono ad ascoltare, dote sempre meno frequente, sono anche le più colte, visto che è tramite il linguaggio che si trasmette la conoscenza sia della realtà che ci circonda, sia degli stati d’animo. Coloro che invece non sono in grado di ascoltare, solitamente sono quelli che parlano di più sottovalutando l’importanza delle parole e usandole impropriamente, senza calibrarne la forza e l’intensità. Le parole (ma, analogamente, anche il loro opposto, cioè i silenzi) hanno infinite potenzialità; basti pensare che è la parola che ci “concretizza le idee” ed è quindi il tramite perfetto tra realtà materiale e astratta. Direi addirittura che la parola è lo strumento principale del ragionamento, cioè che fa interagire due realtà differenti quali quella spirituale e quella materica. Grandi filosofi come Hobbes la consideravano infatti puro strumento razionale. Da precisare però che proprio per questa sua grande importanza e per colpa di così tanta leggerezza d’ascolto, della parola può essere anche fatto un uso negativo, potendo divenire demagogia, imbroglio, bugia. Infatti, come sosteneva Don Milani, “se tu conosci 100 parole e il padrone ne conosce 1000, sarai sempre condannato a essere sfruttato”.
Spesso anche nella vita di tutti i giorni si possono vedere esempi lampanti di questo modo erroneo di cogliere le parole e, di conseguenza, la stessa realtà che ad esse è legata. Basti pensare e riflettere su quante volte alcuni ragazzi caratterialmente fragili, presi in giro alla lunga dai cosiddetti “amici”si sono poi suicidati.
Di esempi letterali basti pensare poi al testo teatrale di Ibsen, “Casa di bambola”, dove è evidente l’incomprensione dovuta alla mancanza di ascolto che alla fine fa scoprire ai coniugi di essere completamente estranei tra di loro.
Come anche Umberto Eco alla fine del suo romanzo,”Il nome della rosa”, scrive “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”; letteralmente “la vera rosa rimane nel nome, noi possediamo solo nudi nomi”. Questa frase significa che il concetto rimane nella parola e noi possediamo solo parole ma non di i singoli concetti e per questo abbiamo la necessità di seguire le parole e coglierle nella loro pienezza. Un compito difficile, ma affascinante!

Matteo Cricco

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