La collaborazione è un elemento fondamentale in gran parte delle attività della vita. Collaboriamo quando abbiamo un problema, collaboriamo per dar vita ad un progetto. Ogni oggetto che abbiamo sott’occhio non è altro che il frutto di una lunghissima catena di collaborazioni. Dubito siano stati sufficienti meno di 100 passaggi diversi per costruire la tastiera con cui scrivo: a partire dal pozzo petrolifero il Giordania per la plastica dei tasti fino alla spedizione a casa mia, un esercito di persone mi ha permesso di usare questo strumento, apparentemente così semplice. Con ogni probabilità nessun soldato di questo battaglione ha combattuto per fama, ma piuttosto per racimolare una misera paga per arrivare a fine giornata. La cooperazione su base economica capitalista è la benzina che muove in modo proficuo l’immenso motore del mondo, ma non si tratta certo nostra unica fonte di alimentazione.
L’utopia del comunismo si è mostrata priva di concretezza ben prima del crollo del muro, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che sognavano un sistema globale senza proprietà privata e rapporti in funzione del denaro. Tuttavia parallelamente alla vittoria del capitalismo e del grande sviluppo da questo permesso, forme di collaborazione no-profit sono rimaste vitali ed importanti. A mio avviso sono proprio queste forme di altruismo, di imperativi categorici a motivare la vita ed a oliare l’immenso “motore della vita” di cui parlavo. Il passante che aiuta il non vedente per strada, un informazione gratuita, un consiglio disinteressato. Ma anche un prestito da 25$ ad un imprenditore del terzo mondo (a chi interessasse il microcredito: www.kiva.org) o mezz’ora spesa a programmare un codice opensource. E ancora il rapporto genitori-figlio, marito-moglie, l’amicizia.
Sono recentemente tornato da una vacanza nelle isole greche occidentali, verso cui eravamo partiti senza meta e senza sistemazione precedentemente decisa. Ero partito leggermente malfidato nei confronti dell’affidabilità delle offerte per case in affitto, un po per sentito dire, un po per qualche forum di esperienze negative letto prima della partenza. Arrivati a Corfù troviamo invece il proprietario di un car-rent disposto ad aiutarci, in orario lavorativo, per due ore a cercare sistemazione. La soluzione da lui proposta è la casa di un conoscente: il prezzo è fissato e ci rechiamo sul luogo. Una parte di noi continuava a sentire puzza di bruciato, timorosa di truffe e forte del pregiudizio iniziale. Questa parte è stata tuttavia messa a tacere alla svelta dai fatti: il luogo era magnifico, l’ospitalità grandiosa. Senza dilungarmi nei dettagli, in sostanza il proprietario della casa d’affitto ci ha fatto da tassista per tutta l’isola, fatto rimettere a lucido la casa e riempito il frigorifero costantemente per una settimana e senza che nulla di ciò fosse previsto. Dulcis in fundo, ha ritenuto opportuno abbassare il prezzo rispetto a quello, già ottimo, concordato. Non si è trattato di un “do ut des“: era semplice cortesia.
La nostra è stata probabilmente fortuna, ma credo che l’esempio renda bene l’idea: le forme di collaborazione slegate da interessi economici sono uno degli elementi piu importanti della vita. Se provo a pormi la domanda “perchè lavorare?” le prime risposte che mi saltano alla mente sono “per essere felice”, “per rendersi utili” e “per guadagnare”. Se ci penso, tuttavia, l’ultima risposta può essere accorpata alle prime due: tranne in situazioni patologiche, il guadagno e l’accumulo di capitale sono orientati a produrre maggior felicità o ad aiutare qualcun altro. Nel primo caso sia che si guadagni per permettersi un uscita settimanale in più, sia che lo si faccia sognando di conquistare il mondo, riteniamo che i nostri obiettivi ci porteranno maggior felicità. Nel secondo caso invece ci sentiamo utili facendo beneficenza, oppure molto più semplicemente crescendo un figlio e pagandone le spese (un figlio è, a tutti gli effetti, una persona diversa da se stessi).
Felicità e “sentirsi utili”. Non sono forse questi gli stessi prodotti di una collaborazione no-profit? Pur senza ottenere guadagno aggiuntivo, credo che i due signori greci che ci hanno aiutato abbiano provato una discreta soddisfazione: magari anche maggiore di quella che avrebbero provato svolgendo il loro lavoro retribuito. A quest’ultima affermazione si potrebbe rispondere con un:
“D’accordo, la soddisfazione sul momento è stata maggiore con la collaborazione no-profit. Ma come la mettiamo col futuro? Svolgendo un lavoro retribuito avrebbero accumulato denaro per costruirsi un futuro piu sicuro e potenzialmente più felice, mentre con il no-profit la soddisfazione è soltanto momentanea.”
Parte di ciò è sicuramente vero ma non afferra il punto della situazione. Aiutare disinteressatamente un membro di una comunità stimola quest’ultimo a fare lo stesso con qualcun’altro. La ragionevole speranza è che tutta la comunità, prima o poi, inizi a fare altrettanto, continuando ad “oliare” l’ingente motore della vita.
Secondo voi quale accezione della parola “uomo” balza prima alla mente? Quella di uomo come individuo, singolo, oppure come parte di una comunita’? Seneca risponderebbe:
“L’uomo è un animale sociale. Le persone non sono fatte per vivere da sole.”
In quanto animale sociale, membro di un estesissimo branco, l’uomo deve comprendere l’importanza dell’aiuto reciproco disinteressato. Assumere un atteggiamento egoista, prendere tutto dalla comunita’ senza renderle nulla, puo’ forse essere un modo per raggiungere piu rapidamente il successo individuale. Chi vive seguendo questa filosofia e’ solitamente bollato con l’aggettivo “furbo”. Ma la furbizia a lungo termine e’ assolutamente controproducente.
Dal punto di vista individuale, il “furbo” perde presto l’appoggio e la fiducia della comunita’, trovandosi lentamente emarginato. Dal punto di vista della collettivita’ invece il “furbo” non ne aiuta lo sviluppo e, anzi, rischia di stimolare altri ambiziosi ad imitarlo per ottenere un momentaneo successo. Proviamo per un attimo ad immaginare la situazione in cui tutta la comunita’ diventa formata da questo genere di persone: cessano i rapporti di amicizia, ogni forma di aiuto diventa servizio a pagamento e, soprattutto, non esiste piu fiducia fra le parti. E senza un minimo di fiducia, non esiste economia che tenga.
Con cio’ non sto cercando di oppormi all’etica del successo. Sono anzi fermamente convinto dell’importanza dell’ambizione e del guadagno per lo sviluppo globale. Cio’ che voglio dire e’ semplicemente che non dobbiamo mai considerare “sprecato” il tempo speso nell’aiuto disinteressato. Gli interessi individuali non possono e non devono essere sacrificati hegelianamente per la collettivita’, ma bisogna comunque esser pronti a metterli da parte quando serve. In tempi di crisi l’importanza della solidarieta’ emerge con chiarezza ancor maggiore: i legami non-economici fra persone non vengono intaccati con la stessa facilita’ di un crollo delle borse e forniscono l’appoggio concreto di cui si puo’ avere bisogno. La mia speranza e’ che la societa’ esca maggiormente consapevole di cio’ una volta uscita da questa depressione.
I rapporti non profit costituiscono la parte fondamentale del motore della vita: un componente di cui sottovalutiamo solitamente l’importanza, ma su cui si appoggiano tutti gli altri. Internet, il web 2.0, l’uploading e tutti i nuovi mezzi di comunicazione costituiscono una formidabile piattaforma per sviluppare questo genere di collaborazione, in grado di dare grandi soddisfazioni personali, ma anche di dare una nuova, forte spinta allo sviluppo globale.
Niccolo’ Ferragamo (Ferra – Iron)
ipernikko@gmail.com – Iron economy

holaa!, grazie moltissimo delle buone info, sono state ottime! se vuoi imparare a guadagnare con il trading… ti consiglio questo ebook interessante e gratuito sul trading
Sono assolutamente d’accordo con te.
Di per sè l’economia è una forma di coesione, una forma di socializzazione, una forma di interazione, ergo non esiste senza fiducia. Il problema forse più grande è il decorso di questi concetti in forza della logica del profitto.
Sono dell’idea che usciti da questa depressione non cambierà il modo di ragionare della società; non si comincerà a ragionare in termini di non profit.
La mia speranza è quella che qualcosa si muova. Sarei contenta.
Comunque bell’articolo…fatto bene!
Cuidate
Bell’articolo!